Max Verstappen loda la Honda

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E’ una stagione sinora esaltante quella della Honda. Il legame con Red Bull generava qualche preoccupazione tra gli addetti ai lavori e invece pare che Adrian Newey e Chris Horner ci abbiano visto davvero lungo quando, arrivati ai ferri corti con la Renault, decisero, anche per scarsezza di opzioni, di legarsi al motorista nipponico. Il 2018 è stato un grande allenamento, con la Toro Rosso a fare da cavia per la sorella maggiore che ora sta assaporando i frutti maturi di un lavoro di sviluppo costante, continuo e corposo. I tecnici del Sol Levante, che in F1 hanno scritto pagine indimenticabili specie con la McLaren e con Senna, hanno sfornato un prodotto tecnico che sta colmando sempre più il divario con le power unit di riferimento: Ferrari e Mercedes. Honda, insomma, si gode una sorta di rivincita verso chi dubitava, pochi anni fa, delle loro capacità di reagire ad una serie sconcertante di guasti condita da performance non proprio rimarchevoli. Grave errore. Perchè i giapponesi, in passato, hanno dato ampie dimostrazioni di saper arrivare al top grazie ad un’etica del lavoro basata su abnegazione e determinazione. E’ chiara la sensazione che certi risultati ottenuti dal team di Milton Keynes siano ascrivibili proprio alle potenzialità di questa power unit ibrida che diventa sempre più generosa in cavalleria. Oltre che guidabile. Max Verstappen loda la Honda, individuandola coma il primo elemento alla base delle performance della RB15

La Formula Uno nell'era del complotto

La Red Bull era da tutti considerata l’outsider del campionato 2019 che doveva dipanarsi nel duello preventivato tra Mercedes e e Ferrari. Se gli anglo-tedeschi, in virtù di un Hamilton sempre affamato e grazie ad una W10 alle soglie della perfezione, non hanno tradito le attese (anzi, forse le hanno addirittura superate), è la Ferrari ad esser venuta meno alle iniziali previsioni. I “bibitari”, dunque, hanno scalato la gerarchia e sono riusciti a strappare due vittorie di tappa all’assolo delle Frecce d’Argento. Una classifica che non li vede in scia alla Mercedes solo perchè in Red Bull c’è un solo battitore, considerata l’annata nerissima di Pierre Gasly silurato in favore di Alexander Albon. Due vittorie nette (Austria e Germania) che potevano essere tre se in Mercedes non avessero indovinato una strategia perfetta messa in atto, in Ungheria, da un Lewis Hamilton in versione Schumacher. Tre vittorie che poi è anche il numero di cui aveva parlato Helmut Marko in apertura di campionato tra risolini e sberleffi di chi continuava ad essere malfidente nei riguardi del motorista di Tokyo.

E invece i fatti dicono che quella soglia è tutt’altro che impossibile da raggiungere. Verstappen, all’inizio titubante sulla pinguedine di potenza del sei cilindri della “Grande H”, sembra oggi un pilota entusiasta della “bestia” che spinge la sua RB15: “Ora sono felice” – ha dichiarato Max a Motorsport. “Ero cauto, all’inizio, nel giudizio sulla partnership Red Bull – Honda perchè qualcosa non andava; la monoposto non rispettava i parametri che ci eravamo prefissati. Adrian Newey e il suo staff hanno lavorato velocemente portando in fabbrica tante novità che hanno funzionato rendendo la vettura molto piacevole da guidare. E’ in Austria – ha aggiunto un raggiante Verstappenche la stagione ha preso la svolta definitiva perchè le novità mi hanno permesso di spingere fino in fondo la RB15“.

Le dichiarazioni del “33” confermano quella tendenza che si ripete da anni: l’attitudine delle monoposto uscite dalla penna di Newey a migliorare in corso d’opera. Sovente è successo che una Red Bull, partita in sordina, si sia poi rivelata la macchina, telaisticamente parlando, più pronta del lotto. Il 2019 non fa eccezione e Max lo conferma. Così come i risultati. Ma quest’anno c’è una novità: il motore progredisce di pari passo, evolve insieme alla vettura nel suo complesso. La specifica tre, che non dovrebbe essere l’ultima della stagione, ha letteralmente messo le ali alle macchine che, in date condizioni, possono godere di mappature particolarmente spinte che hanno permesso al talento di Hasselt di portare a casa la posta in palio. La cavalcata di Spielberg è stata possibile proprio per questo: mentre le avversarie arrancavano per problemi di respirazione (Mercedes) o per fuel saving (Ferrari) la power unit Honda trottava a pieno regime. Cosa che ha consentito a Verstappen di risucchiare Charles Leclerc avviato verso la prima vittoria in carriera.

Honda, specie dopo quanto si è visto con la McLaren negli anni precedenti, è stata cauta all’inizio. Hanno avuto il giusto approccio, sono cresciti con calma evitando le rotture. La monoposto è migliorata ma avevamo bisogno di più spinta – ha rivelato l’olandese – e la Honda ce l’ha fornita. Ora, grazie a motori più potenti, riusciamo ad essere costantemente nelle prime posizioni“.

Il matrimonio Red Bull – Honda, insomma, pare produrre grandi soddisfazioni. Nato un po’ sommessamente e quasi per questioni di reciproca necessità, questo legame è la base per un futuro roseo. Il 2019 ha detto che gli anglo-austriaci stanno arrivando poiché hanno quasi del tutto annullato, specie in gara, il distacco dalla Mercedes. E sembra abbiano superato le SF90 in prestazioni. La prossima stagione sarà quella della sfida aperta per il mondiale. Dopo sei anni in cui Horner e soci hanno dovuto masticare amaro nel vedere la Mercedes prendersi e divorare avidamente tutta la torta.

Autore: Diego Catalano@diegocat1977

Foto:
Alessandro Arcari – @berrageizf1
Honda Racing
Red Bull

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