La rivoluzione verde della F1: presto partirà l’era dei biocarburanti

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La rivoluzione verde della F1: presto partirà l'era dei biocarburanti
Fusto di benzina della Shell

Il 7 settembre del 2016 Liberty Media ha ufficialmente rilevato la F1. E lo ha fatto avendo in mente una mission strategica chiara: rendere la categoria al passo coi tempi consentendole di tracciare la strada per il futuro delle auto produzione. La mano degli americani è subito stata evidente sulla decostruzione del vecchio modello che vedeva team e piloti arroccati in una sorta di torre d’avorio. Il movimento è diventato più interattivo, con i social network ad essersi trasformati in agorà che hanno spronato l’interconnessione tra i tifosi e il protagonisti del Circus. Ma la vera sfida che il colosso statunitense dell’intrattenimento vuole vincere è quella che attiene l’ecocompatibilità della categoria che va dai motori delle monoposto che si affrontano in pista alla logistica globale che sta dietro lo spettacolo (leggi qui).

Il percorso avviatosi nel 2014, quando è andato in scena il primo atto dell’era turboibrida dominata in lungo e in largo dalla Mercedes, non ha subito sostanziali accelerazioni. Le power unit di sei anni fa, concettualmente, sono le stesse che ritroveremo quest’anno e nel futuro di medio termine. La vera sfida, ora, è quella di abbattere le emissioni di CO2. Qualcosa che sta a cuore a Chase Carey che ha messo al primo posto la realizzazione di questo obiettivo. Individuando, tra l’altro, un percorso temporale ben definito per completare quella che viene definita “Rivoluzione verde”.

Il primo, piccolo, passo verso questo traguardo si avrà l’anno venturo. I carburanti del 2021 saranno formati per il 90% da componente fossile e per il 10% da etanolo. Fino ad arrivare, negli anni, al totale ribaltamento di queste proporzioni: 85% di etanolo e 15 di benzina tradizionale. In generale, comunque, la Formula Uno è tutt’altro che la disciplina capofila nella rivoluzione green. In Indycar l’etanolo si usa da tantissimi anni. Questo preparato chimico ha come caratteristica la produzione di una fiamma dal colore blu tenue a cui viene aggiunto un colorante che la renda visibile in caso di incendi. Molti ricorderanno l’incidente che, nel 1994, coinvolse Nigel Mansell e Dennis Vitolo dal quale scaturì un “incendio fantasma” che fece scappare il Leone dalla sua monoposto come se fosse inseguito da un’orda di tarantole. Da episodi come questo si è resa necessaria “la colorazione” della fiamma.

La rivoluzione verde della F1: presto partirà l'era dei biocarburanti
Nigel Mansell e Dennis Vitolo nel famoso incidente nella Indy 500 del 1994

Una delle questioni più dibattute quando si affronta il tema dei combustibili “alternativi” è quello della potenza che i motori turbo-ibiridi possono raggiungere con un carburante diverso da quello attuale. Anche questo scoglio pare essere stato superato. Gli attuali propulsori hanno ormai sfondato il muro dei mille cavalli. Un quota che, bisogna ricordarlo, viene raggiunta non solo grazie alla parte endotermica. Il lavoro dei chimici è fondamentale per mantenere alti livelli di prestazione e per offrire un prodotto che sia anche in grado di preservare la tenuta del motore. In questa senso i tecnici hanno compreso che l’etanolo è un carburante vantaggioso perché “più freddo” rispetto alla normale benzina. In soldoni, la miscela entra nella camera di combustione ad una temperatura inferiore e questo dà vantaggi innegabili nel mantenere termicamente sotto controllo un’area molto sollecitata.

Una temperatura più bassa del carburante offre giovamento su due fronti. In primis su quello aerodinamico. Una minore necessità di raffreddamento favorirà la creazione di pacchetti refrigeranti dalle dimensioni più compatte. Inoltre sarà possibile progettare monoposto con prese d’aria con sezioni sensibilmente ridotte. Un vero godimento per gli esperti del comparto aero. Ma anche i motoristi trarranno benefici. Gli ingegneri potranno aumentare la potenza a parità di affidabilità. Equilibrio che è alla base di ogni power unit che ha segnato la storia del motorsport.

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Power unit Mercedes W11

In conclusione, la convenienza del motore a combustione interna, dopo oltre 100 anni dal suo debutto, è una preziosissima risorsa da preservare. Rinunciare a questa tecnologia per abbracciare l’elettrico puro sarebbe un follia. Nonché un qualcosa di illogico considerando l’esistenza della Formula E, un campionato organizzato anch’esso sotto l’egida della FIA. Ecco perché Liberty Media insiste con i carburanti ecologici. L’obiettivo del gruppo statunitense è quello di ridurre a zero le emissioni e di non cambiare i connotati ad una categoria che presenta un vastissimo zoccolo duro di tifosi fermamente legati al passato e soprattutto ai motori rumorosi. Cosa che può continuare ad esistere solo ed esclusivamente con i propulsori a combustione interna. La volontà di proseguire su questo sentiero deve essere quindi accolta favorevolmente.

Autore: Diego Catalano@diegocat1977

Foto:
Alessandro Arcari@berrageizf1
– F1, Pinterest

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