La Formula Uno che vorrei...


Basta, così non si può più andare avanti. Sono arrabbiato, deluso!

Sono 20 anni che seguo la F1, senza perdermi mai una gara. Scrivo quello che vi apprestate a leggere perché amo questo sport, che per me rappresenta una delle passioni più importanti di tutta la mia vita. F1 dovrebbe significare, nell’immaginario collettivo, pathos, gioia, voglia di assistere a qualcosa di entusiasmante, amore, nel bene e nel male. Perché mica si vince sempre, per carità.  Il mio pensiero fisso, ormai da tempo stabilmente presente in me, e da domenica decisamente fossilizzato, è che questa categoria, lontana parente di quella di tanti anni fa, ormai non è più uno spettacolo cui assistere con passione. Al contrario risulta piuttosto una accozzaglia di norme sportive tutte finalizzate ad annichilire i duelli in pista, posti sull’altare sacrificale della sicurezza (benedetta sicurezza, per carità).

Oggi in F1 gli incidenti con conseguenze gravi per piloti, addetti ai lavori o pubblico non ci sono più (e meno male). Ma non sarebbe possibile garantire questi elevatissimi standard di sicurezza abolendo certe norme del regolamento sportivo che proprio non funzionano? E non lo dico io, che valgo, nel panorama di questo sport, certamente meno di un due di coppe quando regna bastoni. La F1 di oggi è un ufficio ministeriale, pieno di scartoffie e burocrati, poco propenso ad esaltare ciò che davvero conta: il duello in pista tra gli uomini più veloci del pianeta.  Il tutto in favore di penalità combinate ad quasi ogni contatto, scelte tecniche orientate a favorire i sorpassi quando poi tutto accade tranne che i sorpassi stessi. Le nuove ali anteriori portate quest’anno, ad esempio, hanno solo consentito al pilota che segue di rimanere tutta la gara attaccato a quello che precede (Verstappen a Monaco ed Hamilton in Canada) senza mai però riuscire veramente a permettergli di superarlo (per carità, in questi due esempi tanto hanno influito il tipo di tracciato nel primo caso e la maggiore velocità della SF90 sui rettilinei nel secondo caso).

Basta, mi sono stufato!

Di vedere una gara condizionata dalle gomme, dove se manchi di due gradi la finestra di funzionamento degli pneumatici la vettura va più lenta di mezzo secondo a giro. Ogni duello in pista condizionato dalla scure dei commissionari che dall’alto della loro posizione, come un Grande Fratello Orwelliano, tutto vedono e tutto penalizzano, quasi come ad essersi dimenticati che i tifosi, quelli più giovani e meno, che ricordano le gesta di piloti che trenta o quaranta anni fa se le suonavano di santa ragione a forza di sportellate in pista, curva dopo curva.

Chi tra quaranta anni ricorderà i campionati attuali penserà a dei piloti che timidamente cercano di superare un collega stando attendo a non toccarlo, a non esagerare con la frenata altrimenti rischia di accompagnarlo fuori pista, a non tirargli fumo in faccia in accelerazione, e a lasciargli 200cm di spazio per permettergli di mantenere la vettura al suo fianco, se necessario. Nessuno, nessuno ricorderà certi eventi. Perché questa non è F1, è burocrazia su ruota, è il trionfo di un modo di gestire uno sport estremo come se stessimo parlando di codice della strada.


Allora mettiamo tre vigili urbani a fare da stewards durante una gara: perché scomodare il Emanuele Pirro, ed altri assistenti che cambiano da Gran premio a Gran Premio, giusto per garantire l’imparzialità del giudizio? Eh, come no! Siamo arrivati al punto che noi europei, depredati della presenza di tantissimi nostri cari circuiti storici dal calendario ufficiale della massima serie, dobbiamo anche sorbirci lo smacco di dover imparare a fare Motorsport dagli americani (ma Libery Media non è a trazione stelle e strisce?!). Andatelo a dire alla direzione di una qualsiasi gara Nascar o IndyCar di penalizzare il pilota che è in testa e tiene a bada una tigre nera di nome Lewis Hamilton dall’inizio, perché una volta uscito di pista nel rientrare “non ha lasciato lo spazio sufficiente all’avversario per passare rientrando in pista in modo non sicuro”.

Di passare capite?

