IL PAGELLONE SEMISERIO DEL FROLDI: AUSTRALIA 2019

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Cambiare uno può cambiare tutto? 

La rivoluzione è arrivata, una testa è rotolata ma la storia non è cambiata. La prima tappa del mondiale di Formula Uno 2019 comincia esattamente da dove era finita. Copione d’ordinanza scontato come la commedia dell’arte italiana quando alla fine, a cavallo fra sei e settecento diventa trita e ritrita. E non fa più ridere. La verità è che la Ferrari è specialista nel vincere i mondiali di cartone. Poi però gli altri vincono davvero i titoli, quelli che restano negli albi d’oro. Ed a noi resta il cartone. Tra l’altro color rosso mattone opaco.


Il problema è che, come sempre, ci facciamo troppe illusioni. E un pò la colpa è anche di noi (in generale) della stampa. Creiamo troppe aspettative, soprattutto in Italia, per ovvi motivi, poi puntualmente clamorosamente smentite. E, tra l’altro, quest’anno fa pure più male degli altri anni, perché l’allucinazione collettiva ci aveva preso tutti in contropiede.

Come si può battere un caterpillar come quello anglo tedesco, se non si cambia qualcosa?

Tutti a gran voce abbiamo chiesto la testa di Maurizio ArrivabeneNon che non ci fossero motivi validi. Ma un uomo non fa i peccati e le glorie di un team. Compreso Mattia Binotto, che ha vinto la faida interna che, soprattutto l’anno scorso, ha dilaniato il team in due fazioni l’una contro l’altra armata. 

Ma a livello tecnico, cosa è cambiato esattamente? 

Nulla. Stessi uomini, stessa organizzazione; alla fine stessa monoposto, pur con estremizzazione di concetti aerodinamici e telaistici.

Perché la stessa squadra, con le stesse criticità, avrebbe dovuto essere superiore alla stessa squadra, con le stesse eccellenze, che dal 2014 fa un pò quello che vuole?

Lasciamo perdere il regolamento cucito ad hoc. Lo sappiamo. Ma sono almeno tre anni che non ci sono più scuse. Che se sei più forte li batti. Sennò li devi applaudire, studiare e battere. Questa è la lezione dello sport, ma è anche la lezione della vita. Alcuni spifferi, sempre più insistenti e forse consistenti, ci dicono di un reparto tecnico che non si è mai davvero aggiornato. Di un sistema di lavoro che non è davvero efficiente, soprattutto in un’era "schifosamente" virtuale, imposta dalla FIA. Di una mancata, ancora, correlazione fra pista e simulatore e galleria del vento.

Mattia Binotto ha una grande responsabilità ed un grande peso. Speriamo si sia trattato, ciò che abbiamo visto in Australia, uno spettacolo imbarazzante, solo di un incubo di una notte di mezza primavera. In caso opposto dovremo prepararci ad una lunga traversata nel deserto. E anche la testa del tecnico bergamasco purtroppo rotolerà, nella consueta resa dei conti in salsa modenese.


Bottas. Voto: 9. Vittoria e giro più veloce. Bottino pieno. Se, come io temo, quest’anno sarà tutta una gara interna fra il re e lo scudiero, non posso fare altro che tifare per lo scudiero. Non foss’altro perché non vorrei vedere il record di Michael abbattuto dagli uomini in grigio. Ma d’altronde, i record sono fatti per essere battuti. Bottas sembra uscito da una cura tipo Rocky 4, quando si allena in URSS per combattere contro Ivan Drago. La testa, soprattutto nei piloti, conta.

Hamilton. Voto: 7. La pole era praticamente scontata, eppure se l’è dovuta sudare. In gara, una volta che per seguire la Ferrari di Vettel il suo team ha sbagliato strategia, non ha avuto più possibilità di recuperare e, saggiamente, si è portato a casa un utilissimo secondo posto.

