Il bivio di Seb

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All’indomani dell’addio di Alonso dalla Ferrari per abbracciare la disastrosa causa Honda-McLaren, dissi di Seb che “il tedesco avrebbe avuto modo di saggiare cosa ha provato Fernando a stare in Ferrari”. Era il 2014 quando pronunciai queste parole. Ebbene, dopo 6 anni, suppongo che il tedesco ormai lo abbia capito fin troppo bene. Il bivio di Seb sembra oramai alle porte. Nel 2014 Vettel è stato accolto dalla sua tifoseria e da quella ferrarista, (che vedevano l’asturiano come fumo negli occhi), come il salvatore della patria. Già questo, purtroppo, non ha deposto a suo favore. Troppa pressione. Oltretutto, su di lui si è accanita anche la “cabala”: all’epoca la Federazione impose la scelta del numero di gara da “cucirsi” addosso fino alla fine della propria carriera.

Il tedesco, che aveva diritto di scelta tra i primi in quanto campione del mondo, prese un numero molto, troppo scomodo. Quel “cinque” sulla carrozzeria rossa forse ha illuso la tifoseria che sarebbe bastato un numero di gara, la medesima nazionalità, ed il fatto che proprio Michael è stato il maestro di Seb per far rivivere i fasti d’inizio del ventunesimo secolo. Purtroppo tutti quei sogni, tutte quelle illusioni, si sono infranti contro il muro della realtà: impietosa. E, per ironia della sorte, il tedesco stesso ha subito e sta subendo proprio quello che lui “ha fatto” a Fernando. Il bivio di Seb. Infatti il talento dello spagnolo si è dovuto arrendere, innanzitutto, allo strapotere Red Bull e al suo massimo interprete che è stato proprio Vettel.

Allo stesso modo, il talento di Seb è stato letteralmente annichilito dallo strapotere Mercedes e dal suo massimo interprete, che è Lewis Hamilton. La carriera ferrarista del tedesco ha comunque delle attenuanti, questo è bene specificarlo: dal 2015, anno in cui è iniziata la sua avventura, il tedesco non ha mai avuto il mezzo per competere per il mondiale, se non nel 2018. Di fatto Vettel ha avuto la sua occasione l’anno scorso, occasione ghiotta che purtroppo è stata sprecata da lui e da chi lo ha supportato. Perché se c’è una cosa che va ricordata, è che la F1 è, e sarà sempre uno sport di squadra.

Solo che in macchina non ci entra tutta la squadra. Ci entra solo lui e gli errori di guida che sono stati commessi pesano come macigni. Errori che addirittura pare si siano “acuiti”. Questo 2019 è sicuramente un anno sportivo da dimenticare, il progetto SF90 è completamente sbagliato, pare che non sia incoraggiante nemmeno il prossimo, e sicuramente ai piloti non si può imputare nessuna colpa. Solo che nella miseria si cerca di capire “chi puzza di meno” e, sebbene all’inizio di questo sciagurato mondiale si diceva ( a ragion veduta) che l’ultimo dei problemi per Ferrari erano i piloti, con il passare del tempo e con la comprensione della monoposto gli stessi alfieri della rossa, gioco forza, si sono adattati al mezzo tanto da sfiorare la vittoria per ben tre volte.

Questo ci fa capire che, nonostante lo strapotere Mercedes, qualcosa di buono si intravede e questo deve essere il pilota a tirarlo fuori o, come si suol dire, deve essere lui a “cavare sangue dalle rape”.Purtroppo per Seb, l’unico sangue che vede è il suo. Sangue che sta “versando” in malo modo. La responsabilità di questo suo comportamento, e naturalmente mi riferisco all’incidente con Max di domenica in Inghilterra, è da attribuire solamente a lui e a nessun altro.

Sono ridicole le accuse addossate alla Ferrari di favorire il monegasco: Charles è lì solamente per un motivo: crescere (sportivamente e non solo) accanto ad un quadri-campione e imparare il più velocemente possibile. Solo che quando il buon Dio ti fa dono di un talento non da poco, mi pare ovvio che questo vada sfruttato appieno. Purtroppo per Vettel, e paradossalmente per fortuna della rossa che almeno riesce ad avere un pilota che spreme il massimo del potenziale dalla SF90, questo non poteva capitare in un momento peggiore per la carriera di Seb, che avrebbe preferito di gran lunga il più mansueto (quando vuole!) Kimi Raikkonen.

