Il rodeo regolamentare

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Il rodeo regolamentare
Jean Todt e Chase Carey

Il rodeo regolamentare


Domenica scorsa, in quel di Austin, si è consumato l’ultimo capitolo che archivia definitivamente, almeno dal punto di vista “matematico”, questo mondiale 2019 che era nato decisamente sotto ben altri auspici (se non altro considerando l’anno scorso) e che invece è praticamente finito già in Australia. In virtù di ciò è per me doveroso “aprire le danze” di questo articolo con le mie più sincere congratulazioni all’esa-campione del mondo Lewis Hamilton. Inutile girarci intorno, l‘inglese ha meritato il suo sesto titolo e di certo non è colpa sua se gli avversari più diretti si sono presi tutta la prima metà di stagione per capire come funzionava la macchina che hanno costruito.

Infatti, mentre la Rossa di Binotto litigava con “pistoni” in avaria e con team order già dal primo GP per tutelare non si è capito cosa, più che chi, Lewis vinceva tutto quello che c’era da vincere mettendo in ghiaccio il suo sesto titolo. Ho parlato di avversari più diretti riferendomi a Ferrari, in quanto il buon Bottas è un capitolo a parte. Il finnico dei grigi ha iniziato il mondiale con una marcia bella alta e con un entusiasmo che fino all’anno scorso non gli avevo visto addosso. Ad essere sinceri, nei primi GP avevo accarezzato l’idea di rivivere un nuovo 2016. Poi, mi sono destato dal sogno e mi sono fatto due conti:  Valtteri, per quanto ci metta del suo non è Rosberg e, soprattutto, non si chiama come il campione del mondo 2016. E come sappiamo, da che mondo è mondo, in qualunque ambito lavorativo, un buon nome conta sempre.

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Lewis Hamilton festeggia il suo sesto titolo iridato

Naturalmente non è mia intenzione sminuire il lavoro di Lewis… tutt’altro. L’inglese, appena ha capito la situazione ha messo semplicemente le cose in chiaro, uscendo alla distanza come sa fare. Poi, Toto Wolff ha semplicemente agito di conseguenza come è logico che facesse; perché mai avrebbe permesso un secondo duello fratricida in casa. Lewis Hamilton, l’unico pilota al mondo ad essere esa-campione. Si trova esattamente tra Fangio e Schumacher… infatti l’obiettivo non è quello di trovarsi li in mezzo, se mai far trovare Michael tra l’argentino e lui in cima, naturalmente. Ci riuscirà? Questa è la domanda che tutti si pongono: i presupposti ci sono tutti, considerando motivazione, mezzi (tecnici e sportivi), concorrenza (ahimè tasto dolente) e “sistema” che arride a questo sorpasso. Lunga vita al re nero e vediamo sin dove si vuole spingere.

Nel weekend americano si è consumato un altro spettacolo, di fatto era lo spettacolo nello spettacolo, e considerando il luogo dove il Circus si trovava, lo show al quale abbiamo assistito non poteva che essere un rodeo… un rodeo regolamentare. Come ben sapete, sono state varate le nuove regole che si dovranno seguire a partire dal 2021. Regole che di sicuro ormai conoscete bene in linea di massima e che non vi elencherò. Quello su cui mi voglio soffermare non è l’aspetto tecnico quanto quello sportivo. Purtroppo siamo alle solite e, francamente, mi sarei meravigliato se fosse successo il contrario: di fatto questo nuovo regolamento è stato concepito per salvaguardare gli interessi di pochi e non di tutti; allontanando ancora di più se possibile il pubblico dalla F1, che sta diventando sempre più asettica, sempre più estranea alla sua vera natura.