Mad Max. Voto: 9. Gara consistente senza errori in partenza. Che poi erano davvero il suo tallone d’Achille. Ancora qualche giro e forse, dico forse, avrebbe potuto impensierire Lewis. Sarà sicuramente protagonista.

Red Bull-Honda. Voto: 9. Quante volte li abbiamo presi in giro i nipponici? Beh, avete visto come la monoposto austriaca ha sverniciato la Ferrari di Vettel? Vedremo con l’affidabilità, ma la power unit pare esserci.

Ferrari. Voto: 3. Ed eccoci alle dolenti note, come direbbe Dante. Non ha funzionato niente. Macchina che sembrava un catorcio rispetto a quella ammirata a Barcellona. Troppo brutta per essere vera? Chi lo sa. Era dal 2014 (anno orribile) che non mancavamo il podio alla gara inaugurale.


Sconcerto Ferrari.  Voto: angoscia palpabile. Binotto ha fatto giustamente il pompiere, ma va da se che sembravano tutti in preda ad una crisi isterica. Erano disarmati, e lo hanno ammesso candidamente: non sapevano perché andavano piano (fatto salvo che non nascondessero problemi alla PU). Quadro deprimente.


Perculate” di Toto. Voto: sublime. Toto ci ha tenuto subito a precisare che i suoi e lui stesso non capivano perché la Ferrari fosse andata così male; poi ha cercato di dare una spiegazione; a suo dire si sarebbe trattato semplicemente di un assetto sbagliato. Il manager austriaco sembra quello che ti porta via la fidanzata, ma contemporaneamente cerca di consolarti.
Non so se ne avete mai incontrati di tipi così. Non si può non “amare” uno così. Non vi pare?

Casco di Daniel Ricciardo. Voto: é la versione sotto acidi di quello di Jacques Villenueve. Come direbbe Bond: “Agitato, non mescolato”.

Vettel. Voto: è tutta colpa dei baffi, ed altre amenità. Invero, sembrava un passeggero in balia della monoposto.

Leclerc. Voto: a parte i baffi, idem come sopra.

Giovinazzi. Voto: SV. Auto danneggiata in partenza, l’incolpevole nostro portacolori non poteva fare molto di più.

Charlie Whiting. Voto: Che la terra gli sia lieve. Ho sempre pensato (Pino Allievi lo scrive e io sottoscrivo) che avesse un debole per i team inglesi. Molte sue uscite l’anno scorso, comprese le scuse in mondovisione al re nero non le ho mai capite. Comunque sia, se ne è andato uno dei pilastri della Formula Uno. Uno che avrebbe potuto raccontarci tanti aneddoti e tante curiosità su 30 anni di motorsport. Probabilmente ci mancherà.


P.S.: non dite che sono troppo pessimista, e se lo fossi davvero, mi perdonerete perché sapete quanto sia tifoso rosso e non vorrei battere il record dei 21 anni di digiuno. Purtroppo la prossima gara sarà già una specie di “redde rationem”.  Accendiamo ceri in chiesa.. rigorosamente rossi e possibilmente non opachi.

Come sempre, un particolare ringraziamento a @FormulaHumor e la pagina FB le cordiali gufate di Gianfranco Mazzoni

Autore: Mariano Froldi - @MarianoFroldi










GP AUSTRALIA / ANALISI FERRARI SF90: la Power Unit è stata il vero problema a Melbourne

