Kallenius contro Wolff: soffiano venti di guerra in Mercedes

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Kallenius contro Wolff: soffiano venti di guerra in Mercedes
Ola Kallenius, numero uno di Dailmer AG

Uno dei segreti della forza bruta mostrata dal team Mercedes in questi sei anni di domino incontrastato è stata la ferrea comunanza d’intenti di tutti gli uomini, dalla maestranze ai dirigenti più alti passando per i piloti che sono riusciti a portare a casa risultati rimarchevoli anche quando il livello di conflitto (vedi stagione 2016) si era fatto talmente elevato da diventare esplosivo. Il modello anglo-tedesco è stato usato come termine di paragone virtuoso nell’analizzare ciò che troppo spesso è successo in quella Ferrari dilaniata da guerre di potere che, alla lunga, hanno penalizzato i risultati sportivi. La scuderia italiana è da sempre stata attraversata da diverse correnti politiche e gestionali che raramente erano orientate nella medesima direzione. Dopo aver superato lo shock della morte di Sergio Marchionne e in seguito all’ascesa di Mattia Binotto (che del manager teatino era uomo fidato), a Maranello sembra che si viva un clima di inedita serenità nel quale un team relativamente giovane nella sua composizione può crescere per completare qual percorso che lo porta ad issarsi stabilmente al vertice.

Cosa sta succedendo in Mercedes? La sensazione è che quella monolitica coesione mostrata negli anni precedenti possa essersi affievolita. Tre gli antefatti che possono spiegare questo mutato scenario. Il primo è da ricercare nello scomparsa di Niki Lauda, presidente onorario del team. Il tre volte campione del mondo, pur essendo un personaggio estremamente schietto e poco avvezzo alle mezze misure, era un sagace diplomatico. Una vera e propria figura di raccordo tra la sfera logistico-sportiva guidata da Toto Wolff e la proprietà tedesca. La dipartita de “Il Computer” ha sicuramente lasciato un vuoto gestionale che il team anglo-tedesco non ha mai colmato. Il secondo elemento, che si lega al terzo, è il pensionamento di Dieter Zetsche. Al baffuto ingegnere nativo di Istanbul si devono i successi della Stella a Tre Punte in Formula Uno, sia come fornitore di motore ai tempi della McLaren sia come fautore del programma AMG avviatosi ufficialmente nel 2010 quando furono rilevate le strutture e lo staff della Brawn Gp che nella stagione precedente si era accaparrata il titolo costruttori e quello piloti con Jenson Button.

Zetsche ha creduto fortemente nella F1 come volano di crescita commerciale per la produzione di serie e i numeri gli hanno dato ampiamente ragione. La nomina di Ola Kallenius – e con questa veniamo al terzo puntoha immediatamente gettato un’ombra sinistra sulla futura permanenza del colosso tedesco nella massima formula. Nonostante le decine di smentite, nonostante la conferma ufficiale del programma fino al 2025 e nonostante l’allargamento della fornitura delle power unit alla McLaren dal 2021 qualche dubbio resta.

Kallenius contro Wolff: soffiano venti di guerra in Mercedes
Lewis Hamilton e Dieter Zetsche festeggiano la vittoria

Forse, più che di dubbi, sarebbe corretto parlare di sensazioni. Perchè Kallenius ha più volte sciorinato dati economici che convincerebbero anche il più restio dei dirigenti a rimanere nel Circus. La Formula Uno genera per Stoccarda guadagni ad altissimo voltaggio e la logica impone che un disimpegno anche parziale sia incomprensibile. Allora qual è il problema? Ammesso che esista, si potrebbe ipotizzare che la grana dipende dal rapporto tra il nuovo amministratore delegato e Toto Wolff. I due pare non si prendano troppo e l’interventismo dello svedese in questioni gestite direttamente dal manager austriaco hanno creato qualche frizione. E’ un fatto noto che Wolff abbia scritto in prima persona la missiva – poi firmata da altri sei team principal – diretta alla FIA che ha sottoscritto un accordo privato con la Ferrari dopo l’analisi della conformità delle power unit di Maranello al regolamento tecnico. Da questo atto è scaturita una guerra di comunicati e contro-comunicati di cui abbiamo ampiamente parlato (leggi qui: link1, link2, link3) che aveva sortito un effetto evidente: rompere la pax diplomatica che da anni Ferrari e Mercedes avevano siglato in via informale.

Ma Ola Kallenius è sceso in campo per ristabilire l’infranto. Ci sarebbe stata una telefonata tra il numero uno di Daimler AG e John Elkann con la quale il manager svedese avrebbe rinsaldato il rapporto con la Ferrari sotterrando l’ascia di guerra circa la questione power unit. Una scelta fatta per tutelare la Formula Uno nella sua interezza dato che la contrapposizione in atto tra la “Sette Sorelle” e la FIA stava facendo crollare la credibilità del brand F1 con ricadute sul valore azionario. Una tregua fiscale, insomma, che di fatto avrebbe sancito lo scavalcamento di Toto Wolff che si era messo a capo della protesta spezzando una sorta di patto non scritto che vigeva da anni tra Maranello e Stoccarda.

