Isola: “La Mercedes ha capito prima le gomme”

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Il tema pneumatici è al centro di ogni dibattito relativo alla Formula Uno attuale e futura. Quest’anno si è parlato di gomme fin troppo spesso e, sovente, lo si è fatto in maniera strumentale. O andando ad alimentare assurde voci circa accordi sottobanco tra il gommista iltalo-sinico e chi il mondiale lo sta dominando dall’alto di dieci vittorie su dodici gare. A tal proposito si è nuovamente reso necessario l’intervento del responsabile corse della Pirelli che ha sagacemente messo un argine a certe valutazioni sul prodotto che l’azienda ha offerto ai team. In soldoni, il concetto espresso da Mario Isola è semplice: “La Mercedes ha capito prima le gomme“. Per questo vince.

Il racing manager della “P Lunga” è intervenuto già in precedenza per smorzare un clima avvelenato, a ben vedere, proprio dai protagonisti del Circus che, tramite alcune uscite poco felici, hanno alimentato certa stampa che è andata a nozze quando il tono delle dichiarazioni aveva superato il normale livello di guardia. Non è questa la sede per rispolverare e riproporre tutta una serie di esternazioni fatte in momenti diversi dai responsabili di certe scuderie che, probabilmente, per giustificare progetti che non riuscivano a sfruttare appieno il potenziale delle coperture, non hanno saputo fare di meglio che puntare il dito accusatore. Salvo poi, in alcuni casi, essere smentiti da se stessi.

Emblematico è il percorso compiuto, per citare il caso più eclatante, dalla Red Bull. Il team anglo-austriaco è stato uno dei più accesi oppositori della Pirelli. Prima Helmut Marko e poi Chris Horner, passando per i piloti ufficiali, hanno spesso lanciato bordate rumorosissime circa un prodotto costruito sulle specifiche della Mercedes W10. Tanto da chiedere, insieme alla Ferrari e ai rispettivi team satellite, una revisione delle attuali gomme, con un ritorno alla specifica 2018. Ossia quella con battistrada più spesso di 0,4 mm che tanti problemi di blistering aveva presentato e che è stata sostituita, arrivando alla specifica 2019, proprio a fronte di una richiesta unanime delle squadre e della FIA stessa. Insomma, una sorta di guazzabuglio dove la coerenza di alcuni attori è andata a farsi benedire.

Dicevamo della RB15. Una vettura che all’inizio mal comprendeva le gomme Pirelli che, dopo un lavoro pesante e produttivo, è riuscita a diventare una macchina che si sposa perfettamente col le scarpe che indossa. Tant’è che la critica al gommista è del tutto sparita dalla narrativa e dalla comunicazione ufficiale del team di Milton Keynes. E la cosa è successa, guarda caso, da quando Max Verstappen ha iniziato a vincere e a sciorinare prestazioni convincenti, tali da mettere in discussione la supremazia tecnica della Mercedes che fino al Gp d’Austria aveva dominato con una sicumera quasi fastidiosa.

Proprio sulla questione cruciale, ossia sulla comprensione degli pneumatici, Mario Isola ha speso altre parole col fine illuminare, una volta e per tutte, una dialettica che era stata resa torbida a causa di alcune illazioni. Esternazioni, quel del manager italiano, che, invero, aveva già proferito nella doppia intervista rilasciata in esclusiva a Formula Uno Analisi Tecnica (link 1link 2) in occasione della gara di Spielberg. “La Mercedes è la macchina più veloce, ma dimentichiamocelo per un attimo. McLaren, Toro Rosso e Renault – ha riferito Isolasono state spesso molto competitive. E’ chiaro che vi siano anche altri team capaci di capire le gomme. Guardando al passato si nota che ci sono alcune squadre che hanno compreso gli pneumatici prima di altre. Alcune volte è successo alla Ferrari, altre alla Red Bull, quest’anno alla Mercedes“.

E’ evidente, dunque, che la storia abbia detto che, alternativamente, qualche equipe abbia goduto di un vantaggio sui rivali proprio in virtù di una miglior comprensione della gomme. Che altro non è che ciò che è successo quest’anno con una Mercedes che ha sviluppato un progetto capace di trasferire molta energia alle ruote. Che è ciò che le coperture 2019 vogliono per massimizzare le performance.