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Come spesso succede in Australia e in altri GP, la lotta per la vittoria si è decisa alla partenza dove Valtteri Bottas ha "bruciato" il proprio compagno di squadra, autore di una splendida Pole Position 24 h prima. Il finlandese si è poi costruito la vittoria a suon di giri veloce, compreso il vero Fast Lap della gara che gli ha permesso di portare a 26 i punti guadagnati in questo primo di ventuno appuntamenti stagionali. Gara sicuramente meno positiva di quanto ci si poteva aspettare invece quella di Lewis Hamilton, anche per via di uno sfortunato guaio tecnico, spiegato meglio nell'analisi della gara che verrà pubblicata nei prossimi giorni su queste pagine. Vista la grande competitività della W10, pur con questo sbilanciamento aerodinamico, il cinque volte campione del mondo anglo caraibico è riuscito a controllare l'ottimo ritorno di Max Verstappen e a portarsi a casa un'importante seconda posizione. Terzo posto e primo podio in assoluto Honda per l'olandese del Team RedBull che ha iniziato l'anno come ha terminato la scorsa stagione ossia con tanto cervello oltre che all'indiscutibile piede pesante e talento. Una sola piccola sbavatura che forse non gli permesso di provare un comunque molto difficile attacco nei confronti della prima guida Mercedes ma la gara condotta da Verstappen è stata molto intelligente, fin dalla partenza dove non si è preso rischi.


Molto più interessante la gara della F1.5 con molti piloti ingarellati se pensiamo che dalla settima posizione di Hulkenberg alla undicesima di Gasly, a fine gara, ci sono solamente poco più di 5 secondi. Peccato solamente per le difficoltà di sorpasso rimasti intatti su un comunque problematico circuito come quello australiano. In molti si chiederanno perché parliamo di F1.5; semplicemente perché poco è cambiato dallo scorso anno con solo Kevin Magnussen, sesto classificato, a non essere doppiato, seppur di pochissimo. Ma entriamo più nel dettaglio di questa prima analisi 2019.


In questo articolo voglio concentrarmi solamente sulla Ferrari, il Team che sicuramente ha più deluso in Australia. La SF90 era infatti data come favorita alla vigilia per quanto di buono mostrato durante la otto giorni di test e anche i più pessimisti degli analisti non potevano mettere la SF90 come terza forza nel primo appuntamento stagionale. Era giusto, come scritto su queste pagine, soprattutto dopo le ultime due giornate veramente positive di test, non sottovalutare Mercedes, ma immaginarsi una Ferrari cosi in difficoltà in Australia era davvero impensabile. Anche in Ferrari stessa avevano lo stesso pensiero. A Maranello sapevano di non poter essere al top della forma a causa di qualche problema di affidabilità di troppo su cui si sta lavorando ma non tali da portare le SF90 a 8 decimi di media in qualifica e più di 50 secondi in gara. In Australia non si è vista la SF90 che si aspettavano Binotto & Co, quella che secondo le loro simulazioni avrebbe dovuto stare a 3 decimi dalla W10 in qualifica per poi giocarsela in gara.


Cosa non ha funzionato a Melbourne? Più fattori sicuramente. Concentrandoci sui primi due giorni del weekend, e tralasciando i problemi alla Power Unit che hanno comportato l'utilizzo in Australia di mappature meno spinte per non comprometterne l'affidabilità (era già previsto, in ingresso al weekend), sicuramente ciò che non ha funzionato è stato il setup di base studiato al simulatore. Un assetto più scarico del solito, frutto di un compromesso per ovviare ad una minor spinta della Power Unit che non ha dato i risultati sperati in pista. Sia Vettel che Leclerc hanno dovuto lottare sia il venerdì che il sabato con un avantreno molto instabile che causava molto sottosterzo non solo in ingresso ma soprattutto a centrocurva. Anche con le modifiche di setup pensate in Australia e testate al simulatore di Maranello da Wehrlein tra la giornata di venerdì e quella di sabato, non ci sono stati purtroppo importanti passi in avanti.


