#EssereMercedes - Cosa accadrà al programma F1 della Stella dal 2026?



L'ERA ZETSCHE: VITTORIE SPORTIVE E TRIONFI COMMERCIALI

Il Gran Premio di Spagna del 2019 non verrà ricordato solo per il record della Mercedes che marca cinque doppiette consecutive. No, la gara disputatasi nella città che Antoni Gaudì ha reso architettonicamente famosa passerà alla storia per la fine di un'era sportiva: quella di Dieter Zetsche
Il sessantaseienne ingegnere tedesco (turco di nascita, nda), entrato in Daimler AG nel lontano 1976 come ricercatore, ha via via scalato posizioni fino a ricoprire, grazie alla sua visione industriale lungimirante e innovativa, la carica di presidente. Nel 2006. 
Sotto la sua gestione il marchio Mercedes ha conosciuto una seconda giovinezza passando per due fasi principali: produzione di veicoli con standard qualitativi appannatisi negli anni precedenti e un fitto e vincente programma sportivo che ha imposto il dominio, specie in Formula Uno, del marchio della Stella a Tre Punte. Lo sport, dunque, come traino commerciale

In tal senso uno dei primi provvedimenti presi durante il suo "regno" fu quello di trasformare l'esperienza Mercedes: da "semplice" fornitore di motori la casa di Stoccarda doveva diventare un costruttore a tutto tondo. E doveva vincere. Fu Zetsche a curare l'acquisizione della Brawn GP inaspettata mattatrice del mondiale 2009. Fu Zetsche a spingere affinché Michael Schumacher tornasse in pista sulla W01 nel 2010. Lo stesso dirigente che volle Toto Wolff, Niki Lauda, Lewis Hamilton e, soprattutto, che fece pressioni in seno alla FIA capitalizzando una guerra politica che sancì l'introduzione delle power unit ibride. Con relativo dominio cui tutt'ora assistiamo. Un presidente illuminato che ha ceduto il testimone allo svedese Ola Kaellenius, primo manager non tedesco del gruppo.




IL NUOVO CHE AVANZA: OLA KAELLENIUS


E' nell'ordine delle cose che un nuovo n°1 porti idee peculiari pur continuando nella scia di un predecessore il cui lavoro verrà ricordato non solo dalla Mercedes ma anche da tutto il settore automobilistico tedesco, europeo e mondiale. Quali siano le idee di Kaellenius a riguardo dell'attività motoristico-sportiva della Stella non è dato sapere. Possiamo solo fare delle congetture ed analizzare degli scenari in base alle recenti notizie ufficiali diramate dagli addetti stampa di Stoccarda.

Il primo atto formale del cinquantenne (l'undici giugno) di Vastervik, il cui mandato durerà un lustro, è stato quello annunciare la prosecuzione dell'impegno della Mercedes nella massima competizione automobilistica. Non una progetto sine die, bensì un impegno che, per ora, ha una scadenza: 2025.
Ciò non sta a significare che i vertici di Daimler AG abbiano già decretato il ritiro delle Frecce d'Argento dalla F1, affatto. E' solo una naturale politica aziendale che calibra l'impegno sportivo – e dunque finanziario – in base al contesto politico-motoristico che è  normalmente liquido, cangiante. Ma anche alla facoltà di continuare ad imporsi o a competere in maniera serrata per le posizioni di vertice. Non pare plausibile, infatti, pensare ad una Mercedes intesa come mero sparring partner di team che si portano a casa la posta in palio in maniera reiterata. 


A Stoccarda sono parecchio ambiziosi. E svegli. Perchè hanno capito che il successo sportivo, con i relativi investimenti, rappresenta una sorta di moltiplicatore keynesiano per le vendite dei prodotti stradali. Essere in F1 per accontentarsi di partecipare non era una prerogativa di Zetsche. Nè lo sarà di Kaellenius che dovrà essere abile a capire come evolverà la F1 e, in generale, il motorsport negli anni a venire.



