Ferrari e i soliti sospetti

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Ferrari e i soliti sospetti

Ferrari e i soliti sospetti


La “questione” power unit Ferrari è arrivata in pompa magna al giovedì per poi mitigarsi, come per magia, alla pole di Max Verstappen. Si dice che qualcuno de “i soliti sospetti”, scegliete voi chi ma è facile, fosse anche pronto alla protesta ufficiale se i riscontri fossero stati evidenti. Non lo sapremo mai e non credo che ad Abu Dhabi se ne riparlerà. Tutto passa in secondo piano, se Ferrari non vince. La gara ha avuto mille volti in pochi giri ma, alla fine, un solo dominatore. In ogni condizione, anche la più concitata, Max è stato superiore. Quando è messo così nell’abitacolo, non ha rivali. Non concede speranze all’avversario, neanche se si chiama Hamilton. E’ la capacità di portare la gara dalla sua parte. Quella dote di cui parlavamo tempo fa, anche quando sono piovute critiche per alcuni risultati sottotono. Dovuti, peraltro, più alle criticità Red Bull. 

I “soliti sospetti” anche in casa Ferrari, nel senso dei piloti. La sottile sensazione di guardarsi con diffidenza dietro la visiera. Ritenersi, giustamente, l’uno meglio dell’altro in una competizione che dovrebbe essere costruttiva. Si dirà… Ferrari, vista l’atmosfera che si preannuncia per l’anno prossimo, ha una sola possibilità: fare una vettura mezzo secondo più veloce delle altre. Ma, pure in questo caso, gestire l’economia delle emozioni non sarebbe semplice. Entrambi vogliono vincere ma, soprattutto, non vogliono perdere il confronto. Vettel non vuole restare a guardare. Leclerc ha una fame smisurata, spasmodica. Le condizioni ideali per un 2020 difficile. Non ho più creduto al box unito, sin da Monza 2018. Pura utopia. Una favola raccontata a chi ci vuol credere. Intendiamoci, a mio parere non è scandaloso che non lo sia. È nelle cose. Semplicemente, non ci sono le condizioni. Entrambi hanno il loro peso nel team. 

Ferrari e i soliti sospetti
Mattia Binotto, team principal della Scuderia Ferrari

Binotto dice “così non va” e ha ragione. Senza isterismi e nevrosi fa bene a riparlare del fattaccio a casa. Più che altro per dirsi qualcosa di sincero, dopo un anno tra alti e bassi in cui si è cercato a fatica di trovare sempre una sorta di lieto fine.  Ai piloti, che non sono stupidi, converrà minimizzare l’accaduto e chiamare in causa la sfortuna. Per prima cosa però sarà bene scusarsi con sincerità. Al momento in cui scrivo Leclerc l’ha fatto già di persona col team.  Vettel lo farà probabilmente al rientro. “I piloti devono capire il progetto”, dice ancora Il team principal. D’accordo ma, qualunque esso sia, porterà la sconfitta di uno dei due. Nessuno può farci niente. 

La soluzione sarebbe stata tenersi Kimi, diranno molti. Io non credo. Primo, perché le tensioni causate da gomiti alti di Seb quando il compagno è troppo vicino ci sono state persino con l’amico finlandese. Chiusure avventate o dure in diverse occasioni. Secondo, perché il potenziale più alto della SF90 è stato espresso da Charles e in maniera piuttosto emozionante, il che non guasta. L’episodio è stato drammatizzato dalle conseguenze e un bel po’ di sfiga. Però è stato un atteggiamento globalmente lontano dagli interessi del team. Si può essere avversari durissimi. Ma quando si perde il senso della correttezza reciproca arrivano i guai. Pensate Rosberg-Hamilton a Barcellona e ancor prima a Montecarlo.

Saranno 10 giorni di riflessione, un po’ per tutti.

Autore: Giuliano Duchessa@giulyfunoat

Foto: Formula Humor@FormulaHumor

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