I tifosi amano la F1, ma la F1 ama i propri tifosi?


Allora visto che la notte è stata lunga, togliamoci subito il sassolino dalla scarpa: l’episodio che ha ‘abbattuto’ il GP. Provando ad essere obiettivo al massimo mi piace la definizione di Mario Andretti quando dice che dobbiamo valutare l’errore di Vettel come chiaro ma ‘onesto’, di uno che ha sovra-guidato la vettura per 70 giri. La genesi è l’errore, ma il tedesco ha fatto una differenza sabato e ieri, nonostante in quel pizzico di gara perde il retrotreno della SF90🇮🇹 e rientra alla meno peggio col muso di Hamilton furbescamente appena dentro tra lui e il muro. Penalty si, penalty no. È una di quelle classiche decisioni a metà, molto molto difficile. Lo dico sinceramente, i commissari sono professionisti bravissimi e come tutti gli arbitri gli tocca prendere decisioni impopolari. Hanno tutta la mia stima.

Di sicuro però il campionato piange e il pubblico non ride.

È chiaro che episodi del genere sono successi a decine, possiamo scavare e tirarne fuori alcuni penalizzati altri no, ma è anche vero che i protagonisti del presente non hanno memoria. Il tifoso è sovrano dopotutto, non sente ragioni quando si vede privato delle emozioni con un colpo d’accetta. Questo perché troppo spesso negli ultimi anni decisioni che vanno contro la bellezza di questo sport, abbinate a regole complicate che gli appassionati non capiscono fino in fondo, hanno generato solamente insofferenza e i soliti sospetti.

Sarebbe presuntuoso dire cosa avrei fatto, il mio auspicio in realtà è ben diverso, cioè che questo episodio a cui in senso stretto non mi sento indicare una sentenza veramente ‘giusta’, serva come monito a tutti i poteri forti della F1 per capire che bisogna discutere e darsi finalmente una bella svegliata. Prendere la direzione di avvicinarsi ai tifosi e non continuare a creare le condizioni per perderne. Trovare le chiavi giuste.

Lasciando stare le decisioni dei commissari quindi, cos’è che torna veramente a galla dopo il Canada?


Che non riusciamo più ad avere Gran Premi combattuti e campionati all’ultimo sangue da anni. Mi chiedo, Liberty media e FIA parlano in primis tra loro e poi con le squadre per costruire, se non campionati, almeno gare più incerte?

Lo abbiamo visto qui a Montreal, i tifosi amano la F1 e quando la ‘fischiano’ è proprio per questo. Ancora un buon segno. Ma la FIA, Liberty Media e i team, amano i tifosi? Qualunque sia la risposta, dovrebbero farlo molto di più, perché non ci si può accontentare di quel che resta di una notte dopo una gara mozzata.

Autore: Giuliano Duchessa @GiulyDuchessa

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2 commenti

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10 giugno 2019 12:41 delete

...la F1 è stata trasformata in un noioso trenino di macchine con regole che penalizzano lo spettacolo e annullano l'essenza stessa di uno sport motoristico: "IO pilota voglio stare davanti, a qualunque costo e se qualcuno vuole starmi davanti ci deve solo provare ! PUNTO!" Hanno vietato i test (!). In pratica e come se avessero detto ad una squadra: "vietato allenarsi se non quando tutti possono vedere come ti alleni", sottoscritto cavilli e regole, limitato i consumi, eccetera eccetera eccetera.
Rimango sorpreso del seguito ancora numeroso che avvolge questo sport ma penso che inevitabilmente perderà consensi e pubblico. Già oggi i telecronisti non sanno più come commentare spettacoli noiosi e dal finale scontato. In modo volgare: che palle!

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10 giugno 2019 22:33 delete

Complimenti all'autore per l'equilibrio e il buon senso dei concetti espressi che condivido in pieno.

Aggiungo i miei 2cents da osservatore di parte perché una risposta ai quesiti dell'autore c'è.
Arrivando immediatamente al punto, è dalla stagione 2014 che la FIA è come una pallina da ping pong sballottata da due energumeni che invece della canonica racchetta usano una clava.

Sono l'advisor (CVC prima, Liberty Media poi) che vuole più spettacolo per aumentare gli introiti da diritti tv e sponsorizzazioni, e i grandi gruppi commerciali dell'automotive e non (attualmente Red Bull, che sappiamo non essere solo una bevanda e Mercedes).

Se da una parte, l'advisor auspica - eufemismo - gare combattute e esiti incerti, dall'altra cercano e pretendono la certezza del risultato visti i corposi investimenti e l'inestimabile ritorno d'immagine.

La FIA dovrebbe essere un organo indipendente e le decisioni che prende dovrebbero essere in funzione della sicurezza, dell'etica sportiva e nient'altro.
A mio modesto avviso qualcuno ha permesso che non sia così - Jean Todt? - e oggi ci ritroviamo con GP noiosi, regolamenti tecnici ipervincolanti, incomprensibili e alle volte fuori dalla logica.

Il regolamento sportivo è diventato lo strumento per tenere sotto controllo tutto il carrozzone e la gente cambia canale.
Io, per esempio mi tengo informato ma non perdo più due ore del mio tempo per vedere una gara di cui conosco già l'esito finale, infatti sono rari i casi in cui l'ordine di arrivo è diverso dall'ordine di partenza - le prime posizioni per lo meno.

Spero vivamente che la Ferrari non aderisca al prossimo patto della concordia, fosse anche solo per tentare di spezzare l'equilibrio che si è creato in questi ultimi anni dove gli interessi politici e commerciali sono diventati più importanti di quelli sportivi.

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