UN TRITTICO DI SCENARI

Partiamo da un assunto: non diamo per scontata la permanenza del team di Brackley in Formula Uno. Non possiamo però immaginare a una soluzione "on/off", "in/out". La questione potrebbe essere più articolata. E sono tre gli scenari che potrebbero realizzarsi in base al verificarsi di determinate condizioni.



1. EFFETTO QUADRO NORMATIVO 2021






Tra meno di due anni si aprirà una fase del tutto nuova per la Formula Uno. Vi sarà una rivoluzione regolamentare che, nello specifico, non è ancora del tutto definita, soprattutto per quanto concerne la standardizzazione di alcune parti della monoposto. Dopo la bocciatura di una trasmissione comune a tutte le vetture, sono ancora in corso accese discussioni tra i team e i "padroni del vapore" di Liberty Media sull'uniformazione di altre parti della monoposto. Nonché sull'utilizzo di alcune componenti comuni nei motori ibridi.


Certo è che le prossime auto avranno pochissimo a che spartire con quelle che siamo ormai abituati a vedere: dall'aspetto futuristico, esteticamente accattivanti, generalmente più semplici nei principi aerodinamici che le ispireranno. L'intento della proprietà americana è quello di limitare drasticamente l'importanza dell'aerodinamica superiore favorendo quella inferiore. In soldoni, lo scopo è quello di produrre auto quasi del tutto insensibili alle scie in modo da consentire a due o più vetture di restare incollate in curva. Espediente, questo, che dovrebbe una volta e per tutte favorire sorpassi, spettacolo e azione.

E' naturale che una mutazione tecnica così profonda potrebbe produrre l'ascesa di un nuovo gruppo dominante con tecnici più bravi ad intuire la soluzione vincente. Un po' come Ross Brawn e la sua equipe riuscirono a fare con il diffusore dell'omonima vettura 2009 che ha fatto scuola, epoca, storia. Se quei tecnici non fossero quelli della Stella la cosa potrebbe rappresentare un problema per la permanenza dei tedeschi in F1.

Non è una questione di danaro a mio parere. Se l'investimento, come successo negli anni dieci, frutta, Mercedes inietterà altri capitali. Ovviamente compatibilmente con un eventuale (in discussione) salary cap. A Stoccarda non temono di gettare nel circolo milioni di euro freschi che comunque rappresentano cifre irrisorie rispetto a fatturati mostruosi; ai dirigenti della Stella preme che la spesa sia fruttuosa in termini di risultati

E' verosimile, dunque, che una Mercedes vincente anche dal 2021 possa essere stimolata a proseguire oltre la fatidica soglia del 2025. Di converso, in uno scenario di fatica nel raggiungere obiettivi soddisfacenti, potrebbe verificarsi la circostanza analizzata al prossimo punto.





2. DISIMPEGNO PARZIALE: FORNITORE POWER UNIT




Sarebbe a tutti gli effetti un ritorno allo status quo ante Zetsche. Una Mercedes impegnata nello sviluppo e nella fornitura di power unit a team clienti paganti come succedeva negli anni della McLaren di Mika Hakkinen condotta alla vittoria di due titoli prima che si instaurasse il dirompente dominio del binomio Ferrari-Schumacher. Una soluzione di comodo che consentirebbe agli specialisti anglo-tedeschi di continuare lo sviluppo delle unità ibride mantenendo il travaso tecnico sulle auto di produzione. Soprattutto se si tiene conto che, a livello normativo, la strada tracciata dall'Unione Europea (e non solo) è quella di un progressivo affrancamento dai canonici carburanti. Ma ciò darebbe concreti vantaggi? Ne dubito.

