L’origine della crisi…

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Il Gran Premio
dell’
Azerbaijan è una delle gare
più “giovani” che troviamo nel calendario del mondiale di
Formula Uno. Inaugurato durante
l’annata 2016 come
EuropeanGP
(sigh!), e successivamente (2017) denominato (per fortuna)
GP dell’Azerbaijan, il
suddetto si svolge tra le strade di
Baku:
un budello di rettifili raccordati tra di loro con curve a 90° come solo il
“nostro”
Tilke sa fare.
Personalmente è un circuito che non mi piace affatto, se non altro perché
rappresenta l’andamento dei tempi che viviamo oggi: andare a correre la dove ci
sono i soldi a discapito di tracciati storici i quali a causa delle condizioni
geo politiche versano in condizioni di austerità (parola tanto di voga di
questi tempi) e quindi non possono far fronte alle esose richieste di
Liberty Media.
 
Eppure, nonostante questa mia considerazione (del tutto
personale), fino ad ora il Gran Premio
azero si è sempre rivelato come crocevia di situazioni del tutto particolari
che lette a distanza di tempo; suddette situazioni sono poi state risolutive,
sono state conclusive per una determinata storia.
 
Nel 2016 Nico Rosberg
proprio non ne voleva sapere di prendere confidenza con il circuito, tranne che
nel momento in cui contava (Q3), in cui stampa la 1° pole del circuito mentre Hamilton rompe la sospensione della sua
monoposto contro le barriere partendo nelle retrovie. Cosi facendo regala la
vittoria al compagno e soprattutto durante lo svolgimento del GP, a causa di noie al volante, vediamo
un volto di Lewis che ora non siamo
più abituati a vedere: e cioè nervosismo e continue lamentele. Lo stesso
nervosismo che sancisce la fine del rapporto tra Hamilton e Rosberg
stesso e che sfocerà ad Abu Dhabi in
quel “fra 10 anni nel mio libro vi racconterò”.
 
 
Nel 2018 (vinta da Lewis) ennesima edizione in cui si
sancisce la fine di un gioco che ormai durava da troppo tempo: e cioè quella
apparente pace tra gli alfieri Red Bull
dove un Daniel Ricciardo decisamente più in
palla rispetto al suo giovane compagno (non a caso l’australiano ha vinto
l’anno prima), viene ostacolato in modo molto discutibile finendo con una
tamponata di quelle da ricordare!
 
E arriviamo al 2017: In questa edizione vince il 1° premio Sebastian Vettel, che in regime di Safety Car riceve (a suo dire) un brake
testing molto ‘brake’ e poco ‘testing’ dal capofila Lewis, ferendo non poco il muso del cavallo. Sebastian per tutta risposta lo affianca e gli da una ruotata non
tanto forte questo si; sicuramente visibile e plateale che il 4K levate
proprio. Ecco, li a mio giudizio fu l’inizio dello smarrimento del pilota
tedesco. In questa occasione il quattro volte campione del mondo fece vedere al
mondo intero che è fatto di carne e ossa come tutti i mortali, dimostrando che
le spalle avevano ceduto sotto il peso del nome Ferrari. Purtroppo come ben sappiamo a questo sono seguiti altri
(errori di guida naturalmente; non è mia intenzione dipingere il diavolo peggio
di quello che è) episodi che hanno contribuito al suo momento no.
.
Neanche a farlo apposta il Gran Premio dell’Azerbajan anche quest’anno potrebbe essere
risolutivo, visto che il team di
Maranello
si presenta in un momento decisamente non consono al potenziale della macchina
e dei piloti. Magari proprio tra l’improbo circuito di
Baku, la squadra del Cavallino
cercherà di risorgere dando nuova speranza ai suoi tifosi ed al campionato
stesso; il quale sembra aver preso troppo presto un’unica direzione.
Autore: Vito Quaranta
– @quaranta_vito
Foto: Mercedes – F1

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