Hamilton, il matrimonio deve continuare

4
Maggio
vuol dire Europa. Con il GP di Spagna il “circus” iridato ha aperto la lunga
e rovente stagione delle gare da disputarsi, eccezion fatta per la
trasferta canadese, in giro per il Vecchio Continente. Nel fiorire di
motorhome sempre più mastodontici e in paddock oltremisura affollati, nascono, si alimentano e crescono i più disparati chiacchiericci di mercato
Da questa ridda di spifferi,
indiscrezioni e informazioni più o meno riservate propinateci da moderni
aruspici dediti alla divinazione si sta materializzando un voce
relativa ad un trasferimento che avrebbe del clamoroso: Lewis
Hamilton alla Ferrari. 

Suggestione tardo-primaverile o ipotesi
concreta?
Analizziamo i fatti.
LE
PAROLE DEI PROTAGONISTI
Da
un paio di settimane Lewis Hamilton e Toto Wolff non fanno altro che
infarcire i rispettivi pubblici discorsi con la parola “Ferrari”.
Ad aprire le danze è stato il manager austriaco in un’intervista
rilasciata alla Gazzetta dello Sport. Alla domanda circa le
possibilità di vedere il cinque volte campione del mondo in rosso il
team principal ha, con serena impeturbabilità, dichiarato: “Certo,
ne abbiamo anche parlato apertamente fra di noi. La Ferrari è un
marchio fenomenale
, il più prestigioso in Formula Uno. E ogni pilota sogna di
vincere un Mondiale con il Cavallino
. Lo capisco perfettamente.
D’altra parte anche la Mercedes ha una grande storia e abbiamo
rinnovato i fasti del passato, cosa di cui Lewis è fiero. Nessuno
conosce il futuro. Io spero che finisca la carriera vincendo altri
titoli con noi, ma so che tutti hanno il desiderio di andare con la
Rossa
“.
Parole
evidentemente aperte ad ogni possibile interpretazione.
Un’attitudine, quella del non dare veri riferimenti al tifoso,
chiaramente innata al dirigente austriaco.
Naturalmente
Hamilton, che ha fatto della comunicazione uno dei suoi punti di
forza, non ha atteso troppo ad esplicitare il proprio punto di vista:
“Al momento sono felice di guidare per la Mercedes e mi sto
godendo la nostra progressione continua. Ciò che stiamo ottenendo è
incredibile, basta guardare cosa abbiamo fatto negli ultimi sei o
sette anni. Attualmente voglio lavorare con questa squadra per
aiutarli a diventare la scuderia di maggior successo di tutti i
tempi
“(LINK). 
UNA
PARTITA A SCACCHI
L’impressione
che si ha è che la Ferrari sia un mezzo, uno strumento di “ricatto” contrattuale che ognuna delle parti in causa brandisce e usa per influenzare la controparte. Perché il rinnovo di un accordo che coinvolge il team
più ricco della F1 e il pilota più vincente in attività implica e
contempla disparati fattori. 



Wolff e Hamilton sono protagonisti di un “conflitto” più assimilabile alla Guerra Fredda che ad un’azione
bellica vera e propria
. Non si percepisce l’odore della polvere da sparo, né si scorgono pallottole
che volano da un fronte all’altro. Siamo nel mezzo di una delicata partita a scacchi
nella quale ogni blocco usa anche la psicologia per arrivare al
risultato sperato. Un “equilibrio del terrore” dove, alla
minaccia nucleare, si sostituiscono “Ferrari” e “Piano B”. 

Wolff sventola
quest’ultimo per lanciare un chiaro messaggio: Mercedes è in grado
di vincere – cito – con “sei – sette piloti presenti sullo schieramento“.
E tra questi, ovviamente, Sebastian Vettel che sarebbe il tedesco tra
i tedeschi. Un sublime godimento dalla parti di Stoccarda. Che bisserebbe quel mai celato del 2016. Dall’altro
lato un Hamilton che usa la Rossa per lasciarsi lusingare da chi più
di ogni altro conosce la vera forza di questo pilota che sarebbe
tutt’altro che semplicemente rimpiazzabile.
La
sensazione che si percepisce dall’esterno è che i queruli
protagonisti (un po’ lamentosi risultano in effetti) di questa commedia vogliano, in fin dei conti, la
medesima conclusione: il prolungamento di un matrimonio che ha radici
solide
.
 
