Binotto alza bandiera bianca

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Binotto è così, prendere o lasciare. Non è abituato a tortuosi giri di parole. Non è abbastanza smaliziato per tentare gloriosi calambour. Non è particolarmente preparato nell’arte della retorica. Potremmo continuare a lungo con la sfilza di non. Ma non servirebbe a molto. Mattia è un team principal talmente atipico che in qualche modo lasciava presagire quella che sarebbe stata la sua linea di condotta. Avanti tutta, ma con cautela. Genuino come un tortellino, data la sua origine reggiana. Sincero e severo come un orologio, in onore degli elvetici natali. Infallibile e preparato, naturalmente un tecnico prelibato.

Binotto alza bandiera bianca

Eppure viene da chiedersi perché temporeggia, perché vagheggia, lasciando intendere che sì, il buono c’è, ma va scoperto, trattato, organizzato. Binotto dice la verità, non si nasconde dietro ai proclami. Binotto abbandona la linea dura, certo che sia una tortura. Ma proprio per questo risulta anomalo, quasi scomodo. Un po’naif, verrebbe da credere. Il gigante buono della Ferrari non si nasconde, non si pavoneggia. Piuttosto indietreggia. Ok, va di moda, ma solo se sei una valletta a San Remo, altrimenti ti prendono per … Beh, la rima si è capita, visto che siamo in tema di canzonette.

Binotto alza bandiera bianca
i meccanici della Ferrari intenti nel “tappare” la SF90 durante i test di Barcellona 2019

Però alt, c’è qualcosa che non torna. Niente fiori, una festa disadorna. Nonostante ci sia un teatro, e di quelli seri, per battezzare la nuova arrivata. Il Romolo Valli di Reggio Emilia nella fattispecie. E non si tratta di una roba da poco. Si ricorda che proprio in terra emiliana è nato il tricolore. Sarebbe qualcosa da onorare, un tributo, una ricorrenza speciale. E invece ci troviamo alle prese con Binotto che si fa portabandiera di un vessillo bianco. In segno di resa, di un’ulteriore attesa. Perché non siamo pronti, neppure dopo anni di sconfitte. Perché non siamo ancora al meglio per dimostrare il nostro orgoglio.

Ma quindi che cosa manca? Il sangue e il sudore, l’eterna spinta verso un mondo migliore? Non lo credo possibile, neppure plausibile. Tutta Maranello s’infervora d’inverno, rossa e calda come l’inferno, per preparare nuovi sogni, nuove speranze, la vettura che dia inizio alle danze. Quindi la si può svilire dicendo che ancora abbiamo da imparare dalla teutonica armata, l’infallibile corazzata che da sei anni popola i nostri incubi? Sarebbe ingiusto e riduttivo, nei confronti di chi ci crede, di chi quella fede ce l’ha tatuata addosso, con un inchiostro talmente indelebile che non basterebbero sedute infinite per eliminarne i pigmenti.

Binotto alza bandiera bianca
Mattia Binotto, team principal della Scuderia Ferrari

Orrore che subentra allo stupore, mentre la Formula Uno è dominata dal torpore. Come si può – fulmine a ciel sereno – dichiarare che la Ferrari ci prova, ma che vale di meno? Certo, i tedeschi della Mercedes la sanno lunga, sono lontani da ogni qualsivoglia di bunga bunga. Sono perfetti e immacolati, indistruttibili e rispettati. Ma noi perché avremmo ancora molta strada da fare? Tutti questi anni a rincorrere non ci hanno consentito di imparare, di riparare? Non dico di ottenere l’arcana supremazia, ma quantomeno di arrestare l’avanzata del nemico, con gloria e con onore, senza cercare ogni volta una scusa, una speranza delusa? Illusa, come la rossa, di ritrovare una redimente riscossa.

E invece ci troviamo Binotto, che non rassicura, che piuttosto instilla dubbi e paura. Non tanto di perdere. Quello non sarebbe un vero problema, dopo un’annata combattuta e vissuta appieno. Quanto piuttosto di non essere all’altezza. Di chi lavora da anni nella perfezione, senza neppure un motivo di tensione. Di chi da tempo ha trovato la quadra, risultando la miglior squadra. Noi poveri umiliati e offesi, che non possiamo più essere sorpresi, neppure da un moto di orgoglio, capace di rinnovare qualche auspicio, neppure con il beneficio del dubbio. Preparati a perdere, questo si legge tra le righe, pur tra mille sensate risposte.

Perché il progetto 671, ovvero la vettura 2020, sarà una semplice evoluzione della precedente. Perché non cambieranno le regole e neppure il mordente. Perché Mercedes è troppo, e non si può contrastare se parte da un progetto naturalmente vincente. Sembra black humor senza neppure un briciolo di red passion. Ma siamo certi che il buon Marchionne, con la sua rivoluzione e la sua fiducia incondizionata a Binotto, intendesse questo? Perché va bene tutto, da una parte stravolgere, epurare, ghigliottinare, purché questo poi abbia il fine di costruire. Se il nuovo che avanza si accontenta degli scarti, in nome di una non ben chiarita ode alla continuità, allora i conti non tornano.

Dunque la Ferrari galleggia. A malapena, nel bel mezzo di un fiume in piena. Senza la salvifica presenza di un ancoraggio, senza la forza potente di chi vuol navigare controcorrente. Il comandante ha lasciato gli ormeggi, ma tenta di destreggiarsi nell’impeto delle rapide, affidandosi a manovre sicure, come se ancora fosse nel porto. Un messaggio distorto per chi deve cambiare la guardia, per chi deve fronteggiare la perfidia. Di avversari, di gregari, di istituzioni. Situazioni impreviste, errori o sviste, si possono arginare, dall’alto di un’organizzazione compatta e coesa, tesa verso lo scopo. Ora però, purtroppo, ciò che si respira in Ferrari è un’aria di resa. Pare l’ultimo rantolo di un animale malato.

