Coppia Hamilton – Alonso: suggestione che rimarrà tale

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La storia della Formula Uno è pregna di suggestioni che, sebbene stuzzicassero la fantasia di tifosi ed addetti ai lavori, sono rimaste tali. L’ultima fascinazione di cui si è discusso è quella relativa ad un dream team composto Da Lewis Hamilton e Fernando Alonso. Ovviamente in chiave Mercedes. Una dolce sogno fatto da sette titoli complessivi (quasi otto) immediatamente spazzato via da un sempre pragmatico Toto Wolff che alla sola idea di rivedere quei due insieme ha vissuto un incubo ad occhi aperti ripercorrendo alcuni momenti nerissimi che la McLaren affrontò nel 2007, ossia nell’anno in cui la litigiosità delle due star portò Woking a regalare a Kimi Raikkonen un titolo che sembrava essere già in cassaforte. Coppia Hamilton – Alonso: suggestione che rimarrà tale. Per una serie di motivi che analizzeremo.

Da dove nascono le paure di Toto Wolff? Perchè il team principal austriaco ha categoricamente sbattuto la porta in faccia a chi lo stuzzicava sul tema? Bisogna ritornare indietro di esattamente dodici anni, al 2007. Hamilton debuttava in McLaren coi galloni del predestinato, Alonso arrivava in un team maledettamente ambizioso da due volte campione del mondo con il chiaro intento di prendersi la terza corona d’alloro. Ma due galli nel pollaio, si sa, non possono convivere. La scaramucce iniziarono sin da subito: Hamilton era veloce, irriverente e mal disposto a fare da scudiero. Alonso, gestito dal manager Luis Garcia Abad, non poteva tollerare che un ragazzino mettesse in discussione il suo regno. L’acme del conflitto si registrò in Ungheria. E da quel momento si avviò una lunga ed inesorabile discesa negli inferi per tutti i protagonisti che chiusero in maniera disastrosa quel campionato. Con Alonso che pagherà anche nel prosieguo della sua carriera in forza di scelte prese in maniera forse poco ragionata.

Ma torniamo agli accadimenti dell’Hungaroring. “L’intifada” ha inizio durante la qualifiche, quando dal muretto chiedono a Lewis di agevolare Nando. Il britannico si rifiuta di compromettere le proprie prestazione e va per la sua strada. L’asturiano ottiene comunque il miglior tempo, con Hamilton a seguire da presso. Ma la pole deriva da un bloccaggio del due volte Campione del Mondo che tiene fermo ai box il compagno di squadra che non potrà provare un secondo assalto al miglior crono. Le tensione sale alle stelle come in un romanzo di Tom Clancy ed esplode quando i commissari, ovviamente, comminano una penalità di cinque pozioni in griglia allo spagnolo. Lesa maestà!

Alonso chiede a Ron Dennis di “agire” sulla vettura di Hamilton lasciandola, per la gara, a corto di carburante. Oltre a questa poco edificante richiesta, che resta una macchia sulla brillante carriera dell’ex Renault, c’è la non tanto velata minaccia di rivelare particolari scottanti su ciò che di lì a poco sarebbe deflagrato: lo spygate ai danni della Ferrari. In ogni caso il team non cedette al ricatto e fece correre i due in condizioni di piena parità. Hamilton s’impose nel primo dei suoi sette trionfi magiari, mentre Fernando si dovette accontentare, schiumante di rabbia, di arrivare alle soglie del podio. L’indomani Alonso si presentò da Ron Dennis col capo cosparso di cenere scusandosi per le minacce e per il comportamento generale tenuto nell’occasione. Ma ormai l’idillio era spezzato. Anche perchè, di lì a poco, emersero le e-mail che incastravano Woking alle proprie responsabilità. Quella tempistica destò più di un sospetto e accelerò un divorzio che fu inevitabile.

In virtù di questa famosa spy story pare ovvio che Wolff, da sempre attento alle dinamiche interne al team, abbia glissato con veemenza sull’ipotesi di rivedere con la stessa casacca Hamilton e Alonso. “Non vogliamo ripetere certe storie vissute dai due quando erano insieme in McLaren” ha esordito con la solita pacata determinazione il n°1 di Mercedes AMG F1. “Nando è sicuramente uno dei piloti più forti in circolazione e dopo l’esperienza in Ferrari non ha più avuto la possibilità di condurre monoposto competitive“. E poi la stoccata finale: “Tutti i top team hanno un pilota “Alpha”. A volte non basta essere dei driver dotati, bisogna crearsi le giuste occasioni per arrivare nel team buono“. Parole che non lasciano spazio di manovra e che evidenziano che la tendenza di Alonso a non creare rapporti troppo sereni in seno alle squadre è una cosa che entra prepotentemente in gioco nel giudizio di un dirigente che deve andare a comporre una line-up.

Le parole di Wolff, ancora, servono a ricordare che la stessa Mercedes ha dovuto gestire un dualismo che s’era fatto rovente e che nel 2016 era sfociato in una guerra che di cavalleresco ebbe ben poco. In Spagna, infatti, Hamilton e Rosberg gettarono al vento una sicura doppietta perchè non riuscivano a mettere un freno ad un’escalation di nervosismo iniziata l’anno precedente. Quel mondiale si chiuse con la vittoria del tedesco e, soprattutto, con un clamoroso ritiro dall’attività sportiva di quest’ultimo che, in fondo, tolse più di una castagna dal fuoco a Wolff. Con una Ferrari estremamente competitiva nel 2017 e nel 2018 è irrealistico pensare che una coppia formata dal Lewis e Nico avrebbe portato a casa il titolo, belligeranti com’erano. Il TP austriaco, anche con un po’ di fortuna, ha potuto sostituire Rosberg con il più flemmatico Valtteri Bottas che, quando la classifica lo ha decretato, ha accettato senza fiatare il ruolo di scudiero.

Impensabile, or dunque, che la Mercedes si vada ad impelagare in un rovo di spine ora che ha trovato la stabilità. La posizione di Bottas in chiave 2020, ormai è arcinoto, traballa. Ma è più plausibile che venga adottata una soluzione interna che vede in Esteban Ocon il prossimo compagno di Hamilton che, al riguardo, si è espresso in termini positivi.

L’immagine di rivedere i vecchi battaglianti nuovamente sotto l’araldo del medesimo esercito è una dolce (per il tifoso) speranza che ahinoi non si concretizzerà mai. Anche perchè l’età dei due non è più tenera e una pletora di piloti arrembanti si affaccia con decisione all’orizzonte per un giusto e naturale ricambio generazionale.

Autore: Diego Catalano@diegocat1977

Foto: F1, Mercedes, McLaren

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