Un disastro chiamato Haas

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Tra le squadre più deluse e deludenti in questa prima parte di stagione sicuramente c’è il team Haas. Infatti, per gli americani, quest’inverno c’erano ben altre intenzioni: si veniva dal 5º posto costruttori ed era chiara la sensazione che la squadra di patron Gene potesse essere la 4ª forza già nel mondiale 2018. Per quest’anno, dunque, l’obiettivo era confermare quella posizione e provare (forse con un po troppo ottimismo) a dare filo da torcere alla Red Bull. Ma purtroppo assistiamo ad un mezzo disastro.

La realtà che si presenta è ben diversa e vede il team, dopo 10 gare, ad un mesto 9º posto, con appena 16 punti conquistati (14 di Magnussen e 2 Grosjean). Per giunta con un team completamente allo sbando, con piloti che ne combinano una dietro l’altra, update che non funzionano e polemiche aspre con Pirelli e sponsor.

Insomma, sembra che il team diretto da Gunther Steiner sia una bomba ad orologeria pronta ad esplodere in qualsiasi momento.

Ottimo inizio e poi… Un disastro chiamato Haas

Eppure la stagione del team Americano era iniziata benissimo: Melbourne, come sempre, si conferma un’isola felice: la VF-19 dà seguito alle buone impressioni dei test invernali e si prende il ruolo di 4ª forza, conquistando, in qualifica, un 6º posto con Grosjean e un 7º con Magnussen. Il francese, tra l’altro, ferma il suo crono ad appena 3 decimi dalla Ferrari di Leclerc.

In chiaroscuro la gara, con Magnussen buon sesto e che riesce a non essere doppiato terminando a poco più di 30” dalle due Ferrari; mentre il Grosjean è costretto al ritiro per un problema al pit stop: un vero proprio incubo per il team americano ricordando l’analogo problema avuto nel del GP dello scorso anno.

Sembra l’inizio di un buon mondiale e anche nel Gp del Bahrain la Haas conferma, almeno in qualifica, il suo ruolo di 4ª forza. Anche se stavolta viene infastidita dalla McLaren. Ma già in gara si ha il sentore che sarà un anno difficile con Magnussen solamente 13º e Grosjean nuovamente costretto al ritiro, secondo consecutivo, dopo un contatto con la macchina di Stroll.

Da qui, per gli americani, ci sarà una caduta verticale: a Shanghai vengono scavalcate in qualifica dalle Renault e in gara entrambi i piloti finiscono fuori dai punti. A Baku la situazione peggiora perché entrambe le VF-19 mancano l’ingresso in Q3 per la prima volta in stagione e, in gara, Magnussen non va più su della 13ª posizione, con Grosjean di nuovo out per problemi ai freni.

A Barcellona, grazie anche a qualche update, la situazione migliora leggermente: il team di Gunther Steiner ritrova la Q3 e i piazzamenti nei punti: 7º con il danese e 10º il francese che prende il primo punticino in campionato. Miglioramenti che sembrano essere confermati a Montecarlo dove in qualifica Magnussen ottiene un ottimo 6º posto ma in gara, per via di una strategia al quanto discutibile, non riesce ad andare oltre il 14º piazzamento. Mentre Grosjean riesce ad artigliare un punticino.

Ma da dopo il GP nel principato inizia il disastro chiamato Haas: a Montreal il francese non va oltre il 15º posto in qualifica, mentre Magnussen riesce ad entrare in Q3 ma non ha potuto disputare questa sessione perché negli istanti finali del Q2 ha stampato la sua vettura nel famoso muro dei campioni, costringendo i propri meccanici ad una notte insonne per ricostruirla.

Partito dalla Pit Lane, il danese non andrà oltre la 17ª piazza, passando l’intera gara a lamentarsi in diretta mondiale per una macchina inguidabile e per questo viene richiamato via radio direttamente dal team principal Steiner. Grosjean non fa troppo meglio visto si ferma ad un mesto 14º posto.

Nel frattempo il team statunitense si rende uno dei più attivi nella polemica contro Pirelli e, insieme a Ferrari e Red Bull, chiede un ritorno alle gomme 2018. Ciò porterà anche ad un botta e risposta abbastanza duro tra Gunther Steiner e Mario Isola.

Col passare dei GP le prestazioni non migliorano: in Francia il padrone di casa Grosjean non passa la Q1 e in gara subisce l’ennesimo ritiro; mentre Magnussen, alla domenica, riesce a mettersi dietro solamente le due Williams

In Austria si ha una reazione con Magnussen che riesce ad ottenere un fantastico 5º posto. Ma, causa sostituzione del cambio, parte dalla 10ª posizione. In gara entrambe le VF-19 si ritrovano mestamente a lottare con le lentissime Williams.

Non è finita qui, anzi: nella settimana del Gp d’Inghilterra lo sponsor Rich Energy fa un tweet nel quale dichiara di interrompere la relazione con il team americano perché quest’ultimo gli aveva promesso di lottare con Red Bull mentre erano crollati a livello della Williams, scatenando ovviamente una polemica incredibile. Poi si è venuto a sapere che un dipendente aveva cambiato le password e assunto il controllo degli account dello sponsor: licenziamento immediato.

Ma è durante il Gp a Silverstone che il disastro si completa: il team americano voleva capire perché gli update definiti non funzionano e ha portato una macchina in versione Melbourne. Ma il previsto test di comparazione è saltato perché Grosjean è riuscito nell’impresa di andare in testacoda all’uscita della pit lane, andando a sbattere per poi rompere l’ala anteriore.

In qualifica Magnussen viene eliminato già al Q1, mentre Grosjean si ferma in 14ª posizione. Peggio ancora l’indomani quando la gara di entrambi è durata una manciata di metri perché i due piloti hanno avuto un contatto tra di loro che ha rovinato entrambe le vetture.

Che dentro al team americano la situazione non sia illidiaca lo si vede ad occhio nudo, ma le parole di Steiner nel post-gara (“I due piloti stanno scavando la fossa per l’Haas“) hanno infuocato ancora di più l’ambiente.

La stagione era partita benissimo ma sta prendendo una piega veramente preoccupate. Per il momento è la peggior annata da quando sono entrati nel mondiale di F1: un disastro chiamato Haas.

Autore: Mattia Maestri – @mattiamaestri46
Foto: Haas

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