Le avventure di Binotto

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7 gennaio 2019, ore 11:00: è momento in cui hanno avuto inizio le avventure di Binotto come team principal della Scuderia Ferrari andando a sostituire Maurizio Arrivabene. Mantenendo, comunque, il posto di direttore tecnico.

Il cambio era molto auspicato dai tifosi ferraristi, ma fino ad ora non ha portato ai risultati sperati, anzi: ad oggi il team di Maranello non ha conquistato nemmeno una vittoria, è fuori dalla lotta per entrambi i titoli, i piloti sono solamente 4º e 5º in classifica e la scuderia è seconda nel costruttori solo perché la Red Bull-Honda corre di fatto con un pilota, altrimenti sarebbe dietro anche al team austriaco. Un vero disastro.

Le ragioni di un disastro

Perché la Ferrari, dopo aver partorito due macchine in grado di tenere testa alla Mercedes come la SF70-H e la SF71-H, per questo Mondiale ha portato in pista una SF90 che non è né carne né pesce? A mio avviso le ragioni sono due.

La prima è di carattere politico: Marchionne aveva già deciso di sostituire Arrivabene con Binotto. Purtroppo, con la scomparsa del presidente della Ferrari, c’è stato un vuoto di potere: la nuova dirigenza ha impiegato troppo tempo per fare una scelta che di fatto era già stata operata, facendo credere ad Arrivabene che poteva ancora salvare il posto e scatenando una guerra interna fratricida che ha fatto molto male alla Ferrari; guerra di cui ancora oggi la scuderia ne sconta le conseguenze. Il cambio, purtroppo, è avvenuto troppo tardi, quando i piani per il 2019 erano già stati fatti e Binotto non è potuto intervenire sull’organigramma della squadra, facendo questo lavoro solamente ora a mondiale in corso.

La seconda è ovviamente di ragione tecnica: il gruppo di ingegneri capitanati da Binotto non è stato in grado di interpretare (sottovalutandoli?) i cambiamenti tecnici, sbagliando il concetto della macchina. A Maranello hanno puntato tutto sull’efficienza aerodinamica, come già fatto con la SF71-H. Ma stavolta, a differenza della scorsa stagione, non sono riusciti a recuperare i livelli di DWF tramite l’accoppiata fondo + diffusore. La SF90 è molto veloce sui rettilinei per via della sua configurazione, ma perde troppo nelle curve: il posteriore scivola e la monoposto arriva negli ultimi settori del circuito in overheating. In più, la vettura si è rivelata anche poco affidabile rispetto al modello precedente e, se la PU è potente, questa caratteristica si può sfruttare solamente in qualifica perché in gara il motore consuma troppo carburante e deve ricorrere sin troppo spesso al fuel saving.

Stagione maledetta… o benedetta?

Inutile girarci intorno: la stagione della Ferrari, per ora, è stata un fallimento. Ma è anche stata maledetta: il team di Maranello non è mai riuscito ad avere un weekend senza problemi, tra macchina poco competitiva, mancanza d’affidabilità quando la monoposto era veloce, errori dei piloti e del team. Insomma, è sempre mancato il classico centesimo per fare l’euro.

La Ferrari, durante l’anno, ha avuto svariate occasioni per vincere dei Gp, nonostante la macchina poco performante: la SF90 aveva il potenziale per vincere almeno 4 gare (Bahrain, Canada, Austria e Germania) ma non è mai riuscita a concretizzarlo. In Bahrain c’è stato il problema tecnico per Leclerc quando era ampiamente al comando mentre Vettel si è girato durante il duello con Hamilton. A Montreal, invece, ci fu l’errore di Seb in curva 3 con conseguente discussa penalità. In Austria è stato un errore di strategia a tarpare le ali ad un fantastico Leclerc, mentre Vettel ha dovuto soffrire di un problema tecnico in qualifica e di un errore al pit durante la gara. Infine, ad Hockenheim, la gara è stata persa al sabato, quando entrambe le SF90 sono state messe KO da problemi tecnici, mentre di domenica è stato il turno di Leclerc che con un errore in curva 16-17 ha buttato al vento una più che probabile vittoria. Senza scordare altre topiche gravi come quelle di Leclerc a Baku, Vettel a Silverstone e del team nelle qualifiche di Montecarlo.

