La Formula Uno che vorrei…

7

Basta, così non si può più andare avanti. Sono arrabbiato,
deluso!
Sono 20 anni che seguo la F1, senza perdermi mai una gara. Scrivo quello che vi apprestate a
leggere perché amo questo sport, che per me rappresenta una delle passioni più importanti
di tutta la mia vita. F1 dovrebbe
significare, nell’immaginario collettivo, pathos, gioia, voglia di assistere a
qualcosa di entusiasmante, amore, nel bene e nel male. Perché mica si vince
sempre, per carità.  Il mio pensiero
fisso, ormai da tempo stabilmente presente in me, e da domenica decisamente
fossilizzato, è che questa categoria, lontana parente di quella di tanti anni
fa, ormai non è più uno spettacolo cui assistere con passione. Al contrario risulta
piuttosto una accozzaglia di norme sportive tutte finalizzate ad annichilire i
duelli in pista, posti sull’altare sacrificale della sicurezza (benedetta
sicurezza, per carità).
Oggi in F1 gli
incidenti con conseguenze gravi per piloti, addetti ai lavori o pubblico non ci
sono più (e meno male). Ma non sarebbe possibile garantire questi elevatissimi standard di sicurezza abolendo certe
norme del regolamento sportivo che proprio non funzionano? E non lo dico io,
che valgo, nel panorama di questo sport, certamente meno di un due di coppe
quando regna bastoni. La F1 di oggi è
un ufficio ministeriale, pieno di scartoffie e burocrati, poco propenso ad
esaltare ciò che davvero conta: il duello in pista tra gli uomini più veloci
del pianeta.  Il tutto in favore di
penalità combinate ad quasi ogni contatto, scelte tecniche orientate a favorire
i sorpassi quando poi tutto accade tranne che i sorpassi stessi. Le nuove ali
anteriori portate quest’anno, ad esempio, hanno solo consentito al pilota che
segue di rimanere tutta la gara attaccato a quello che precede (Verstappen a
Monaco ed Hamilton in Canada) senza mai però riuscire veramente a permettergli
di superarlo (per carità, in questi due esempi tanto hanno influito il tipo di
tracciato nel primo caso e la maggiore velocità della SF90 sui rettilinei nel
secondo caso).
Basta, mi sono stufato!
Di vedere una gara condizionata dalle gomme, dove se manchi
di due gradi la finestra di funzionamento degli pneumatici la vettura va più
lenta di mezzo secondo a giro. Ogni duello in pista condizionato dalla scure
dei commissionari che dall’alto della loro posizione, come un Grande Fratello Orwelliano, tutto
vedono e tutto penalizzano, quasi come ad essersi dimenticati che i tifosi, quelli
più giovani e meno, che ricordano le gesta di piloti che trenta o quaranta anni
fa se le suonavano di santa ragione a forza di sportellate in pista, curva dopo
curva.
Chi tra quaranta anni ricorderà i campionati attuali penserà
a dei piloti che timidamente cercano di superare un collega stando attendo a non
toccarlo, a non esagerare con la frenata altrimenti rischia di accompagnarlo
fuori pista, a non tirargli fumo in faccia in accelerazione, e a lasciargli
200cm di spazio per permettergli di mantenere la vettura al suo fianco, se
necessario. Nessuno, nessuno ricorderà certi eventi. Perché questa non è F1, è burocrazia su ruota, è il trionfo
di un modo di gestire uno sport estremo come se stessimo parlando di codice
della strada.

Allora mettiamo tre vigili urbani a fare da stewards durante
una gara: perché scomodare il Emanuele
Pirro
, ed altri assistenti che cambiano da Gran premio a Gran Premio,
giusto per garantire l’imparzialità del giudizio? Eh, come no! Siamo arrivati
al punto che noi europei, depredati della presenza di tantissimi nostri cari
circuiti storici dal calendario ufficiale della massima serie, dobbiamo anche
sorbirci lo smacco di dover imparare a fare Motorsport dagli americani (ma
Libery Media non è a trazione stelle e strisce?!). Andatelo a dire alla direzione di una qualsiasi gara Nascar o IndyCar di penalizzare il pilota che è in testa e tiene a bada una
tigre nera di nome Lewis Hamilton
dall’inizio, perché una volta uscito di pista nel rientrare “non ha lasciato lo
spazio sufficiente all’avversario per passare rientrando in pista in modo non
sicuro”.
Di passare capite?
Perché in F1 oramai
tu che commetti un errore e finisci fuori pista, perdi automaticamente il
diritto di difenderti una volta rientrato. Hai fatto la figura dello scemo ed è
giusto che lasci sfilare l’avversario. Andateglielo a dire agli americani,
dicevo, di condannare a morte una gara come quella di domenica scorsa, per un
episodio del genere. Esatto, mandateci qualcun altro, perché rischiate di
tornare con la testa rotta. Lo sfogo è dovuto, sentito, perché ogni santo week-end,
da troppi anni ormai, assisto allo stesso spettacolo: una griglia di 4 macchine
che in qualche modo se la gioca e di 16 che non hanno speranze e lottano per le
posizioni di rincalzo.Tanti di noi assistono illusi, addormentati e incoscienti
uno sport che non può essere facilemnte compreso, a meno che tu non sia un
individuo con una mente propensa all’ingegneria e non segui tutte le prove
libere e non leggi FUnoAnalisiTecnica
tutti i giorni.
Ci siamo così tanto abituati ad una F1 così strutturata, che una stagione come la scorsa ci è parsa
magnifica, visto che due scuderie se la sono giocata quasi fino alla fine. Due team,
capito?
Nella F1 che
vorrei, immaginando di essere in possesso della bacchetta magica, non avrebbe
mai trovato spazio l’assurda normativa che condanna un squadra a pesanti
penalità nella gara successiva, se per necessita si debba sostituire una o più
componenti della power unit sforando il massimo numero di pezzi consentiti. Non
esisterebbe un regolamento tecnico che cambia ogni anno invocando maggiori
possibilità di sorpasso quando poi, appena nei test invernali, gli ingegneri
già hanno ritrovato il carico aerodinamico perso intervenendo su altre parti
della vettura (è successo quest’anno).

