Mercedes W10: una monoposto per tutte le stagioni

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La Mercedes si approcciava al GP del Belgio con novità non marginali. Innanzitutto il rinnovo annuale del contratto di Valtteri Bottas che, contro ogni pronostico ed ogni congettura giornalistica prodotta nella pausa agostana, è stato confermato nella posizione di compagno di Lewis Hamilton anche nel 2020.

Ma il vero fatto inedito che attirava le curiosità degli osservatori era il preannunciato debutto della power unit specifica tre alla quale Andy Cowell e il suo staff avevano lavorato alacremente nei capannoni di Brixworth durante la sosta estiva che, da regolamento, non coinvolge i reparti motore dei team. Un debutto in chiaroscuro quello del V6 ibrido della Stella che dovrebbe essere il punto finale dello sviluppo di una concezione che l’anno prossimo, stando ai rumors provenienti dagli ambienti Mercedes, potrebbe essere rivoluzionata in alcuni principi.

La coppia piloti Mercedes confermata per la stagione 2020

Il week end non era iniziato troppo bene per i motoristi anglo-tedeschi. Due rotture rumorose e spettacolari – con Perez al venerdì e Kubica nella Q1 del sabato – avevano fatto suonare sinistri campanelli d’allarme tra i tecnici. Tant’è che si è deciso, saggiamente, di non concedere piena potenza ai cinque motorizzati Mercedes rimasti durante le qualifiche. Cosa che ha sortito effetti evidenti. Le W10, nel primo e nel terzo settore, pagavano distacchi enormi, maggiori di quelli osservati in analoghi tratti full power. Non è servita la supremazia nel secondo e più guidato settore di Spa per limitare i danni. Le Frecce d’Argento chiudono le qualifiche monopolizzando la seconda fila con un delta temporale accentuato nei confronti di Charles Leclerc che sarebbe diventato il mattatore del GP.

Una situazione, quella vissuta dal team campione del mondo in carica, analoga a quella della passata stagione, quando proprio in Belgio fu portata l’ultima evoluzione dell’anno che non fu sfruttata appieno. Tant’è che Hamilton, poleman sotto la pioggia, venne letteralmente sverniciato da Vettel sul rettilineo del Kemmel, con le due Force India che quasi completavano l’onta. Sorpasso dopo l’Eau Rouge che il campione del mondo, dopo un ottimo spunto, ha dovuto subire anche domenica pomeriggio, in un poco piacevole déjà-vu.

Una gara iniziata non sotto i migliori auspici per la Stella a Tre Punte che si è trovata nel quasi inedito ruolo di cacciatrice con una Ferrari a fare da lepre. Ma anche laddove la W10 non partiva con i favori del pronostico in virtù di un progetto che massimizza il carico a scapito della penetrazione aerodinamica, è emersa alla distanza una vettura che verrà ricordata per lunghi anni per la sua grandezza tecnica. Una macchina capace di sfruttare al meglio le gomme per piazzare la zampata quando gli avversari iniziano ad arrancare faticando a tenere le proprie monoposto in pista. Ed è proprio ciò che è accaduto nella seconda parte, quando le W10 hanno calzato gli pneumatici Medium che paiono sposarsi alla perfezione con la creatura concepita dallo staff guidato da James Allison.

I meccanici della Mercedes dopo il pit stop non perfetto di Lewis Hamilton

Come successo in Ungheria, a Hamilton stava per riuscire il colpo gobbo dopo una rincorsa inizialmente sembrata sterile per poi trasformarsi in una battuta di caccia che stavolta non è andata a buon fine. Per un soffio e per due elementi chiave:

  1. Strategia. Stavolta va sottolineato con chiarezza: la tattica di James Vowles è stata meno brillante rispetto a quella perfetta postulata ed inscenata in terra magiara. La sosta di Hamilton è sembrata leggermente ritardata. Bene farlo continuare dopo il pit di Vettel, ma probabilmente andava richiamato un paio di giri prima per liquidare la pratica Seb in anticipo e lanciarsi alla caccia di Leclerc. Piccoli dettagli, nulla per cui affondare critiche e appunti. Si è trattato di una lettura delle dinamiche della pista un po’ tardiva. Ma non è l’unica cosa non ha funzionato per il meglio. Il pit stop della vettura n°44 è durato un secondo in più di quello del duo Ferrari. Una leggera incertezza dei meccanici che operavano sull’asse posteriore ha determinato l’accumulo di una ulteriore frazione di tempo che Hamilton si è trovato costretto a recuperare i pista. E Spa è un Gp da soli 44 giri, quindi i deficit cronometrici difficilmente si colmano.
  2. Tappo teutonico. Le due su narrate indecisioni vanno sommate alla perfetta strategia inscenata da Inaki Rueda. Sgombriamo subito il campo da ogni dubbio: Vettel è stato sacrificato sull’altare della prima vittoria stagionale della Ferrari. Intendiamoci, la scelta è ricaduta sul tedesco per ovvie ragioni cronometriche: il passo di Seb non è mai stato all’altezza di quello di Charles. Vettel ha faticato in qualifica dove ha preso una paga abbastanza importante e lo scarso feeling con la SF90 è proseguito inesorabile anche alla domenica. Già nel primo stint è parso evidente che il ritmo della monoposto n°5 non era un granché. Così come la gestione delle gomme che non è stata ottimale. Problemi d’assetto frutto di uno scarso gradimento della vettura da parte del quattro volte campione del mondo. Il muretto Ferrari ha dovuto giocoforza usare Seb come agnello sacrificale. E il tedesco si è prestato senza fiatare, da gran professionista quale è, ad una tattica risultata vincente.
    Sono 2,6 i secondi che Hamilton ha perso prima di eseguire un comodo sorpasso favorito da una differenza di passo fattasi enorme causa gomme dell’ex Red Bull arrivate alla fine del ciclo vitale. Altro elemento su cui Vettel e la Ferrari debbono necessariamente interrogarsi perchè la durata di quel set è stata veramente troppo ridotta. Insomma, in una sorta di feroce nemesi per chi etichettava, un anno fa, Bottas come maggiordomo o tappo, Vettel si è comportato, lecitamente e saggiamente, allo stesso modo per permettere al compagno di squadra di agguantare quel primo successo sfuggito in Bahrain e in Austria. Un monito per chi si lascia andare a giudizi dissacranti conditi da un lessico non proprio gradevole.
Lewis Hamilton e Peter Bonnington discutono di assetti a Spa Francorchamps