 
QUESTIONE
DI UTILITARISMO
 
Il
fascino che esercita la Ferrari sul trentaquattrenne anglo-caraibico
è un fatto oggettivo e difficilmente contestabile. Tanti e continui
sono stati, difatti, gli attestati di stima verso il marchio modenese
da parte di Hamilton. Ma passare dalle parole d’ammirazione al legame
stabile è un altro discorso
. In ballo c’è un egoistico e
comprensibile vantaggio personale.
L’utile,
come lo definì Jeremy Bentham, filosofo e giurista inglese vissuto
nel diciottesimo secolo, è qualcosa che produce un vantaggio
rendendo minimo il dolore e massimo il piacere
. Un eventuale
matrimonio con la Ferrari potrebbe provocare proprio l’effetto
opposto riducendo, appunto, il benessere. E aumentando,
conseguentemente, il dolore. Che si trasformerebbe in rammarico
qualora l’operazione non portasse quei frutti chiamati vittorie e
titoli.
 
A
certi livelli lo “stipendio” conta relativamente.
Ferrari avrebbe la forza economica per soddisfare le richieste di un
cinque (cinque?) volte campione del mondo ma, specie osservando la
stagione in corso, è altro che manca alla Scuderia: quella la capacità di
mettere in pista una macchina costantemente vincente
. Troppo
ondivaghe le prestazioni delle monoposto rosse, troppo confusa la
gestione sportiva di un team che dà la sensazione di smarrirsi
quando c’è veramente da concretizzare.
Elementi,
questi, in evidente contrasto con il concetto di “utilitarismo hamiltoniano” (mi sia concessa la licenza filosofica).
HAMILTON
– MERCEDES: AMORE E CONVENIENZA
 
PERCHE’
CONVIENE A HAMILTON
– Lewis è cresciuto nel mito di Ayrton Senna.
Pilota dal quale ha ereditato i colori dei primi caschi, qualche
flebile somiglianza 
nello stile di guida (considerando quanto sia cambiata tecnicamente la
F1 negli ultimi 20 anni) e sicuramente una
spiccata spiritualità che si manifesta in forme comunque diverse.
Oltre, ovviamente, ad essere – al pari del paulista – il pilota iconico dell’era che vive
Ma c’è un altro driver che è punto e riferimento per ogni
campione del mondo: Michael Schumacher

Un rapporto controverso quello
di Hamilton col sette volte titolato di Kerpen: commossa
ammirazione che sovente si è trasformata in polemica sulle modalità
con le quali l’ex Benetton e Ferrari ha conseguito alcuni successi in carriera.
Quei trionfi a cui Hamilton, pubblicamente e forse ipocritamente, ha
sempre detto di non puntare
.
 
L’ambizione,
sentimento connaturato a un pilota della levatura del britannico,
impone altro: la verità è che non può essere insensibile ai record
di Schumacher. Quindici vittorie di tappa, due allori iridati: questi
sono i numeri che separano i due protagonisti. Solo la Mercedes, al
momento, pare essere il team che può consentire ad Hamilton di
colmare questo deficit. Per proiettarlo per sempre nell’olimpo del
motorsport; per farlo diventare il più grande di sempre. Finché
questa possibilità sarà viva è difficile che si arrivi al
divorzio
.
 

Un
mondiale è un mondiale. Il valore è il medesimo se vinto in Ferrari
piuttosto che in Brawn Gp. E chi sostiene il contrario faccia i conti
con la storia di Senna che sulla Rossa non ha mai messo piede e mani.
Questa Mercedes può garantire a Lewis il sesto titolo e forse pure il
settimo. Che potrebbe arrivare giusto in tempo, esattamente prima
dell’ennesima rivoluzione tecnica, quella del 2021, dalla quale
potrebbe scaturire un nuovo gruppo dominante che non sia quello
anglo-tedesco.
CLIMA
FAMILIARE
– C’è un altro fattore che fa pensare ad un prolungamento
di una storia d’amore ben salda: l’aria di casa. Hamilton, sin dal
suo debutto nella massima formula, ha sempre pigiato su un
acceleratore collegato ad un motore Mercedes. A partire dal V8
aspirato che equipaggiava la McLaren MP4-22 con la quale sfiorò il
titolo al debutto, per finire al turbo-ibrido che spinge la W10 con la
quale comanda il campionato in corso. Il “44” è quindi un
pilota formatosi sotto l’ombra austera della Stella a Tre Punte, tenuto per mano da Ron Dennis (vero mentore sportivo insieme al
padre Anthony) e dal fresco pensionato nonché numero uno Dieter
Zetsche
che fu grande sponsor, insieme al compianto Niki Lauda, del passaggio del driver di Stevenage
da una McLaren in fase calante a una Mercedes che si candidava a
diventare riferimento tecnico, politico e sportivo della Formula Uno
contemporanea. (Mercedes: Storia di un dominio sportivo e politico)
 
