Alexander Albon e il suo debutto col botto a Spa. E ora?

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Il fine settimana del GP del Belgio ha avuto un protagonista a sorpresa in Alexander Albon: l’attenzione dei media era rivolta al suo debutto in Red Bull al posto di Gasly, ma di certo non ci si aspettava una prestazione come quella sfoderata dal rookie anglo-thailandese considerando, appunto, che per Alex si trattava della prima esperienza con la scuderia di Milton Keynes.

L’approccio del ventitreenne è stato giustamente prudente sin dalla conferenza stampa di giovedì, quando ha esternato la propria gioia per la grande occasione offerta, ma in contemporanea specificando quale sarebbe stato l’approccio adottato per viverla: mirato prima di tutto all’apprendimento, alla presa di confidenza con la vettura e il team, senza guardare alle performance di Verstappen con occhio competitivo, bensì traendo spunto dall’olandese nel suo rapporto con la squadra. Un profilo basso saggio, assolutamente comprensibile, ancor di più alla luce del contesto Red Bull portato a bruciare giovani per la fretta di risultati. 

I riscontri sportivi sin dalle prove libere, però, lo hanno felicemente smentito in un modo che probabilmente nemmeno lui si attendeva: i tempi di Albon, infatti, sono stati simili a quelli di Verstappen nella prima sessione, ma è sopratutto in gara che il rookie ha strappato applausi. Partito in ultima posizione per aver sostituito il motore, montando la specifica numero quattro della power unit Honda, ha conseguito uno splendido quinto posto finale, figlio di una felice strategia, partire con le medie per poi passare alle soft verso fine gara, e impreziosito da sorpassi di gran qualità. I migliori, per giunta, ai danni non esattamente degli ultimi arrivati: Ricciardo e Perez.

Alexander Albon – Red Bull Racing

Il primo è stato di pregio ed effettuato all’esterno di curva 10, a fine gara lo apprezza anche Alexander, ma con la consueta umiltà lo colloca nel pieno contesto della fase di gara: “Molto bello, però va detto che Ricciardo era in crisi di gomme”. E proprio la scelta degli pneumatici, come sopra accennato le coperture medie, non lo hanno fatto sentire a proprio agio, fino allo stint sulla soft che ha trasformato sia il rendimento della sua RB15 che l’esito della gara. In questa fase è arrivato l’altro “sorpasso-sigillo”, su Perez alla fine del rettilineo di Kemmel: un duello spigoloso, in cui il messicano ha costretto Albon parzialmente sull’erba, Alex però non ha mollato comunque  né l’acceleratore, né la presa sul quinto posto, riuscendo ad ottenerlo. 

Un weekend che non è esagerato definire maiuscolo quello di Alex, quindi.

Bene, ma da qui in poi? Di certo un debutto del genere creerà attesa ed aspettative, toccherà al giovane pilota saperli gestire e smorzare per non cadere (ennesima) vittima del trita-talenti Red Bull. Se non si ripetesse a breve, non ci sarebbe assolutamente da rivedere il giudizio sull’anglo-thailandese, perché il risultato di SPA, non va valutato come un exploit, bensì come espressione tangibile di un potenziale estremamente concreto. Un patrimonio che va saputo valorizzare, concedendo il tempo necessario a coniugarlo con l’esperienza: ciò significa tolleranza verso risultati meno brillanti, che sarebbero fisiologici in questo processo, così come eventuali errori.

L’atteggiamento mentale di Alexander è quello giusto: l’umiltà e la consapevolezza che l’apprendimento in questo momento della sua carriera viene prima di tutto è cruciale, il mattone per eccellenza su cui costruire l’avvenire, e lui dimostra di esserne pienamente consapevole. Se Helmut Marko stavolta saprà aspettare, usando il tempo come risorsa e non come strumento di pressione, potrebbe avere buone possibilità di costruirsi in casa un buon pezzo di futuro: prima di tutto un compagno solido per Verstappen in grado di far la differenza nella classifica costruttori, e, chissà, un altro campione. Ma bisogna saper pazientare e sostenere….

Autore: Elisa Rubertelli @Nerys__

Foto: Red Bull

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