Vettel e Leclerc: due di due.

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Leclerc predestinato, Vettel sopravvalutato. Charles nel nome di Jules, Sebastian l’erede di Michael. Charles Leclerc, il nuovo che convince. Sebastian Vettel, il capitano che non vince. Cantilene ripetute come filastrocche alla fiera del luogo comune, giudizi facili e sentenze già scritte ad uso e consumo di una demagogia da bar sport. Eppure c’è di più, molto di più, in questa coppia rossa tutta da ammirare e da raccontare.

Due storie agli antipodi: la partenza e il ritorno, l’affermazione e il riscatto. Un vuoto famelico da saziare, un pieno affermato da rivendicare. Gli occhi ardenti di Charles, determinati, affilati, specchio di una promessa e di un sogno. Lo sguardo immobile di Sebastian, disincantato e lontano, riflesso di una malinconia e di un bisogno. Urgenze diverse, scandite da tempi antitetici. Lentezze simili, calibrate da incertezze speculari. Ferrari appunto. Ferrari croce e delizia, meta o pietra tombale. Di aspettative e di rinascite.

Eccoli quindi, gara dopo gara, chiamati a ravvivare un cliché. Leclerc come Hamilton che mette in difficoltà il bicampione Alonso. Vettel che subisce, senza soccombere, ma anche senza eccellere nel temuto confronto. Via così di favoleggiamenti surreali, di paragoni esasperati, che non prendono minimamente in considerazione il mezzo, il periodo, l’evoluzione. I piloti Ferrari sono visti come entità contrapposte, giustapposte a misura di critica. Utilizzati vicendevolmente come metro di paragone, senza valutare le distanze che li separano, dimenticando le contingenze che li legano a doppio filo.

Un filo rosso che unisce gli intenti e che sbiadisce a contatto con le intenzioni, nelle difficoltà sempre presenti di rapportarsi con un’auto spesso indecifrabile, con una squadra troppe volte fallibile, con una rincorsa mondiale impossibile. Charles e Sebastian sopperiscono con cuore e coraggio, con foga e ardore, a volte incorrendo in sviste colossali, vera manna per chi non attende altro che metterli alla gogna. Vettel che si gira, Charles che sbatte. Soffrire Hamilton, non arginare Verstappen. Poi la conta degli errori: Bahrain e Baku, Montréal e Montecarlo, Gran Bretagna e Germania. Una girandola che ripropone sempre le stesse accuse, una roulette che, nel puntare sul rosso, vede inesorabilmente tutto nero.

Nero come il buio di un’annata storta e contorta che è riuscita a spegnere anche i più luminosi sprazzi di luce, trasformandoli in interruttori a tempo, limitati ad illuminare al massimo lo spazio di un sabato. Così è stato in Bahrain per Charles, piccolo principe senza la rosa, ritrovatosi di colpo alle prese con una rossa piena di spine, che gli ha offerto la pole e poi tolto la vittoria nel singhiozzo di un cilindro malato. Così è stato per Sebastian in Canada, moderno Don Chisciotte senza scudiero, passato dalla lotta contro un titanico Hamilton a quella contro i cartelli della FIA, vincitore e vinto sotto lo stesso traguardo.

Per entrambi gioie effimere e cadute libere. Podi consolatori che stuzzicano l’appetito senza sfamare due ragazzi costretti a condividere una tavola tutt’altro che rotonda, al cospetto di una squadra che non trova la quadra. Gli sforzi vani, gli aggiornamenti irrisori, gli aggiustamenti che vanno per tentativi, piccole ancore gettate nella speranza di restare a galla, nonostante un progetto inadeguato. E le dichiarazioni sincere e brutali di Binotto, che ha smesso di nascondersi, ammettendo apertamente le falle.

Di tutto questo Vettel e Leclerc sono consapevoli. Autorevoli, al punto da trasformare la rabbia in motivazione, la frustrazione in solidità, agendo talvolta da strateghi, più spesso al limite, sfidando la paura maggiore: quella di sbagliare. Rivali in pista, all’occorrenza; uniti dentro al box, con resilienza. Sebastian e Charles non rappresentano, come si suole far credere, due entità distinte tese a cannibalizzarsi, bensì incarnano due realtà coese in nome di un credo superiore:

#EssereFerrari

Autore: Veronica Vesco

Il candore di un foglio bianco che m'invita alla scrittura. Il fragore di una monoposto rossa che accende la mia natura. Due colori tratteggiano il mio profilo fin dall'infanzia. Due colori capaci di accompagnarmi nel tempo, assumendo molteplici tonalità, sfumate dagli eventi della vita. Da una penna a una tastiera. Da un'auto a pedali agli autodromi. Da una laurea in Lettere al primo libro. Sempre nel segno di una Ferrari. Sempre con il sogno di cavalcare le mie passioni.

1 commento

  1. Bellissimo articolo che in poche righe racchiude l’essenza dell’ennesima stagione di sofferenza sportiva per noi tifosi della Ferrari.
    FORZA FERRARI SEMPRE

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