Vettel: nello SPAzio di un anno senza vittorie

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Vettel spaesato tra i boschi delle Ardenne. Oggi come ieri, dopo una sosta estiva troppo breve per rigenerare i mali congeniti di una Ferrari ancora convalescente, troppo lunga per placare la sete di rivalsa di un pilota che vuole essere ancora vincente. Vettel spazzato via dalla concorrenza in Ungheria, confinato all’ultimo gradino del podio, nello spazio immenso di un minuto di distacco.

Rinnovando anche quest’anno l’amarezza di un piazzamento indigesto, la tristezza per un risultato non capitalizzato a dovere. Vettel spaventato, ora più di allora, dalle incognite di un futuro indecifrabile, dalle certezze di un presente immutabile.

Situazioni opposte, sentimenti speculari. Un luglio in entrambi i casi foriero di un picco e di una caduta, in un’alternanza di palcoscenico orchestrata da una magistrale regia occulta. I fasti trionfali di Silverstone e il nefasto impatto di Hockenheim nel 2018. Il tamponamento fatale in Gran Bretagna e la resurrezione nella natìa Germania nel 2019. L’appuntamento magiaro intinto nell’ombra del dolore per la perdita di Marchionne la scorsa stagione, calato nel buio dello sconforto per la mancanza di competitività nell’ultima edizione.

Dunque ancora una volta Spa rappresenta la resa dei conti. Per la Ferrari, certo, ma soprattutto per Sebastian, che deve dimostrare di contare ancora, contando essenzialmente su se stesso. Proprio come un anno fa.

Vettel spavaldo, che rischia il tutto per tutto in un sorpasso al cardiopalmo ai danni di Hamilton, per prendere la testa della corsa, per riprendere in mano il mondiale. Autorevole e determinato, cerca l’attacco in partenza, poi desiste. Si accoda, valuta, come un accorto stratega, il punto più opportuno per sferrare il colpo fatale. Si propone ancora sul Kemmel, mentre le due saette della Racing Point si lanciano in un volo impazzito. Quattro vetture, l’una accanto all’altra, alla ricerca della ribalta. Sfuma il rosa, si accende il rosso all’interno di Les Combes. Sebastian ha vinto la lotta contro Lewis e contro il suo demone ed è nuovamente pronto per portare in alto la Ferrari.

Vettel spaurito, esasperato dal confronto impietoso contro gli avversari, che dispongono del mezzo giusto e del piglio adatto per primeggiare. Hamilton spaziale, Verstappen sparviero. Leclerc lo spauracchio. Questo ci restituisce il racconto monocorde e spesso condiviso a proposito delle tribolazioni del non più giovanissimo Sebastian. I dolori di Vettel come preludio a un epitaffio scontato che ne celebra il definitivo non più, trascurando un maggiormente auspicabile non ancora. Parole che alludono a un ritiro, che sottolineano una fase esageratamente lunga di stanca, un rendimento mediocre. Analisi oggettive di una difficoltà imprevista e insormontabile, concretizzata in un progetto sbagliato, in una promessa mancata.

Spartiacque. Vettel nuovamente di fronte a un bivio. Lo scorso anno, qui a Spa, si doveva rilanciare nel tentativo di inseguire il sogno di un mondiale in rosso. Oggi, qui in Belgio, ha il dovere di rincorrere la prima vittoria Ferrari. In entrambi i casi una sfida titanica e un’inversione di rotta che si deve concretizzare proprio in questa terra magica ed evocativa, battezzata da queste acque in grado di risanare morali e motori. Nel 2018 fu dolcissimo cullare l’illusione della riscossa Ferrari e traghettarla fino alla prima fila vermiglia di Monza. Oggi sarebbe necessario allontanare la delusione delle troppe disfatte, ritrovando un guizzo, una spinta, una prova d’orgoglio per non arrivare a Monza con addosso il colore della vergogna.

Per Vettel è tempo di ritrovare la propria dimensione, la giusta misura, senza necessariamente strafare. E di fatto gli ultimi due gran premi ci hanno mostrato un pilota concreto, che ragiona sulle scelte, che frena l’impeto, che massimizza il risultato. Il Sebastian di Hockenheim e dell’Hungaroring è accorto, calcolatore, dedito a far dimenticare ogni suo errore. Lontano dalle intemperanze, tiene a bada l’impazienza, barattandola con una costanza necessaria per sopravvivere, alla guida quest’auto e in seno a questa Ferrari, fino alla fine di un’annata tra le più avare. Gestisce gomme e muretto, avversari e meteo avverso. Fa di tutto per non patire e per non soccombere, motivando la squadra, tra una giusta dose di realismo e un’iniezione di speranza, rinnovando una fiducia accordata nonostante il fallimento.

Ma per Vettel è anche il tempo di riabbracciare un destino luminoso che sembra sparito, inghiottito dal vuoto di un anno senza vittorie. Il tempo di far suonare il suo spartito nell’armonia di un inno trionfale, nei toni del tricolore. Allora corri Sebastian, con la spasmodica frenesia di un fanciullo, con la rassicurante esperienza dell’età della ragione. Corri incontro a un successo, incontro a te stesso, contro vento e contro il tempo.

Autore: Veronica Vesco

Il candore di un foglio bianco che m'invita alla scrittura. Il fragore di una monoposto rossa che accende la mia natura. Due colori tratteggiano il mio profilo fin dall'infanzia. Due colori capaci di accompagnarmi nel tempo, assumendo molteplici tonalità, sfumate dagli eventi della vita. Da una penna a una tastiera. Da un'auto a pedali agli autodromi. Da una laurea in Lettere al primo libro. Sempre nel segno di una Ferrari. Sempre con il sogno di cavalcare le mie passioni.

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