Senna non c’è più: 25 anni dopo

È morto Senna.

Tre parole, pesanti, soffocanti, schiaccianti. Che sanciscono la fine di un’era in Formula Uno tanto quanto la fine di una carriera micidiale, eterna, meravigliosa. Un uomo, simbolo di una nazione che a cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90 sta vivendo un periodo storico particolare, inserito tra i grattacieli che crescono nei centri delle città, simbolo della ricchezza, e lo squallore delle favelas, simbolo mondiale della povertà di una maggioranza, composta da bambini i cui occhi guardano al campionissimo come ad un riferimento, ad un modello, ad un simbolo di speranza.


Ayrton Senna. Atto primo - Monaco 1984

Ci sono piloti che definisci campioni, tirando la macchina al limite, quando ti danno la sensazione di avere la capacità di non commettere errori, portare a casa il risultato e soprattutto la macchina: il talento. E quando il talento ti permette di ottenere un secondo posto con una macchina con la quale a mala pena potresti prendere un punto, in uno dei circuiti più difficili del mondo, mentre l’asfalto è reso estremamente scivoloso dalla pioggia, allora sei Ayrton Senna.

Domenica 6 Giugno 1984, Principato di Monaco, con a bordo un motore Hart potenziato, il brasiliano riesce a qualificarsi in tredicesima posizione, mentre dalla pole position scatta il professore Alain Prost. Sin dalla mattina, un violentissimo temporale si abbatte sul principato. L’asfalto, di tipo cittadino, è inondato. La direzione gara, capitanata da Jacky Ickx, rimanda la partenza di quasi un’ora nella speranza che le condizioni migliorino. Finalmente viene dato semaforo verde, e già nei primi giri, per le critiche condizioni del tracciato unite alla complessità tecnica del circuito monegasco, si verificano molti incidenti, alcuni anche con conseguenze fisiche per i piloti. Ma il paulista, tenutosi fuori dai guai, riesce a rimontare dalla tredicesima piazza fino alla zona punti nell’arco di pochi giri. I piloti di testa, intanto, proseguono compiendo vari sorpassi senza finire a muro, grazie alla loro grande esperienza: Prost stesso, che conduce la gara, Lauda, Rosberg, Arnoux.

La pioggia aumenta di intensità ed ormai guidare sul circuito del Principato è diventata una sfida troppo ardua persino per il professore, che alla tornata 31 di 77 chiede, passando sul traguardo, di interrompere la gara con gesti plateali dal suo abitacolo. Ma dietro di lui, ad un ritmo forsennato, c’è un giovane debuttante che gira svariati secondi più veloce del francese e non pare per niente impaurito o comunque preoccupato dalle avverse condizioni climatiche. Accade infatti che Senna stia applicando tutta la sua esperienza maturata ai tempi dei kart nella guida sotto la pioggia, conducendo la sua Toleman ad un ritmo forsennato al quale nessuno riesce neanche lontanamente ad avvicinarsi, portandosi oramai nella scia della monoposto di Prost. Durante gli inizi della sua carriera Ayrton non godeva di una guida fluida sotto l’acqua, accusando molte difficoltà che non li permettevano di essere prestante quando le condizione atmosferiche avverse trasformavano in ostica la pista. Il suo immenso spirito competitivo, unito ad una smisurata forza di volontà ed alla voglia di migliorarsi sempre, lo portarono a colmare in breve tempo questo suo deficit: mentre i colleghi, durante le sessioni di prove con pioggia, riparavano al bar del circuito evitando di prendere rischi, Senna scendeva in pista per fare pratica. Questa esperienza accumulata gli permetterà, dopo molti anni, di sopravanzare Prost al giro 32 di quel Gran Premio di Monaco 1984.

Divenuto primo, Ayrton continua la gara col suo furibondo ritmo: semplicemente, non c’è né per nessuno. Il ragazzo paulista è destinato a vincere il Gran Premio ponendo una pietra miliare nella storia del team Toleman e nella sua carriera. Giusto il tempo di arrivare alla Anthony Noghes di quel giro 32 ed imboccare il rettifilo del traguardo, che la bandiera rossa viene esposta per concludere la gara, congelando le posizioni in pista alla trentunesima tornata, quando Prost era tuttavia al comando della corsa. Una beffa clamorosa per il giovane pilota brasiliano, il quale vede sfumare la prima vittoria in una gara strameritata, togliendoli altresì, ma solo per il momento, la soddisfazione di godere del lusso di aver battuto un campione del calibro del professore in modo tanto evidente. La loro sarà una sfida momentaneamente rimandata, divenendo di li a poco acerrimi “nemici” in pista, con il pilota brasiliano capace di cambiare radicalmente la storia della Formula Uno, diventando uno dei piloti più forti di sempre... anche se già quel giorno, in buona parte, ci era riuscito.