Non ci si può nascondere: la Ferrari è in difficoltà su tutte le aree, sia in quelle tecniche che in quelle umane (piloti + team) e c’è bisogno di intervenire per sistemare gli enormi difetti. Ma senza le solite rivoluzioni, solamente con dei rinforzi mirati. Perchè gli stravolgimenti totali, in F1, raramente hanno pagato.

Ed è per questo che questa stagione disastrosa in realtà può essere molto utile: pensate per un attimo se la Ferrari fosse riuscita a vincere quelle 4 gare che, come dimostrato, erano alla portata: adesso si parlerebbe di una lotta per il mondiale che in realtà sarebbe stata comunque impossibile visto che la SF90 non può competere con la W10 in tutti i circuiti. I difetti della scuderia sarebbero rimasti nascosti, come accaduto negli ultimi due anni.

Invece con questa situazione tutte le problematiche del team Ferrari sono venute a galla. Si possono prendere coscienza di esse e Binotto può intervenire per risolverle, come d’altronde sta già facendo.

Il team principal adesso è impegnato in un lavoro che in pista non si vede ma che è molto importante: la riorganizzazione del team. Infatti, in questi mesi, si è visto un gran via vai di tecnici e ingegneri in quel di Maranello. Una riorganizzazione che finirà il 1º novembre con il ritorno di Simone Resta che lavorerà sul progetto 2021. Binotto è molto abile a mettere gli uomini giusti al posto giusto, come già dimostrato da responsabile del settore motoristico prima e da direttore tecnico poi.

Ci vorrà un po’ di tempo, ma la bontà di questi cambiamenti la vedremo solamente tra un paio di anni. A Maranello stanno lavorando proprio per farsi trovare pronti per quella data. Anche se questo vorrebbe dire sacrificare, oltre a quello in corso, anche il 2020. Oggi, infatti, sembra la SF90 è stata trasformata in una macchina laboratorio per la raccolta di dati.

Le avventure di Binotto nel team modenese sono partite in maniera negativa, ma chissà che non possano avere un lieto fine…

Postilla. Sui social è già partito l’hashtag #BinottoOut, con altrettanti inviti a dimettersi. Bisogna ricordare che la F1 non è come nel calcio che una volta cambiato allenatore la squadra torna magicamente a vincere. Il motorsport è molto più complicato sotto questo punto di vista. L’eventuale uscita dalla Ferrari di Binotto sarebbe attualmente la cosa peggiore che può capitare a Maranello, la via più breve per non vincere nulla per moltissimo tempo. Il TP sta assemblando ora la squadra a sua immagine e somiglianza, sostituirlo vorrebbe dire aver perso ulteriore tempo sulla strada del ritorno al successo.

Tutti i manager hanno avuto bisogno di tempo per trovare l’assetto giusto del team, anche Jean Todt, all’inizio, ha faticato tanto. Diamo tempo e fiducia a Binotto.

Autore: Mattia Maestri – @mattiafunoat

Foto: Alessandro Arcari@berrageizf1Ferrari

7 Commenti

  1. Che storia fantastica, dipinge un presente fallimentare prospettando un futuro radioso. Binotto come uno stratega eccelso, che sta tessendo un nuovo mattino. Sono in completo disaccordo, Binotto è dominato dagli eventi e non sa dove mettere le mani. Ha usato mezzo miliardo di budget senza risultati.