Ne è uscita una qualifica opaca ma non negativissima considerando la terza posizione di Vettel. Una SF90 che si è presa 7 decimi dalla Pole di Hamilton, di cui 2 decimi sui pochi rettilinei dell'Albert Park e ben 5 in curva. Se lo scorso anno i maggiori problemi avuti in Australia erano da ricercarsi sul posteriore della SF71H, poi corretti in modo egregio in Bahrain grazie ad una nuova specifica di fondo, in questa stagione 2019 i problemi sono da ricercarsi all'anteriore che però, a quanto capito, deriverebbero dal compromesso necessario per non perdere troppo terreno sul dritto per via di una Power Unit purtroppo spompata. Sarebbe quindi la Power Unit il vero attuale problema del Team italiano, come anticipato nella mattinata di sabato. Corretti i problemi di affidabilità all'unità motrice, di conseguenza si avrebbero più possibilità di settings per sistemare un avantreno anch'esso molto aggressivo (l'ala anteriore cosi scarica ai lati è la soluzione corretta?). Una Power Unit che sta creando qualche problema di troppo anche sugli altri motorizzati Ferrari, Haas in primis (in gara l'utilizzo è stato molto cauto), minori su Alfa Romeo che ha però componenti accessori diversi rispetto agli altri due Team. Sia il Team americano che Alfa hanno avuto problemi, per fortuna risolvibili, alla parte ibrida delle Power Unit di Grosjean e Raikkonen nella giornata di sabato.


Passando alla domenica, i problemi alla Power Unit sono aumentati soprattutto sulla vettura di Sebastian Vettel. Una lentezza della SF90 che il pilota tedesco della Ferrari ad un certo punto della gara ha palesato via radio "perché vado così piano?". A parte i primi giri dove la Ferrari ha permesso l'utilizzo di una mappatura piuttosto aggressiva ad entrambi i piloti, per il resto della gara, corsa con le mappature più conservative (5 e 6) a disposizione dei piloti, le velocità erano decisamente inferiori rispetto a Mercedes e RedBull, soprattutto sulla fotocellula del secondo settore e sul traguardo. Cosi anche per Haas rispetto ai diretti concorrenti. Tre esempi riguardanti Ferrari.




E' stata proprio la scarsa velocità di punta ad esporre Vettel all'attacco in frenata di Verstappen nel corso del 31° giro. Una Power Unit Ferrari, in modalità Engine 5 ed anche questo è un segnale che di più ieri la PU italiana ahimè non poteva essere sfruttata (solitamente alzano la mappatura per proteggersi da eventuali attacchi), sverniciata dalla sorella giapponese (Honda). Un qualcosa di impensabile anche solo 48 h fa.

Entrando più nel dettaglio, anche se stiamo cercando ancora conferme, sembra che il problema principale avuto da Vettel ieri sia da ricercarsi tra il gruppo turbocompressore (a Barcellona si erano evidenziati problemi al turbo) e la parte ibrida della Power Unit. Le due macro parti sono ovviamente collegate, sia in termini fisici che di funzionamento. Diminuendo la pressione di sovralimentazione non si ha solamente una minor potenza dall'endotermico ma anche una forte ripercussione sul recupero dell’energia elettrica tramite MGU-H con conseguenti problemi soprattutto nelle seconde parti dei rettilinei. Minor energia che si ripercuote anche sul consumo di carburante. Un po come succedeva ad Honda con le prime specifiche delle proprie Power Unit, assetate di benzina non tanto per un endotermico scadente quanto per la parte ibrida poco efficiente. Ed effettivamente nella seconda parte di gara di ieri Vettel ha dovuto fare molto fuel saving con la strategia del Lift and Coast ossia percorrere le ultime parti di rettilineo senza accelerare. Oltre a ciò, ieri è stato interessante notare come Vettel abbia utilizzato i cambi marcia nella parte centrale e finale della gara. Non tanto l'utilizzo della ottava marcia sulla retta principale che dipende molto dalla modalità con cui si utilizza la PU (in Engine 1 veniva inserita, con le mappature più conservative no), almeno a Melbourne, quanto il tenere alto il numero di giri dell'endotermico in molte curve del tracciato per recuperare più energia dal motogeneratore MGU-H


Quello che in molti si chiedono è: che fine ha fatto l'ottima Power Unit Ferrari, l’arma in più della rossa nella passata stagione? La vettura 2019, cosi come quella 2018 da cui deriva, ha l'importante necessità di essere supportata da una importante quantità di cavalli, pena far uscire quelle noie telaistiche mai risolte a Maranello ossia un progetto che è migliorato si in termini di efficienza aerodinamica ma che ancora non eccelle a livello di RedBull o meglio di Mercedes. La necessità di utilizzare ali posteriori (l'elemento aerodinamico che genera più resistenza sulle attuali vetture) sempre molto cariche, accoppiate ad un macro concetto aerodinamico a medio/alto rake, generano importanti livelli di resistenza all'avanzamento che possono creare sicuramente dei problemi se la Power Unit non è all'altezza. Un po quanto succedeva a RedBull la scorsa stagione dove la coperta troppo corta metteva in difficoltà l'eccellente telaio della RB14 in molte piste.

A Maranello, almeno ufficialmente, le bocche rimangono cucite (ufficiosamente meno...), continuando a negare qualsiasi problema dell'unità motrice montata sulle SF90. Comunicazione capibile se la soluzione è in via di definizione e circoscritta al primo appuntamento stagionale, molto meno se il problema potrebbe ripresentarsi nelle prossime gare che sanno già di appuntamenti cruciali per una Ferrari che non ha mai iniziato cosi male nell'era ibrida un mondiale.

GP MELBOURNE - I PENSIERI DEI LETTORI: una rondine non fa primavera ma i due prossimi appuntamenti sono già cruciali per la Ferrari

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Il rosso opaco della Ferrari si diceva servisse per risparmiare peso ma il giorno dell’esordio mondiale 2019 lo si deve associare, ancor più opacizzato,  alle prestazioni di entrambe le SF90.


Una debacle Ferrari che forse neanche nel 2014, l’anno senza vittorie, si poteva immaginare dopo l’ottima impressione fatta ai test invernali di Barcellona. Le dichiarazioni del post gara non chiariscono i motivi per i quali la rossa non è mai stata in partita sul circuito australiano, dove per altro negli ultimi 2 anni aveva trionfato pur non essendo la miglior macchina in assoluto. Finire a un minuto da una Mercedes, che invece si è dimostrata, in una versione addirittura migliorata, il solito bulldozer, é un qualcosa che neanche i più pessimisti si sarebbero aspettati con il risultato finale che dice che i due ferraristi sono finiti più vicini al medio gruppo che a quelli davanti.


Già dalle seconde prove libere del venerdì si era intuito che qualcosa non funzionasse, ma come si dice, il venerdì è solo venerdì. Anche per la Ferrari stessa che predicava calma nella sera australiana di tre giorni fa. Ma poi è arrivato il sabato e la musica non è cambiata, con una macchina che non palesa imperfezioni particolari o una guidabilità difficoltosa. Per questo, dall'esterno è sicuramente  più difficile capire i problemi che impedivano alla rossa di eguagliare i tempi segnati da Mercedes. 

La fiducia allora è stata riposta nel passo gara, magari attaccando in partenza e mettendo cosi in difficoltà i grigi, sperando in qualche evento "amico" esterno. Così non è andata, e nel primo stint di Gara subito uno-due Mercedes con un sorprendente e aggressivo Bottas che scavalca Hamilton allo start. A posteriori, primo errore strategico dei muretti Ferrari e Mercedes che richiamano i loro primi piloti molto presto rispetto alla finestra dichiarata da Pirelli, e sia Vettel che Hamilton anticipano la sosta temendo un undercut da parte di chi li seguiva in quel momento, montando gomme medie fresche. La strategia voleva un guadagno in termini di secondi con gli pneumatici nuovi, cosa che non è avvenuta, e addirittura chi aveva le gomme”vecchie”, faceva tempi migliori continuando a stare in pista. 


Ma fino a qui, nessuna importantissima differenza tra i top team che si stavano marcando abbastanza da vicino; nella seconda parte di gara invece Mercedes accelera il passo, almeno con Bottas (Hamilton in difficoltà per un problema al fondo) e con un Verstappen che sorpassa di potenza con una Power Unit Honda la SF90 di Vettel in chiara difficoltà. Leclerc, che al via aveva provato il sorpasso nei confronti di Vettel, nell'ultima parte di gara ha raggiunto Vettel con facilità e solo dopo un ordine di scuderia si sono congelate le posizioni tra loro, scatenando già le prime polemiche. Se sia stato più o meno giusto non dare il via libera a Charles più veloce di Seb, ma tant'è che si “lottava” per la 4-5 posizione, e nulla cambiava per il team.

Finisce nel peggiore dei modi il primo appuntamento per la Ferrari, con la Mercedes che esce ultra-vittoriosa, prendendosi tutti i punti a disposizione, compreso quello per il giro veloce siglato da Bottas in modo perentorio (e preoccupante a vedere con la facilità di come sia stato fatto). Con una RedBull seconda forza in pista e solo terza la Ferrari.


Sentire Vettel via radio esclamare ”perché sono così lento”, e sentirsi rispondere “non lo sappiamo” (più probabile, non vogliamo farlo sapere), è indice della difficoltà di questo primo week end con una Power Unit già sotto accusa per dei problemi di affidabilità che hanno causato a cascata prima il depotenziamento dei motorizzati Ferrari, e poi squilibri di assetto per compensare la mancanza di cavalli e conseguenti grossi problemi di temperatura delle coperture Pirelli.


Fatta questa analisi, se tre indizi fanno una prova, è meglio attendere i prossimi due appuntamenti, Bahrein e Cina, circuiti molto più indicativi dì Melbourne, per giudicare e vedere se questo sia stato un inciampo, pesante, ma isolato, oppure se i problemi riscontrati siano più gravi e non risolvibili nel breve periodo. Speriamo che sia solo un difetto, un componente o che sia, ma se fosse qualcosa di strutturale riguardo al nuovo layout della Power Unit (o del raffreddamento connesso) che soffre di più, o cose simili, beh, sarebbe già compromessa la stagione contro questa Mercedes. 

Neanche con la sfera di cristallo ad oggi si può immaginare cosa potrà succedere tra 15 giorni in Bahrain, ma la Ferrari vista ieri in pista non può essere sicuramente quella vista nei test di Barcellona, quella che dovrà battagliare contro una corazzata tedesca ancora più forte dello scorso anno. 

Concludo questo, spero interessante, mio pensiero con il fate i complimenti a Bottas per la vittoria perentoria e di forza contro il suo super compagno di squadra, riprendendosi in un attimo, quasi tutto quello di cui era stato privato la scorsa stagione. E il "vaffanculo" urlato in radio era indirizzata proprio a chi spesso, forse troppo, lo ha criticato.

Buon campionato a tutti.

di Mauro Petturiti (@m_petturiti)

FORMULA UNO - #VENGODOPOILGP: La vera Ferrari è rimasta a Maranello?

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Beh diciamolo subito, il primo #VengodopoilGP me lo aspettavo diverso, brutta Ferrari in qualifica, addirittura peggiore in gara passata da Verstappen, sorpassi pochini, Mercedes senza problemi, una gara quasi noiosa. Voglio essere onesto fino in fondo, mi aspettavo due cose, una grande Ferrari da subito, e un Valtteri Bottas caricatissimo e vincente nei primi appuntamenti dopo il lavoro su sè stesso fatto in inverno. È vero però che anche il più scettico dopo i test si aspettava di fare a questo punto discorsi totalmente diversi, parlare di una lotta subito accesa. Una sorpresa amara già dal venerdì. Nonostante sia stato nei numeri il peggiore inizio di stagione dall’orrendo 2014, abbiamo bisogno di ragionare e analizzare a fondo su una debacle che nasconde forse non un singolo grande problema.

