Io, Michael e Mika: Il sogno è rimandato…

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Io, Michael e Mika: Il sogno è rimandato…

Delle tre gare successive ammetto di non conservare molti ricordi. Per i ferraristi più grandi, invece, non si può certamente dire lo stesso: Schumacher fa tre su tre in Canada, Francia e Gran Bretagna e praticamente annulla lo svantaggio in classifica col rivale della McLaren. Delle tre vittorie conquistate in quel periodo, sicuramente l’ultima, ottenuta sul circuito di Silverstone, è quella che lascia nella storia il segno più forte. Accade infatti che a tre giri dalla fine Schumacher compie un sorpasso in regime di bandiere gialle. I commissari gli comminano uno Stop & Go, che il regolamento impone di scontare entro tre giri, esattamente quelli che mancano alla fine della gara. Un dream team è quello che dispone dello staff migliore, e alla Ferrari questo staff conosce alla perfezione il regolamento e le sue zone grigie. Ross Brawn ordina al suo pilota di rientrare in pit lane alla fine dell’ultimo giro e tagliare il traguardo praticamente nella corsia box. Così facendo il tedesco riesce a non perdere i secondi necessari ad uscire dalla pit lane e conservare un vantaggio sufficiente su Hakkinen tale da fargli vincere la gara.

E’ la prima vittoria nella storia della F1 portata a casa in questo modo!

La gara successiva, in Austria, rimane negli annali per il lungo duello tra il finlandese ed il tedesco, il primo dei tanti ai quali mi ritrovo ad assistere. Ma a parte questo, non mi lascia particolari ricordi. Ricordo bene giusto il fascino che mi provoca questo circuito velocissimo e la terra dove esso sorge: la mia amata Germania, nel pieno della Foresta nera. Prima dell’inizio della gara assisto alla lettura della griglia di partenza e mio padre, vedendomi seduto in punta al divano guardare lo schermo, esclama: “deve proprio piacerti questa F1”. Come dargli torto, penso.

Si arriva pertanto all’appuntamento del Gran Premio di UngheriaMika è saldamente primo in campionato ma Schumacher non è molto distante. La lotta mondiale è ancora pienamente aperta. Con la famiglia si è deciso di andare a trascorrere la settimana di ferragosto a Londra. E’ la prima volta per me nella capitale del Regno Unito. Di quel viaggio ho tanti ricordi indelebili: le lunghe passeggiate nella capitale ed il viaggio di oltre 30 ore in pullman (alcuni della famiglia hanno paura della metropolitana e dell’aereo), il traghetto per superare la Manica, Harrods con i suoi lampadari di cristallo ipercostosi decisamente non a portata di un bambino che ci gira intorno.

Benetton B198
Benetton B198

Ed ancora gli iconici pub, i double deck rossi e, per la prima volta, una F1 vista dal vivo. Passeggiando per una via di Londra, infatti, ci imbattiamo nella hall di un ufficio che espone la Benetton Playlife di quell’anno. Trascino i miei nella hall e ricordo benissimo la forte emozione nell’essere così vicino, praticamente a contatto, con una vera macchina di F1. Semplicemente un sogno che diventa realtà. Ricordo anche, altresì, la delusione a non poterci entrare: quello significava chiedere troppo, evidentemente. Conservo ancora gelosamente la foto che ritrae me e mio cugino a fianco del bolide blu e bianco. E poi, tra i tanti ricordi indelebili, figurano anche il meraviglioso parco dei Kensington Garden e… il Gran Premio di Ungheria.

Per quel caldo pomeriggio di Domenica 16 Agosto 1998 è in programma una passeggiata al megastore Virgin. Ricordo questo immenso negozio pieno di Cd musicali, videocassette di film e videogame. Ma subito dopo pranzo, decido di averne abbastanza di lunghe passeggiate sotto al sole. E così io, mio cugino, mio zio e mia zia decidiamo di tornare in albergo, boicottando il resto della famiglia che punta i piedi verso Trafalgar Square. Rievoco con chiara lucidità la moquette dell’Hotel, io e mio cugino stesi a guardare il canale Rai a sentire la telecronaca del mitico Gianfranco Mazzoni. Puro miracolo, per un bambino come me, vedere un canale italiano a così tanti chilometri di distanza da casa.

Il Gran Premio di Ungheria vede, ancora una volta, le due McLaren qualificarsi davanti a tutti. Per metà gara le due frecce d’argento conducono stabilmente con Schumacher terzo che non riesce a sopravanzare Coulthard, secondo, neanche dopo il primo pit stop. Intorno al giro 40 il trio di testa esegue la sua seconda sosta: e in questo preciso momento, il genio di Ross Brawn, ancora una volta, mette in campo tutte le sue capacità gestionali. Concepisce una variazione strategica: Schumy è il primo del trio a fermarsi. La sosta è breve e pertanto si intuisce subito che la Ferrari tenta la carte delle tre soste. Al termine dei pit stop, Schumacher conduce la gara con dietro Mika e Coulthard. I due delle frecce d’argento arriveranno fino alla fine senza ulteriori soste mentre il tedesco è costretto, ora che è in testa grazie alla sosta più breve, ad inanellare giri da qualifica così da rientrare ancora davanti a tutti dopo la terza sosta.