Perché in F1 oramai tu che commetti un errore e finisci fuori pista, perdi automaticamente il diritto di difenderti una volta rientrato. Hai fatto la figura dello scemo ed è giusto che lasci sfilare l’avversario. Andateglielo a dire agli americani, dicevo, di condannare a morte una gara come quella di domenica scorsa, per un episodio del genere. Esatto, mandateci qualcun altro, perché rischiate di tornare con la testa rotta. Lo sfogo è dovuto, sentito, perché ogni santo week-end, da troppi anni ormai, assisto allo stesso spettacolo: una griglia di 4 macchine che in qualche modo se la gioca e di 16 che non hanno speranze e lottano per le posizioni di rincalzo.Tanti di noi assistono illusi, addormentati e incoscienti uno sport che non può essere facilemnte compreso, a meno che tu non sia un individuo con una mente propensa all’ingegneria e non segui tutte le prove libere e non leggi FUnoAnalisiTecnica tutti i giorni.

Ci siamo così tanto abituati ad una F1 così strutturata, che una stagione come la scorsa ci è parsa magnifica, visto che due scuderie se la sono giocata quasi fino alla fine. Due team, capito?
Nella F1 che vorrei, immaginando di essere in possesso della bacchetta magica, non avrebbe mai trovato spazio l’assurda normativa che condanna un squadra a pesanti penalità nella gara successiva, se per necessita si debba sostituire una o più componenti della power unit sforando il massimo numero di pezzi consentiti. Non esisterebbe un regolamento tecnico che cambia ogni anno invocando maggiori possibilità di sorpasso quando poi, appena nei test invernali, gli ingegneri già hanno ritrovato il carico aerodinamico perso intervenendo su altre parti della vettura (è successo quest’anno).


Non esisterebbero tutte quelle norme assurde che sfavoriscono le sportellate tra due piloti in duello, i track limits, le innominabili pese durante una fase cruciale di una sessione di qualificazione. Non esisterebbero, mi perdoni Tilke, tanti circuiti francamente brutti, passati, presenti e futuri. Non ci sarebbero quelle barriere invisibili (mica tanto dopo tutto) a dividere l’appassionato dalla carrozzeria, dal pilota. Non esisterebbero questi piloti Vip, queste scuderie inavvicinabili neanche fossero i lampadari del piano dei cristalli di Harrods (ho ancora i brividi a ripensarci). Non esisterebbe un paddock pieno di gente esclusiva, pronta a farsi fotografare con le migliori griffe ma per nulla realmente interessata all’evento sportivo in sé. Tanta apparenza, poca sostanza. Tanti formalismi, poca, pochissima, voglia di aprirsi realmente al pubblico.

Chiusa la fase Ecclestone, tutti speravamo che gli americani potessero smuovere un po’ la terra intorno a queste radici fossilizzate di una F1 morta senza quasi accorgersene, chiusa nella sua cupola di cristallo. Eppure io ci spero, lo chiedo, lo pretendo, in nome di tutti i tifosi che come me tutte le domeniche si siedono davanti alla televisione, o andando in circuito  lasciano che le pulsazioni del proprio cuore salgano alle stelle in attesa del via.

Chi vivrà vedrà, la F1 che vorrei!

Autore: Federico Vicalvi 
Foto: F1

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5 commenti

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13 giugno 2019 16:34 delete

amo quel fuoco, vogliamo cambiare, voglio cambiare, vogliamo correre, non vogliamo regole che favoriscano mercedes e hamilton vogliamo che tutti siano uguali, che vettel, max, leclerc, ricciardo abbiano tutte le opportunità! ogni gara troppe regole per proteggere l'argento quando è necessario

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13 giugno 2019 21:04 delete

Voglio essere sincero.
Questo sfogo del redattore di questo articolo mi trova pienamente d'accordo. Anch'io sono letteralmente stufo di questa F1 burocratizzata.
I piloti devono essere liberi di correre e di darsi sportellate a più non posso per giocarsi qualsiasi cosa loro possano reputare importante (una vittoria, il gradino più basso del podio, l'accesso in zona punti e perché no anche per avere qualche punto in più se si trovano già nella suddetta zona).
Mi vengono ancora alla mente le sfide tra Hakkinen e Schumacher alla fine degli anni '90.
Chiunque di loro due faceva di tutto per impedire all'altro di sorpassarlo, anche stringendo le traiettorie nelle curve con la vettura dell'altro quasi appaiata.
In questa F1 moderna chissà quante penalizzazioni riceverebbero.
E' dai tempi della McLaren Honda che seguo questo sport, ma ultimamente, volendo essere sinceri, non ho più la voglia di fare la "fatica" di accendere la televisione e stare un'ora e mezza o due per seguire qualcosa che non mi entusiasma più

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14 giugno 2019 13:03 delete

La Ferrari dovrebbe uscire perché oramai non ha più senso stare in una formula 1 monopolizzata e deciso che far vincere e far perdere ci sono altre competizioni dove fare ricerche e dal 2013 che favotisco i chi hanno voglia loro fia e organizzazione

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