In
uno sport nel quale la componente psicologica conta in maniera
decisiva, avere grande feeling con l’equipe di lavoro fa una
differenza sostanziale
. Il clima che si respira a Brackley, inutile
negarlo, sembra essere lontano da certi intrighi di palazzo, guerre
di potere e lotte si successione
che troppo spesso hanno afflitto le
segrete stanze della factory Ferrari. E ciò non può non avere un
peso specifico importante nell’orientare le scelte di un pilota nel
pieno della fama e della maturità che certamente non può
permettersi salti nel vuoto se vuole diventare il numero uno
indiscusso anche in termini statistici.
PERCHE’ CONVIENE ALLA MERCEDES. “Quando
Lewis è entrato a far parte del nostro team
– raccontava l’ormai
ex presidente del gruppo Daimler AG – ha preso il via l’era del
successo della Mercedes nel motorsport. Mercedes che ora vanta
cinque titoli consecutivi proprio grazia a lui
“.
 

Parole
che raccontano di quale sia la considerazione che i vertici
dell’azienda tedesca hanno nei riguardi di un pilota cui vengono
riconosciuti i meriti di alcuni titoli. Mi
riferisco ovviamente alle stagioni in cui il dominio dei grigi sugli
altri non era così evidente. Quei campionati 2017 e 2018 nei quali
Lewis ha battuto, con forza prorompente di un fabbro ma anche con la pazienza di
un cesellatore, un pilota e un team esterno. Nella fattispecie Vettel
e la Ferrari. Confermando, dunque, che anche una squadra
all’avanguardia nelle prestazioni ha bisogno di un cavallo di razza
per mettere al sicuro il proprio dominio quando questo non è palese,
schiacciante, asfissiante
. Come sta invece succedendo nel 2019.
Non
solo Zetsche ha compreso questa evidente dinamica. Lo stesso Toto
Wolff, capo delle operazioni sportive, ha recepito il messaggio
nonostante le allusioni ad un fantomatico piano B di cui si è parlato in precedenza.
Hamilton
rappresenta un capitale tecnico-sportivo, ma non solo. Lewis muove le
masse. Reali e virtuali.
Il campione del mondo in carica, da solo,
conta un numero di seguaci social che supera quello dei restanti 19
driver in griglia. Ancora, ha un volume di interazioni che supera
quello del suo stesso team che pure ha una comunicazione social molto
avanguardista. Hamilton consta anche una capacità di attrarre
sponsor da non sottovalutare
. La casa di moda Tommy Hilfiger, tanto
per fare un esempio pratico e recente, diventa partner Mercedes come conseguenza di un
precedente accordo di sponsorizzazione col pilota.
 
Elementi
che pesano nella contrattazione di un nuovo accordo. Che ritengo
possa riferirsi, eventualmente, solo al 2021. Infatti sembrano essere irrealistici
quegli scenari insistentemente postulati che vedrebbero concreto uno scambio di casacche da parte di Hamilton e Vettel già nel 2020
.
Se così fosse cadrebbe tutto il castello di considerazioni sin qui
fatto. Ma non solo: Hamilton metterebbe in seria discussione
l’ipotesi di raggiungere – e magari superare – Schumacher;
Mercedes non avrebbe la certezza di poter contare, con Vettel, sulle medesime
prestazione che fino a questo momento ha garantito Hamilton.
 
Per
tutto ciò che si è scritto, è plausibile che le parti possano
puntare all’allungamento di una liaison molto fruttuosa
, così da
soddisfare sia una metodologia lavorativa che ha portato la Stella ad
issarsi sul tetto del mondo del motorsport, sia le (mal) celate velleità
di Hamilton di essere il più grande di sempre.
Mercedes
– Hamilton: un matrimonio che s’ha da fare. Anzi, che ha da
continuare
.
 
 
Autore: Diego Catalano – @diegocatalano77

4 Commenti

    • La cosa è relativa all'anno scorso. Tommy era sponsor personale di Hamilton. E tramite il pilota la partnership si allargò anche al team. Lo specificò Toto Wolff in un'intervista.

  1. Schumacher vinse il suo primo mondiale in Ferrari (terzo in carriera) a 31 anni. L'ultimo a 35. E prima dell'addio alla rossa fece altre stagioni ottime. Questo per dire che Hamilton qualche annetto buono lo può ancora fare. 😉

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