Piove sul bagnato

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Piove sul bagnato

Ormai è una costante e quindi non ho motivo di dubitare che sarà lo stesso anche domenica prossima in Ungheria: a circuito “vecchia scuola” corrisponde spettacolo assicurato. A cominciare dalla partenza falsata con la safety car: tutti i piloti, coperti e allineati dietro il buon Mylander con l’unico scopo di tentare di asciugare il più possibile la pista con passaggi ripetuti, a bassa velocità, in maniera costante. Nel Bastian Contrario dedicato all’interpretazione del Regolamento ne ho parlato abbondantemente: non si può pretendere di correre a 300 all’ora con la certezza che vada tutto bene. La F1 è in piena involuzione sportiva: la partenza dietro la macchina di sicurezza è un qualcosa di inguardabile, l’anti sportività per eccellenza.

Com’è possibile che nel motomondiale (dove i piloti non sono avvolti da alcuna cellula di sicurezza), i rider partano senza problemi e invece in questa F1 iper protetta si debba usare un “trenino” per tentare di asciugare la pista? Tanto vale posticipare la partenza e aspettare che migliori. Non sarà per caso che correre sul bagnato, con assetti da asciutto, sia forse un paradosso e (questo si!) pericoloso?

Perché non va dimenticato che mentre il sistema F1 pensa a salvare la facciata del palazzo, al suo interno agiscono forze strane che ti dicono che gli assetti del sabato non possono essere cambiati. Spalmate questo modo di pensare lungo un arco temporale abbastanza ampio, tanto da generare fobie e commenti del tipo “speriamo che non si facciano male”. Il social Twitter è fantastico perché, di fatto, ti fa vedere in tempo reale come il mondo della F1 sia vissuto e soprattutto da chi è vissuto. Nessuno (come ho già detto in passato), vuole che i piloti si facciano male, e questi stessi atleti del Motorsport sono consapevoli e pagati per correre un rischio. Il Motorsport è pericoloso e se bisogna nascondersi dietro delle apparenze è meglio cambiare sport.

Oltretutto, i tentativi da parte della direzione gara sono stati vani. Dopo la ripartenza la pioggia è continuata a venire giù facendo quello che ci si aspetta in una gara di F1: cioè “selezione naturale”. Tale cernita è stata oltretutto, abbondante e per fortuna incruenta, considerando che molti, sotto la pioggia (che non era nemmeno battente) non ci avevano mai corso e buona parte dei piloti non sono più abituati a guidare con la pista irrigata. Come si suol dire quindi: piove sul bagnato.

Ad iniziare dai due piloti Mercedes che, davanti all’intero consiglio di amministrazione del Team campione del mondo hanno rimediato la loro gara peggiore. Nello specifico, chi ha iniziato a mostrare segni di “umanità” è stato il muretto teutonico: è bastato scendessero quattro gocce d’acqua per perdere bussola, riferimenti e ragione. Senza una gara lineare, con Lewis in prima posizione che martella costantemente, e con la pressione (purtroppo non da parte di Ferrari) degli avversari, si dimostrano umani e non infallibili anche loro.

Come era facile immaginare, abbiamo avuto eliminazioni prevedibili ed eccellenti.

Cosa sarebbe la F1 odierna con una variabile meno scontata come lo è attualmente Mercedes? Purtroppo la pioggia non si può controllare e a quanto ho visto, nemmeno la macchina di un deludente Bottas che non ha saputo approfittare della gara più scialba di sempre del suo scomodo compagno di box. Valtteri purtroppo è rientrato nei ranghi, come si suol dire; e sebbene ad inizio mondiale mi abbia fatto illudere che fosse veramente cambiato, purtroppo con l’episodio di ieri credo abbia messo la parola fine alle sue speranze iridate.

Anche perché il maestoso Verstappen si sta facendo sempre più sotto in classifica, e Toto tra un pò dovrà operare una scelta, per mettere in cassaforte il titolo piloti e possibilmente concluderlo con un “uno-due” tutto grigio. Questo non può che andare tutto a vantaggio di Lewis. In gara anche il pentacampione, una volta abbandonata la prima posizione, ha perso la bussola naufragando tra le curve allagate della pista: Lewis non è più abituato (da tempo) a stare dietro, in condizioni cosi estreme e ieri lo ha dimostrato. Naturalmente la sua è quella che viene definita una parentesi. Resta da capire se lo stesso si può dire di Leclerc e soprattutto Vettel.

