Il sogno di Mattia Binotto…

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Mattia Binotto, team principal Scuderia Ferrari

Da bambini, in Italia cosi come nel resto del mondo, molti hanno sognato, un giorno, di far parte della Ferrari. Questa grande realtà, scaturita dalla mente di un bambino, Enzo, che è stato capace di forgiare dal nulla un vero e proprio mito. “Tutto quello che puoi immaginare lo puoi realizzare”, recitava il Drake in tempi non sospetti, frase iconica della sua impresa. Tra i tanti italiani che fantasticavano una vita strettamente legata al Cavallino c’era anche il sogno di Mattia Binotto, attuale team principal della scuderia di Maranello. A dire il vero Mattia, seppur di genitori emiliani, è nato e cresciuto a Losanna dove, nella tranquillità della splendida cornice svizzera, forgia il suo carattere calmo e riflessivo. 

Nel lontano 1995 Il sogno di Mattia Binotto prende corpo quando, dopo essersi laureato in ingegneria meccanica al politecnico federale di Losanna, si unisce alla scuderia Ferrari per uno stage da tirocinante. Durante la sua prima esperienza si distingue per intelligenza ed arguzia, conquistando la fiducia della Scuderia. Il sogno di Mattia Binotto diventa realtà quando, grazie alla sua caparbietà e determinazione, conquista la possibilità di lavorare come motorista nella squadra addetta ai test. In questo ruolo Mattia dà il massimo, contribuendo ai successi dell’era Schumacher sotto la presidenza di Luca Cordero di Montezemolo e la direzione sportiva di Jean Todt.

Mattia Binotto

Dopo 7 lunghi anni spesi a testare le monoposto, il sogno di Mattia Binotto continua. Durante la stagione 2004 arriva la promozione, capo ingegnere corse e montaggio che manterrà sino all 2008, anno in cui arriva la seconda svolta della sua carriera. Il giovane svizzero, dopo anni di esperienza maturata in differenti settori, è oramai pronto per il grande passo. Ferrari lo capisce è decide di puntare su di lui come responsabile delle operazioni motore e Kers. In seguito la scalata al vertice continua, assumendo il ruolo di vicedirettore motore ed elettronica, per poi ottenere la direzione del reparto power unit dal 2014.

Il compianto presidente Sergio Marchionne lo aveva scelto come punto di riferimento della Scuderia convinto che le caratteristiche caratteriali dello svizzero, unite all’altissima preparazione, fossero il giusto mix per rilanciare il progetto tecnico del team di Maranello. Il 27 luglio 2016, dopo l’abbandono dell’inglese James Allison, Mattia assume l’incarico di direttore tecnico della Ferrari. Dopo un’annata fallimentare sotto il profilo dei risultati, malgrado un progetto tecnico molto competitivo, la stagione 2018 si chiude con l’ennesimo insuccesso. I vertici della Ferrari, decisi a rivitalizzare la squadra dopo un’amara sconfitta, ufficializzano, il 7 gennaio 2019, la nomina di team principal della Ferrari a Mattia, chiudendo di fatto con Maurizio Arrivabene.

Sergio Marchionne – Mattia Binotto

Tutto il resto, come si suol dire in questi casi, è storia, rivissuta, grazie all’intervista rilasciata da Mattia all’emittente francese RTBF.

“Sicuramente era un sogno…” esordisce Binotto parlando delle proprie fantasie da ragazzino. Poi aggiungere: “Quando ero un bambino giocavo con le macchinine rosse, era la mia passione. Mio nonno era un grande tifoso e guardavo sempre le gare insieme a lui. In quei momenti pensavo che da grande avrei voluto lavorare in Ferrari arrivando con una piccola Fiat 500, diventando almeno un aerodinamico. Alla Maranello alla fine ci sono arrivato ma non sono mai stato un aerodinamico anche se era il mio desiderio. Il ruolo che ricopro oggi è la semplice conseguenza tanti anni di lavoro. Il mio sogno era davvero quello di far parte della squadra”.

Binotto, con il sorriso sulle labbra, non nasconde un particolare della sua carriera, affermando come non sapesse assolutamente nulla di una monoposto quando ha iniziato a lavorare a tempo fisso nella squadra dei test. 

Ho iniziato come un semplice apprendista. Appena finita l’università mi sono specializzato con un master in Italia avvicinandomi al mondo delle auto. Ho partecipato ad uno stage in Ferrari e da li sono poi stato assunto. Dal 1995 ho iniziato seguendo i test invernali come ingegnere del motore. Devo dire che all’epoca non ci ho capito niente…forse come oggi! [Ride]. Ricordo di aver lavorato il primo anno con Jean Alesi e GerhardBerger. Mi è piaciuto molto operare con differenti piloti”.

Il boss della Ferrari è stato parte attiva della Scuderia negli anni d’oro di Schumacher. I ricordi al proposito sono e resteranno sempre bellissimi…

Mattia Binotto – Michael Schumacher

Senza dubbio l’epoca con Michael è stata davvero speciale. Ho dei ricordi incredibili ma non solo con lui. Ho lavorato moltissimo anche con Eddie Irvine, una persona molto divertente con la quale parlo ancora molto. spesso. E stata davvero un’epopea. Penso che avere molti ricordi in generale sia molto bello”.

Mattia, parlando della fortissima pressione esistente in Ferrari, si dice tranquillo, conoscendo il trucco per non patirla.

“La pressione?…non ci pensare. Con il nostro lavoro, sia in fabbrica che durante i GranPremi, abbiamo sempre un’altissima concentrazione su ciò che facciamo. Quindi, dopo ben 25 anni di Formula Uno, sappiamo esattamente qual’è la pressione e come gestirla. Per questo motivo non è la parte più difficile. C’è comunque da dire che, verosimilmente, in Ferrari la pressione è ancora più alta del solito. Il nostro obbiettivo è quello di vincere sempre, ma sono convinto che la stabilità e la pazienza siano importanti in questo settore. Da parte mia, cerco sempre di tralasciare la pressione per concentrarmi sul lavoro”, asserisce lo svizzero.

Binotto in ultima battuta, spiega la necessità di avere armonia nel gruppo, aiutando a trovare il giusto equilibrio tra serietà e relax.

La gioia in questo lavoro è indispensabile, trattandosi di una professione dove il compromesso con la vita familiare è molto elevata. Ho sempre pensato di non lavorare in Ferrari, ma di vivere in fabbrica. Sappiamo a che ora si inizia alla mattina, ma non quando si finisce alla sera”. 

Passo molto più tempo con i miei compagni di squadra ed i miei colleghi che con la mia famiglia. Per questo motivo dobbiamo sempre trovare il lato divertente della situazione. Se ci divertiamo lavorando tutto funziona meglio, potendo raggiungere più facilmente l’obbiettivo”, conclude Mattia.

Dalla prossima stagione in casa Ferrari sono previsti ulteriori investimenti per migliorare le strutture. La costruzione di un nuovo simulatore capace finalmente, dopo tanti anni, di trovare quella giusta correlazione con la pista spesso assente, sarà un tassello fondamentale.

Il ritorno di Simone Resta dopo “l’anno sabbatico” in Alfa Romeo, unito ad una riorganizzazione delle risorse umane porterà, secondo il volere della dirigenza, una svolta significativa per il futuro del team. Dopo tutto, il sogno di Mattia Binotto di lavorare in Ferrari potrebbe anche coronarsi con il “desiderio proibito”, quel titolo iridato che il tecnico svizzero sogna da ben 25 anni…

Autore: Alessandro Arcari @BerrageizF1

Foto: Alessandro ArcariFerrari

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