Provaci ancora, Mattia!

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Provaci ancora, Mattia!

Provaci ancora, Mattia!


Il titolo l’ho rubato alla nota commedia di Woody Allen “Provaci ancora, Sam”, titolo tra l’altro un poco storpiato rispetto all’originale, ma che rende comunque l’essenza del lungometraggio. Lo sfigato di turno, Sam Felix, “accompagnato” dallo “spettro” del suo idolo Humphrey Bogart (omaggio al film “Casablanca”), e abbandonato dalla moglie Nancy, ha una coppia di amici, Linda e Dick, che cercano di spingerlo a nuove conquiste. Ma il nostro Sam non riesce mai, per la sua goffaggine e per la sua indole emotiva ed ansiosa, a fare colpo sulle donne che gli vengono presentate. La coppia cerca “disperatamente” di aiutarlo. Ma nel frattempo lui scopre, e forse potrebbe essere ricambiato, di essere attratto da Linda. Tuttavia, quella passione resta allo stato potenziale. Titoli di coda.

Il rapporto tra la pole e la vittoria, in Ferrari, nella Ferrari dell’era ibrida è questo: tu fai tutto per bene in qualifica, fai il figo, disinvolto e sofisticato, addirittura ti prendi la prima fila. Ma poi, al dunque, c’è sempre qualcosa che non va e la gara la vincono gli altri… che ringraziano gentilmente. Calimero, Paperino, Willy il Coyote (che alla fine mica è cattivo, o se lo è ti diventa simpatico e tifi per lui, anzi ti viene voglia di vedere cucinato il Road Runner-Beep Beep)… ho molte suggestioni a pensare a questa Ferrari, unita così indissolubilmente non tanto alla cattiva sorte del vaso che ti cade in testa mentre esci da casa, ma quella dell’ansia, della precipitazione, della mancanza di calma e raziocinio quando serve. Una squadra troppo latina e poco inglese avrebbe probabilmente sentenziato senza troppi giri di parole Marchionne.

Negli anni scorsi si aveva spesso una macchina che in gara era migliore della Mercedes ma che, non riuscendo a partire in pole o in prima fila, perdeva le gare. Così dicevano gli esperti. Ora abbiamo una monoposto che cannibalizza la prima fila. Eppure si continua a perdere le gare. Dunque, il problema è la Ferrari nel suo insieme. Caro Mattia, glielo dice un signor nessuno, con i suoi “trenta” lettori. Mi dia retta, si prenda uno bravo per osare, per marcare gli avversari, per non farsi buggerare da una qualsiasi finta, per metterli sotto pressione agli altri e non stenderli tappeti di vittorie facili. 

Provaci ancora, Mattia!

La SF90, trovato il bandolo della matassa, paga qualcosa alla Mercedes in gara, ma in qualifica è diventata un animale feroce. Scommessa vinta. Come quella di vedere finalmente una monoposto rossa progredire nella seconda parte del mondiale. Chapeau.

Ma mi creda, e lei lo sa meglio di me che sto a “soffrire” come milionate di tifosi su una comoda poltrona…, manca qualcosa di fondamentale… manca un team che sia forte, autorevole, che non si faccia destabilizzare dalla tensione, che sia capace di arditezza e ragionevole rischio. Cerchi qualcuno che faccia questo lavoro. Per ora l’attuale stratega, il rovinoso Rueda, lo abbiamo visto, lo abbiamo pesato e lo abbiamo trovato ampiamente mancante. Ed è un peccato. La storia della Formula Uno (e della Ferrari) è piena di monoposto potenzialmente vincenti che hanno comunque perso gare e mondiali a causa degli uomini non all’altezza del compito. E del blasone. La Ferrari merita di meglio.

Fatta la macchina, avendo ottimi piloti, bisogna fare la squadra.

Appunto, i record. Voto: ci sono quelli belli e brutti. La scuderia Ferrari s’è vantata, giustamente, di aver fatto sei pole di fila, come non le accadeva da decenni. Tuttavia si potrebbe vantare anche di altri due record: quante volte ha perso la gara partendo dalla pole position, diciamo dal 2015? E quante volte ha perso la gara, sempre dallo stesso periodo, avendo addirittura la prima fila? Non mi voglio mettere a contarle… non vorrei morire di crepacuore anzitempo…

Pit Stop Ferrari. Voto: che fine ha fatto la meravigliosa macchina da guerra dei meccanici in rosso?

Provaci ancora, Mattia!

Hamilton. Voto: ma che gli vuoi dire ad uno che sta per diventare esa-campione?

Vettel. Voto: 9. Si è fatto la strategia da solo, mi pare. Sistemata la SF90, lo abbiamo ritrovato.

Leclerc. Voto: 8. Non è che, con quella strategia potesse fare più di tanto. Come gestione di gara e come visione d’insieme, lo ha ammesso lui stesso, deve ancora maturare. Lo farà. E presto.

Pirelli. Voto: 4. Le coperture della P lunga continuano ad essere un mistero, dentro un mistero, dentro un altro mistero.  E sono tanti anni, ormai, che calcano le scene della Formula Uno in regime di mono-gomma. Vero che, spesso, devono seguire indicazioni contrastanti da FIA-Liberty Media e dai team. Tuttavia, vedere le squadre con i loro gioielli ipertecnologici andare alla cieca e tentare la sorte con le mescole, non è proprio il massimo… 

Toto Wolff. Voto: l’uomo che ride. Io me lo immagino con la risata del Joker, quella dell’ultimo meraviglioso e disturbante film interpretato da Joaquin Phoenix. “E’ solo la mia impressione o la fuori tutti stanno impazzendo?” Cioè, male che vada, in ogni caso la Ferrari ti aiuterà a vincere. Può ridere serenamente, e sinistramente per i ferraristi…

Provaci ancora, Mattia!

Max Verstappen. Voto: la rana e lo scorpione. “Perché lo fai?” chiese la rana mentre lo scorpione la pungeva mortalmente con il suo aculeo, dopo averle chiesto un passaggio per attraversare un fiume, e dopo aver spergiurato alla diffidente rana che no, non l’avrebbe mai uccisa, perché sennò sarebbe morto pure lui. “Perché è la mia natura” rispose sinceramente lo scorpione prima di inabissarsi e morire anch’esso. Max è fatto così, è la sua natura. Dopo un po’ deve farla la mattana. O in prova, o in gara, o in entrambe.

Alfa Romeo. Voto: Resta o non resta? Sarà un caso ma, da quando non c’è più Resta, dal punto di vista prestazionale c’è stata una caduta verticale. E l’impressione è che la terza vita dell’Alfa Romeo (la seconda, il tentativo a cavallo fra gli anni Settanta ed Ottanta dello scorso secolo, la trovate raccontata magistralmente nel bellissimo libro di Luca Dal Monte “La congiura degli innocenti”, da poco in libreria per i tipi della Giunti-Giorgio Nada Editore)

Provaci ancora, Mattia!

P.S.:  Vi piace una Formula Uno in cui i piloti devono avere un occhio per i consumi, un occhio per le gomme, un occhio per la parte elettrica, un occhio per il cambio e un occhio per l’eventuale lotta con gli avversari? E’ bella questa formula risparmio varata dalla Fia ed avallata dai nostri quattro ubriachi al bar? Fate voi.

Autore: Mariano Froldi@MarianoFroldi

Si ringraziano come sempre @FormulaHumor e la pagina Fb “Le cordiali gufate di Gianfranco Mazzoni”.

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