 Ayrton Senna. Atto secondo. Suzuka 1989-1990

Dopo il primo titolo vinto a Suzuka ’88, Ayrton affronta la stagione 1989 pronto a mantenere con se lo scettro di pilota numero 1 del Circus. Il duello, ancora una volta, trattasi di una sfida esclusiva con il compagno di squadra Alain Prost, data la superiorità prestazionale garantita dalla McLaren Honda a motore V10 aspirato, non più turbocompresso come la stagione precedente, novità più eclatante del rinnovato regolamento tecnico. Dopo una prima parte di stagione molto vittoriosa, Senna si ritrova ad affrontare una seconda parte più difficile, a causa di numerosi ritiri. Prost, favorito da una maggiore costanza nei risultati, si avvicina in classifica.

Il rapporto tra i due, mai stato realmente facile, si è definitivamente incrinato dopo il Gran Premio di San Marino: Ayrton, nella voglia assoluta di vincere una delle gare da lui più amata, non rispetta un ordine di scuderia e supera Prost, lasciando di stucco il pilota francese. Questa manovra provoca l’ira del professore, che minaccia addirittura di non correre il successivo Gran Premio se il paulista non si fosse scusato. Il 22 Ottobre 1989, sul circuito di Suzuka, si disputa il Gran Premio del Giappone, penultimo appuntamento del campionato mondiale. Alain è davanti in classifica con un sostanzioso bottino di punti: per Senna l’unica possibilità di vincere il suo secondo titolo consiste nell’ arrivare primo nelle prossime due gare.

In qualifica il paulista infligge un distacco immenso a tutto il carrozzone, staccando il suo compagno di squadra di quasi due secondi. Tuttavia alla partenza lo scatto di Prost è migliore, e li consente di guadagnare già alla prima curva la prima posizione. Nella seconda parte di gara Senna riesce a rosicchiare il vantaggio accumulato d Prost grazie ad un ritmo più sostanzioso, fino a quando al 46° giro, alla chicane del triangolo (ultima prima del traguardo), tenta il sorpasso. Ayrton ritardando più possibile la frenata riesce ad inserire il muso della sua McLaren MP4/5 affianco alle pance della vettura del compagno. In questo momento si scatta l’istantanea destinata a rimanere nella mente di tutti gli appassionati. Prost, piuttosto che allungare la sua traiettoria di quel poco che basta per permettere a Senna di affiancarsi senza far danni, chiude la porta in faccia al brasiliano anticipando di molto la sterzata verso il punto di corda.

Il contatto è inevitabile portando ambedue le McLaren verso il limite esterno della chicane, spegnendosi entrambi i motori, proprio mentre i commissari in tuta arancio circondano le due monoposto. Prost si slaccia le cinture tranquillo di aver messo a segno il colpo che gli vale il terzo titolo in carriera, mentre Senna fa cenno ai commissari di spingerlo in quanto si rende conto che la sua vettura, benché danneggiata nell’ala anteriore, può ancora correre. I commissari dapprima spingono indietro la MP4/5 del brasiliano (mentre il brasiliano vorrebbe essere spinto in avanti),e poi corrono dietro la sua auto per rimetterlo in pista. Ayrton riesce così a riaccendere il motore, e tagliando la chicane passando per la via di fuga torna i gara. Compie un intero giro con l’ala anteriore distrutta prima di rientrare ai box per effettuare il pit stop, proprio mentre Larini con la sua Osella Ford passa in prima posizione. Tornato in pista, non c’è niente e nessuno che lo possa fermare dal vincere la gara, e mentre i commentatori, regolamento alla mano, sostengono che il paulista sarà squalificato per la spinta clandestina dei commissari, imprime un ritmo forsennato raggiungendo Larini, facendone un sol boccone giusto poco prima che sul circuito giapponese cali la bandiera a scacci a sancire la fine della competizione.

