Retrocessioni: regolamento afflittivo

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In quale sport una accadimento già di per sé afflittivo per lo sportivo genera un’ulteriore afflizione, questa volta da regolamento?
Se un calciatore si infortuna, non credo che l’arbitro vada da lui a tirargli calci negli stinchi per punizione.
Se un ciclista buca una ruota, mica lo si fa sedere in bici senza la sella?
Perfino nel “buio e barbaro” medioevo, se il cavallo si azzoppava durante una giostra medievale, mica il povero cavaliere veniva legato ad un palo e randellato?

In Formula 1, invece, son previste retrocessioni in griglia quando un guasto meccanico costringe ad andare oltre il numero massimo di sostituzioni consentite.

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Ormai questa punizione oltremodo ingiusta viene percepita come normale, ma, se ben riflettiamo, al massimo è il team che andrebbe punito per non essere stato capace di garantire l’affidabilità di un pezzo per un numero di gran premi prestabilito, come richiesto dal regolamento, non di certo l’incolpevole pilota che subisce già un danno da una rottura meccanica, soprattutto se si verifica durante le fasi cruciali di una sessione di qualifiche o, peggio ancora, nell’arco di un gran premio.

Qual è la ratio di una norma così ingiusta nei confronti del pilota? Beh, in una Formula 1 che vuole contingentare i componenti, l’affidabilità viene vista come un traguardo, la rottura come una colpa. Ma sotto la falce di questa nuova filosofia “endurance” finisce anche il pilota, incolpevole “conducente” di un mezzo che, appunto, dovrebbe restare “un mezzo” attraverso cui espletare la propria attività sportiva, che è la guida. Se il mezzo cede, il pilota è già penalizzato!

Se da un lato si può rimarcare che il pilota debba anche avere la capacità di preservare la meccanica, dall’altro si deve evidenziare come alcuni componenti possono rompersi non perché stressati da una guida incurante, ma piuttosto perché arrivati a fine chilometraggio, o per difetto di progettazione, per difetto di costruzione, per difetto di montaggio. In tal caso, allora, perché retrocedere il pilota per la sostituzione di un componente, se la rottura stessa lo ha già danneggiato, magari facendogli segnare zero punti?

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Sarebbe sostenibile un sistema di penalizzazione valido solo per il mondiale costruttori, lasciando indenni i piloti dal maglio di questa assurda regola?
Magari, se proprio si vuole alimentare questo inappropriato spirito “endurance”, si potrebbero togliere punti ai team nel campionato costruttori, lasciando salvi i piloti.

Autore: Mauro Mondiello@mauro_mondiello

Foto: F1

1 commento

  1. La proposta di penalizzare i punti nel campionato costruttorio mi sembra eccellente, però lascerebbe aperta la porta a diversi “abusi”. Il primo è quello dei top team, che spenderebbero volentieri punti del campionato costruttori per fare una stagione con 5 motori invece che 3, punti che recupererebbero facilmente. Il secondo è quello dei costi dei team minori, che comunque pagherebbero i pezzi in più che andrebbero ad utilizzare più o meno volontariamente.

    PS: il ricaricamento continuo delle pagine è pensato per indispettire i visitatori?

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