L’origine o, comunque, le cause del declino del pilota di Heppenheim in parte ce le ha svelate PJ nel suo articolo, in cui si evince che Seb ha bisogno di “sentire” il posteriore della monoposto; altrimenti ha difficoltà. Mi viene da aggiungere che, sebbene ogni pilota ha un proprio stile di guida, dove magari predilige l’uno o l’altro assetto, è anche vero che un campione dovrebbe avere quella sensibilità e poliedricità nel modificare il proprio stile di guida, anche davanti ai (troppi) cambi regolamentari che vengono attuati in questa epoca che stiamo vivendo

Eppure, tutto ciò non riesce a spiegare appieno il calo di performance del tedesco, talvolta eclatante, sebbene la classifica attuale ci dice che nonostante tutto Sebastisan è ancora in vantaggio di tre punti su Charles. Personalmente, non posso sapere cosa passa per la testa del tedesco da un anno a questa parte. Quel che è certo è che la pressione di stare in Ferrari e di riuscire a vincere ad ogni costo almeno un mondiale lo ha sovrastato. Tuttavia, come ho detto prima, la F1 è uno sport di squadra e la croce non può essere addossata solamente su di lui.

Purtroppo Seb (come Alonso) si è trovato dapprima in una vera e propria guerra intestina in seno alla scuderia. E poi in un marasma tecnico assolutamente imbarazzante. Per quanti errori si possano imputare al tedesco, per quante elucubrazioni possano fare i suoi tifosi nel cercare di capire cosa abbia, purtroppo è chiaro che, con questa squadra e con questi rivali (AMG e ora anche una RedBull-Honda in netta crescita), il quadri-campione non andrà da nessuna parte. Vettel è ormai ad un bivio dopo 5 anni in rosso. Con un contratto ormai in scadenza è arrivato il momento di prendere una decisione riguardo al suo futuro. Personalmente non credo alla pantomima di Vettel che si fa vedere nel motor home Red Bull, cosi come non credo assolutamente alle sirene AMG… ci sono troppe cose da incastrare e troppe teste da convincere.

No, il bivio di Seb riguarda solo ed esclusivamente lui e Ferrari.

A mio giudizio o continua a perseverare e a resistere, “conservandosi” per tempi migliori (diciamo 2021) ed in questo caso, è imperativo che ritrovi se stesso assolutamente, oppure è giunto il momento che si ritiri; anche perché se dovesse continuare per la china che ha preso, finirebbe col rovinarsi la reputazione. Ci sarebbe una terza opzione (anche se improbabile) ed è quella di prendersi un anno sabbatico (come sta facendo Alonso, che ritornerebbe solo con un progetto solido e vincente da subito) per poi tornare nuovamente. Solo che il tedesco ha veramente voglia di farlo? Ferrari sarebbe disposta ad aspettarlo? 

Ecco perché delle tre, le uniche alternative valide, a mio giudizio, sono solo le prime due e questa ultima parte di campionato, sarà determinante nella sua scelta. Il tedesco della Ferrari sa essere maledettamente veloce e purtroppo, anche dannatamente fragile. Solo uno di questi due lati può prevalere; e Ferrari sarà determinante in questa scelta.

Autore: Vito Quaranta@quaranta_vito

Foto: Ferrari@ScuderiaFerrari

1 commento

  1. “, cosi come non credo assolutamente alle sirene AMG… ci sono troppe cose da incastrare e troppe teste da convincere”. Mah, mi permetto di fare notare che Seb è tedesco e che MB ha bisogno di offrire ai fans nuove emozioni per un 2020 che si preannuncia noioso. A mio giudizio, un arrivo anticipato di Seb in MB potrebbe fare gola a molti. Hamilton potrebbe dimostrare di essere davvero il più forte, Seb potrebbe avere una chance di riscatto. Un’ultima chance prima di dire addio alle corse? Anche Liberty potrebbe essere contenta di avere una tale sfida nel suo circo. Uno scambio Vet – Bot. Niente più semplice e lineare. Per Fer non sarebbe un dramma, anzi, anche per lei vi sarebbe la possibilità di offrire una sfida libera tra due piloti molto validi e molto diversi tra loro. Insomma, non mi pare che sia così difficile convincere le teste e l’incastro non mi sembra difficile.

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