La Ferrari di Bin-otto ancora a secco. Hamilton vola e va.

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La strapazzata di Hamilton a Bottas è quanto
di più ammirevole e allo stesso tempo noioso uno spettatore debba sopportare. Ammirevole
apprezzare da sportivi, un tale livello di simbiosi tra vettura e pilota.
Qualcosa che imbarazza persino. Sono vette a cui ogni pilota sogna di arrivare.
D’accordo che c’è bisogno di battaglie per non morire di noia fino a dicembre,
riparliamone più avanti, ma questo va oltre il semplice vincere le gare, voglio
dire, quando si riesce a farlo così, come Lewis al Ricard, incute una
sudditanza a tutti che rasenta la ‘paura’.
 
Una chimica che ricordo di aver già percepito chiaramente
nel passato, Alonso-Renault, Vettel-Red Bull, Mansell-Williams
e ovviamente Ferrari-Schumacher in decine di occasioni. La chimica di
quando si diventa praticamente imbattibili. L’ho sempre sostenuto, non c’è un
vero modo per infastidire Hamilton, forse solo riuscire a batterlo
spesso in qualifica. Oggi però non è più una persona che ‘ragiona’ come un altro
qualsiasi collega nel paddock. Oltre ad essere quello che è, cioè un campione,
ha acquisito nella sua vita quella rara capacità di allontanarsi e
riavvicinarsi alla competizione al ritmo che gli serve, come una danza
miracolosa.
 
In tutto questo si fa sempre meno credibile Bottas,
incapace di reggere alla lunga le martellate che l’inglese sa dare quando
conta. Demolito. Per sua fortuna o sfortuna, dipende dai punti di vista, si va
di corsa in Austria, una delle piste preferite di Valttri dove,
sarà chiamato dal resto del mondo non ‘Hamiltoniano’ a reagire.
 
Capitolo Ferrari
 
Gli aggiustamenti, così li chiamano in zona rossa, dovevano
arrivare e sono arrivati. Nulla di rivoluzionato in programma anche perché non
è nella logica della direzione tecnica in questo momento fare balzi pericolosi
e pericolanti mentre ci sono sviluppi pianificati su un progetto originario. Si
va per tentativi mirati a migliorare ciò che effettivamente è migliorabile.
Nessun miracolo. La vettura può lavorare meglio sulle gomme e in lenta
progressione lo farà, magari passando per qualche domenica più felice.
 
A dispetto di quello che dice il distacco al traguardo, la
vettura pur pagando come è normale in termini di allungo, sembra essersi
comportata globalmente meglio, più che altro meno altalenante nell’utilizzo,
insomma più prevedibile per i piloti. Si parla di uno 0”15s in media, a conti
fatti circa 7.5s totali nell’arco della gara, in
Cina per esempio
avrebbero fatto comodo eccome. Non è moltissimo su un tracciato così ricco di
curve ma è un segnale positivo, fermo restando che anche
Mercedes va
perfezionando il suo pacchetto fino a trovare addirittura il limite del
blistering senza pagare nulla. Qualcuno stamattina mi aveva spiegato (o ha
sperato) che le
W10 avrebbero potuto soffrire qualcosina montando le
Hard. Pensavo, sbagliando io, al graining.
 
Il problema ora sarà capire come affrontare il weekend in Austria,
che di curve ne ha molte di meno. Un tracciato ancor più simile al Bahrain che
al Canada per l’utilizzo delle posteriori. 
Speriamo con dei buoni dati raccolti e qualche idea per
trasformarli in decimi.
 
Autore: Giuliano Duchessa – @GiulyDuchessa
Foto: Alessandro Arcari – @BerrageizF1

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