Hockenheim: il circuito del destino

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Siamo nella settimana del Gp di Germania, undicesima prova del mondiale di F1 che, di fatto, ci farà entrare nella seconda parte della stagione 2019. Il circuito è quello dell’Hockenheimring, una volta teatro di sfida di motori per via dei lunghi rettilinei che si perdevano nelle foreste circostanti. Dal 2002, invece, è diventato una sorta di kartodromo dove del vecchio tracciato si è tenuto solamente la parte più tecnica del Motodrome. Hockenheim: il circuito del destino. Lo è per Ferrari perché qui, spesso e volentieri, la storia di un mondiale o della stessa scuderia è cambiata.

Sia in positivo, come nel 1994 quando Berger, portando a casa il GP, interruppe il digiuno di vittorie che durava da quasi 4 anni, che in negativo. Basti pensare all’incidente di Pironi durante le qualifiche nel 1982 quando perse l’uso delle gambe e quindi fu costretto ad abbandonare il sogno di diventare iridato: una stagione veramente maledetta per Ferrari.

Ovviamente le ultime edizioni disputate sono esenti da ciò. Tra grandi vittorie, polemiche e cambi di organigramma sono successe tante cose che hanno cambiato il destino della Rossa. Vediamo cosa è successo dal 2010 in poi.

Da “Fernando is faster then you” al weekend nero del 2018

Premessa. Dal 2007 il Gp di Germania si è tenuto su piste alterne: negli anni dispari si andava al Nurburgring, mentre ad Hockenheim toccavano quelli pari. Questo fino al 2015, anno in cui quest’ultimo tracciato è rimasto l’unico (ancora per poco?) ad ospitare la F1 dopo la rinuncia del primo.

Siamo nel 2010. Dopo un inizio veramente ottimo, la Ferrari vede la vetta della classifica sempre più lontana, soprattutto dopo le disastrose gare di Valencia e Silverstone. Hockenheim, il circuito del destino, rappresenta una sorta di ultima spiaggia per la scuderia di Maranello: o si vince oppure tutte le risorse saranno dirottate sul progetto 2011.

La F10 si sente subito a suo agio sul tracciato tedesco, tant’è che in qualifica Alonso e Massa sono, rispettivamente, secondo e terzo, entrambi di un soffio dietro al “poleman” Sebastian Vettel.

In partenza vi è ottimo lo scatto delle Rosse tanto che entrambe le Ferrari balzano al comando. Ma, a sorpresa, davanti a tutti c’è Massa. Le F10 non hanno rivali anche se Alonso si innervosisce sempre di più dietro al brasiliano e, al ventesimo passaggio, tenta un attacco senza risultati, aprendosi in radio dicendo “This Is ridiculus!”. Al muretto Ferrari la tensione si fa palpabile, il dubbio è tra lasciare vincere Massa oppure aiutare Alonso nella sua rincorsa Mondiale: a prevalere, alla fine, è la seconda scelta e il brasiliano verrà avvisato di ciò con il famoso “Felipe, Fernando is faster then you!”. Massa esegue l’ordine al 48º giro lasciando strada al caposquadra.

Gara che finirà con una doppietta Rossa, ma il risultato verrà messo subito sub judice dai commissari, essendo vietati all’epoca i giochi di squadra. La Ferrari se la caverà con una multa, e il risultato sarà confermato. Da quel momento s’avvia tutto un altro mondiale, con Alonso che riuscirà a balzare al comando della classifica piloti a 3 gare dalla fine, cullando il sogno di vincere il terzo titolo, il primo per Maranello. Fino alla mesta notte di Abu Dhabi.

Passiamo al 2012: Alonso questa volta si presenta alla vigilia del Gp di Germania in testa al mondiale, nonostante la F2012 non sia per niente la macchina migliore del lotto. Anzi, spesso e volentieri, lo spagnolo deve fare un miracolo per centrare la Q3.

Monoposto che fatica sull’asciutto ma che sul bagnato invece si trasforma e vola: il binomio Alonso-F2012 risulta imbattibile in quelle condizioni e ad Hockenheim, circuito del destino, durante le qualifiche viene giù un pesante acquazzone. Ciò permette al pilota di Oviedo di replicare l’entusiasmante pole fatta due settimane prima a Silverstone.

In gara pioggia e Nuvole lasciano spazio ad un pallido sole e la Ferrari tornerà a soffrire i rivali come fatto per tutto l’anno. Ma Alonso non demorde e riesce a condurre alla vittoria la sua vettura nonostante abbia dovuto soffrire per tutta la gara la pressione di Vettel e Button.

Due anni più tardi situazione è completamente differente: la F1 è passata dai motori aspirati a quelli ibridi, il mondiale ha trovato nella Mercedes i nuovi padroni relegando tutti gli altri al ruolo di comparse.

