Un minuto di silenzio

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Ferrari: un minuto di silenzio senza infamia e senza lode.

Siamo nell’anticamera dell’Inferno. Dante si trova vicino al demone traghettatore Caronte. Le anime attendono di essere imbarcate sulla sua barca e portate dall’altra parte dell’Acheronte, dove Minosse deciderà il posto che meritano nella voragine infernale a causa del peccato che le ha dannate per sempre. Ad un certo punto il poeta vede una moltitudine di altre anime che vanno appresso ad una bandiera che si muove senza un attimo di tregua. Sono tormentate da vespe e altri insetti, mentre il loro sangue, mescolato a lacrime, diventa cibo per vermi ai loro piedi.

Dante chiede a Virgilio, la sua guida, chi siano. Virgilio spiega, con tono sprezzante, che si tratta degli ignavi e gli dice di non perdere troppo tempo con loro. Ignavi. Quelle anime cioè che non avendo, in vita, preso alcuna decisione, fatto alcuna battaglia, sia in bene che in male, vengono tanto “disprezzate” da Dio quanto dal diavolo. I cieli sarebbero meno belli se le ospitassero, e l’inferno non ne avrebbe alcuna “gloria”. Avranno quel destino. Restare lì a metà strada fra i regni dell’oltretomba.  Ad attendere il nulla andando dietro a quella bandiera.

Mi è tornato alla mente il terzo canto dell’Inferno dantesco, pensando alle due Ferrari d’Ungheria. Non ti fanno neanche più arrabbiare. Sono quella cosa lì, di cui Virgilio dice “senza infamia e senza lode”. Il nulla apparecchiato. E, in mezzo, il tragico minuto che ci ha rifilato lo strepitoso Hamilton. Si è evitata l’onta del doppiaggio. Ma di poco. E non sarebbe cambiato il succo della storia. L’altro pensiero che ho avuto a freddo, con calma e pacatezza, è che in Ferrari manchi un modus operandi, se non addirittura un “modus cogitandi”. Manca una “filosofia vincente”.

Chiamiamola: errore concettuale. Se uno è davanti a te, in una competizione come la Formula Uno (e in senso lato in ogni competizione), come puoi fare per rendergli la vita più facile? Mollando la gara. Nella fattispecie: lo sviluppo della monoposto. E questo è pacifico e lo abbiamo capito tutti che a Maranello sono già con la testa al 2021

I pensieri che ho sono “funesti”. La Ferrari ne ha soldi? Dovrebbe averne visto che, tra l’altro, ha un robusto gettone di presenza targato FIA. Se li ha, perché molla già lo sviluppo di questa monoposto? Per sviluppare quella del prossimo anno, dicono. Ma se quella del prossimo anno sarà una figlia di un regolamento assolutamente identico, a parte la nota incognita delle gomme nuove (di nuovo) che saranno ovviamente da interpretare, perché non osare, non sviluppare questa, non provare a raddrizzare un progetto sbagliato? Mercedes è capace si sfornare, se serve, una versione B, idem Red Bull. Ferrari? Alettoncini, svergolature, regolazioni qui e là. Di qualcosa di meno tradizionale alla sospensione anteriore meglio non parlarne. Anatema! Manco fossimo una Racing Point qualsiasi che copia la Mercedes! A noi piace il classico. Anche perché probabilmente altro non riusciamo a fare…

Ti viene voglia di mandarli al diavolo… sportivamente.

Se la Ferrari sviluppasse davvero (e ne fosse capace) la propria monoposto, si otterrebbero ben due vantaggi “tattici”: si costringerebbe la Mercedes a tenere la guardia sempre alta, rallentando magari i loro piani sullo sviluppo della prossima monoposto, insinuando il dubbio (ovviamente se si cominciassero a vincere gare o se le prestazioni fossero elevate) e, soprattutto, si si userebbe la SF90 come laboratorio in ottica 2020.

Invece, il triste presentimento è che in Ferrari, come sempre da oltre 10 anni, ci sia un fritto misto di incapacità e impossibilità. Anche in questo caso il paragone con la Red Bull è impietoso. Partono lenti, ma non la smettono mai di sviluppare e di mordere le caviglie agli avversari. Quando arriveranno al vertice, per la Mercedes, statene certi, saranno dolori. Perché sono affamati.

Tutti, purtroppo, metterebbero cento firme per avere un avversario come questa Ferrari. Perché vincono sul velluto. Rosso opaco.

Con la mediocre filosofia di cui sopra, cioè “pensiamo già al 2020”, si mettono le basi perché sia Red Bull che Mercedes continuino ad avere auto superiori anche nel 2021, con l’ormai noto cambio regolamentare che dovrebbe, nelle intenzioni, rimescolare le carte. 

Rassegnatevi. Con questa Ferrari, con questo gruppo tecnico e dirigenziale, le prenderemo per anni. Non si inventa nulla in Formula Uno.

