Pierre Gasly danza su un vulcano

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Il sedile della RB15 di Pierre Gasly è rovente. Le prestazioni sciorinate dal giovane pilota hanno creato un clima ribollente all’interno della Red Bull che è ormai orientata alla sostituzione del francese che, per una serie di motivi tangibili e non, si è reso protagonista di una stagione sotto tono. E la definisco in tal misura per esser magnanimo e non infierente. Perchè si è arrivati in questa situazione? Come mai il numero 10 ha disatteso – per il momento – le tante aspettative che Helmut Marko e Chiris Horner riponevano su di lui? Perchè, insomma, Pierre Gasly danza su un Vulcano pronto ad eruttare?

L’immagine di un Gasly saltellante sulle punte dei piedi per evitare la tremenda colata piroclastica mi sovviene grazie ad un famoso brano dei Genesis dal titolo “Dance on a Volcano” nel cui incipit si esorta il protagonista della storia musicata ad esser celere nello scalare il fumoso monte per evitare di essere trasformato in statica pietra. Ebbene, rimanendo in metafora, quella “dirty old mountain” pare avere le sembianze di Herr Heltum Marko che di certo non ha i tratti dolci e rassicuranti della Fata Turchina. Perchè la posizione del dirigente austriaco pare ben chiara ed è orientata alla sostituzione dell’ex STR. Un avvicendamento non subitaneo. E questo già è un fatto inedito vista la storia dell’ex pilota che, chiedere a Kvyat, raramente ha indugiato nel favorire promozioni sorprendenti e retrocessioni dal sapore amaro della stroncatura senza appello.

L’ascesa del francesino

Eppure Pierre Gasly non era un brocco. Probabilmente non lo è tutt’ora. Ma si è messo effettivamente nella condizione di apparire come quel proverbiale vegetale che identifica chi non ha spiccate attitudini nel compiere un dato lavoro. Nel nostro caso guidare a livelli tali da giustificare la sua presenza nella massima categoria del motorsport. Dove siano state smarrite le doti di pilotaggio è un mistero. Perchè le possedeva. Evidenti.

Nelle serie inferiori il ragazzotto era un’ira di dio. Non a caso vieni notato da Marko, Horner e dall’ambiente Red Bull che di talenti ne capisce avendo subodorato, facendoli sbocciare, quelli di Sebastian Vettel, Daniel Ricciardo e Max Verstappen. E mi limito a citare i casi più noti.
Dopo la solita trafila nei kart e nelle categorie minori francesi, con risultati positivi, Pierre debutta nella GP2 nel 2014, a Monza. L’opportunità la ebbe in maniera un po’ fortunosa: dovette, infatti, sostituire il connazionale Tom Dillmann – che un fulmine di guerra non è come dimostra la sua avventura abbastanza anonima in Formula E – impegnato in una concomitante competizione. Pierre si mise subito in mostra e, in un percorso durato due anni, arriva a vincere la GP2 del 2016 mettendosi alle spalle il nostro Antonio Giovinazzi (altro pilota che sta soffrendo le pene dell’inferno in questa stagione) e Sergey Sirotkin, abitué dei paddock della F1.

Il ragazzo, già nel 2015, era in orbita Red Bull, tant’è che fa alcuni test con la Toro Rosso e con la RB11, in Spagna. Le attenzioni di Marko diventano sempre più forti tanto da concedergli il ruolo di pilota di riserva oltre altre sessioni di test, nel 2016.

E’ nel 2017 che Pierre opera il grande balzo nella F1. In Malesia si prende il sedile della Toro Rosso di un Daniil Kvyat in crisi nera. Le prestazioni saranno subito convincenti tanto che sarà il pilota ufficiale per la successiva stagione 2018.

L’annata ha il suo picco immediatamente, col quarto posto in Bahrain. Prestazione non più replicata in una stagione nella quale, comunque, il francese andrà a punti a Monaco (7°), in Ungheria (6°), in Belgio (9°) e in Messico (10°) per un totale di 29 punti che gli valgono la quindicesima posizione nella graduatoria finale. Gasly batte abbastanza nettamente Brendon Hartely che finisce mestamente penultimo con soli quattro punti in bisaccia.

Forse risiede proprio in questo duello vinto agevolmente il primo difetto di percezione circa la prontezza del francese a fare il grande salto. La carriera di Hartely in F1 non è stata un granché, averlo battuto in scioltezza ha probabilmente condizionato un giudizio evidentemente rivelatosi superficiale. In ogni caso che il pilota transalpino viene promosso in prima squadra per la partenza di Daniel Ricciardo, attirato dal progetto – e dai milioni di euro – della Renault.

Schiacciato da un macigno olandese

E veniamo alle note dolenti, al confronto con Max Verstappen. Da premettere che Max è l’ultimo avversario col quale un professionista del volante vorrebbe confrontarsi. Figuriamoci se a corrergli affianco è un driver con relativamente poca esperienza che ha comunque il compito ingrato di sostituire un volpone quale è Ricciardo. Che pure ha dovuto sudare camicie per tenere testa al ventiduenne di Hasselt. Fatto questo inciso va però sottolineato che le prestazioni di Gasly sono deludenti, quasi fallimentari. Sia in qualifica che in gara.

Al sabato il francese becca un inappellabile 11-1 dal collega di team. L’unica volta in cui ha battuto il compagno di squadra è successo in Canada, dove peraltro l’olandese è incappato in una qualifica problematica. A far rumore è il distacco medio che il francese paga. Se consideriamo la somma di tutti i settori parziali (T) che hanno composto i 12 turni di qualifiche (36 T in totale) emerge un dato abbastanza imbarazzante: Pierre Gasly è il pilota che perde in maniera più netta il duello cronometrico col collega di box.