Senna è nuovamente in corsa per il mondiale e vincendo anche l’ultimo appuntamento in calendario, Australia, diventerebbe campione del mondo per la seconda volta. Ma la Federazione internazionale, subito dopo la gara, pone l’atteggiamento del brasiliano sotto inchiesta: Ayrton viene squalificato dalla gara per aver rimesso in moto la vettura usando una via di fuga per rientrare in pista. Quel pomeriggio Senna ammetterà che quell’episodio sara il più triste di tutta la sua carriera: mai si era visto un pilota squalificato per aver usato una vita di fuga, e la richiesta di essere spinto dai commissari ricadeva nella precisa intenzione di togliersi da una chiara situazione di pericolo. Ma Balestre, allora presidente della FIA (francese come Prost) non ne volle sapere confermando la squalifica, togliendo ad Ayrton la super licenza per restituirgliela solo dopo le scuse per le parole poco garbate a lui riservate dopo i tumultuosi eventi di quel pomeriggio.

Senna perde così il mondiale, mentre Prost vince il suo terzo titolo iridato della carriera. Quell’inverno Ayrton non provò mai la nuova McLaren per la  stagione 1990, e meditò se fosse il caso di ritirarsi dalle competizioni. Nella sua mente però (per fortuna) una simile idea rimase solo un vago pensiero, trionfando al Gran Premio di Phoenix, primo appuntamento della stagione 1990, mentre il suo acerrimo avversario, che nele mntre cambia casacca accasandosi in Ferrari, si ritira per un problema meccanico. Durante la stagione si rinnova il duello tra il brasiliano ed il francese, fino alla penultima gara, da disputarsi ancora una volta sul circuito di Suzuka.

E’ il 21 ottobre 1990 e Senna scatta dalla pole position, ottenuta proprio a vantaggio del rivale Prost per un distacco di appena due decimi. Ayrton non è contento della posizione della casella riservata al primo posta sul lato sporco della pista, quando solitamente è collocata dalla parte gommata al fine di offrire un plus a colui che ha fatto registrare il migliore tempo in qualifica. Il brasiliano pertanto si appella al presidente Balestre, che si rifiuta di dare l’ok ai commissari per modificare la griglia di partenza. Senna ancora una volta è furioso, sapendo che in partenza non avrà scampo arrivando alla prima curva sicuramente in seconda posizione. Il paulista ai microfoni prima della gara sostiene spavaldo “vedrete che la gara andrà come desidero io”. Puntualmente alla partenza Prost brucia Senna ma quest’ultimo, desideroso di ricambiare il favore al francese dopo lo smacco subito l’anno prima, tira praticamente dritto alla prima curva centra in pieno la Ferrari del francese. I due finiscono nella via di fuga in un grande polverone, distruggendo entrambe le macchine. Senna è campione del mondo per la seconda volta in carriera, lieto di aver reso il favore all’avversario di sempre.



 Ayrton Senna. Atto terzo.

Sono le 14:17 di domenica 1 maggio 1994 sul circuito di Imola, terzo appuntamento del Campionato. Dopo una partenza caratterizzata da un incidente tra la Benetton di Lehto, rimasta ferma nella quinta casella per un problema meccanico, e la Lotus di Lamy che partiva più indietro, la direzione gara chiama in pista la Safety Car affinché i commissari possano ripulire il rettifilo dai detriti. Dopo una manciata di giri, la vettura medica rientra ai box e la gara riprende sotto la bandiera verde. Sfilano sul traguardo Senna in prima posizione, seguito vicinissimo da Schumacher e Larini. Senna compie un giro intero senza che la sua auto mostri il minimo indizio che il destino, per Magic, stia calando il poker d’assi contro il quale il povero Ayrton nulla può. Quella Williams, infatti, non era la stessa del giorno prima, la stessa con la quale il paulista aveva ottenuto la pole, terza di fila della stagione e numero 65 in carriera.

L’abitacolo, che fin dai test era stato definito dal pilota brasiliano troppo angusto a causa di un profilo aerodinamico della scocca molto stretto, era stato reso appena più agevole spostando in avanti il volante, attraverso una operazione a dir poco criminale per gli standard odierni. Fu infatti praticata, nella notte tra sabato e domenica, l’aggiunta di qualche centimetro al piantone direttamente nella centina dell’abitacolo, con una saldatura tra le due parti attraverso un profilato di diametro più piccolo inserito all’interno del piantone stesso. In questo modo, il volante avanza di qualche centimetro ed Ayrton è più comodo nella guida. Può quindi tentare in modo più agevole di conquistare la prima vittoria dell’anno.

Gli auspici sono dei migliori, visto che Schumacher segue da vicino ma non sembra poter concretamente minacciare la FW16 di Senna. All’inizio del settimo giro, mentre Ayrton imbocca la curva del Tamburello a circa 300km/h, la Williams saltella sui dossi, produce molte scintille, ed improvvisamente punta per la tangente della curva. La saldatura cede, il piantone dello sterzo collassa e Senna si ritrova improvvisamente passeggero della sua monoposto. La forza che le sue braccia stanno imprimendo sullo sterzo lo portano tutto a sinistra, dato che oramai questo è un oggetto libero da qualsiasi resistenza. D’istinto, il campionissimo preme col piede sinistro più forte che può  scalando un paio di marce, tentando di allontanare la sua vettura dal muro. Due secondi più tardi il cedimento meccanico e l’impatto violentissimo.

