Gran Premio degli Stati Uniti: I problemi Ferrari…

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Gran Premio degli Stati Uniti: I problemi Ferrari...
scuderia Ferrari

Gran Premio degli Stati Uniti: I problemi Ferrari…


Il week-end era partito su binari discreti col solito venerdì, molto bassi di PU e bassi di carico. Sabato cambia tutto. Leclerc soffre un problema al motore che, proprio in queste ore, verrà esaminato a Maranello con molta preoccupazione. Sulla numero 16 montano la specifica numero 2. In termini di performance in qualifica paga 2 decimi. Non moltissimi, ma sufficienti per dire addio alla Pole e ad una gara da protagonista. Il Gran Premio del monegasco è difficile da spiegare. Ci proviamo. Dobbiamo considerare che la specifica 3 si è rivelata un toccasana, anche in virtù dell’aumento di carico deciso sulla SF90 praticamente già dopo Melbourne.

Tendenza confermata anche per il 2020 da Mattia Binotto. In parole povere: la SF90,senza la spinta e i minori consumi che gli garantisce l’ultima unità, avrebbe maggiori difficoltà a centrare il setup ottimale, indispensabile per “accendere” le gomme anteriori e non soffrire di quel maledetto sottosterzo accusato pesantemente fino in Ungheria. In qualifica Leclerc ha impressionato. Nonostante le mancate FP3, ha sfiorato la pole. Il che ci fa capire quanto sia cresciuto nell’interpretazione delle varie fasi di qualificazione. Lo stesso team principal si è sbottonato: “In condizioni ottimali Charles avrebbe potuto realizzare la pole”. Arriviamo quindi al via, cercando di “decifrare” il primo stint di Leclerc. Il monegasco si becca un distacco di circa 1 secondo al giro, rimediato tutto tra T2 e T3. Questa situazione ci fa riflettere ipotizzando alcune papabili circostanze. 

  • La Power Unit Ferrari spec. 2  “alla frutta” soffre nelle fasi iniziali del Gran Premio, tenendo in conto il peso dei serbatoi pieni di carburante.
  • Assale anteriore in discordanza con il posteriore causante sottosterzo.
  • Muretto Ferrari preoccupato dall’accaduto a Sebastian, chiede a Charles di essere molto cauto in determinati punti della pista. 

Alex Brunetti, con la sua consueta Analisi Onboard, ci toglierà, domani, ogni dubbio. Durante il secondo stint, montando la mescola Hard, le cose migliorano anche se, malgrado tutto, il divario prestazionale con Mercedes e Verstappen resta. Per Vettel, prima del “fattaccio” al giro 6, il fine settimana è più lineare. Molto buone le simulazioni del venerdì e pole sfiorata per un niente! La gara di Sebastian non inizia mai. Anzi, molto probabilmente, finisce alla prima staccata…se non prima. Un colpo letale porta in sofferenza il braccetto durante le prime fasi di gara. Poi, arriva la rottura.

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la sospensione posteriore destra di Sebastian Vettel cede al giro 6

Con mezza sospensione andata (ma non poteva saperlo) il tedesco percorre oltre 6 giri adattandosi egregiamente al sottosterzo-sovrasterzo, realizzando peraltro i tempi di Ricciardo. Da quello che ho potuto capire, in accelerazione la numero 5 diventava sbilanciatissima, a tratti inguidabile. Questo perché il braccetto andava a lavorare oltre il lecito, arrivando fine corsa. Assorbendo a raffica colpi ben oltre l’ordinario. Considerate che gli stress test di questi elementi sono severissimi. Centinaia di Kg su un braccetto singolo…

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ritmo Sebastian Vettel vs Charles Leclerc durante i primi giri del Gran Premio degli Stati Uniti

Resta così il dubbio se Vettel, in condizioni normali, avrebbe potuto impensierire almeno Verstappen e Hamilton. Con Bottas quasi sicuramente un po’ fuori portata. La verifica arriverà ad Interlagos. La SF90 è chiamata ad “usare la forza” per rispondere agli attacchi. Una power unit in buona condizione può fare una grande differenza. Da quello che so non c’è preoccupazione alcuna nel team. Nemmeno il chiarimento della federazione li scalfisce. Chattando qua e là, continua a passare uno strano messaggio. Ma la FIA sa esattamente cosa sta facendo la Ferrari. Forse lo ha capito anche Mercedes che, come diceva pochi giorni fa @smilextech, sta lavorando per utilizzare il concetto del propulsore italiano. 

Risulta abbastanza chiaro come, in conferenza stampa, Verstappen sia stato stimolato dal team. Lanciato come un ariete verso il bersaglio. Per certi versi ricorda, anche se per tematiche differenti, un po’ quello che è successo un anno fa nei confronti di Renault. Binotto è andato a sentire le dichiarazioni per poi replicare con una certa eleganza, minimizzando. Nel suo stile. Ognuno ha il suo modo di usare la forza.

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Probabilmente Marchionne avrebbe replicato in tutt’altro modo, magari come fece nel 2016. Lasciare la Formula Uno sarebbe un beneficio nel computo profitti-costi. Parliamo di quasi 100 Milioni di dollari l’anno che l’azienda Ferrari mette nella GeS. Capiamoci, era e rimane una provocazione, come quelle Red Bull in fondo. Ma è sempre, quando serve, un ottima risposta da dare a Liberty…tanto perché qualcun altro intenda.

Autore: Giuliano Duchessa @giulyfunoat

Foto: Formula MoneyForbesF1

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