I due elementi succitati hanno quindi tarpato le ali alla rimonta di Hamilton che, nonostante veda sempre più vicino il sesto titolo, continua a cannibalizzare i GP. O almemo prova a farlo. Un Eddy Merckx delle quattro ruote. Naturalmente la cavalcata infruttuosa è stata resa possibile da una vettura quasi perfetta, che emerge anche su pista avversa. Una macchina sempreverde che conosce pochi punti deboli. Negli ultimi dieci giri, ossia quando il penta-campione ha ridotto il distacco da oltre sette secondi o meno di uno, si è rivista quella mappatura che Cowell ha imposto di non poter usare al sabato. Segno evidente che la nuova specifica non deficita di potenza pura. Tutto sta nel riuscire a sfruttarla per più tempo possibile. Ed è questo l’obiettivo al quale stanno freneticamente lavorando in quel di Brixworth. Se la perfetta gestione delle gomme è ormai una caratteristica manifesta di questo gioiello tecnologico che risponde al nome di W10, l’aspetto che bisogna migliorare è proprio quello della gestione della performance del V6 ibrido della Stella che in Belgio è stata severamente procrastinata.

Probabilmente la Mercedes non riuscirà mai a sovrastare la Ferrari in termini di velocità pura; la Rossa svetta per una serie di caratteristiche aerodinamiche non applicabili al progetto anglo-tedesco. L’obiettivo è però quello di minimizzare la deficienza in rettilineo. Perchè altri elementi fondativi della W10 contribuiscono a tenerla in alto in gara anche su tracciati meno amici. L’acclarata attitudine all’esser parca nei consumi è un tratto distintivo che la domenica fa emergere la macchina d’argento anche laddove dovrebbe correre per difendersi. Ecco perchè i distacchi ampi che a volte abbiamo osservato in qualifica spariscono, anche grazie alla già evidenziata gestione degli pneumatici, nell’arco dei 300 e più km di un GP.

Le due Mercedes W09 in parata dinnanzi al pubblico ferrarista dopo la vittoria di Hamilton

In virtù di quanto detto e ritenendo che nell’imminente weekend di gara sarà deliberata più cavalleria dall’equipe condotta da Andy Cowell, Monza, che dovrebbe essere una pista cucita perfettamente sulle caratteristiche della SF90, potrebbe non essere così nemica della W10. Che non partirà comunque con i favori del pronostico. Anche per questioni non dipendenti da essa. La Ferrari, come ha confermato Binotto, farà debuttare l’ultima evoluzione stagionale di PU con il preciso scopo di ben figurare innanzi al pubblico amico.

L’anno passato Maranello ottenne una fantastica doppietta in qualifica che mandò in visibilio i tifosi, ma la domenica dovette capitolare dinnanzi a un Hamilton indemoniato che posò una pietra tombale sulle velleità iridiate di un Sebastian Vettel che conobbe una delle giornate più difficili e deludenti della passata stagione. E forse della carriera. Monza 2018 si chiuse con la due W09 chiamate in parata da Toto Wolf che aveva perfidamente atteso la dolce vendetta per il team radio sberleffo di Vettel dopo la vittoria nel GP d’Inghilterra. Un’onta, quella sfilata austera tra due ali di folla purpuree, che il mondo Ferrari ha mal digerito e che vorrebbe riscattare con una vittoria che avrebbe del clamoroso dopo una stagione di sofferenze. Sempre che Hamilton, Bottas e la Mercedes siano dello stesso avviso. Perchè la W10 potrebbe sovvertire i pronostici della vigilia. Anche grazie alla pioggia che potrebbe cadere domenica pomeriggio.

Autore: Diego Catalano @diegocat1977

Foto: Mercedes

8 Commenti

    • Capisco ragazzi e mi dispiace. Nei prossimi giorni mi è stato comunicato che proveranno a migliorare l’esperienza complessiva. Purtroppo io non posso fare nulla a riguardo 🙁 Per i commenti in questa fase magari preparateli in una nota così da fare un copia e incolla al volo. Più di questo non posso dire molto 😔

  1. Concordo con gli altri “colleghi” nel chiedere che venga tolto l’auto refresh alle pagine…

    Per leggere un articolo come questo ho dovuto scorrere una ventina di volte la pagina…e dopo 3 o 4 articoli così la cosa diventa antipatica…per leggere l’ultimo articolo della serie last car is on the grid ho impiegato mezz’oretta a furia di refresh (senza contare le bestemmie) XD

    Per il resto complimenti come sempre! Per fortuna esiste ancora qualche media “serio” e preparato tecnicamente.

    Ps. nello scrivere queste 4 righe ci sono stati 3 refresh, francamente troppi.

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