Conferme ufficiali di questa versione non ve ne sono. Né arriveranno. Ci affidiamo agli spifferi e ai “si dice” che corrono veloci tra i muri metallici del paddock. Continuando ad riferirci ai rumors, pare che tra Kallenius e Wolff non sarebbero finite le tensioni. Un altro tema avrebbe inasprito un rapporto non proprio idilliaco tra i due uomini forti: l’opportunità di disputare il Gran Premio di Australia. Nelle ore che hanno preceduto la sospensione se ne sono lette di tutti i colori, con fonti accreditate che, nel giro di pochi minuti, smentivano se stesse esponendosi a figure non proprio edificanti. In questo balletto qualcuno ha cercato, a bocce ferme, di ricostruire quanto è successo in seno alla Mercedes nella concitata nottata tra giovedì e venerdì scorsi.

Parrebbe – e sottolineo l’uso del condizionale ancora una volta perché non bisogna pensare che delle voci non verificabili siano notizie certificate – che Toto Wolff avesse voluto che i suoi piloti fossero scesi in pista almeno per i primi due turni di libere per poi capire se fossero maturate le condizioni per andare avanti nel proseguo del week end di gara. Una posizione diametralmente opposta a quella di Maranello il cui pilota di punta, Sebastian Vettel, aveva già fatto armi e bagagli e s’era messo in volo per l’Europa. Ancora una volta, dunque, una spaccatura evidente tra i due team. Anche in questo caso s’è allungata la mano di Kallenius che ha convocato il team principal austriaco in una call conference per spiegargli che era giusto fermarsi. Wolff ha abbozzato e si è piegato alle richieste del grande boss facendo tra l’altro uscire un comunicato stampa nel quale spigava che Mercedes era persuasa del fatto che bisognasse fermarsi.

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l’espressione dubbiosa di Toto Wolff, team principal Mercedes AMG-F1

Forse Wolff, da uomo di pista, voleva che le W11 girassero per mettere alla frusta le power unit che più di un grattacapo avevano generato durante i test spagnoli. Una visione pragmatica frutto di un approccio diverso da quello di un colletto bianco più avvezzo alla diplomazia da ufficio che al lavoro in pista tra benzine e ingranaggi. Fatto sta che alla fine ha prevalso nuovamente il parere di Kallenius. Non che ci sia stato uno scontro frontale ed irreparabile tra i tre i due, però va registrato che il successore di Zetsche abbia imposto per due volte in pochi giorni il suo punto di vista a Wolff. Che non è proprio un sottoposto visto che in Mercedes AMG F1 ha più di una voce in capitolo possedendo in cospicuo 30% del pacchetto azionario. Un socio che fino a qualche tempo fa aveva sempre deciso in piena autonomia con l’avallo di Zetsche che mostrava, anche con la sua presenza ai box, di sposare appieno al gestione Wolff.

Se questa contrapposizione – presunta o vera che sia – avrà strascichi lo capiremo solo nei mesi a venire. Fatto sta che molti pensavano che Toto potesse prendere il posto che attualmente è di Chase Carey. Cosa non avvenuta per il veto che avrebbe apposto Binotto a questo scenario. Un fatto che spiegherebbe anche la mutata strategia del team principal austriaco che, d’un tratto, ha rotto gli indugi riponendo la diplomazia in un cassetto e mettendosi a capo della fronda anti FIA – Ferrari. Un Wolff che cova ambizioni di ruolo dirigenziale deve necessariamente contemplare l’idea di mollare il suo 30% azionario del team anglo-tedesco. E forse da qua deriva la tensione con i vertici di Stoccarda che quelle azioni probabilmente le vorrebbero per sé per poter gestire la squadra con i canoni e nel rispetto delle idee di Kallenius. Daimler, tra l’altro, ha rivisto assegnarsi il 10% delle quote in possesso di Niki Lauda che sono state restituite, come il contratto prevedeva, alla casa madre dopo la dipartita del presidente onorario. Questo, naturalmente, rafforza la posizione dell’azienda ed indebolisce quella di Wolff che in Lauda aveva un solido alleato nonché un grande amico.

Kallenius contro Wolff: soffiano venti di guerra in Mercedes
Lewis Hamilton e Niki Lauda

Come spiegato, quindi, l’ambiente Mercedes potrebbe essere una polveriera dall’equilibrio molto precario. Una situazione inedita negli ultimi dieci anni che potrebbe generare risvolti non proprio positivi sull’attività sportiva. Ammesso che i bene informati che hanno alimentato queste voci siano veramente tali. Perchè non è la prima volta che qualcuno postula scenari apocalittici che poi crollano miseramente alla riprova della pista. Come argomentato ieri (leggi qui) il Mondiale 2020 si avvierà con ogni probabilità a giugno. Tre lunghi mesi di inattività non preventivabile nei quali si parlerà tanto di questioni extra pista per colmare quel vuoto generato dalla rimodulazione forzata del calendario.

Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto:
– Alessandro Arcari – @berrageizf1
– Mercedes

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