  2. Ma di quanto tempo necessita la Ferrari per assestarsi a livello tecnico gestionale?, stiamo parlando da almeno un lustro di: ” team giovane, organizzazione orizzontale e non piramidale, bisogno di acquisire esperienza”, prima discontinuità (fine 2014 voluta da Sergione), dopo stabilità per portare l’attacco a MB, ma ben prima del 2021, o forse ricordo male io quando Marchionne dava Vettel campione ed in apertura di un ciclo già dal 2017?, per lui era inconcepibile attendere il 2021, per lui questi ultimi 5 anni del decennio dovevano portare almeno un paio di titoli.
    Oggi sembra che si addossino le colpe della debacle 19 e della perdita della bussola dopo Settembre 18, al fatto che morendo il presidente ha lasciato tutti spaesati e senza una guida che gli indicasse le strade giuste per il futuro.
    Signori, se c’è stata lotta interna tra due contendenti, per tenersi stretto il posto da una parte, e pretendere il legittimo diritto di una scelta fatta dal fù presidente dall’altra, e questa lotta ha distolto le attenzioni sul progetto attuale e sull’intuire in tempo scelte coerenti con i nuovi regolamenti, gomme 19 in primis, la responsabilità è solo dei fautori di questa “lotta”.
    La Ferrari del dopo Marchionne (Elkann su tutti), sta per adesso facendo vedere solo il peggio di se, Binotto nel 18 era il DT, e come tale doveva essere perfettamente in grado di comprendere in tempo assieme al suo staff, i vantaggi e gli svantaggi della gomma 2019, i vantaggi e gli svantaggi delle nuove ali e della nuova aero in generale, i vantaggi e gli svantaggi nel mantenere schemi sospensivi tradizionali.
    Lui ha solo deliberato un grissino che va come un razzo sui dritti, non troppo affidabile, con una PU che in gara è meno potente della Honda causa consumi da Boeing, ad oggi dimostra che ha trascurato e sottovalutato troppe cose che in corsa è impossibile rimediare.
    SF90 in definitiva è un’auto buona per vincere delle gare ma non per lottare per il titolo.
    Questa è la grande colpa di Binotto&c.
    Ora si vuole una Ferrari a sua immagione e somiglianza in tutto per fare bene il 2020 e sperare in un apertura ciclo nel 2021…Intanto saranno passati 14 anni dall’ultimo titolo piloti…Non preoccupatevi a Maranello, “noi non abbiamo fretta”

  3. La Ferrari attuale è la sovrapposizione esatta di FCA, un gruppo che non fa ricerca
    che pensa solo al dividendo azionario…. In Ferrari va bene così… licenziati tutti i tecnici più capaci e costosi sI vivacchia con i proventi FOM, e non frega niente a nessuno prendersi 61 secondi da Mercedes……..

  4. La SF90 non è molto diversa dalla 70H. La prima, cortissima, era un fenomeno da circuiti tortuosi (Montecarlo, Singapore…) ma pagava scotto in quelli più veloci. E’ riuscita tener testa (mai realmente, in verità) alla MB solo a causa di errori/sfortune del team inglese. Al contrario questa del 2019 è un fenomeno da circuiti veloci e paga molto in quelli più guidati. Causa errori/sfortune che assillano il team in rosso contro una MB praticamente perfetta…ecco il disastro. L’unica monoposto a tratti al pari della W09 è stata la 71H, viziata però, dal dubbio dell’irregolarità della doppia batteria. Più che altro, contesto il fatto che hanno spinto molto sull’aerodinamica rendendo inaffidabile il pacchetto PU, come nello sciagurato 2014 che costò il posto ad un, forse, incolpevole Ing. Marmorini. A Maranello, continua il regno della precarietà: non c’è pazienza: si vuole tutto subito…ed intanto si continua a non vincere nulla. I talenti ci sono (Simone Resta?) ed una dimostrazione sta nel fatto che quando cambiano casacca…magicamente migliorano la monoposto o addirittura battono la Ferrari stessa (Costa…Allison??). Dimenticavo, last but not least, presidente e AD non pervenuti. Pensare che Camilleri non mi è piaciuto fin dall’inizio. Mentre Yaki, è una triste conferma.

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