Paese che vai, circuito che trovi...


È notizia recente che dal 2020 tornerà in calendario, dopo 35 anni, il circuito di Zandvoort, per la felicità dei tifosi di Verstappen e di Chase Carey, che già odora il profumo dei bigliettoni che incasserà grazie all’accoppiata Max e Heineken. L'ultima edizione corsa su di questo tracciato risale al lontano 1985, quando il tre volte campione del mondo Niki Lauda vinse la prova a bordo della sua McLaren - Porsche, conquistando di fatto l'ultima vittoria in carriera, ritirandosi proprio alla fine di quella stagione purtroppo per lui amara di gioie e successi.

La mitica pista olandese è legata ad uno dei ricordi storici della Formula Uno, quando nell'edizione del 1979 l'idimenticato Gilles Villeneuve realizzò quell'oramai iconico giro su tre ruote, dopo che la sua Ferrari 312 T4 a seguito di un contatto con Alan Jones finì fuori pista nella prima curva del tracciato. Nonostante la vettura fosse palesemente danneggiata e l'impossibilità di continuare la gara era palese, lo spirito mai domo del piccolo aviatore primeggiò nell'occasione. A seguito dell'ovvio ritiro le critiche sul canadese piovvero copiose, giudicando il fatto come assolutamente innecessario in quanto capace di creare un potenziale pericolo.

Non dobbiamo poi dimenticare che al ricco programma 2020 si era già unito in precedenza il Vietnam, dove dalla prossima stagione si disputerà per la prima volta nella storia della categoria regina del Motorsport un Gran Premio di Formula Uno. In contrapposizione ai nuovi arrivi si parla purtroppo dell'addio ad alcuni tracciati storici, come quello di Interlagos. Infatti negli ultimi giorni abbiamo constatato con estremo rammarico la prossima uscita dal calendario, sempre dal 2020, del circuito di San Paolo. Non sembra trattarsi, come successo per altri circuiti “storici”, di problemi legati alla conformazione del tracciato in sé, ma bensì a temi economici che affliggono la gestione della pista.


Tutti a Rio quindi, con buona pace degli amanti dei circuiti che hanno fatto la storia di questo sport. E si, perché ormai ci siamo abituati tutti ad abbandonare piste come Imola, Hockenheim (intendo quella con i super rettilinei nella Foresta Nera), Donington, Jerez, Magny-Cours, Fuji, per far posto alle piste realizzate al CAD dall’Architetto Tilke, fedele scudiero dell’ex CEO della F1 Bernie Ecclestone, fatte da tante curve in cui quasi mai si supera in paesi con un pubblico che di F1 non sa quasi nulla, per buona pace di noi europei con alcuni fallimenti importanti, come la Corea (gestione pista ed evento a dir poco imbarazzanti) piuttosto che Turchia o altri.

Non sempre questi avvicendamenti hanno rappresentato una involuzione per lo spettacolo: L’abbandono della pista di Sepang credo sia stato un sentimento negativo reciproco tra gli sportivi, lasciando l’l’amaro in bocca a tanti quando nel 2017 si svolse l’ultima edizione, dopo quasi 20 anni di onorata carriera. Ed è proprio in quest’ottica di positivismo che voglio inquadrare il ritorno di una pista storica come Zandvoort: Il Circus torna a "campeggiare" su di un circuito che ha fatto la storia di questo sport, proprio nel cuore dell’Europa. L'entusiasmo dei tifosi olandesi è ovviamente alle stelle, per un evento che si preannuncia veramente avvincente in un paese dove si respira voglia di Formula Uno.

Chi vivrà vedrà diceva la canzone... Nel mentre aspettiamo di scoprirlo andando a goderci il Gran Premio più glamour dell’anno a Montecarlo, dove storia e tradizione al momento fortunatamente restano intatte.

 Autore: Federico Vicalvi

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