La fuga di Vettel da Melbourne ha contribuito alla cancellazione del GP?

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La fuga di Vettel da Melbourne ha contribuito alla cancellazione del GP?
Sebastian Vettel, Scuderia Ferrari

Sono passate ormai due settimane da quello che possiamo definire il “Gran Premio d’Australia fantasma”. Un evento cancellato a pochi minuti dal suo avvio ufficiale, con i tifosi che iniziavano ad accalcarsi i ai varchi di accesso ignari del fatto che Chase Carey stesse per tenere una conferenza stampa nella quale avrebbe annunciato lo stop alla manifestazione e il susseguente rompete le righe per team e piloti a causa del timore che il contagio da Coronavirus potesse espandersi in maniera incontrollabile nel paddock e, in generale, sugli spalti. Una scelta sicuramente tardiva ma poi risultata saggia se teniamo conto che alcuni eventi sportivi di massa, tra gli altri Atalanta – Valencia di Champions League, hanno drammaticamente contribuito al diffondersi del virus in Italia e in Spagna. Quai paesi che, non a caso, sono maggiormente in sofferenza in Europa. Resta comunque l’idea che si potesse operare meglio e con tempistiche più consone perché era evidente che la situazione, di ora in ora, stesse precipitando in maniera irreversibile. La Formula Uno, nel suo insieme, è apparsa impreparata a gestire i concitati attimi che hanno preceduto l’attività sul tracciato di Melbourne. Cosa che, tra l’altro, ha messo a nudo un sostanziale disaccordo tra gli attori principali del carrozzone.

Alcuni team erano fermamente convinti di correre, a partire dalla Red Bull rappresentata da Helmut Marko che, in una visione utilitarista, economicista e sicuramente egoista, continua a derubricare la pandemia di Covid-19 a semplice malanno di stagione (leggi qui). Una posizione onestamente incomprensibile. Inaccettabile. Grave nel suo lubrico riduzionismo se si considerano i numeri delle vittime che ogni giorno vanno ad incrementare un bilancio drammatico. La Ferrari, sin da subito, si è seduta sul versante opposto, ossia quello di chi ha manifestato scetticismo sull’opportunità di correre. E, infatti, prima della decisione ufficiale di FIA e di Liberty Media, aveva già comunicato ai suoi piloti che il week end non sarebbe partito.

Mattia Binotto ha confermato questa versione poc’anzi: “Tante discussioni ci sono state prima delle Libere, ma la Ferrari non avrebbe comunque corso”. In una posizione di mezzo tra il team italiano e quello anglo-austriaco s’è accomodata la Mercedes che prima era schierata sul fronte Red Bull e poi, dopo una telefonata chiarificatrice ma non troppo (leggi qui) tra Toto Wolff e Ola Kallenius, si è adeguata al diffuso buon senso dichiarandosi convinta che la scelta giusta fosse quella di fare armi e bagagli e tornarsene nel Vecchio Continente, a Brackely.

La fuga di Vettel da Melbourne ha contribuito alla cancellazione del GP?
Romain Grosjean all’interno del suo box durante le qualifiche del Gp di Germania 2019

Dicevamo della confusione che ha regnato nelle nottata tra giovedì 12 e venerdì 13 marzo. E’ stato Romain Grosjean a rendere conto di quegli ingarbugliati momenti nei quali si susseguivano voci impazzite che davano conferme ed immediate smentite nel giro di pochi secondi. “Le voci sulla possibile cancellazione del GP sono iniziate giovedì notte (tardo pomeriggio italiano, nda). Non riuscivo ad addormentarmi – ha spigato il pilota francese al fotografo Kim Illman e ho iniziato a chattare con Sebastian Vettel. Erano le tre del mattino e gli ho chiesto dove fosse e perché fosse ancora sveglio. Mi ha risposto che stava andando all’aeroporto perché il Gran Premio non si sarebbe disputato”. Il driver della Haas ha spiegato che era stata la Ferrari a liberare i suoi piloti invitandoli a lasciare il Paese: “La squadra ha detto che poteva andarsene e così ha fatto anche se non c’era ancora l’ufficialità della cancellazione dell’avvenimento”.

Grosjean ha anche parlato delle sensazioni relative al momento particolare che vive come pilota: “Ciò che sta succedendo a livello planetario ci suggerisce che correre non è la questione principale. Anche se, lo ammetto, è molto strano stare a casa. Per me è come se fosse gennaio, sto facendo la preparazione per i test stagionali. Ma stiamo quasi ad aprile e sono ancora fermo. Vediamo – ha chiuso mestamente il francese – come evolveranno le cose”.

Uno baraonda totale spiegata anche da un curioso fatto andato “in onda” su Twitter. Un meccanico dell’Alpha Tauri rimasto a casa per un infortunio, aveva preso a fare una serie di tweet con i quali informava i propri follower delle voci che giungevano da Melbourne. Dopo aver riferito che i propri colleghi erano stati invitati a recarsi in autodromo con l’attrezzatura per smontare il box – fatto che anticipava l’ufficialità della serrata – il colpo di scena: uno scarno cinguettio dello stesso meccanico annunciava la chiusura del profilo che, ad oggi, risulta ancora sospeso. Una scena degna di una spy story informatica hollywoodiana. Probabilmente l’imposizione dall’alto è arrivata per evitare che sfuggissero notizie che ormai erano note a tutti i team. Tanto che la stessa Ferrari, qualche ora prima, aveva decretato il rompete le righe.

La fuga di Vettel da Melbourne ha contribuito alla cancellazione del GP?
Chase Carey e Ross Brawn

Qualcuno ha espresso forti riserve sul comportamento di quei piloti che, in assenza di nota ufficiale, si erano dati alla “fuga”. Una sorta di capitano che abbandona la nave che cola a picco? No, la cosa si può leggere diversamente. La “ritirata” di Sebastian Vettel e di Kimi Raikkonen (i due sono partiti insieme) potrebbe invece aver sortito un effetto risolutivo su una situazione che stava precipitando inesorabilmente e nella quale era manifesto il deficit decisionale dei dirigenti. Con l’abbandono della McLaren e dopo la partenza di alcuni driver sarebbe potuto mancare il “numero legale” per poter correre. Liberty Media, dunque, si sarebbe trovata costretta alla serrata anche per la “sparizione” di alcuni protagonisti. Questa è una chiave di lettura che può avere un valore e che sembrerebbe coerente se andiamo ad incastrate la timeline degli eventi che hanno portato Chase Carey a fermare il Circus.

Il racconto di Romain Grosjean, in conclusione, ha aiutato a ricostruire una giornata decisamente convulsa che entrerà negli annali della Formula Uno. E che, magari, fungerà da monito per analoghe situazioni future. E’ paradossale – e beffardo – che uno sport in cui l’interventismo dei commissari è stato spesso troppo evidente e marcato abbia vissuto un momento così delicato in cui nessuno riusciva a dare risposte concrete: Chase Carey arrivato all’ultimo istante dal Vietnam, Jean Todt in Francia, il direttore di gara australiano che si diceva convinto che si corresse a poche ore dal primo turno di libere e, al contempo, piloti che erano già a bordo di velivoli per raggiungere l’Europa. Una pantomima che poteva essere evitata e che sicuramente non ha accresciuto la credibilità dell’intero movimento.

Autore: Diego Catalano@diegocat1977

Foto: F1, Haas, Ferrari

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