Non esisterebbero tutte quelle norme assurde che
sfavoriscono le sportellate tra due piloti in duello, i track limits, le
innominabili pese durante una fase cruciale di una sessione di qualificazione.
Non esisterebbero, mi perdoni Tilke,
tanti circuiti francamente brutti, passati, presenti e futuri. Non ci sarebbero
quelle barriere invisibili (mica tanto dopo tutto) a dividere l’appassionato
dalla carrozzeria, dal pilota. Non esisterebbero questi piloti Vip, queste
scuderie inavvicinabili neanche fossero i lampadari del piano dei cristalli di
Harrods (ho ancora i brividi a ripensarci). Non esisterebbe un paddock pieno di
gente esclusiva, pronta a farsi fotografare con le migliori griffe ma per nulla
realmente interessata all’evento sportivo in sé. Tanta apparenza, poca
sostanza. Tanti formalismi, poca, pochissima, voglia di aprirsi realmente al
pubblico.
Chiusa la fase Ecclestone,
tutti speravamo che gli americani potessero smuovere un po’ la terra intorno a
queste radici fossilizzate di una F1
morta senza quasi accorgersene, chiusa nella sua cupola di cristallo. Eppure io
ci spero, lo chiedo, lo pretendo, in nome di tutti i tifosi che come me tutte
le domeniche si siedono davanti alla televisione, o andando in circuito  lasciano che le pulsazioni del proprio cuore
salgano alle stelle in attesa del via.
Chi vivrà vedrà, la F1
che vorrei!
Autore: Federico Vicalvi 
Foto: F1

7 Commenti

  1. amo quel fuoco, vogliamo cambiare, voglio cambiare, vogliamo correre, non vogliamo regole che favoriscano mercedes e hamilton vogliamo che tutti siano uguali, che vettel, max, leclerc, ricciardo abbiano tutte le opportunità! ogni gara troppe regole per proteggere l'argento quando è necessario

  2. Voglio essere sincero.
    Questo sfogo del redattore di questo articolo mi trova pienamente d'accordo. Anch'io sono letteralmente stufo di questa F1 burocratizzata.
    I piloti devono essere liberi di correre e di darsi sportellate a più non posso per giocarsi qualsiasi cosa loro possano reputare importante (una vittoria, il gradino più basso del podio, l'accesso in zona punti e perché no anche per avere qualche punto in più se si trovano già nella suddetta zona).
    Mi vengono ancora alla mente le sfide tra Hakkinen e Schumacher alla fine degli anni '90.
    Chiunque di loro due faceva di tutto per impedire all'altro di sorpassarlo, anche stringendo le traiettorie nelle curve con la vettura dell'altro quasi appaiata.
    In questa F1 moderna chissà quante penalizzazioni riceverebbero.
    E' dai tempi della McLaren Honda che seguo questo sport, ma ultimamente, volendo essere sinceri, non ho più la voglia di fare la "fatica" di accendere la televisione e stare un'ora e mezza o due per seguire qualcosa che non mi entusiasma più

  3. La Ferrari dovrebbe uscire perché oramai non ha più senso stare in una formula 1 monopolizzata e deciso che far vincere e far perdere ci sono altre competizioni dove fare ricerche e dal 2013 che favotisco i chi hanno voglia loro fia e organizzazione

  4. Ho una "certa" ma come fai a non sognare le sportellate del grande Gilles…..un pilota che non tirava mai su il piede, corretto, ma non azzardatevi a pestargli le gomme….Arnoux docet
    Altri tempi ora in gara tutti con il fioretto aiutati pesantemente da chi dovrebbe invece fare della formula uno uno spettacolo ed invece lo ha ridotto ad una noia mortale
    Scusate ma ripeto ho una "certa"

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui