Binotto, Wolff, ed il ricordo di Ayrton Senna…

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Voltata pagina sulle festività pasquali, godendo di questi
giorni di riposo dagli impegni lavorativi, ci rigeneriamo mente e corpo
proiettandoci nella settimana che porta al Gran
Premio d’Europa
.Dopo un quadriennio di crescita tecnica, la Ferrari guidata da Maurizio Arrivabene
prima e Mattia Binotto poi ha
realizzato, per questo 2019, un mezzo tecnicamente prestante. Al di là dei noti
problemi di affidabilità, che indirettamente hanno condizionato la gara in Austraria e direttamente quella in Bahrain, in Cina abbiamo visto una vettura non all’altezza di scaricare a terra
tutta la performance di cui era capace, per probabili difficoltà di
comprensione dell’assetto da parte dei ragazzi guidati da Laurent Mekis e supervisionati dallo stesso Binotto. E di questo abbiamo letto e riletto un po’ ovunque in
questi giorni. C’è però qualcosa di cui sento poco e leggo anche meno: proverò ad esporvelo
nelle prossime 300 parole.
 
Se risulta evidente che la Mercedes svolge il ruolo di capolista tecnico e politico, con un
mezzo super affidabile e capace di esprimere in pista velocità sul dritto e downforce in curva con Toto Wolff che dopo ogni gran premio ci
ricorda quanto sia superiore la Ferrari,
salvo poi realizzare tre doppiette nelle prime tre gare (per carità, non tutta
farina del suo sacco, visto il ruolo che per la Mercedes ha svolto la dea bendata), la Ferrari, oltre a dover affrontare le problematiche sopra riportate,
ha forse dimenticato ciò che la storia le ha insegnato nell’ultimo ciclo di
superiorità tecnica e politica avuto, quello dal 1999 al 2004.
Accadeva infatti, in quel periodo, che la Ferrari
avesse un pilota dichiarato prima guida fin dal momento dell’ingaggio,
spalleggiato da due piloti, Irvine prima
e Barrichello dopo, che avevano come
unico obiettivo quello di coprirgli le spalle. Certo, il Michelone “la patacca
di prima guida” sapeva come guadagnarsela, ma mica andava sempre tutto secondo
i piani: gli errori li faceva anche lui, tanto per dire, e le critiche dai
tifosi arrivavano lo stesso, pesanti e pressanti.
Dopo i piloti era evidente che il team di Maranello godesse di una guida sportiva
e politica di altissimo livello con Jean
Todt
, e un’altrettanto rilevante conduzione tecnica come quella di Ross Brown.
Se torniamo ai giorni d’oggi, tenendo ben a mente questo “organigramma” capiamo
come non si possa coprire contemporaneamente il ruolo di direttore sportivo e
quello del direttore tecnico, perché mentre ti occupi di come rendere più
veloce la monoposto o migliorarne l’affidabilità, non puoi farti carco del
duro lavoro da svolgere dietro le quinte, dove sui tavoli si scrive il
regolamento del 2021 e si stringono gli accordi per il rinnovando
patto della Concordia. Ed è proprio li dove
Binotto è probabilmente molto (troppo)
assente, facendosi “fare le scarpe” da qualcun altro che fa quello che vuole senza
che nessuno batta i pugni sul tavolo opponendosi. Insomma la
Ferrari rischia di non riuscire a
chiudere questo ciclo
Mercedes per
inferiorità politica, più che sportiva.
 
Oltre alla battaglia in pista, fatta da una macchina rapida e affidabile
guidata da un pilota che deve meritarsi la stoffa di prima guida spalleggiato
da uno scudiero affidabile (che poteva essere un Raikkonen, senza però quasi
mai riuscirci e che non può essere, per carattere, un Charles Leclerc), la Ferrari dovrà trovare presto un uomo da
mettere a capo della squadra per ricoprire il ruolo di team principal, in grado di alzare i toni di una sucdria che, oramai
da più di 10 anni, politicamente parlando, in F1 conta poco o niente. Perché Binotto,
tutto questo, semplicemente non può esserlo.
 
Gran premio d’Europa,
dicevamo…
 
Siamo infatti entrati nella settimana che ci porta dritti
dritti in
Azerbaijan, per il GP di Baku. Gli appassionati della massima categoria del motore danno per
scontato che rivedremo fronteggiarsi in pista
Ferrari e Mercedes, con
la
Red Bull sempre pronta a
cogliere, con il solo “
Mad” Max
Verstappen
un podio qualora la Ferrari,
più che la
Mercedes, dovesse fallire
l’obiettivo minimo. 
Anticipare chi sarà davanti come prestazioni è impossibile dirlo, viste le altalene prestazionali di queste prime tre gare. La scuderia di Brackley avrà dalla sua una sicurezza costruita con i risultati delle prime tre gare, e con quella partirà per creare l’assetto della W10. Per la Ferrari, dopo un avvio di stagione caratterizzato da pochissime novità aerodinamiche, è previsto uno step evolutivo della parte posteriore della monoposto, con il quale gli uomini del cavallino si augurano di riuscire a guadagnare carico aerodinamico mantenendo bassa la resistenza all’avanzamento, caratteristiche indispensabili per ottenere una macchina vincente sul circuito Azero, composto da molte curve, tante accelerazioni e lunghi rettilinei.
 
Ma questa non è solo la settimana che ci porta al Gran Premio d’Europa visto l’arrivo del “giorno più emotivamente coinvolgente”
dell’anno per ogni appassionato di
F1:
alle 14:17 di mercoledì
1 Maggio
saranno trascorsi esattamente
25 anni
da quando alla curva del
Tamburello
del circuito di Imola, la
Williams di
Ayrton Senna
esce di pista a seguito del cedimento del piantone dello
sterzo e si schianta sul muro che divide la pista dal fiume
Santerno. Benché l’abitacolo resiste
perfettamente ad un urto tutto sommato neanche troppo violento,
Ayrton perde la vita per l’impatto con
il suo casco di un braccetto della ruota anteriore destra. Sul momento, e per i
mesi successivi, questo dato non venne acclarato, parlando addirittura di un errore
di
Ayrton ed un problema
dell’asfalto della pista che ha causato la perdita di controllo della vettura.
In realtà il piantone venne modificato nella notte e ridotto in lunghezza, perché
quella macchina, era semplicemente troppo scomoda da guidare.
 
 
Ci manchi tanto Magic
 
Autore: Federico
Vicalvi
Foto: Ferrari – Williams

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