La vittoria più bella, nel giorno più difficile.

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La vittoria più bella, nel giorno più difficile. Non potrei avere pensiero diverso alla conclusione del Gran Premio del Belgio. Prima vittoria della sua carriera e prima vittoria in Ferrari per Charles Leclerc. Risultato raggiunto, con una Ferrari che torna finalmente sul gradino più alto del podio. Non accadeva dal GP Austin della scorsa stagione, precisamente dal 21 Ottobre 2018. 

Ma che aria pesante abbiamo respirato tutti noi addetti ai lavori. Che fardello enorme si sono caricati sulle spalle tutti i fans, tutti i piloti, durante questa domenica di gara. La vittoria più bella quella del monegasco arrivata nel giorno più difficile, quello del post incidente mortale di un giovane ragazzo di 22 anni, deceduto mentre faceva ciò che amava. Sabato pomeriggio, durante le convulse ore dell’attesa di un bollettino medico, pregando di ricevere buone notizie, avrei voluto scrivere le righe dell’articolo che state leggendo. Eppure mi sono imposto di non farlo: troppo forte era ancora lo shock. Queste terribili emozioni vanno lasciare freddare, prima di essere raccontate.

Nel paddock si stava ancora respirando l’aria di gioia per la prima fila tutta rossa, quando come un macigno è arrivata la notizia che il giovane Hubert era morto in seguito alle ferie riportate nell’incidente. Spaventoso il crash che lo ha visto coinvolto nei primissimi giri di gara 1 della Formula 2. Cosa è successo lo sapete ormai sicuramente tutti, inutile ripeterlo. Chi mi legge sa che nella mia “carriera” da spettatore della Formula Uno ho avuto la spiacevole occasione di assistere ad un solo incidente mortale. Questo prima di ieri. 

Per dire che sono anni che in Formula Uno e nelle categorie minori la sicurezza ha raggiunto livelli immensi. Sono orgoglioso di essere uno spettatore di uno sport con livelli di sicurezza così elevati. A ben pensarci l’incidente di ieri ha lasciato la capsula di sopravvivenza dell’auto di Hubert tutto sommato integra. Non oso pensare 30 anni fa cosa sarebbe successo con un crash simile. 

minuto di silenzio prima del via del Gran Premio del Belgio in onore di Anthoine Hubert

E l’auto di Correa aveva il muso completamente andato come conseguenza dell’urto, con addirittura i piedi del pilota “in vista”, ma per il resto era integra. Nessuno sfondamento verso il busto dell’americano, che dall’impatto ha riportato “solo” la frattura delle gambe. Poteva finire decisamente peggio. Insomma: le auto hanno livelli di sicurezza elevatissimi, su questo nessuno può dire il contrario.

Eppure c’è sempre qualcosa in più da fare, anche se incidenti come quello di sabato non lasciano spazio a  grandi margini di studio per migliorare gli standard di sicurezza. Sul pass di ogni persona che entra nel paddock c’è scritto “Motorsport is dangerous”. C’è sempre quella percentuale di imprevedibilità, quella sequenza micidiale di circostanze che determinato il risultato peggiore quando si verifica un incidente. 

“Twittava” ieri Mick Schumacher: “fate is brutal”. E’ tutto qui, il riassunto di quel maledetto Sabato pomeriggio. Dispiace, tantissimo. Ma “The Show Must Go On” cantava Freddie Mercury. I piloti hanno corso tutti con un adesivo che la dice lunga: “Racing for Anthoine”. Senza necessità di parafrasi alcuna, le parole di Giancarlo Fisichella nel suo ultimo libro spiegano perfettamente cosa prova un pilota quando è nel proprio abitacolo: “Amo questo sport e amo il profumo dell’asfalto. A volte penso a quando smetterò di correre e non potrò più sentirlo… Guardo negli specchietti e vedo gli avversari che si avvicinano. Ma ancora mi diverto e grazie a Dio sono ancora veloce.

Allora accelero e mi dico che quel profumo inebriante continuerò a sentirlo per molto tempo.” Ogni pilota sa che il mestiere che fa è pericoloso e praticarlo lo avvicina di molto alla possibilità di morire. Eppure questa paura va necessariamente tenuta in uno scompartimento ben isolato del cervello, altrimenti non puoi essere un pilota. Diceva bene Guido Meda, nel suo editoriale di sabato sera, a poche ore dalla morte del giovane Hubert: “Non pensare alla morte genera l’illusione di tenerla lontana”. E per gli spettatori vale la massima che “non assistere alla morte genera l’illusione che il Motorsport sia sicuro”. 

Per questo ogni volta che accade è un immenso colpo al cuore. Nessuno di noi vuole abituarsi alla morte nel Motorsport, ma non dobbiamo mai dimenticarci che questa è una eventualità più che concreta. Non lascia spazio alle interpretazioni il buon Meda: “siamo geneticamente divisi tra chi capisce e ha messo in conto e chi non capisce e non accetta”. Succede, si analizza se poteva essere evitato, si studia come migliorare la sicurezza, si volta pagina e si va avanti. E’ crudo, necessario, inevitabile.

Anthoine Hubert

La vittoria più bella nel giorno più difficile, quella di Charles Leclerc. Weekend superlativo quello del monegasco, che a parte il secondo tempo delle FP1, ha sempre inciso il suo nome in cima alle classifiche. Primo in FP2, primo in FP3, meravigliosamente primo in qualifica e magicamente primo in gara. 44 giri sudati, una gara portata a casa non con qualche difficoltà. 

Perché dopo una partenza perfetta, la Mercedes di Hamilton da metà gara ha fatto intendere alla compagine rossa di avere le carte in regola per fare seriamente sua la vittoria. Al traguardo Charles e Lewis erano divisi da circa un secondo. Appare evidente che il tempo che Vettel ha fatto perdere a Lewis subito dopo la prima sosta è stato come un jolly speso bene. Senza questo tempo perso dietro il tedesco, l’inglese si sarebbe presentato alle spalle del monegasco qualche giro prima della bandiera a scacchi, piuttosto che all’ultimo.

Le Ferrari sul dritto erano praticamente imprendibili, ma nel secondo settore perdevano tanto nei confronti delle frecce d’argento. E allora i giochi si sarebbero fatti decisamente più ardui per il giovane Charles. Ma va bene così, i giochi di squadra ci stanno, fanno parte del mestiere ed è bene giocarsi questa carta quando necessario. Lo ha fatto la Mercedes lo scorso anno in più occasioni, lo ha fatto oggi la Ferrari

Bello, bellissimo, sentire Leclerc finalmente esclamare di aver realizzato il suo sogno di vincere la prima gara in F1. Questo ragazzo ne farà di strada, impossibile pensare diversamente. E non vedo l’ora di raccontarlo!

Forza Charles e ciao Anthoine, ovunque tu sia…

Autore: Federico Vicalvi

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