DNA di un campione.

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Un mega-mix di emozioni, il dna di un campione che ha visto Monza tornare ancora rossa dopo Alonso. Dopo molti anni di sofferenze e diciamolo, di sconfitte annunciate. Grazie a Leclerc. Il termine ‘predestinato’ ormai di gran moda non mi piace neanche un po’, perciò non mi sentirete usarlo. Charles Leclerc invece può essere ‘destinato’ certamente a qualcosa di grande, lo dico con tutte le cautele del caso perché ci teniamo da quando, immodestamente, fui da subito felice nel vederlo scelto al posto di Raikkonen, giusto giusto un anno fa.

Non perché non volessi bene a Kimi, ma perché la Ferrari aveva nettamente capito di avere disperato bisogno di qualcosa di più, qualcosa che non si può programmare ne comprare. Ridare entusiasmo attraverso la fame di un ragazzo, già così spaventosamente maturo. Decisione rischiosa, difficile. Che ha pagato con interessi pesanti a 12 mesi. Monza un regalo ai tifosi, ce n’era bisogno dopo tanto tempo. Dopo una stagione scarsa nel risultati ma non scadente per molti tratti. Se Spa è stata una liberazione in quel tragico weekend, a Monza c’è stato qualcosa che a che fare con storia delle corse.

Lewis Hamilton – Charles Leclerc

Leclerc contro Hamilton, Leclerc come Hamilton.

Per come ha ripetuto le stesse gesta di Lewis quando vinse nel lontano 2007 le sue prime 2 gare, prima in Canada e soprattutto in Usa, tenendo dietro per tutta la gara il signor Alonso, il campionissimo di allora. Determinazione incrollabile. Dna di un campione. Leclerc che ferma Hamilton, impedendogli di superare il record di vittorie a Monza di Michael Schumacher. Charles come Niki’ mi suggerisce da molto tempo un caro amico di cui ho massima stima. Forse ha ragione, e sarebbe un onore per lui, ma io ci intravedo anche molta altra gente. La freddezza di Lauda certo, il cuore e la pronuncia italiana di Alesi, il coraggio e la grinta di Mansell, la cattiveria e l’ostinata velocità di Schumacher. Troppo? Vedremo.

In definitiva il duo Verstappen e Leclerc ha già preso la scena negli ultimi 2 mesi nonostante le classifiche. Gemelli, uguali e diversi, che non guardano in faccia nessuno, come ai vincenti tocca fare. Come ha fatto sabato, come ha fatto domenica. Questi due sono ragazzi che spostano le folle perché trasmettono onde invisibili che solo chi vive di corse può sentire.

Sebastian Vettel – Ferrari

Fin qui una giornata da ricordare come dicevamo. Poi c’è l’altra metà del cielo in Ferrari, quella sopra il box di Sebastian Vettel. Mi sono espresso in passato criticando i troppi errori e l’attitudine non sempre indicata per riuscire a trainare il team, quando la squadra non era ancora pronto a trainare lui. Oggi, pur leggendo un capitolo che per me è alle ultime pagine, mi auguro e gli auguro di riprendersi magari già a Singapore, la sua pista, perché ha le qualità per farlo. E perché è un uomo e un pilota per bene.

Infine, un ricordo, per chi ha voluto ‘per forza’ mettere un ragazzino di 21 anni sulla SF90 da Melbourne. Sono certo che Marchionne non si aspettava questo campionato sotto le attese ma, di sicuro, quando diede il suo ok, si aspettava proprio questo da Leclerc.

Autore: Giuliano Duchessa@GiulyDuchessa

Foto: Alessandro Arcari@BerrageizF1Ferrari

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