Binotto alza bandiera bianca
Scuderia Ferrari reparto corse al completo.

E pensare che il Cavallino è nato per volare. Prima nei cieli, con ali che lo trasformavano in un moderno Ippogrifo. Poi con quattro ruote, che l’hanno destinato a leggenda. In ogni caso non è adatto ad andare al passo, a seguire dopo un sorpasso. Di chi lavora meglio, di chi cerca sempre l’eccellenza, di chi fa del tripudio la sua sola sostanza. Ferrari è anima e molto di più, che conosce l’impresa, che ci ha abituati alla sorpresa. Dunque, Binotto, parliamoci a cuore aperto. Non cerchiamo il filotto, la vittoria facile, la via più semplice per arrivare alla vittoria. Ma pretendiamo una scossa, una presa di posizione, una menzione. Una situazione che sia all’altezza della Rossa. Che possa farci esultare, saltare, entusiasmare come noi tifosi meritiamo. Come merita l‘#essereFerrari.

Autore: Veronica Vesco@veronicafunoat

Foto: FerrariF1

Il candore di un foglio bianco che m'invita alla scrittura. Il fragore di una monoposto rossa che accende la mia natura. Due colori tratteggiano il mio profilo fin dall'infanzia. Due colori capaci di accompagnarmi nel tempo, assumendo molteplici tonalità, sfumate dagli eventi della vita. Da una penna a una tastiera. Da un'auto a pedali agli autodromi. Da una laurea in Lettere al primo libro. Sempre nel segno di una Ferrari. Sempre con il sogno di cavalcare le mie passioni.

14 Commenti

  1. Ricordiamoci che nel 2017, circa Gennaio, questo pubblicava la notizia che la Ferrari aveva sbagliato il progetto e si stava già prodigando per una versione B.

  2. Articolo imbarazzante. Privo di contenuti. Senza dati, senza fatti, senza senso. L’unico tentativo di argomentazione si basa sull’implicazione “sono anni che inseguiamo, quindi adesso dovremmo essere pronti”. Certo. Come no. Però purtroppo Roma e Napoli sono anni che nn vincono niente. Mentre la Juve domina.
    Resto interdetto.

  3. Ma che articolo (se così si può chiamare..) è?
    E’ una poesia? E’ una lettera aperta di denuncia?
    Quello che rimane dopo averlo letto è solo un’enorme ed inconcludente supercazzola che non porta a nulla.
    Una farneticazione in stile Abe Simpson.

  4. Proverei molto imbarazzo
    nello scrivere cotanta inutilità e fumogene immagini barocche da sembrare un pazzo
    seriamente, mediterei per gran gioia dei lettori e relativo immenso sollazzo
    di levarmi definitivamente da ‘sto ca….

    ah per dirla tutta fa schifo anche il sito che si aggiorna cancellando i dati del form mentre scrivi

  5. Seguo la Ferrari dal lontano 1966, si sono ben 54 anni con questo che è iniziato, ho visto vittorie, sconfitte, piloti di gran talento vincere, perdere e purtroppo morire in pista,
    Ascese e rovinose cadute, risorgimenti, mai ho sentito dichiararsi sconfitti prima della stagione, vediamo il proseguo, e quando si metteranno le ruote in pista avremo la vetità, che risulta il vero test, altro che simulatore, Forghieri lo ha sempre affermato, solo la simbiosi pilota-vettura crea l’amalgama opportuno per ottenere i risultati voluti, il resto, come diceva Briatore, è solo aria fritta.
    Io sono ottimista.
    Saluti a tutti.
    Pino Abelli

  6. Articolo che vuole dire qualcosa , senza affermare nulla sino alla fine. Stesso stile che si vuole addebitare a Binotto. Deludente lettura.

  7. Io credo che il successo nasca da uomini vincenti, in ferrari ci sono questi tipi vincenti? Secondo me no basti pensare a vettel che è vero è stato 4 volte campione del mondo ma in una situazione ben diversa da quella della ferrari, binotto l’anno scorso ha lasciato molto a desiderare… rimango pessimista

  8. Signora, io leggo un articolo di formula 1 perché attirato dal titolo ed interessato ai contenuti tecnici.
    Perciò romanzi e le odi la pregherei di scrivere in altre sezioni..

  9. Menomale che chi ha scritto questo articolo dovrebbe essere una giornalista. Oltre a essere totalmente inconcludente con questa insalata di parole, trovo che oltretutto l’uso corretto dell’italiano é bello che nel cestino!!!! Ma ti pare che puoi scrivere cose senza senso come piccoli pezzi in rima con alcuni punti sensa alcun significato?? Questo é frodare la gente, dal titolo sembra chissà ché, e poi ho perso 5 10 minuti per leggere questo vomito nel cesso.

  10. Non è un articolo, ne vuole essere una opinione tecnica, ma è un atto d’amore verso il mito Ferrari con qualche rima che lo nobilita.
    La Ferrari sa o dovrebbe sapere cosa le serve per vincere ancora e certamente tornerà vincente, se anziché pensare solo alla organizzazione in modo quasi maniacale, pensasse ai processi tecnici e umani che governano la complessità di una moderna F1, ne più e ne meno come fa la sua teutonica rivale.

  11. Chi l’ha scritta? Paperino? Non è facile diffondere notizie con semplicità.
    Tanti paroloni e tanti giri di frasi sconnesse, per non dire un cazzo!

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