Su questo punto Isola è intervenuto moltissime volte. E pare che i team abbiano ben compreso la lezione andando proprio nella direzione tecnica intrapresa con anticipo da Brackley. Lo stesso Mattia Binotto, pochi giorni fa, ha candidamente ammesso che la SF90 è una vettura che non sprigiona livelli elevatissimi di downforce che era, invece, quello che serviva per meglio usare la gomme. Tant’è che il team principal elvetico ha riferito che, potesse far scorrere il tempo a ritroso, baserebbe la Ferrari su una filosofia aerodinamica diversa da quella attuale. Un’ammissione che rappresenta una piccola vittoria per Mario Isola e una grande sconfitta per chi vedeva trame oscure disegnarsi nel rapporto tra la Pirelli e la Mercedes. Che è, nei fatti, improntato alla massima trasparenza.

In questa direzione vanno lette le parole del manager italiano in relazione ad alcune dichiarazioni fatte l’indomani del Gp di Spagna dallo stesso Sebastian Vettel: “A Barcellona la Mercedes ha dominato (doppietta con Hamilton davanti a Bottas, nda), ma dopo la sessione di test che è stata effettuata a seguito della gara, Vettel ha avuto modo di fare prove comparative tra le gomme usata la domenica e quelle col battistrada normale. Ebbene, tra le due specifiche ha detto che quella più efficace era quella col battistrada più sottile. Quindi questa soluzione era la migliore. E la cosa è stata detta da un pilota della Ferrari, non della Mercedes“.

Insomma, questo nuovo intervento del manager italiano è teso a fare nuovamente chiarezza su un tema sin troppo dibattuto. Questo campionato, seppure dominato da una squadra, sta comunque offrendo gare tirate e spettacolari. Se qualche problema sussiste non è ascrivile al gommista che ha in tutto e per tutto assecondato le richieste dei protagonisti. Cosa, questa, che è stata fatta anche in chiave 2020 quando saranno introdotte gomme che avranno una finestra d’utilizzo più ampia. Ricordiamocene nel caso in cui emergesse un nuovo soggetto che schiaccia la concorrenza a suon di prestazioni. Perchè di scenari che postulano chissà quale trama oscura ne abbiamo abbastanza.

Autore: Diego Catalano@diegocat1977

Foto:
Alessandro Arcari – @berrageizf1
Pirelli

8 Commenti

  1. Beh, che altro avrebbe potuto/dovuto dichiarare?
    Non è certo comunque colpa di Pirelli se la Mercedes aveva già “capito” le gomme 2019… nel 2018…

    • No, non poteva/doveva dichiarare altro. I fatti hanno ampiamente dimostrato che il materiale fornito ai team era quello richiesto dagli stessi e provato nei testo. Nemmeno le ammissioni di Binotto bastano per capire che non v’è alcuna trama oscura ma che semplicemente qualcuno ha preso una direzione tecnica errata. Tant’è.

      • Forse data la brevità del commento, e il clima di caccia alle streghe, ha fatto equivocare il senso del mio commento: intendo dire che per filosofia di progetto la Mercedes, che più di qualche problema ha avuto con le gomme 2018, già in partenza si adattava intrinsecamente alle coperture 2019: ha avuto ben poco da “capire” rispetto agli altri.

  2. Al di là della querelle sul presunto ennesimo favoritismo Pirelli verso Mercedes, ciò che rende queste gomme forse le peggiori mai sviluppate da un gommista di F1 è la ridicola finestra di utilizzo (su alcune piste le vetture rischiano di uscirne anche nel singolo giro a seconda di quanto spingono). Che siano pessime lo ammette anche Isola stesso, che si affretta a dichiarare che per il 2020 il difetto sarà corretto, anche se personalmente avrei preferito rimanessero identiche, per evitare nuovamente che “qualcuno” le capisca prima.

    • Lungi da me voler passare per l’avvocato di Isola, ma credo che la ridottissima finestra di utilizzo sia figlia una conseguenza indiretta delle richieste, accolte da Pirelli, fatte dai team l’anno passato. Insomma, se si è arrivati a questo tipo di prodotto è “colpa” anche anche delle squadra. Comunque, in linea generale, concordo con te nello sperare che l’anno prossimo gli pneumatici siano più facilmente leggibili.

  3. mi sembra abbastanza evidente che le gomme di quest’anno abbiano corretto problematiche tipo il graining che davano fastidio principalmente ad una squadra ed abbiano nuovamente introdotto il problema della finestra stretta che era diminuito negli ultimi due anni. guardacaso chi non aveva mai avuto grossi problemi con le finestre strette è lo stesso team che aveva problemi con il graining.

  4. Resta comunque la perplessità sullo “stile” di gomme portato da Pirelli, in teoria il monogomma ha senso per eliminare una variabile nella competizione, quindi a mio parere il monogomma ideale sarebbe una copertura bilanciata, di prestazioni medie ed abbastanza costanti e dal range di utilizzo ampio, tale da adattarsi facilmente a tutte le tipologie di vettura…

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