Il primo è un predestinato allo stato puro, ormai consolidato all’interno della squadra. Ieri per Charles era la prima volta sotto la pioggia, ed ha rischiato di vincere. Ciò che manca al giovane talento rosso è quel pizzico di esperienza in più che gli consenta di saper gestire momenti come quello di ieri. Si osannano giustamente (anche questo sta iniziando a diventare un “culto” come quello di Seb… e non è un bene) le gesta di Max! Vorrei ricordare che l’olandesino è in Red Bull dal 2016 e di errori, prima di arrivare ad esprimersi come sta facendo attualmente, ne ha commessi non pochi.

Ritengo che il processo di maturazione di Charles sarà più rapido di quello di Verstappen (mezzo permettendo), nel frattempo il monegasco, sta prendendo le misure, non con la pista o con la macchina, se mai con l’essere Ferrari che è cosa ben diversa dal guidare (sbagliando e non vincendo) con Red Bull. Charles, per la terza volta in questo campionato era leader della gara e purtroppo nuovamente gli è sfuggita l’occasione. Arriverà il suo momento.

L’occasione invece non se l’è fatta sfuggire Vettel che, partendo ultimo, ha condotto una prima metà di gara in rimonta accorta, cercando di stare il più lontano dai guai. A tutti coloro che hanno gridato al miracolo (purtroppo il culto di Seb a mio parere è qualcosa di “velenoso”) bisognerebbe ricordare che in questa era turbo-ibrida, il tedesco non è la prima volta che si trova a dover recuperare (come Lewis del resto). Il fatto è che, attualmente la concorrenza è racchiusa solamente in altri due top team e quindi effettuare il “rimontone” per un campione navigato come il tedesco è quasi una formalità.

Seb mi ha dato l’impressione di chi aveva bisogno di mettersi alla prova prendendosi rischi calcolati, perché aveva bisogno di un segnale positivo. Ciò me lo conferma il fatto che con il suo ex compagno (Kimi era in stato di grazia) non ha potuto forzare più di tanto cosi come, allo stesso modo, ha saputo approfittare delle circostanze per poter agguantare una seconda piazza che comunque ha una sua importanza, sia perché salva la domenica ferrarista, sia perché fa molto morale. 

Forse non tutti hanno notato l’espressione (per me chiarissima) del tedesco: Seb era consapevole che, sebbene il risultato sia stato positivo, quello ottenuto è un contentino. Sia perché il suo compagno ha “rischiato” di vincere e sia perché nuovamente la rossa è arrivata dietro ad una Red Bull Honda, che ormai non è più una novità: semmai una conferma.

Vedremo già la prossima domenica se la positività tanto cercata da Vettel sia stata solo un caso. Chi invece non vince più per caso è l’olandese volante di casa Red Bull. Sebbene abbia avuto una partenza da dimenticare e la dea bendata lo abbia assistito nel suo loop in un tratto di pista dove c’era tanto spazio, è ormai una costante e l’unico punto di riferimento della squadra. Purtroppo unico, poiché per Pier Gasly piove sul bagnato. Il giovane francese non solo non sta portando punti, addirittura porta anche (troppi) danni. Non prevedo un futuro roseo per il giovane pilota. Tutto il contrario di Max Verstappen che, dopo il suo lungo apprendistato, sembra definitivamente pronto all’assalto al titolo. 

Max è maledettamente veloce, coriaceo oltre modo nel corpo a corpo e lungimirante quanto basta per gestire un GP: partito male, non si è dato per vinto e sfruttando le sfortune altrui ha risalito la china fino ad andarsi a prendere meritatamente il GP. L’unico problema dell’olandese si chiama Leclerc ed a mio parere non ha nulla da invidiare al campione della Red Bull.

E’ già tempo di pensare a domenica prossima, nel frattempo. Il gran premio ci servirà per chiarirci meglio le idee su conferme e riscatti. O su nuove crisi.

Autore: Vito Quaranta@quaranta_vito – Foto: Alessandro Arcari@BerrageizF1

2 Commenti

  1. Concordo sul fatto che per Bottas si mette male in prospettiva titolo mondiale. Se in Ungheria vincesse di nuovo Ver (cosa assai probabile) per Bottas sarebbe la fine di un sogno, a meno che Toto non faccia delle pazzie o Valtteri esca di senno. Concordo anche su Leclerc e Verstappen. Meno invece su Vettel. Non dimentichiamo che è in grado di far valere la sua epserienza in pista ed usa molto bene il suo istinto innato nel scegliere le strategie e nel gestore la macchina. Quest’anno ha una macchian davvero difficile per uno rodato come lui, ma può leggittimamente sperare che il team riesca a raddrizzare la cosa per il 2020.

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