Ed il tedesco, fiutata la possibilità di vincere, si mettere a compiere giri su giri con un ritmo spaventoso, nemmeno lontanamente avvicinabile da chiunque altro. Ad eccezione di una lieve uscita di pista all’ultima curva, il suo stint è praticamente perfetto. Michael rientra ai box per la terza ed ultima sosta quando mancano poche tornate al termine e grazie agli oltre venti secondi di vantaggio accumulati sul secondo, rientra in pista nuovamente primo. Gli uomini in rosso ai box e sugli spalti scoppiano in una esultanza collettiva. Schumacher taglia il traguardo per il primo e porta a casa dieci punti preziosissimi in ottica campionato. Mika è solo sesto, rallentano da noie meccaniche.

Ferrari F300
Ferrari F300

Il successivo Gran Premio del Belgio è senza ombra di dubbio uno di quelli che meglio ricordo di tutta la mia vita. Sono a casa di mia zia nei pressi di Anzio, sempre sul litorale laziale. Sono seduto per terra davanti la televisione. Quel circuito mi trasmette qualcosa, è come se mi parlasse. Sono affascinato da quella curvona sinistra destra in salita che precede un lunghissimo rettilineo. Piove forte e per me è, in effetti, una novità assistere ad una gara che si disputa in quelle condizioni. Alla partenza, appena si spengono i semafori, le vetture scattano alzando una enorme quantità di acqua. I primi superano la prima curva a gomito e dietro di loro non si vede assolutamente nulla.

“Tutto regolare fino a questo momento”, commenta Gianfranco Mazzoni proprio mentre vedo spuntare una McLaren dalla nuvola d’acqua. E’ la McLaren di Coulthard che piuttosto che procedere in discesa verso l’Eau Rouge, punta verso il new jersey alla sinistra del teleschermo. L’impatto è violentissimo e la freccia d’argento dello scozzese, dopo aver urtato, ripiomba sulla destra innescando una tamponamento che vedrà coinvolte ben 17 vetture. Praticamente finiscono nella carambola tutti tratte Hakkinen, Schumacher, Villeneuve, Fisichella e Hill. Viene immediatamente data bandiera rossa. La pista è invasa di auto distrutte ed ai miei occhi la scena assomiglia ad un’apocalisse. Dopo aver ripulito la pista e aver approntato tutti i vari muletti (i muletti amici miei, che bei ricordi), la gara viene riavviata.

Alla prima curva Mika, che tenta di resistere a Schumacher, va in testa coda. La sua gara finisce qui mentre in tedesco inizia ad imprimere un ritmo forsennato. Sembra l’ennesima cavalcata trionfale del Kaiser, pronto a mettere seriamente le mani sul titolo con una vittoria da scacco matto. Ed ecco che accade l’impensabile. Di quel Gran Premio è ben impresso nella mia mente (ma non solo, scommetto) ciò che accade in quel momento, circa a metà gara. Al giro ventisei Schumacher affronta il leggero rettilineo che porta a Pouhon e si appresta a doppiare la McLaren di Coulthard. Questi precede sulla sinistra del teleschermo quando all’improvviso ecco apparire dalla sua scia d’acqua la rossa di Schumacher. Il contatto è violentissimo con la Ferrari del tedesco che perde l’ala e la ruota anteriore destra. Anche la McLaren è seriamente danneggiata ed è condannata al ritiro. Michael, su tre ruote, punta verso i box viaggiando neanche tanto piano.

Quasi mi sembra di vedere, da dietro la visiera, un volto nero dalla rabbia come mai l’avevo visto fino a quel giorno. In corsia box scoppia il putiferio: Schumacher piomba nel suo garage, spegne il motore, butta il volante e scende. Cammina a passo svelto fino al box dello scozzese. A dividere i due piloti c’è un cumulo di meccanici e la telecamera riprende chiaramente dall’esterno la scena. Michael cerca di mettere le mani sull’avversario in un rude duello rusticano, sostenendo che questi abbia volontariamente inchiodato per farsi tamponare ed aiutare così il compagno di squadra a non dover affrontare un pesantissimo recupero di 10 punti nel campionato piloti. “Hai tentato di uccidermi?” esclama rabbioso il Kaiser, proprio mentre Stefano Domenicali, con subito dietro Jean Todt, riesce a portare via il tedesco dal box delle frecce d’argento.

Il suo volto dice tutto. Appena nella pit lane, ben inquadrato dalla telecamera piena di goccioline di pioggia, il tedesco si lascia andare ad un grande sospiro, quasi a voler liberare quella tremenda tensione che lo deve aver attanagliato in quei momenti. Zero punti per ambedue i contendenti al titolo e duello rimandato al prossimo appuntamento di Monza.

