Bottas, che succede?

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Posso battere Lewis Hamilton,
so che ci posso riuscire
“. Parole pronunciate da un
determinato Valtteri Bottas il giovedì pomeriggio che ha preceduto il
Gran Premio del Canada.
L’occasione si è presentata durante una
serie di giri dimostrativi che il driver finlandese ha tenuto a
bordo di una Mercedes sul cui sedile passeggero si
accomodavano, a turno, giornalisti specializzati del mondo della
Formula Uno. 
Ma c’è un manifesto problema quando hai a che fare
con un cinque volte campione del mondo che si è messo in testa di riscrivere la storia. La volizione spesso non basta per
raggiungere quel traguardo fortemente desiderato: la realtà è fatta
di tante dinamiche che spezzano i propositi, uccidono i sogni,
sedano le speranze
.
 
Eppure Valtteri da Nastola si è
impegnato. Si è presentato già ai test di Barcellona con
un’immagine più “cattiva”
, esternata da una barba finto-incolta da uomo scafato e segnato dalla vita. Ma ancor più
importante, recava con sè una valigia piena di buoni propositi che,
pronti via, ha messo in atto. 
Quello che in maniera irriverente,
dissacrante, insensibile è stato definito – da certa
tifoseria non proprio educata – “zerbino”, “cavalier servente”,
“tappo di sughero” aveva stupito i detrattori mettendosi
dietro, nel GP inaugurale d’Australia, il suo compagno di squadra. Mazzolandolo ben bene considerato il distacco che Hamilton ha pagato all’arrivo. 
E
poi le pole position. Bottas s’era prefissato di battere l’inglese sul
campo di caccia di quest’ultimo
: tre partenze al palo consecutive
mentre il più blasonato collega, sul fondamentale, ha un po’
annaspato alla ricerca di assetti validi per mettere la W10 davanti a
tutti. 
Due vittorie e altrettanti secondi posti il bottino in quattro gare del ventinovenne finnico: risultati di platino che avevano convito gli scettici più incalliti (scrivente compreso) che l’impresa mondiale fosse realizzabile (LINK). Ma qualcosa
si è inceppato; l’incantesimo si è parzialmente spezzato.
 
 
PRIMI SEGNALI DI CRISI
 
A ben guardare i primi scricchiolii si
erano avvertiti anche quando tanti osservatori avevano preso ad esaltare il “boscaiolo” per le ritrovate performance. Bastava scindere il Bottas da qualifica da quello da gara.
A prestazioni incantevoli al sabato sono sovente corrisposte gare
sotto tono. Anche quando ha vinto come nel GP inaugurale quando Hamillton è stato “mozzato” nel rendimento da un fondo piatto danneggiato (per molti era sembrata
una scusa, ricordiamolo).
In Bahrain, nonostante partisse davanti al collega, si lascia passare con preoccupante facilità e, al traguardo,
accumulerà un deficit temporale ingiustificato. 
In Cina spreca la
pole per una partenza molle e non riuscirà mai a stare incollato ad
Hamilton. A Baku vince, ma non convince. Con il 44 che dà sempre
la sensazione di poterlo attaccare. E se non succederà è anche
perché Mercedes era concentrata sull’incamerare la quarta doppietta
consecutiva che rappresentava un record storico.
 
 
UN TRITTICO IN CALARE
 
Abbandonati i Gp in terre lontane la
F1 fa tappa in Europa. E l’aria di casa non fa bene al 77
La pole al
Montemelò, splendida, autoritaria e indimenticabile, inganna tifosi,
osservatori e soprattutto Bottas stesso. 
E’ la condotta di gara di
Hamilton che inizia a squarciare il velo di certezze che ammantava il
finlandese. Quell’aura di potenza nordica si affievolisce fino a
sparire. I 66 giri del gp di Barcellona sono una mazzata tra capo
e collo: Hamilton scatta meglio, si prende la testa, randella come
un ossesso e scava un fosso. Sia temporale che nel morale del
compagno di squadra. Nelle fasi finali di gara una safety car
compatta il gruppo. Alla ripartenza un altro segnale chiave: in pochi
giri il britannico dà un distacco siderale a Bottas e si prende pure il
giro veloce.
 
E’ il momento in cui l’andamento del
mondiale cambia
. A Monaco Hamilton lo beffa. La
vittoria dell’anglo-caraibico arriva nonostante la sofferenza per una scelta di gomme non felice al primo e unico pit stop. Così come giunge l’allungo in classifica.
Che diventa vero e proprio solco dopo il tanto discusso GP del
Canada dove Valtteri conosce il punto più basso della stagione
:
pessimo sesto in qualifica (addirittura dietro Gasly e la Renault di
Daniel Ricciardo), giù dal podio dopo una 70 giri da “Chi l’ha
visto”.
 
