Formula Show

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Di tanto in tanto penso a quanto questa
Formula Uno stia sempre più prendendo le sembianze da ”grande Show”. Mi riferisco, ad esempio, ai fuochi d’artificio del Gp di Singapore piuttosto che alla presentazione
dei piloti al durante il Gran Premio degli Stati Uniti d’America. 
A tal proposito non so se ne ricordate i contorni. Se la risposta è negativa faccio un breve sunto: l‘entrata dei piloti in pista è stata accompagnata da una colonna sonora e da una
presentazione in stile ”WWE”. 
Tutto ciò offre, certamente, un
grande spettacolo e intrattiene agli spettatori, ma se andiamo ad
valutare a fondo la cosa, una volta spenti i semafori, non resta altro che
”fumo negli occhi”.

 
Al termine di tutta questa messa in scena mi sono chiesto: ma i motori dove sono?
I problemi per i quali la
Formula Uno sta perdendo interesse non sono di certo la mancanza di
qualche fuoco d’artificio in fase di presentazione o perché  non veniva “pompata” un po’ di musica prima della gara.
 
Tra l’altro, amara considerazione, i primi a togliere ”l’audio” durante un gran premio sono
stati coloro che hanno approvato l’introduzione di motori silenziosi,
ovvero i turbo ibridi.
 
Regolamenti sempre più
complessi da capire e monoposto sempre più “elettroniche” stanno snaturando quella che è la vera essenza della
Formula Uno
.


Di certo non ci si aspetta
un ritorno a vetture stile anni ottanta/novanta, anzi siamo
felicissimi che gli standard di sicurezza raggiunti per i piloti oggi
siano elevatissimi. 
Quello che però sperano
gli appassionati, ciò che si attendono da questa disciplina, non è altro che
poter vedere i propri idoli guidare liberamente una monoposto, senza
che abbiano ”paura di rimanere a piedi”.
 
Purtroppo, infatti, tra le tante
regole, c’è anche quella che limita l’uso di carburante in gara, con
il consumo fissato a centodieci litri. In un certo senso una
restrizione volta a contingentare la pressione sul pedale
dell’acceleratore da parte del pilota. 
Ciò, come d’altronde
anche la libertà di poter far test senza essere vincolati da date in
modo da sviluppare la vettura al meglio e ricucire il gap nei confronti degli
avversari, crea sempre più impedimento allo spettacolo.
 
Magari anche un ritorno a
tracciati storici potrebbe contribuire a far bene a questa F1.
 
 
 
Come si è potuto vedere
il primo, piccolo, passo si è fatto ritornando nella pista olandese di
Zandvoort, tracciato sul quale vinse per ultimo, nel
1985, 
Niki Lauda. Gara che segnò anche l’ultimo trionfo in carriera per l’austriaco.
Ora c’è però da sperare
che a far spazio a quest’ultima gara non debba essere uno dei
tracciati altrettanto affascinanti già presenti nel Circus.
 
Assistere all’emigrazione
della carovana sempre più verso piste dove non c’è seguito e, allo stesso tempo, vedere ad tracciati
come Imola o Nurburgring rimanere fuori dal calendario, lascia gli
spettatori con l’amaro in bocca. 
Uno sguardo al passato da
parte di chi organizza e più libertà alle squadre nello sviluppo,
possono essere un buon punto di rilancio per questo sport. In fondo la
Formula Uno è la massima espressione di evoluzione e ricerca.
 
Mettere troppi vincoli e
restrizioni vuol purtroppo dire privare dello spettacolo gli
spettatori che sicuramente da questo sport si aspettano solo pura
competizione in pista.
 
Autore: Andrea Saberogi @Racearrow
Foto: Toro Rosso – McLaren F1

1 commento

  1. Il paragone con il Wrestling calza a pennello! Infatti anche li, qualcuno decide a priori chi deve vincere! Pf non chiamiamolo sport, chiamiamolo solo Show.

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