Quando la FIA uccise la Formula Uno

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Fra non molti anni potremmo trovare in libreria un libro con questo titolo: “Quando la FIA uccise la Formula Uno. Il sottotitolo potrebbe essere, come logica conseguenza: “Come la Federazione Internazionale dell’Automobile si suicidò”. Sembra fantascienza, ma a mio parere è un “what if” o “cosa sarebbe accaduto se”, che ha alte probabilità di diventare realtà. D’altronde, la Sci-fi si è spesso incaricata di mostrare in anticipo cosa sarebbe potuto accadere, venendo sovente superata dalla realtà. Ed è pieno di meravigliosi libri e film che possono essere citati, alla bisogna, per fare bella figura in società.

In effetti, la FIA capitanata dal “napoleonide” (permettetemi di chiamarlo così, fra il serio ed il faceto), sembra non avere le idee molto chiare. Ma imperterrita continua verso il burrone. Il problema è sempre quello: lo strabismo di fondo fra sicurezza e contenimento dei costi, i due pilastri dell’era Todt. La Formula uno sembra una bella signora, un pochino avanti con l’età ma ancora piacente, che però ha gli occhi che vanno uno da una parte, uno dall’altra. 

Vediamo…

Per la riduzione dei costi pensi di togliere un giorno dal fine settimana sportivo, ma vuoi allungare il mondiale con altre tappe. La logistica non è un’opinione. Le squadre devono spostarsi, pagare gli uomini per altri giorni, etc etc. Anche a chi non è esperto di bilanci, salta subito all’occhio che se passa questa ipotesi, i costi per le squadre non possono diminuire. Elementare Watson.

Jean Todt, Michael Schumacher,Rubens Barrichello, Luca Cordero di Montezemolo – Ferrari

Sempre per la riduzione dei costi, usi solo tre PU per tutto il mondiale. Quanto costa sviluppare unità propulsive (evolute come quelle ibride) che durino pure tanto cadauna? Capolavori di ingegneria,  concordo, e non sono neanche un amante tout-court degli aspirati (la tecnologia più obsoleta per i motori a combustione interna). Ma ciò non toglie che costino, e anche molto. Naturalmente, se allunghi il Mondiale e restano sempre 3 PU, i momenti in gara in cui i piloti dovranno guidare da tassisti aumenteranno notevolmente…

Vuoi estendere il parco chiuso sin dalle FP1 di ogni singolo Gran Premio. Immagino che lo scopo sia avere un set up standard… come le auto di serie (se si eccettuano le supercar): le compri e quello sono. Ma… la sicurezza? Se una monoposto non è regolata al meglio, diventa anche pericolosa da guidare… Mi direte: ok, facciamo un set up virtuale! Caspita! Introduci una variabile non da poco che va ad incidere pesantemente sulla sicurezza. E che inficia pesantemente la possibilità dei piloti di guidare al massimo delle loro possibilità. Capolavoro!

Già da parecchi anni, non vi è possibilità di intervenire fra sabato e domenica se piove o viceversa. E in questo caso, che fine fa la sicurezza, quella che Todt e la FIA sbandierano ovunque?

S’è sempre detto che chi ci ha perso maggiormente dalla cancellazione dei test liberi è stata la Ferrari. Vedi un po’… ha ben due circuiti di sua proprietà! 

La Scuderia di Maranello, tra l’altro, ha sempre difettato nello sviluppare la monoposto da quando hanno abolito i test liberi. Con il simulatore e la galleria del vento gli uomini in rosso hanno sempre bisticciato. Ovviamente, con le monoposto che girano in pista è facile capire se i dati virtuali hanno aderenza con la realtà. Ciò non garantisce comunque la vittoria, ad onor del vero. La Ferrari le prendeva anche quando girava ore ed ore in solitaria…

I simulatori avranno, probabilmente, il vantaggio di costare meno di un test “reale”, anche se non è che te li regalino. Ma siamo sicuri che avendo un circuito a due passi dalla sede della Scuderia, come Fiorano, costi molto? Permettetemi di avere qualche piccolo dubbio.

Jean Todt – Ferrari

Quindi, sorge spontanea la domanda: come mai Mattia Binotto se ne esce contro il ritorno ai test liberi? Colpo di calore?

Cosa è cambiato da quando il presidente Montezemolo urlava ai quatto venti, stracciandosi le vesti e cospargendosi silenziosamente i capelli di cenere, una rediviva Cassandra, che la Formula Uno era l’unico sport in cui gli atleti non potevano allenarsi?

Ma proprio il plurititolato presidente, qualche anno prima, aveva buttato dalla rupe Tarpea la Fota  (dopo averla data al mondo) e il suo potenziale campionato alternativo in due secondi. Poi la sua mano aveva utilizzato una penna (immagino stilografica) per dire SI a niente poco di meno che: era ibrida e, ancora prima, i V8 bloccati e il divieto quasi integrale dei test…misteri della Formula Uno…

Intanto, io continuo a pensare a quel libro ipotetico, sulla fine di uno sport bello come pochi…

Ma magari, questa volta mi sbaglio.

Autore: Mariano Froldi@MarianoFroldi

2 Commenti

  1. Mi permetto di aggiungere: per parola di tecnici mercedes, ma non solo loro, per far durare 3 unità l’intera stagione si devono sacrificare al banco almeno 200 unità comprese quelle di sviluppo stagionale (non scherzo affatto), con costi spaventosi per la ricerca in termini di materiali, metodologie di fusione e lavorazione, trattamenti termochimici. Se il motore deve sopportare anche e solo 1 gp in più, lascio immaginare. In riferimento ai simulatori; credo costino quanto i test privati, e forse anche di più. Domandare alla NASA quanto costò il simulatore evoluto per lo space shuttle.
    I continui cambiamenti di regolamento non riducono i costi, non riducono il divario tra piccoli, medi e top team, non incrementano la sicurezza (e la sicurezza non sempre va d’accordo con spettacolo, vedesi estrattori tagliati, pattino da 60 mm sotto la vettura, previsti ed attuati già prima della morte di Senna).
    La vedo male, malissimo, i nuovi regolamenti non sembrano fatti ne’ per il taglio dei costi ne’ per lo spettacolo…

  2. Introdurre motori da 4 litri 8 cilindri
    Con strozzatura all’aspirazione e si risolve in un solo colpo affidabilità e costi

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