Mercedes: quando prepararsi bene non basta

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Mercedes: quando prepararsi bene non basta


Il responsabile delle strategie della Mercedes, James Vowles, è diventato noto agli appassionati di Formula 1, per la frase che è stato spesso possibile udire nel corso delle gare: “Ciao Valtteri, è James…” Quando la radio di Bottas si apre e dall’altro capo risuonano queste parole, non è mai un buon segnale. Per il finlandese infatti si tratta di un ordine da eseguire (nella maggioranza dei casi è quello di lasciar passare o di non attaccare Hamilton). Associazione fatta dai fan e confermata da Vowles che ad ‘Auto Motor und Sport’ afferma: “Normalmente non dovreste sentirmi affatto. Quando intervengo, spesso significa che uno dei due piloti deve agire a beneficio della squadra.

Mercedes: quando prepararsi bene non basta
Valtteri Bottas rammaricato dopo l’ennesima delusione in pista…

Oggi però non siamo qui a parlare degli ordini di scuderia impartiti dalla Mercedes e della loro legittimità. Bensì del lavoro fatto dai team dietro le quinte, di come ci si prepara ad affrontare l’intero weekend di gara e di come vengono affrontati i possibili imprevisti. Per avventurarci in questo cammino non potevamo avere una guida migliore di Vowles, che sempre ad ‘Auto Motor und Sport’ ha affrontato proprio queste tematiche.

Preparazione ai weekend di gara

Il lavoro, come illustra l’ingegnere britannico, all’interno del quartier generale, inizia già al momento della scelta degli pneumatici (che avviene 8 settimane prima per gli eventi europei e 14 per quelli al di fuori dell’Europa): “Riflettiamo molto su cosa potrebbe accadere, se farà particolarmente caldo o freddo, guardando anche al comportamento mostrato dagli pneumatici l’anno precedente. Sulla base dell’esperienza delle gare passate si provano a fare previsioni su ciò che potrebbe accadere a seconda delle variabili esterne”.

Ulteriori simulazioni vengono poi effettuate a circa una settimana di distanza dall’evento. Le previsioni meteo, a quel punto, sono senza dubbio più accurate rispetto alle 8 (o addirittura 14) settimane precedenti. Nonostante questo però a volte può accadere che, giunti in pista, ci si trovi di fronte a delle condizioni impreviste: “Si è spesso in questa situazione. Tuttavia, non occorre fare sempre dei grandi aggiustamenti. Molte volte basta modificare qualcosa di banale come una differente scelta della prima chiamata ai box o delle differenti gomme per effettuare il secondo stint.”

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Gli uomini Mercedes festeggiano il sesto titolo csotruttori consecutivo

Però, come si suol dire, ‘non è sempre domenica’ e occorre attuare degli interventi più drastici per mantenere intatto l’obiettivo della vittoria: “Ad esempio, può accadere di aver pianificato l’utilizzo delle gomme medie in Q2, così da poterle utilizzare nella prima parte di gara, ma nel corso delle libere ci si accorge che la Soft funzioni molto meglio del previsto. Ciò richiede quasi sempre cambiamenti radicali. Magari ti ritrovi anche a dover usare la Medium nelle FP3 per poter affrontare le qualifiche interamente su Soft. Modificare il programma in questo modo può creare qualche fastidio ai piloti. Un cambiamento di programma nel corso del weekend può anche costare la vittoria. La Formula 1 è senza dubbio uno sport molto complesso… Molto spesso quando discutiamo degli esiti finali di una gara, delle strategie attuate e di ciò che si poteva fare diversamente, ci dimentichiamo del tempo che questi uomini hanno a loro disposizione per prendere determinate decisioni. Nemmeno a farci apposta, Vowles, decide di ripercorrere due Gp che possiamo definire emblematici per la stagione Mercedes, così da farci capire quanto sia sottile il confine tra l’attuare una strategia vincente e il disastro più totale.

Il capolavoro Ungherese

Vi ricordate di come Lewis Hamilton sia riuscito ad avere la meglio di Verstappen a Budapest? Dopo la prima sosta i due erano praticamente appaiati, ma gli strateghi Mercedes, vedendo che il britannico non sarebbe riuscito a superare l’olandese, decidono di optare per una seconda sosta che permetterà poi a Lewis di riprendere Max e di superarlo nelle fasi conclusive. Questa la ricostruzione di Vowles: “Non avevamo discusso dell’eventualità di effettuare due soste nel corso della sessione strategica. Questo perché tale situazione in gara era difficile da prevedere. La chiave è stata costringere la Red Bull a fare un lungo secondo stint. Con i dati sull’usura degli pneumatici, ci siamo resi conto che il secondo pit stop era la nostra migliore possibilità di vincere. Non avevamo neanche molto da perdere. È bello che alla fine abbia funzionato“.

Il britannico ricorda anche quanto sia stato difficile mantenere alta la motivazione in Lewis Hamilton, di colpo ritrovatosi a 16 secondi dal leader: “C’è stata una breve fase, durata due giri, in cui Verstappen è stato in grado di aumentare il suo ritmo. In quel frangente ci erano venuti dei dubbi sul fatto che la scelta fatta avrebbe funzionato. Abbiamo anche dovuto motivare Lewis. È stato difficile per lui. Dall’abitacolo vede solo ciò che sta accadendo a 200 metri di fronte a lui. Non vede la simulazione che dice: andrà tutto bene, fidati di noi! Deve essere terribile per un pilota venir catapultato improvvisamente 16 secondi dietro un’altra macchina con qualcuno che ti dice: non preoccuparti, vincerai la gara.” Tuttavia non sempre le cose vanno come dovrebbero e Vowles non poteva che scegliere, come controesempio, di andare a rivivere uno dei Gp più brutti della storia recente in Mercedes.