Da un punto di vista strettamente logico questo sembra il sentiero meno percorribile. Una vettura stradale, ormai, è un sistema integrato di tecnologie inscindibili per cui un motore non è un'unita indipendente da un sistema frenante piuttosto che da un impianto idraulico che sovraintende ad altre funzioni di gestione della stessa automobile. In effetti non avrebbe senso per un costruttore realizzare solo un motore e mutuarne le caratteristiche adattandole alla produzione. Più coerente sarebbe, come succede oggi, lo sviluppo di tutti i sistemi interconnessi e tra loro interagenti di una monoposto col fine di trasferirne funzionalità anche sulle auto che quotidianamente usiamo per muoverci in città o in autostrada.





3. "FORMULA E" E NUOVE FRONTIERE






Poi c'è una terza via. Per ora misteriosa e imperscrutabile. Ed è quella che porta alla Formula E. Mercedes, pur di entrare nella serie ideata dal patron Alejadro Agag, ha abbandonato uno dei programmi che, negli anni, ha dato maggiori soddisfazioni all'effigie della Stella: il DTM. Disimpegno molto contestato in patria ma che ha un senso logico considerando la direzione che la propulsione delle vetture stradali sta prendendo a livello planetario. Una Formula E che, pur essendo nelle prestazioni distante anni luce dalla F1, sta via via migliorando sia nelle performance che nella durata delle batterie delle monoposto (vero limite attuale).

Le gare delle categoria offrono sempre più spettacolo e diventano via via più credibili sebbene i circuiti che ospitano gli eventi sono ancora troppo "giocattolosi" per essere considerati veri banchi di prova. Per il momento.
La serie, insomma, è in rapida ascesa: più pubblico a seguirla, più "hype" a crearsi attorno ai week end. Sempre più case automobilistiche coinvolte. Nella quinta stagione (in corso) vi è un vero e proprio "parterre de roi": DS, BMW, Nissan, Jaguar, Audi. E, dal 2020, Mercedes che ha presentato la sua creatura qualche mese fa. Imporsi su cotanta concorrenza dà più di uno stimolo. Per non parlare del tornaconto commerciale



Una categoria dinamica, per certi versi affine al mondo videoludico che genera, come detto, sempre maggior interesse. Quindi sponsor, ritorno d'immagine e relativa voglia di investire. Per ora l'impegno di Mercedes nella Formula E è configurato come un binario parallelo a quello della F1: l'una non esclude l'altra. Ma bisogna capire quale piega prenderà il giocattolo di Liberty Merdia, soprattutto per ciò che concerne la volontà degli americani di uniformare tecnicamente le vetture. Che potrebbe rappresentare un disincentivo per chi ha voglia e velleità di innovare distinguendosi dalla concorrenza


Ancora, una (attualmente) non prevedibile incapacità di trionfare da parte delle Frecce d'Argento con le regole 2021, come spiegavo al punto 1, potrebbe spingere i decisori a disimpegnarsi per profondere energie progettuali e finanziarie in una serie automobilistica che molti considerano essere quella del futuro e che, negli anni, potrebbe assorbire parte degli utenti della F1. 







Delle scelte future, naturalmente, non si ha certezza. Si sono fatte congetture, ho postulato panorami verosimili, ma non v'è contezza di una possibile smobilitazione. Al momento è corretto dire che Mercedes non si è ancora posta il problema per il post 2025. 
Una cosa è però chiara: finché i tedeschi saranno in Formula Uno competeranno al massimo delle loro possibilità. Sembrano difettare di concretezza quegli scenari che raccontano di un "disarmo" tecnico e finanziario progressivo dal 2021 in poi.
Mercedes, statene certi, uscirà, qualora voglia davvero farlo, da trionfatrice. E non da semplice comparsa. 

Autore: Diego Catalano - @diegocatalano77

Foto:
Daimler - dailmer.com 
Mercedes-AMG F1 - @MercedesAMGF1
Mercedes-Benz EQ Formula E team - @MercedesEQFE




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2 commenti

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6 giugno 2019 00:19 delete

RIP F1. Ya nadie va a ver esta categoría hasta 2025, con los mismos arrojando champagne

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18 giugno 2019 08:03 delete

f1 è morto, annoiato per altri 6 anni confermati. Spero che ricevano un minimo di spettatori e perdano più soldi

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