Paese che vai, circuito che trovi…

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ZANDVOORT, NETHERLANDS - AUGUST 26: Gilles Villeneuve, Ferrari 312T4 leads Mario Andretti, Lotus 79 Ford during the Dutch GP at Zandvoort on August 26, 1979 in Zandvoort, Netherlands. (Photo by LAT Images)
 
È notizia
recente che dal 2020 tornerà in calendario, dopo 35 anni, il circuito di
Zandvoort, per la felicità dei tifosi di Verstappen e di Chase Carey, che già
odora il profumo dei bigliettoni che incasserà grazie all’accoppiata Max e
Heineken. L’ultima edizione corsa su di questo tracciato risale al lontano
1985, quando il tre volte campione del mondo Niki Lauda vinse la prova a bordo
della sua McLaren Porsche, conquistando di fatto l’ultima vittoria in
carriera, ritirandosi proprio alla fine di quella stagione purtroppo per lui
amara di gioie e successi.
La mitica
pista olandese è legata ad uno dei ricordi storici della Formula Uno, quando
nell’edizione del 1979 l’idimenticato Gilles Villeneuve realizzò quell’oramai
iconico giro su tre ruote, dopo che la sua Ferrari 312 T4 a seguito di un
contatto con Alan Jones finì fuori pista nella prima curva del tracciato.
Nonostante la vettura fosse palesemente danneggiata e l’impossibilità di
continuare la gara era palese, lo spirito mai domo del piccolo aviatore
primeggiò nell’occasione. A seguito dell’ovvio ritiro le critiche sul canadese
piovvero copiose, giudicando il fatto come assolutamente innecessario in quanto
capace di creare un potenziale pericolo.
Non dobbiamo
poi dimenticare che al ricco programma 2020 si era già unito in precedenza il
Vietnam, dove dalla prossima stagione si disputerà per la prima volta nella
storia della categoria regina del Motorsport un Gran Premio di Formula Uno. In
contrapposizione ai nuovi arrivi si parla purtroppo dell’addio ad alcuni
tracciati storici, come quello di Interlagos. Infatti negli ultimi giorni
abbiamo constatato con estremo rammarico la prossima uscita dal calendario,
sempre dal 2020, del circuito di San Paolo. Non sembra trattarsi, come successo
per altri circuiti “storici”, di problemi legati alla conformazione del
tracciato in sé, ma bensì a temi economici che affliggono la
gestione della pista.
 
Tutti a Rio
quindi, con buona pace degli amanti dei circuiti che hanno fatto la storia di questo sport. E si, perché ormai ci siamo abituati tutti ad abbandonare piste come Imola, Hockenheim (intendo quella con i super rettilinei
nella Foresta Nera), Donington, Jerez, MagnyCours, Fuji, per far posto alle
piste realizzate al CAD dall’Architetto Tilke, fedele scudiero dell’ex CEO
della F1 Bernie Ecclestone, fatte da tante curve in cui quasi mai si supera in
paesi con un pubblico che di F1 non sa quasi nulla, per buona pace di noi
europei con alcuni fallimenti importanti, come la Corea (gestione pista ed
evento a dir poco imbarazzanti) piuttosto che Turchia o altri.
Non sempre questi avvicendamenti hanno
rappresentato una involuzione per lo spettacolo: L’abbandono della pista di
Sepang credo sia stato un sentimento negativo reciproco tra gli sportivi, lasciando
l’l’amaro in bocca a tanti quando nel 2017 si svolse l’ultima edizione, dopo
quasi 20 anni di onorata carriera. Ed è proprio in quest’ottica di positivismo
che voglio inquadrare il ritorno di una pista storica come Zandvoort: Il Circus
torna a “campeggiare” su di un circuito che ha fatto la storia di
questo sport, proprio nel cuore dell’Europa. L’entusiasmo dei tifosi olandesi è
ovviamente alle stelle, per un evento che si preannuncia veramente avvincente
in un paese dove si respira voglia di Formula Uno.
Chi vivrà vedrà diceva la canzone… Nel mentre aspettiamo di
scoprirlo andando a goderci il Gran Premio più glamour dell’anno a Montecarlo,
dove storia e tradizione al momento fortunatamente restano intatte.
 Autore: Federico Vicalvi

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