Michael Schumacher
Michael Schumacher – Spa 1998

Della gara in terra italiana, purtroppo, non conservo ricordi. Il Gran Premio, per quelli che c’erano e per coloro che ne hanno assistito in diretta TV, regala uno dei sorpassi più belli di Schumacher. Duellando con Mika, Schumy tenta in tutti i modi di superarlo. In palio c’è la seconda piazza, mentre Coulthard procede qualche secondo più avanti come leader della corsa.

Improvvisamente allo scozzese esplode il motore Mercedes in una grande nuvola bianca, che deconcentra il finlandese dietro di lui a causa della visiera piena di olio. Schumy non esita un istante e proprio mentre il finnico vive il suo dramma sportivo, il tedesco affonda il colpo e con un incrocio di traiettoria condito da un sovrasterzo di potenza, lo sopravanza in uscita dalla Roggia. Da terzo a primo in 450 iarde, commenta un euforico Murray Walker agli spettatori della TV inglese. I fan sugli spalti sono in visibilio e questo gesto tecnico consegna la vittoria al tedesco, con Mika solo quarto al traguardo a causa di noie ai freni giunte in seguito al sorpasso subito.

In uscita dal Gran Premio d’Italia, il tedesco ed il finlandese sono a pari punti. Il successivo Gran Premio d’Europa, sul circuito del Nurburgring, non mi offre particolari ricordi. La gara termina con la vittoria di Hakkinen su Schumacher secondo. A dividere i due ci sono ora 4 punti. La questione mondiale per il tedesco si complica: nel successivo ed ultimo appuntamento della stagione, sul circuito di Suzuka, il Kaiser deve vincere e sperare che l’avversario non vada oltre la terza piazza.

Arrivando secondo, infatti, Mika terminerebbe il mondiale a pari punti di Schumacher. Per regolamento si contano, a questo punto, le vittorie: 7 a 7 nell’ipotesi di Schumy primo in Giappone. Si punta allora al numero di Pole Position: 9 a 3. Tale confronto consegnerebbe quindi il titolo nelle mani del finlandese.Ma la partita mondiale, in quel maledetto Gran Premio del Giappone 1998, si chiuderà ben prima della partenza per Michael ed il Cavallino.

Alla fine del giro di ricognizione, le vetture si schierano regolarmente in griglia. Al quarto dei cinque semafori rossi, suona la sirena e si accendono le due luci gialle lampeggianti: partenza annullata. Accade infatti che la Prost Peugeot di Jarno Trulli stalla il motore ed il pilota abruzzese è costretto ad alzare il braccio per comunicare di bloccare la partenza. Si deve pertanto ripetere tutta la procedura.Passano alcuni minuti e le monoposto sono nuovamente giù dai cavalletti e pronte a disputare un nuovo giro di allineamento in griglia. Pronti via e nuovamente sirena e semafori gialli lampeggianti.

Cosa? 

partenza Suzuka 1998
partenza Suzuka 1998

C’è Schumacher col braccio alzato a segnalare che questa volta è il suo motore che si è spento. Incredibile! La doppia partenza ha causato un surriscaldamento della frizione della monoposto numero 3 che al momento buono ha fatto cilecca. Il tedesco scuote la testa, si rende ormai conto, e io con lui, che le chance mondiali sono pressoché terminate. Iconica la scena del commissario che, alla terza ripartenza del giro di formazione, come da regolamento, rimane in piedi davanti la Ferrari di Michael con la bandiera gialla ben in vista per tenerlo fermo sulla sua piazzola, mentre tutti i colleghi lo superano. Solo quando l’ultimo passa, Schumy ha via libera. La sua sarà una gara tutta di rimonta fino al terzo posto.

Hakkinen è però saldamente al comando, e stando così le cose, quella del tedesco è una rimonta vana. Se però dovesse sopraggiungere un qualsiasi problema a rallentare Mika, in seconda piazza c’è il fedele scudiero del tedesco, il compagno Irvine, che sarebbe certamente pronto a cedere il passo. Ma in quella maledetta Domenica, a ritirarsi sarà invece proprio Schumacher. Al giro 31, dopo essere passato sul luogo dell’incidente tra Tuero e Takagi, alla rossa del Kaiser esplode la posteriore destra proprio in pieno rettilineo. Schumy è costretto mestamente ad accostare subito dopo la prima curva. Sogni di gloria tragicamente terminati. Io sono disperato. 

Di quella tremenda Domenica mattina, sportivamente parlando, ricordo la mia voce sconsolata nel raccontare cosa è successo mentre con i miei genitori ed i miei nonni in macchina andiamo verso i castelli romani per una passeggiata.

Si chiude così il 1998, la mia prima stagione da appassionato di F1.

Autore: Federico Vicalvi

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