Vince Bottas, l’uomo di ferro…

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Non succede mai, dateci caso.
 
Quando a gran voce si invoca qualcosa, non arriva mai. Si
sperava nella ‘scontatissima’ SC di Baku per rianimare una gara sembrata
già finita dopo 4 giri, per far tornare in lotta Charles Leclerc a cui paradossalmente a un certo punto si credeva
molto più che in Vettel, nonostante
il ragazzino partisse, per colpe sue, con una grossa differenza in griglia.
Poteva esserci ma non c’è stata. L’errore al sabato ha completamente
pregiudicato quella che attualmente è la miglior arma della Ferrari, la capacità del giovane
monegasco di capire la SF90 più in
fretta e sfruttarla appieno, meglio di quello che da inizio anno riesce a Vettel, ancora non del tutto a suo agio
sulla SF90.
 
Non capiamo ancora
perché a Barcellona la sentivo
perfettamente e ora non più
” dice il tedesco.
C’è da lavorare molto, la fiducia resta, ma i cambiamenti
voluti alla guida del team devono avere un processo naturale e ripercuotersi
positivamente a cascata sulle scelte prima in fabbrica ma poi anche nei weekend
di gara. Questo ancora non si è visto. Lo diciamo dall’inizio, serve tempo e
non ci sono garanzie nell’immediato. Quello che si vorrebbe vedere, se qualcosa
è cambiato davvero, sono finalmente quelle decisioni in seno alla gestione,
anche forzando la mano con aggressività, per costruire una mentalità diversa,
laddove non si arriva con le performance. Non è più tollerabile fare la conta
degli errori, tra questi è giusto segnalare senza sconti quelli dei piloti, 2
grossolani in 4 gare contro zero degli altri.
Secondo Binotto c’è
ancora margine di manovra per far uscire tutto il potenziale della vettura, per
cominciare a fare risultati seri.
 
“A Barcellona
porteremo il nostro pacchetto completo, tutti lo porteranno, vedremo come
influirà sui valori, noi pensiamo di avere delle buone cose nella manica, non
molliamo il campionato”.
Può essere che in Spagna
magicamente la Ferrari possa
sventare una 5’ clamorosa doppietta Mercedes?
 
O è così, o la crisi di risultati post Bahrain, rischia di prendere le forme di un buco nero. Mi aspetto
molto da questa vettura, e non nascondo di sentirmi ogni giorno più solo nel
pensarlo. Ma poiché, coerentemente,  credo
che il prodotto uscito dalle menti e dalla fabbrica sia eccellente, sono
portato a pensare che gli interpreti di tale prodotto lo siano molto meno. Non
mi riferisco tanto ai piloti; del resto Leclerc,
nonostante i suoi 21 anni, ha mostrato di poter fare persino pole e vittoria
proprio con la tanto bistrattata SF90. Penso, piuttosto, ad alcune dinamiche che incidono nel week-end. Serve un
rinnovamento progressivo, un salto di qualità anche sul fronte umano. Il
presidente Elkann secondo le mie
informazioni non era certo in gita di piacere a Baku. Ha ribadito tutto il supporto a Binotto (ci mancherebbe) e proprio attraverso il team principal
vedremo nelle prossime settimane diversi aggiustamenti e non solo sulle
questioni puramente tecniche. Insomma, il gap
tecnico da una corazzata come Mercedes
è comprensibile, quello umano invece non più, perché ricordiamoci che nella
tradizione Ferrari gli uomini hanno
sempre marcato una differenza.
Valtteri che vince
non si cambia.
In questo senso mi piace chiamarlo ‘l’uomo di Ferro’ dei
primi 4 appuntamenti, un pilota lontano parente di quello rinunciatario che
andò nel pallone nel 2018. Aiutato in questo periodo anche dalla non
brillantissima forma di Hamilton
nelle ultime qualifiche. Di ferro perché ancora un volta è apparso incrollabile
alla pressione di Lewis, nessun
errore, molto solido nella gestione gomme rivelatosi poi il fattore chiave per
il risultato finale. Pochi giorni fa ha battuto cassa in Mercedes per il rinnovo, molti hanno sorriso, molti non gli danno
ancora credito, eppure è lui ‘l’uomo di Ferro’
del team campione del mondo, e se fossi in Toto Wolff comincerei
timidamente a chiedermi come mai Lewis
non è stato ancora capace di segnare la solita differenza.
Autore: Giuliano Duchessa – @GiulyDuchessa
Foto: Ferrari Mercedes

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