Mercedes uguale Thanos..


Chi conosce il personaggio diventato famoso nella saga “Avengers”, molto di moda in questi giorni di proiezione dell’ultimo “Avengers:Endgame”, sa che stiamo parlando di due termini di paragone praticamente identici. Per chi non lo sa, basterebbe descrivere il ruolo del “cattivo” che ha messo a ferro e fuoco l’universo nel film, per capire quale sia la forza del team tedesco in questo momento. Quattro doppiette nelle prime quattro gare, nessuno mai é riuscito a inanellare un filotto del genere nella storia della F1, e questo é già un dato su cui riflettere.

C’e poi da mettere in conto che la prima delle inseguitrici (Ferrari) non é distante anni luce, ma  per un motivo o l’altro non é mai riuscita a impensierire in modo serio e convincente i campioni in carica. Forse solo in Bahrein la Ferrari è stata superiore, ma anche lì una potenziale doppietta rossa si é trasformata in grigia causa affidabilità. Ed ecco che mescolando l’ordine degli addendi il risultato non è mai cambiato, con le frecce d’argento capaci di cannibalizzare praticamente in toto i punti disponibili, lasciando solo briciole agli avversari.

Eppure, il weekend azero era cominciato con buoni auspici, con le SF90 (soprattutto Leclerc) in gran forma sia il venerdì che parte del sabato, quando i piani della rossa si sono infranti sulla curva del castello, con il giovane Charles che sbatte in Q2 compromettendo le sue qualifiche, lasciando il solo Vettel a lottare per la pole position in Q3. Niente da fare, l’1-2 Mercedes si materializza già il sabato rendendo la gara più in salita di quello che dovrebbe essere stato, sapendo poi che i grigi quando partono davanti diventano praticamente imprendibili.

Però, circuito cittadino, muri molto vicini e via di fuga zero o quasi, danno la possibilità a chi é capace di realizzare una gara lineare, pensando di poterla vince anche partendo da dietro sperando in ritiri o aiuti dalla Safety Car. L’Auto di sicurezza che puntualmente esce a raffica si... ma solo in F2. Si poteva ipotizzare la presenza anche nella massiam categoria, ma volendo essere “profetici maligni” quando la Ferrari si trova ad inseguire raramente accadono eventi che possano aiutare la rossa, soprattutto quando i momenti non sono proprio brillanti.


A Baku non é successo praticamente nulla con un  Gran Premio quasi soporifero, e solo dopo i primi pit stop la gara si é “ravvivata” un poco, quando montando le più perforamenti gomme medie, i distacchi tra i primi si sono ridotti. Cio nonostate così come si era partiti si é arrivati, tranne il monegasco che scattando dall’ottava piazza ha concluso in quinta posizione dietro Verstappen, dopo un’ottima prima parte di gara (Charles montava al via gomme medie e questo lo ha aiutato a risalire la china). Vittoria per un redivivo Bottas che ha tenuto dietro il 5 volte campione Hamilton, che mai ha avuto modo di attaccare il compagno di squadra, e Mercedes che scappa nelle due classifiche mondiali.

Da qui possiamo ripartire, dal fatto che non siamo arrivati in Europa, e il mondiale sembra già finito o quasi, con uno strapotere tedesco che sembra inarrestabile, nonostante non abbiano una macchina nettamente superiore a Ferrari e Red Bull.

Quindi, cos’é che ha fatto si che nonostante ciò il team di Brackley stia dominando?

L’intero pacchetto...partendo dal management, dal team ingegneri in fabbrica, in pista, gli strateghi, il team principal, e ultimi ma non ultimi i piloti.


Un connubio perfetto, ancora di più nonostante 5 anni di egemonia, di piccoli dettagli in ogni area, che messi insieme formano una squadra imbattibile.

E se gli altri non faranno altrettanto...Appunto, e gli altri?

Fanno una fatica tremenda a capire le gomme, a farle funzionare, o meglio come si dice ora, farle lavorare nella giusta finestra di temperatura, nella quale danno il massimo della prestazione, e di conseguenza dell’intera vettura. Ecco il punto, la Formula Uno di oggi incentra il progetto delle vetture intorno alle gomme, e chi riesce ad azzeccare la sinergia tra le 2 parti trova il jolly vincente.

Abbiamo visto, nelle differenti fasi dei Gran Premi fin’ora disputati (Baku compreso) una vettura a volte velocissima ed altre lentissima. La stessa monopsto guidata dallo stesso pilota ma con condizioni ambientali differenti, dove neanche gli ingegneri capiscano veramente perché e cosa fare.

Ci piace la così detta formula gomme?

Forse a Liberty Media si, ma a noi spettatori molto di meno.. perché non può un singolo componente, per importante che sia, influire su un intero progetto in modo così invadente e determinante. Le polemiche ci sono state di nuovo per il “diverso” trattamento riservato ai piloti Ferrari, con Leclerc sacrificato, secondo i più, in favore del “capitano” Vettel. Io dico chiacchiere sul nulla...le strategie erano corrette e solo un evento esterno poteva rimettere in gioco il team di Maranello. Stiamo parlando di posizioni di rincalzo figuriamoci. Ricordiamo l’ultima gara “dominata”dalla rossa, Belgio 2018 e l’ultima vittoria, Austin 2018 con Kimi. Troppo tempo é passato, per chi si chiama Ferrari e ambisce a vincere il mondiale.


Andiamo oltre, in Europa, ripartendo dalla Spagna, teatro dei test invernali che tanto hanno ingannato e riempito di fiducia i tifosi, e che possiamo definire un ultima spiaggia, perché se non si inverte la tendenza allora bisogna concentrarsi a sviluppare la macchina e pensare più a lungo termine. Binotto nelle sue dichiarazioni é sempre molto tranquillo senza sembrare preoccupato della situazione, consapevole dove intervenire per correggere cosa non va. Ma nel circuito di Barcellona se non hai una macchina meccanicamente e aerodinamicamente al top, si evidenziano automaticamente i punti deboli. Uno su tutti il terzo settore lento... e se sei debole li non riuscirai mai a sorpassare nel successivo rettilineo. Parafrasando le sue parole servono interventi e sviluppi aggressivi, promessi e previsti per la Spagna.

Il potente Thanos, per essere invincibile, si serve delle 6 gemme dell’infinito per comandare l’universo, e Mercedes sembra possederle tutte in questo momento. Ma nonostante ciò esistono lo stesso punti deboli e starà a Ferrari diventare perfetta per poter sfidare ad armi pari un gigante che, apparentemente, sembra davvero invulnerabile.

Autore: Mauro Petturiti

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