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Lewis Hamilton vince in Ungheria davanti a Max Verstappen

Il disastroso Hockenheim

Il Gp di Germania è stato uno degli appuntamenti più difficili che la Mercedes abbia mai dovuto affrontare. Questo perché, nonostante il team abbia pianificato tutto nei minimi dettagli, come spiega il capo delle strategie, c’è sempre qualcosa che può andare storto e se iniziano ad andare male diversi episodi consecutivamente è facile poi arrivare al disastro più totale: “Abbiamo fatto molti errori in gara. Ma l’errore cruciale si è verificato poco prima della fine. Nell’ultima fase della safety car. Praticamente, in quel frangente, tutti i piloti avevano l’opportunità di vincere la gara con un pit stop al momento giusto. Purtroppo però ho perso fiducia nel momento cruciale a causa degli errori commessi in precedenza. Se vengono fatti degli errori consecutivamente, si mettono in dubbio le proprie capacità. Non sai più a cosa credere. Quando si affrontano gare bagnate di solito non ci sono buone simulazioni. Mancano informazioni. Devi adattarti molto velocemente a ciò che sta accadendo in pista. Posso dire con orgoglio che il nostro team è di solito molto forte in tali condizioni perché manteniamo la calma e prendiamo buone decisioni. Ad Hockenheim, tuttavia, abbiamo commesso alcuni errori che ci hanno fatto perdere tempo”.

Chiaramente gli errori più visibili sono stati commessi al box, quando il team si è ritrovato improvvisamente di fronte Lewis Hamilton (rientrato senza preavviso a causa di un fuoripista avvenuto nella curva antecedente all’ingresso in pit lane). I meccanici si trovavano già fuori pronti per la sosta di Bottas e la situazione non è potuta che degenerare rapidamente nel caos: “Avevamo chiamato Valtteri per cambiare le gomme poco prima. Di colpo vediamo una Mercedes con un’ala anteriore strappata nella corsia dei box, ma il colore della telecamera non corrispondeva a quella di Valtteri. Era Lewis. Ci sono voluti otto secondi per assicurarsi che le gomme non fossero montate sull’auto, perché ciò avrebbe comportato la squalifica per il pilota. L’auto sbagliata ai box ci ha paralizzato per un momento. Se fossi stato lucido, mi sarei solo dovuto girare. Avrei visto immediatamente che era troppo bagnato per le slick. Mi ci sono voluti altri dieci secondi per capire che dovevamo montare le intermedie. I meccanici avevano già preso in mano le slick quando gli abbiamo ordinato di montare le gomme cinturate verdi. Ciò ha causato un ulteriore ritardo. Dall’esterno sembrava terribile. E vi assicuro che è stato terribile”.

Un bagno di umiltà che è servito ad un’ulteriore crescita del team

In genere si pensa che in Mercedes valga il detto ‘chi sbaglia paga’, ma James Vowles ci tiene a chiarire di come dopo l’episodio sia stata fatta un’analisi attenta e accurata che ha portato ad una crescita interna senza il bisogno di puntare il dito contro qualcuno di specifico: “All’interno del nostro team vengono registrati tutti i messaggi radio e tutti i dati GPS. Ogni singola decisione viene analizzata a posteriori. Dopo Hockenheim c’è stato un debriefing estremamente lungo in cui tutti hanno spiegato apertamente cosa hanno fatto di sbagliato, perché gli errori sono accaduti. C’erano alcune cose che avremmo potuto fare meglio al 100%. Abbiamo anche messo in dubbio il modo in cui lavoriamo. Di tanto in tanto devi estraniarti dalla situazione per comprenderla meglio. Non si può fare affidamento solo su cose come le previsioni del tempo, devi fare attenzione solo a te stesso. Questo episodio ci ha fatto aprire un po’ gli occhi”.

Mercedes: quando prepararsi bene non basta
Debriefing Mercedes

Il Gp di Germania è stato sicuramente un bagno di umiltà per la squadra campione del mondo. La lezione è servita a capire che non bisogna mai abbassare la guardia, occorre sempre mantenere alta la concentrazione. Va anche detto però, che il team ha avuto la forza, nonostante stava andando tutto storto, di restare comunque concentrato. In circa 20 secondi (tempo stimato dal racconto dell’ingegnere britannico), si è avuta la lucidità di non montare le gomme di Bottas sulla vettura numero 44, ci si è accertati delle condizioni meteo (soggette a continue variazioni nel corso di quell’evento), e a quel punto si è avuto il coraggio, se vogliamo, di ordinare ai meccanici di andare a posare le gomme d’asciutto per montare le intermedie. Ammetto di aver riso anche io vedendo quello che stava accadendo in corsia box in quel frangente… Tuttavia, rivivendo quella situazione a mente fredda, credo che in Mercedes sia stato fatto il massimo possibile e che, onestamente, sarebbe stato molto difficile riuscire a fare meglio di così.

Autore: Marco Sassara@marcofunoat

Foto: Mercedes – Alessandro Arcari – @BerrageizF1

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