 
 
 
PERCHE’ L’INVERSIONE DI TENDENZA?
 
La questione è probabilmente duplice:
tecnica, da un lato, e mentale, dall’altro
. Bisogna essere molto
chiari e rendere un servizio alla verità: Valtteri Bottas, seppur
sia un buon pilota, non è tecnicamente Hamilton
. Per esperienza, per
risultati conseguiti e per capacità di guida. Elementi che, mixati,
fanno del britannico il driver più completo dei 20 in griglia. E
speriamo che questa evidenza non scateni bassi istinti.
Ma
è giusto ritenere che anche la tenuta mentale sia un fattore di
primo piano
. Il Valtteri Bottas presentatosi ai nastri di partenza con
gli occhi della tigre pare aver perso quello spirito battagliero e
quella consapevolezza della sua forza. L’ex Williams non è mai
stato eccessivo nei comportamenti, ma quest’anno aveva
raggiunto una sorta di pace zen che rilasciava l’idea che potesse compiere e replicare quel miracolo sportivo che
Nico Rosberg mise in atto tre anni fa. 
 
La lotta serrata con Hamilton,
alla lunga, logora. Ne sa qualcosa il succitato pilota figlio d’arte, ne può
raccontare lo stesso Sebastian Vettel che negli ultimi anni sta particolarmente
soffrendo il britannico. 
Non che Lewis sia sempre stato un monolite
di tenuta mentale
. Sono facoltà sulle quali ha lavorato migliorandole
negli anni. Bottas questo percorso lo sta forse costruendo. Ma è
lungi dall’averlo completato e non è chiaro se mai lo farà. 
 
Valtteri, nelle ultime tre gare, ha nuovamente mostrato quella
preoccupante attitudine a sparire dalle operazioni quando le preda
sembra inarrivabile
: non solo non consegue il risultato massimo, ma pare
proprio non volerci provare. A Monaco, nonostante lo sfortunato
contatto con Verstappen, non tenta mai una sortita su Vettel. Lo
stesso atteggiamento remissivo visto in Spagna che poi s’è sublimato in
Canada. Fantasmi e spettri del 2018 che fanno capolino nuovamente.
 
 
 
 
PARTITA GIA’ FINITA?
 
E’ presto per dire se Bottas abbia
alzato bandiera bianca
. 29 punti di distacco sono tanti, ma ve ne
sono in palio ancora 350. Più i 14 per il giro veloce in gara. A
fronte di questi numeri è impossibile pensare di darsi per
sconfitto. Ma la rotta va invertita subito. E non sarà affatto
semplice: l’imminente gp di Francia fu dominato da Hamilton l’anno
passato. E perdere altro terreno sarebbe mortifero. Ma subito dopo,
nel primo back to back stagionale, si va al Red Bull Ring, tracciato
che misteriosamente risveglia i sensi del finnico. Occasione che non
deve lasciarsi sfuggire. Perchè ciò che viene dopo farebbe
rabbrividire un orso marsicano: Silverstone, Hockenheim, Hungaroring,
Spa, Monza. Prima della trasferta asiatica. Piste sulle quali Hamilton
si esalta. La storia degli ultimi anni, infatti, ha detto che il
campione del mondo in carica ha costruito i suoi titoli proprio nella seconda parte di stagione con un crescendo di raveliana
memoria. Se replicasse questo trend abbinato al miglior inizio stagionale della sua carriera sarebbero guai seri per il finlandese.
 
L’impresa è titanica ma proprio per
questo stimolante
. Battere Hamilton farebbe entrare per sempre nella
storia Valtteri da Nastola.
E questo è un pungolo non da poco che darebbe speranza anche ai tifosi di vedere un mondiale che non si chiuderebbe con un finale scontato. Dato che, vista la supremazia tecnica di Mercedes sulle avversarie, è Bottas e solo Bottas l’unico rivale spendibile di Lewis Hamilton in chiave iridata
 
 
Autore: Diego Catalano – @diegocatalano77
 
Foto: Mercedes AMG-F1 – @MercedesAMGF1

2 Commenti

  1. La mia teoria, ma resta solo pura teoria, è che quando in Mercedes hanno visto che Bottas,dopo i primi risultati estremamente positivo, poteva mettere seriamente in crisi il loro pupillo, ci hanno messo lo zampino!

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