Esempio storico: nel 1987 la Ferrari vince le ultime due gare. La monoposto è buona. Nel 1989 si tornerà esclusivamente agli aspirati. Così non pensano sia necessaria una nuova monoposto; Quella del 1988 è giusto un aggiornamento, sviluppano quel tanto che serve il motore turbo (alla sua ultima stagione) e pensano di potersela giocare alla grande. Ma la Mc-Laren motorizzata Honda fa un super motore turbo, una super monoposto (la MP 4/4), e la Rossa la vittoria la vede con i binocoli. Una sola: a Monza, fortuita perché Schlesser butta fuori Senna. Quindici vittorie su sedici gare. Quindici pole position su sedici gare.

Purtroppo, in Ferrari, la storia non insegna nulla. Forse si sveglieranno  dal comodo torpore solo quando cominceranno a perdere tifosi. Secondo me sta già accadendo (vedi il seguito di Hamilton e soprattutto Max)

Ah… ma per ora il brand va alla grande eh!

Mercedes. Voto: 10 e lode. Di norma la squadra non è proprio il massimo in quanto a strategia, anche perché non ne ha bisogno, soprattutto con l’enorme vantaggio accumulato. Ma si sono fatti una giocata strepitosa inventandosi con l’ultimo cambio gomme un azzardo che ha pagato. Chapeau.

Hamilton. Voto: maestoso. Quando ti sta dietro e non si schioda dai due secondi stai certo che ti passerà sopra, se può.  Ah… Luca Dal Monte (autore di Ferrari Rex, splendida biografia su Enzo Ferrari) mi dice che ha sentito alcuni paragonare Hamilton a Senna. Lui crede, ed io concordo, che si dovrebbe cominciare a dire che Hamilton ha corso alla… Hamilton.

Mad Max. Voto: Grandioso. Non c’è molto da aggiungere. Ben poco poteva fare Verstappen (anche se la solita vocina maligna mi dice, non so perché, che se dietro avesse avuto una rossa avrebbe opposto maggiore resistenza… ma è una voce dal sen fuggita) contro il ritmo di Hamilton nel finale. Ma ha corso una gara perfetta.

Red Bull. Voto: 10 e lode. “Per noi ogni gara è una finale di coppa”. Questa dichiarazione di Horner dovrebbe essere presa, scritta nel marmo e messa all’ingresso del reparto corse a Maranello. Mancano tante cose in Ferrari, soprattutto dal punto di vista tecnico. Ma manca soprattutto il coltello fra i denti, la lucida follia del bucaniere che va all’arrembaggio. L’osare sempre manca da tanti, troppi anni.

Un unico rammarico: vedere con una Red Bull pari a Mercedes su ogni circuito, quante gare tirate e divertenti avremmo visto…

Ferrari. Voto: senza infamia e senza lode. “Dobbiamo analizzare i dati” è il mantra di Mattia Binotto. Che diventa involontariamente comico. Fate il paio con la filosofia RB di cui sopra…

Pit Stop Ferrari. Voto: imbarazzo. Sono almeno tre gran premi che nei cambi gomme in Ferrari hanno sempre qualche problema. Possibile che non si sia riusciti a studiare qualche correttivo? Manco fossimo una squadra di fondo classifica e senza mezzi, costretti a fare le nozze con i fichi secchi…

Gasly. Voto: non pervenuto. Il mistero è come mai la Red Bull non lo abbia ancora crocifisso nel paddock.

Vettel & Leclerc. Voto: sono l’unica cosa che si salva di questa Ferrari.

Bottas. Voto: 0. Il povero Valtteri, che ha evidenti limiti, ha fatto il suo dovere in questi anni. Ora non serve più. Tanti saluti e baci.

Iceman. Voto: altro che bollito.

Renault. Voto: Inferno. Se la Ferrari è all’ingresso del vestibolo infernale, pensate ai francesi…

Si ringraziano come sempre @FormulaHumor e la pagina FB Le cordiali gufate di Gianfranco Mazzoni.

Autore: Mariano Froldi@MarianoFroldi

2 Commenti

  1. Bellissima prof questa uscita dantesca. Certo che, fra FER e REN, di materiale per fare satira ce ne è stato pure troppo 🙂 Per il futuro speriamo solo in San Simone (Resta)

  2. Articolo grandioso, complimenti. Pensavo ad essere rimasto il solo a rimuginare sul perché persino un team minore come la McLaren (minore di oggi, per carità!) sviluppasse la propria vettura senza sosta (e con esiti eccellenti, nonostante quel marmo messo dietro e di nome Renault… quanta ragione aveva, ha, la Red Bull in proposito…) mentre a Maranello, oltre a non beccare un solo aggiornamento, hanno smesso di pensare al presente e futuro (più o meno immediato) da tempo. Mi sa che il Rosso, sarà solo di sera…

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