Senza annoiarvi con i dati relativi ai dieci team, mi soffermo su tre duelli interni: Perez vs Stroll, Russell vs Kubica e, appunto, Verstappen vs Gasly. Si tratta, in pratica, delle coppie che hanno mostrato l’andamento piè estremo. Iniziamo dagli alfieri della nobile decaduta Williams. Nel 10-2 in favore del britannico, Kubica becca un distacco aggregato di 5”632. Un’enormità. Ma non è il gap più grande.
Peggio è capace di fare Lance Stroll, qualificatosi 12 volte su 12 alle spalle del più esperto e veloce Sergio Perez. In questo caso il distacco totale si attesta sui 6”106. Ultimo nella speciale classifica è proprio Pierre Gasly che, con uno score di 11-1, si ritrova sul groppone un gap totale di ben 6”280. Numeri impietosi nella loro freddezza. Numeri che ovviamente sono oggetto di attenzione di ingegneri, tecnici e dirigenti della scuderia anglo-austriaca.

E se in qualifica la situazione è quella poc’anzi fotografata, in gara le cose non migliorano. Anzi. Gasly è riuscito ad arrivare davanti a Verstappen in una sola occasione, in Inghilterra. Ma non ha meriti particolari per questo conseguimento. Max, infatti, è stato condizionato dal tamponamento di un imprudente Sebastian Vettel che ha mandato in testacoda la RB15 facendole perdere un podio praticamente acquisto. Dunque, in condizioni normali, ci troveremmo dinnanzi ad un perentorio 12-0.

I perchè della crisi

Alla base di questa crisi vi sono sicuramente ragioni tecniche. Con ogni probabilità l’ex Toro Rosso mal si sposa con una monoposto che è andata in una direzione di sviluppo tecnico più consona allo stile di guida di Verstappen. Questa è certamente un’attenuante, ma non può giustificare distacchi così grossi. Sia a livello cronometrico, che sul versante piazzamenti/punteggio.

In questo momento “Mad Max” ha nel suo bottino ben 181 punti che gli valgono la terza piazza in classifica ad un tiro di schioppo da Valtteri Bottas. Il figlio d’arte, inoltre, è l’unico pilota ad aver spezzato il regno assoluto della Mercedes con due vittorie. Condite da un piazzamento in seconda posizione e due terzi posti. Gasly il podio l’ha sfiorato e odorato a Silverstone in condizioni fortunose. Con questa vettura non ottenere nemmeno un piazzamento nei primi tre è un delitto. Così come racimolare la miseria di 63 punti.

Se la Red Bull non è seconda nella graduatoria costruttori è solo per demerito del francese. La RB15 è ormai seconda forza tecnica del mondiale da diverse gare. Horner ne è consapevole e sa che un terzo posto a fine anno sarebbe ascrivibile solo ed esclusivamente alla prestazioni opache di Gasly.

Sicuramente c’è qualche implicazione psicologica alla base di un tale delta prestazionale. Il team di Milton Keynes sta però aiutando in ogni modo il francese. Marko, noto “mangiapiloti”, è stato fin troppo mansueto nelle sue esternazioni. Horner solo negli ultimi tempi ha iniziato a mettere in discussione le prestazioni del giovane driver esigendo una seconda metà di campionato condotta in una maniera più convincente. Insomma, ciò che la Red Bull ha fatto nell’ultimo anno con Ricciardo, che non fu messo in condizione di esprimersi al meglio, non si sta verificando con Gasly. Dal canto suo il ventitreenne di Rouen sta subendo la grandezza tecnica di Verstappen che, lo ribadisco, aveva messo in crisi l’italo-australiano che, a sua volta, aveva determinato la partenza di un quattro volte campione del mondo a suon di prestazioni da urlo.

Pierre Gasly: quale futuro?

In questo momento il sedile di Gasly traballa in maniera preoccupante. Non pare che vi possano essere gli estremi per la permanenza in Red Bull, a meno che la rotta non venga invertita con decisione nelle ultime nove gare. Prospettiva onestamente poco credibile. Va considerato, ancora, che siamo in pieno mercato piloti che potrebbe essere rovente proprio tra le seconde linee.

Con la line-up Ferrari blindata per il 2020, saranno Mercedes e Red Bull a vedere, con ogni probabilità, dei cambiamenti nella seconda guida. Se a Brackely si percorrerà la soluzione interna, con Ocon a sostituire Bottas, in Red Bull questo scenario pare meno realistico. Albon, seppur autore di una stagione convincete, sarebbe un azzardo così come lo è stato Gasly. Un Kvyat-bis pare altrettanto improbabile. All’orizzonte non si vedono altri talenti provenienti dall’academy RB già pronti al grande salto. Ecco che l’opzione Bottas in chiave “tori rossi” potrebbe divenire concreata.

E Pierre? Il suo futuro è avvolto in una nebulosa. Il duo della Toro Rosso sta ben figurando e non si può immaginare un avvicendamento. In RB la strada è sbarrata. Altrove non ci sono team disposti ad investire su un ragazzo che ha fallito l’occasione della vita. Il rischio concreto è che il sogno della promozione in un top team si possa realmente trasformare in un incubo infinito che sarebbe formalizzato in un anno sabbatico o nel trasferirsi in una categoria diversa dalla Formula Uno. Insomma, un declassamento dal quale difficilmente ci si riprende.

Pierre Gasly danza su un vulcano. Riuscirà a salvare la stagione e il posto in Red Bull o tra qualche anno ci ricorderemo di lui come dell’ennesima meteora infuocata che ha attraversato rapidamente il firmamento della F1? Nove gare e avremo la risposta.

Autore: Diego Catalano@diegocatalano77

Foto: Red Bull

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