Il podio come la bilancia

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Il podio come la bilancia
il podio del Gran Premio di Abu Dhabi 2019

Il podio come la bilancia


Siamo finalmente giunti alla fine di questo lungo (dal punto di vista cronologico) e allo stesso tempo corto (dal punto di vista del risultato, dato che in Australia già si era capito come sarebbe finito) mondiale 2019. Campionato del mondo che consegna alla storia il sesto titolo del mai domo re nero, avido di vittorie, di punti e di record e il cui unico scopo, ora come ora, è quello di battere i record di Michael Schumacher. Il mio cuore spera che, se proprio questo muro debba essere abbattuto, lo sia da un ferrarista. Il mio senso della sportività mi dice che questa speranza, oltre che vana, non è giusta visto che l’inglese merita di stare dov’è, cosi come merita di eguagliare e addirittura battere i record di Michael. Del resto, si dice che i record sono fatti per essere battuti, no?

Osservando il podio di uno scontato GP di Abu Dhabi, oltre a pensare ciò che ho appena scritto, mi è venuto in mente un pensiero tanto contorto, quanto efficace. Due sono nella vita le cose che non mentono mai: il linguaggio del corpo e la bilancia. Tralasciando il complesso discorso della comunicazione non verbale, è un dato di fatto che ogni qual volta saliamo sulla bilancia, essa ci dice quello che non vorremmo mai sentire… cioè l’amara verità. Ebbene, domenica alla premiazione, avevamo il podio come la bilancia: ci diceva in maniera del tutto inequivocabile la verità a riguardo di chi sono stati i migliori piloti di tutto il mondiale.

Qualcuno potrebbe dire che il risultato finale del GP di Yas Marina possa essere stato un caso, del resto sarebbe potuto succedere di tutto… invece, affermo senza mezzi termini che quel risultato non è frutto di nessuna casualità perché, effettivamente, chi ha espresso al massimo il suo potenziale, chi ha brillato di luce propria sono stati proprio quei tre che abbiamo visto sul podio di domenica scorsa. Trovo quasi allegorico quel “trittico” con l’attuale campione del mondo che sovrasta (momentaneamente) i due futuri (si spera) campioni che prenderanno il suo posto.

Il podio come la bilancia
Lewis Hamilton festeggia il suo sesto titolo iridato

Durante il mondiale, chi ha fatto parlare, chi ha dato spettacolo sono stati quei tre ragazzi che a modo loro si sono espressi come meglio sanno fare. Lewis che, praticamente chiude i giochi sin da subito e capendo che il suo scudiero si vuole “mettere di traverso”, nel giro di un paio di GP gli chiude la bocca e gli tarpa le ali definitivamente. Max che, nella prima parte di campionato ha fatto vedere di quanta cattiveria agonistica sia dotato, con quel GP d’Austria che ancora fa rumore, e che in Ungheria ha costretto il box Mercedes a fare gli straordinari e lo stesso Lewis a dare il meglio di se come non si vedeva da tempo, pur di non far vincere il ragazzino olandese.

Infine Charles, che già al secondo GP della stagione stava per riuscire in un’impresa a dir poco eroica e che solo un guasto alla power unit lo ha costretto a rimandare i festeggiamenti, che sarebbero arrivati in maniera ancora più perentoria in Belgio prima e a Monza dopo: lottando come un veterano e senza alcuna sudditanza proprio contro quel re nero che domenica scorsa, tra le curve del deserto, era imprendibile. Il podio, come la bilancia, semplicemente ci ha detto una verità anche amara, una verità che non vorremmo mai conoscere e, cosi come scopriamo che il nostro peso è aumentato drasticamente dopo una vacanza, allo stesso modo quel podio ci dice che tra quegli dei era assente un protagonista che da troppo tempo manca ed allo stesso tempo è manchevole  verso se stesso; Sebastian Vettel

Quello stesso pilota che l’anno scorso, nella prima metà del campionato ,si è giocato alla pari il mondiale con Hamilton, mentre quest’anno è in grossa difficoltà perché “il posteriore della sua ragazza” è troppo ballerina. Lo stesso tedesco che è stato battuto dal suo compagno di squadra, e l’onta è ancora più grande se si pensa che il suo rivale interno è solamente al suo secondo anno in F1 e al suo primo in un top team come la Ferrari. Certo, ci sono stati due acuti come il Canada e Singapore, solo che in nord America non  si è vinto, con buona pace del tedesco e di tutto il suo seguito “oltranzista” e, in oriente, quella vittoria è arrivata con non qualche polemica. Detto questo, per quanto ci si voglia girare attorno, il capitano, il faro della squadra, non solo è stato battuto dal compagno decisamente più inesperto di lui; purtroppo, si è nuovamente espresso in performance negative che, inevitabilmente, vanno ad occultare quel poco di buono che ha realizzato.

Il podio come la bilancia
Sebastiano Vettel nella foto con i propri meccanici

In un modo o nell’altro mi ritrovo sempre a parlare del tedesco criticamente, perché il tempo delle mezze misure è ormai finito da molto.  Ad inizio mondiale si affermava che i piloti erano l’ultimo dei problemi… vero. Solo che il mondiale è stato sufficientemente lungo per mettere allo scoperto un nervo molto delicato, e cioè che quando il tedesco ha a che fare con un compagno ostico, soffre e anche in modo evidente. Con una SF90 che non è all’altezza di lottare per il mondiale se non per qualche vittoria, è ovvio che l’unica cosa che si può fare è quella di valutare il rendimento dei propri piloti. Leclerc sarebbe dovuto essere ai piedi di quel podio (se non altro per una questione di esperienza) e Vettel sarebbe dovuto essere al posto (come minimo) di Verstappen. Di fatto, il monegasco ha perso il terzo posto in campionato proprio a causa di una inutile guerra fratricida, scatenata da Vettel solo per dimostrare chi comanda in squadra.

Eppure, altri campioni per dimostrare quanto valessero e soprattutto per far capire chi comanda in squadra, non si impelagavano in duelli rusticani col proprio compagno di box; semmai, affermavano la propria egemonia a suon di risultati. Quegli stessi risultati che il tedesco non è riuscito a portare e che di fatto hanno premiato il suo giovane compagno. Guardando il podio di domenica scorsa mi rassereno, perché qualora il re nero abdicasse, il futuro è più che assicurato con due cavalli di razza come Max e Charles. Il podio, come la bilancia, non mente mai. E se Seb su quel podio ci vuole salire, deve necessariamente ritrovarsi. Quante volte ho scritto su queste pagine questa frase? Non resta che attendere gli oltre cento giorni che ci separano dal semaforo di Melbourne per scoprire se queste vacanze avranno “morigerato” il tedesco.

Colgo l’occasione di questo finale di campionato, per poter ringraziare C. Sponton e P.G. Donadoni che mi hanno accolto quasi per gioco nell’universo FUnoAT. Cosi come non posso non menzionare A. Arcari e M. Froldi che hanno avuto tanta pazienza nel leggere i miei articoli per renderli “presentabili”. Naturalmente un mio pensiero va anche a tutto il resto della squadra di FUnoAT e a voi lettori che, con tanto affetto ci seguite! … Grazie per il vostro supporto.

Autore: Vito Quaranta@vito1976

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