La monoposto si schiaccia sul muretto in cemento, ed una miriade di detriti si innalzano in cielo. Il casco di Senna probabilmente urta sul muro. La forza dell’impatto, restituita al veicolo, lo fa rimbalzare verso la pista. Nel moto condotto ormai per inerzia, la Williams spancia sulla striscia di prato posta della via di fuga e, ritornando verso il muro, arresta la sua marcia. Km/h zero, motore spento. La monoscocca si spezza nell’angolo sinistro proprio davanti allo specchietto, ma nessuna parte del pilota risulta esposta e nessuna lesione grave parrebbe essersi verificata sul corpo di Ayrton, che slacciandosi le cinture avrebbe potuto uscire dall’abitacolo con il casco ancora in testa, dirigersi verso il paddock mugugnando per la terza gara a punti zero della stagione. Tutto rimandato a metà maggio a Monaco, insomma.

Invece il poker d’assi del destino si è scontrato, in all-in, contro una coppia di sei...

Nell’impatto contro il muro, il braccetto della sospensione anteriore destra, staccatosi dalla scocca, non trova la via dell’aria come tutti gli altri detriti, ma punta bensì verso l’iconico casco giallo e verde del pilota brasiliano. La punta del braccetto penetra nella visiera in un terribile scherzo del destino. Bastava un centimetro più in alto, e Senna si sarebbe probabilmente lanciato verso la sua sessantaseiesima pole position a Monaco. La ferita sopra l’occhio destro di circa 4 centimetri di larghezza fu devastante per il fisico di Magic, che immediatamente perde la coscienza. Appena la macchina arresta la sua corsa, la testa si corica sul lato destro. Solo un sussulto, qualche secondo dopo, dà un minimo di speranza agli spettatori che in tutto il mondo osservano il dramma consumarsi attraverso le riprese dell’elicottero. Quel sussulto, purtroppo, è solo un riflesso muscolare.

Bastano pochissimi secondi ai commissari per accerchiare la Williams di Senna ma per regolamento, se il pilota non risponde al check degli uomini della sicurezza, nessuno può toccare la vettura fino all’arrivo dei paramedici. In due minuti gli uomini guidati da Sid Watkins, come un esercito pronti a far vincere ad Ayrton la battaglia più importante, giungono sul posto. Il corpo del pilota viene subito estratto ed adagiato a bordo pista, mentre la direzione gara espone la bandiera rossa per dare modo ai medici di operare in tutta sicurezza. Una volta tolto il casco la gravità della situazione appare: Senna ha un respiro rantoloso e l’equipe medica praticata una tracheotomia per consentire la respirazione artificiale oltre ad una trasfusione per arginare l’emorragia.

Il pilota brasiliano, più che sul cemento del Tamburello, sembra in sala operatoria. Dopo circa 30 minuti, durante i quali si fa di tutto per mantenere il pilota in vita, atterra direttamente sulla pista l’elicottero di soccorso, evento mai accaduto in una gara di F1. Senna viene imbracato e caricato a bordo. Giunto all’ospedale l’esito degli esami é senza speranza e parla di uno stato di coma irreversibile con attività celebrale pari a zero. Alle ore 18:37, dopo essere stata conferita l’estrema unzione, Ayrton si spegne lentamente.


Ayrton Senna è morto, o forse no, perché nessuno muore veramente se resta vivo nel ricordo di chi ancora c’è!

Autore: Federico Vicalvi 

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2 commenti

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2 maggio 2019 13:27 delete Questo commento è stato eliminato dall'autore.
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2 maggio 2019 13:29 delete

Il quadro clinico era apparso devastante già al momento del triage fatto sul luogo.
Syd Watkins parlava di sangue e materiale cerebrale che colava dal naso e nessun segno reattivo pupillare, segnale di un esteso danno cerebrale; arrivato all'ospedale Maggiore di Bologna ed eseguita la tac appaiono fratture sulla parete frontale/occipitale (dovute all'impatto con la gomma); la ferita da penetrazione sopra l'occhio destro (dovuta al braccetto della sospensione) e alla base del cranio (probabilmente causate dall'impatto della testa contro l'headrest nel cockpit.

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