Questo vale anche per la Ferrari che sembra essere ripiombata nei primi anni ’90, tra una vettura che non va, lotte interne e piloti nervosi.

Già dopo la terza gara il team principal Domenicali si dimette, con il suo posto che passa a Mattiacci. Mentre a luglio a perdere il proprio posto è Marmorini, responsabile dei motori. Come sostituto viene nominato Mattia Binotto. Il tutto ufficializzato nella settimana del Gp di Hockenheim, che ancora una volta si dimostra essere la pista del destino.

La gara tedesca del 2014 ha poco da raccontare per la Ferrari, visto che la F14-T è una macchina che non permette nemmeno di sognare: alla fine Alonso finisce 5º dopo aver vinto uno straordinario duello con Ricciardo. Raikkonen è malinconicamente 11º e doppiato.

Quando nel 2016 è ritornato in calendario il Gp di Germania dopo un anno di assenza, causa rinuncia di Nurburgring, la Ferrari ha un nuovo capitano che risponde al nome di Sebastian Vettel. Dopo un ottima stagione d’esordio, il pilota tedesco soffre con la poca competitiva SF16-H, ancora ferma a zero vittorie. Il primo Gp di casa con una tuta rossa è tutt’altro che memorabile: Mercedes e Red Bull sono irraggiungibili per la monoposto italiana, mentre gli altri sono a sua volta troppo lontani dalla Ferrari; con il risultato che ai due piloti non rimane altro che lottare sia in qualifica che in gara il quinto e sesto posto.

Se il Gp non ha nulla da segnalare, quello che succede a Maranello invece è assai interessante: infatti Marchionne, nella settimana che porta alla gara di Hockenheim, decide di sollevare dall’incarico di direttore tecnico James Allison. Anche questa volta a beneficiarne è Binotto che continua così la sua scalata dentro il team diventando il nuovo DT della Ferrari. Ma non è finita qui: infatti il presidente della scuderia cambia completamente l’organigramma del team con una struttura orizzontale, promuovendo le seconde e terze linee Che saranno rigorosamente made in Italy.

In quello che è sembrata un weekend monotono, nello scetticismo generale della gente in Ferrari, si erano gettate le basi per ritornare ad avere una squadra competitiva che potesse lottare per il mondiale (o per lo meno per dare filo da torcere a Mercedes) come effettivamente successo nei due anni successivi.

E veniamo alla gara dello scorso anno: Ferrari e Vettel arrivano al Gp di Germania in testa ad entrambi i mondiali. Ma sono le condizioni di Sergio Marchionne ad agitare la vigilia. Queste peggiorano sempre di più: il presidente della Ferrari entra in un coma irreversibile e per questo, nel sabato mattina della gara tedesca, si è avuta una riunione di emergenza sia in Ferrari che in FCA per nominare i nuovi dirigenti che dovranno sostituirlo: per l’azienda di Maranello vengono nominati Jonh Elkann come presidente e Luois Cammilleri in veste di amministratore delegato.

In quello stesso sabato, quando di fatto è finita la presidenza Marchionne ed è iniziata quella attuale, Vettel stacca una pole fantastica mentre il rivale per il titolo Hamilton è bloccato in 14ª posizione causa problemi al cambio.

Ma stavolta il destino è crudele con la Ferrari: mentre Vettel è al comando della gara, sul circuito tedesco si abbatte una beffarda pioggerellina che bagna l’asfalto ma non abbastanza per montare le gomme intermedie.

Mentre Hamilton, anche grazie alle Ultrasoft appena montate, si esalta e recupera posizioni su posizioni, Vettel, con le soft raffreddate, è in difficoltà e per rispondere ai tempi dell’inglese esagera e finisce fuori nel Motodrome. È la fine di tutto: persa la gara, persa la testa di entrambi i mondiali, perso soprattutto un presidente che era un condottiero. Un vero weekend nero per la Ferrari. Hockenheim: il circuito del destino. Una volta ancora.

E nel 2019? Si arriva al GP tedesco con una Ferrari poco competitiva e già fuori dalla lotta mondiale, con Binotto (nel frattempo diventato Team Principal) che è impegnato a “distruggere” la struttura orizzontale pensata e creata da Marchionne riorganizzando il team a suo piacimento (mentre i suoi superiori, Elkann e Cammilleri, non sono pervenuti). Ad Hockenheim, il circuito del destino, dovrebbe arrivare l’ufficialità della rinuncia al ruolo di DT. Anche se è una proforma dato che i tre nominati al suo posto (Cardile, Sanchez e Iotti) dovranno comunque rispondere al manager svizzero. In attesa dell’ufficialità del ritorno di Simone Resta. A Maranello si incomincia già a fare i conti per il futuro più lontano, ossia al 2021.

Chissà cosa riserverà quest’anno Hockenheim, il circuito del destino…

Autore: Mattia Maestri@mattiamaestri46

Foto:
– Ferrari
– F1
– Mercedes

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