McLaren e Haas, crescita VS problemi: quando la comunicazione dei piloti riflette l’atmosfera del team

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Le scuderie McLaren
e Haas alla vigilia del mondiale
2018 erano quotate come team di media
classifica destinate a lottare fra loro, avendo chiuso lo scorso campionato in
quinta e sesta posizione, distanziate di 31 punti. La stagione 2019 sta vedendo
una crescita, fin qui solida, di McLaren
e parecchie difficoltà in casa Haas,
tanto è vero che dopo sette gare disputate, il team di Woking è quarto (tallonato da Renault) e quello di Kannapolis ottavo (in una lotta serratissima
con Alfa Romeo Sauber, Racing Point e Toro Rosso): McLaren praticamente doppia Haas nel computo dei punti conquistati,
30 a 16.
In questo quadro, merita sicuramente un focus la
comparazione fra compagni di squadra dei due team, non tanto a livello di
prestazioni, i cui dati sono riscontrabili ovunque, ma ad uno più generale di
condotta, cosa in cui si rispecchiano gli slanci dalla parte inglese e le
criticità da quella americana; spesso, infatti, i comportamenti sia determinano
che rispecchiano l’ambiente in cui si lavora.
McLaren ha deciso
di puntare su una coppia di giovani: Sainz
ha 25 anni ed è al suo quarto anno di F1,
Norris deve ancora compierne 20 ed è
alla sua prima esperienza nella massima serie. Partiamo proprio dal britanico che
fuori dalla pista si fa notare per un carattere vivace con un’attitudine social
spiccatissima in cui emerge uno stile brioso, dove lo humor gioca la parte del
leone. In macchina e nei box lo vediamo sempre serio e al massimo della
contrazione, ma Lando riesce a prendere con un’autoironia davvero molto
originale gli intoppi che gli capitano in pista. Basta farsi un giro sui suoi
profili per vederlo: questa attitudine nelle difficoltà non è cosa diffusa, lo
sta rendendo molto popolare fra gli appassionati, rivela una grande capacità
comunicativa, e una serenità, seppur nella determinazione feroce di far bene,
che di certo è positiva per l’atmosfera all’interno del suo team.
Carlos è invece
più misurato nella sua dimensione social, i suoi post sono più comuni nei contenuti
e testimoniano la sua grande passione per lo sport in generale, praticato e
seguito; una cifra coerente con la maggiore maturità dello spagnolo, più preso
dai risultati che dall’immagine. Questo mix di approcci, di carattere in un
certo senso complementare dei due, crea un equilibrio sano, seppur nella
diversità, in cui non si sono mai viste tensioni, con Lando che riconosce a Sainz la maggior esperienza, cercando
di imparare e lo spagnolo molto focalizzato nella sua posizione di giovane già
ferrato e arrivato al momento di concretizzare.
Ben diversa la situazione fra i due piloti Haas, a partire da età e soprattutto
esperienza: Grosjean, 33 anni, alla
sua settima stagione continuativa dal 2012 (a cui aggiungere mezzo anno anno
disputato nel 2009) e Magnussen, 26
e presente in F1 dal 2014. Lo svizzero-francese lo scorso anno ha attraversato
una stagione turbolenta che lo ha messo a dura prova anche psicologicamente
(consiglio la visione, per chi ha Netflix, di “Drive to survive” che molto
spazio ha dedicato al 2018 suo e della scuderia con un interessantissimo punto
di vista da dietro le quinte), riuscendo a guadagnarsi a fatica la riconferma.
Fuori dalla pista Romain lascia
intravedere parecchio della propria vita privata e di quella familiare, ma il
suo atteggiamento in macchina non riflette la serenità di quella sfera, anzi:
ormai famosi sono i suoi team radio dediti alla lamentela verso i colleghi e
spesso conditi di esclamazioni non propriamente calme.
Questo atteggiamento, per tornare a quanto dicevo
all’inizio, sia rispecchia che determina la mancata serenità all’interno della Haas, in cui la pressione per ottenere
risultati e il calo di prestazioni causano un’atmosfera pesante e difficile da
gestire. Nell’ultima gara ciò si è visto platealmente in due episodi: il primo
in qualifica, quando Romain di
fronte alla brutta uscita di pista in qualifica del compagno di squadra, si è
prima preoccupato della mancata possibilità di migliorare il proprio tempo,
piuttosto che di come stesse Magnussen.
Per il secondo fatto avvenuto durante durante il GP del Canada, bisogna
passare a parlare proprio del driver danese che finora ha ottenuto due buoni
risultati (sesto in Australia e settimo in Spagna), ma nelle altre cinque gare
i suoi piazzamenti sono stati deludenti. Kevin
di sé non mostra nulla che vada al di là della sua professione, appare
sorridente e disponibile, ma riservato, andando controcorrente rispetto ai suoi
coetanei.
A Montréal Magnussen ha esplicitato la
frustrazione che è la cifra della Haas
in questa fase storica: durante la gara si è ripetutamente lamentato con i box
della propria vettura, sino a definire la gara in corso come la peggior
esperienza di guida mai avuta in carriera. Queste parole hanno innescato la
reazione del TP Steiner che lo ha
energicamente invitato in mondovisione a cambiare registro. Nonostante Kevin si sia poi scusato con il team,
la ferita resta e dimostra il momento estremamente difficile del team americano
che vive un logorio interno in cui sono saltati i punti di riferimento: gli
atteggiamenti lagnosi dei due piloti lo segnalano ed alimentano, in un circolo
vizioso.
Autore: Elisa Rubertelli – @Nerys__ 
Foto: McLaren Haas

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