Il rodeo regolamentare
Jean Todt, presidente FIA

Come in un rodeo, nel recinto possono accedere solo il toro, il cowboy e il personale addetto.  Allo stesso modo, in questa F1 si deve necessariamente seguire tutto a doverosa distanza. Qualcuno mi potrebbe giustamente dire:  “ok, non è che ora sia diverso…”.  Vero… solo che, almeno fino all’anno prossimo, il (costoso) weekend di F1 inizierà al giovedì con la possibilità di avere una sorta di contatto con questo mondo. Dal 2021 sarà tutto fast… come i fast food che tanto cari sono agli yankee: abolito il giovedì, si condenserà tutto al venerdì per poi “consumare” tra sabato e domenica senza averci capito nulla… o quasi. Perché giustamente, bandendo i test le squadre saranno costrette a provare qualche pezzo al venerdì, solo che poi quel pezzo in più rispetto a come la monoposto si è presentata alle verifiche se lo devono dimenticare, perché dopo devi settare la macchina per la gara.

Soprattutto, c’è il famigerato parco chiuso. Indipendentemente a che ora, di quale giorno scatti, per me non ha importanza: sempre obbrobrio rimane. In una F1 iper tecnologica, dove ormai le monoposto si accendono premendo “invio” sul pc, c’è una ulteriore genialata e cioè quella di contingentare ancora di più, se possibile, le ore al simulatore e al CFD… quindi cosi come in un rodeo ci si chiede “quanto durerà il cowboy?”, allo stesso modo nella F1 del futuro ci si chiederà se la monoposto, l’assetto, le gomme… tutto è stato azzeccato! 

Forse la mia è una esagerazione, eppure tutti si sbattono in cervellotiche progettazioni, lanciandoci negli occhi il “dirty flow” o “scia sporca”, facendoci vedere come funziona e come verrà eliminata perché è “lei” la colpevole del mancato spettacolo odierno. Bene, solo non benissimo, visto che queste nuove e sconosciute bestie, da lanciare nel recinto per domarle, nessuno le conosce e ci saranno solo sei giorni di test per farle funzionare. Molto probabilmente queste nuove monoposto riusciranno nell’intento e i sorpassi saranno copiosi e tutti noi gioiremo dalla tribuna o meglio ancora, dal divano (perché oggi è molto più figo se consumi a distanza usando una qualunque piattaforma… pagando). Perché l’intento, il fine ultimo come ha detto Chase “baffone” Carey, è quello di rendere il “prodotto” più fruibile e appetibile. “Ecca a là” come si suol dire a Roma: la parola magica… appetibile.

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Chase Carey, ceo Liberty Media

Noi poveri mortali, a invocare il sound brutale dei bei tempi che furono, l’odore della gomma vulcanizzata sull’asfalto, della benzina bruciata (per carità non fatevi sentire dall’esa-campione) evidentemente siamo troppo pretenziosi, forse addirittura arroganti nel chiedere più test (liberi da guardare… almeno quelli): se non altro perché solo cosi si può comprendere la monoposto creata e le gomme (da cui tutto oggi dipende) che calza. Siamo dei pazzi nel chiedere il warm up la domenica, sia perché, con un biglietto cosi costoso, vedere solo una parata di piloti annoiati mi sembra un insulto e sia perché, con questo format, i piloti potrebbero preparare al meglio la gara (altro che parco chiuso) e magari capire se c’è qualcosa che non va: Vettel, per citare un nome a caso, in mezz’ora di “riscaldamento” si sarebbe accorto della sua sospensione zoppa… la sicurezza prima di tutto. O no? 

Evidentemente quelli di Liberty Media la pensano diversamente e, soprattutto, io non sono nessuno per dire loro come svolgere il proprio lavoro a nessuno. Mi auguro solo che, in questo rodeo regolamentare, Ferrari voglia avere l’ultima parola su come i tori devono entrare nel recinto… perché il buon Binotto non ha mai parlato di regole definitive, e la pistola del veto è sempre con lui… come la Colt di ogni cowboy che si rispetti. 

Autore: Vito Quaranta@vito1976

Foto: FIAFerrari

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