È chiaro che se il livello di performance è quello dove addirittura la PU Honda mette in grado Red Bull di passare agevolmente, siamo molto lontani dall’essere protagonisti contro una Mercedes praticamente perfetta che qui all’Albert Park è stata quasi al livello del dominio 2014. Un Bottas perfetto e senza nulla da perdere dopo i due anni di sudditanza, ha gestito a piacimento la gara con quel 25”5 finale che dice tutto. Disarmante. 


All’opposto di ciò che si pensava sabato sera, Ferrari ha in qualche maniera limitato i danni più in qualifica che in gara. Ciò che deve seriamente preoccupare anche ritrovando la performance spagnola, è proprio il ritmo di Bottas e non di Hamilton, cioè quello che la W10 ha mostrato a prescindere da ciò che Lewis ha storicamente messo in più in Australia e non solo. Ci aspetta un’analisi tecnica estremamente attesa e interessante e che presumibilmente durerà in un certo senso almeno fino in Cina per capire realmente quali siano i reali valori dopo Mercedes.

Detto questo ci tengo a dire che non penso che sia già tutto scritto, non lo penso affatto perché il mondiale parte adesso sui circuiti “veri”, ed è capitato non di rado che Melbourne dicesse una cosa e la gara dopo l’opposto. Le ragioni principali della debacle vengono date da Binotto alla mancanza di grip e al non aver mai centrato il giusto setup, “Se il pilota qui a Melbourne non sente la fiducia lascia molto tempo e non può avere il ritmo”, è vero, ma abbiamo la sensazione che ci sia dell’altro e che che non si possa dire, la SF90 di Barcellona e dei piloti contenti e sorridenti, non può essere questa a 57 secondi da Bottas.

Saranno due settimane di pressione, vedremo già da ora se in conseguenza di queste difficoltà il nuovo TP trasmetterà agli uomini la calma e la determinazione necessaria per presentarsi a Shakir con idee molto chiare su cosa sia successo (se davvero ancora non lo sanno...) e cosa fare, urge ritrovare consapevolezza e entusiasmo. Mercedes non aspetta, è già a pieni giri mentre Red Bull col solito Verstappen ha sorpreso in gara.


Parlando del resto del mondo, Kimi Raikkonen con Alfa Romeo Racing ben presente nella lotta con Renault ha rispettato le previsioni e non è poco vista l’aria che tira. Peccato invece per Giovinazzi e Ricciardo che per diverse ragioni si sono visti troppo poco.
Appuntamento tra 15 giorni per sapere se la macchina, come ha detto Vettel è davvero, quando conta, molto meglio di oggi.

Autore: Giuliano Duchessa@GiulyDuchessa

L’alba grigia della Ferrari…

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Un risveglio amaro quello ferrarista durante le qualifiche a Melbourne, capace di azzerare l’umore anche dei tifosi più ottimisti. La mazzata presa tra “capo collo” dagli uomini del Cavallino risulta evidente, anche se in realtà dentro del team si era già capito che qualcosa non funzionava. La prima sessione classificatoria stagionale ha decretato quello che a Maranello già sapevano dopo la disputa delle libere, essendo coscenti che le frecce d’argento(al momento) sono più veloci. La facilità disarmante con la quale sono arrivati i tempi Mercedes esalta la naturalezza dell'auto tedesca, capace di dettare legge lungo le strade del circuito semi permanente di Albert Park,  incurante di tutto e tutti.

Dalla pista arriva un messaggio ben chiaro. “Siamo sempre noi la squadra da battere...sappiate che venderemo molto cara la pelle!”, direbbe la W10 se potesse parlare ricordando l’ultimo quinquennio. Ebbene si…un lustro di fasti e gioie che tuttavia non paga la sete di vittoria del team tedesco, che non ne vuole proprio sapere di abdicare. Al contrario da Brackley fanno sapere la volontà di estendere il proprio regno verso confini mai raggiunti, per continuare a riscrivere la storia della categoria spazzando via i numeri dell’era Schumacher, impensabile per molti fino a qualche anno fa.

E  comunque d'obbligo una considerazione a scopo rinfrancante per i milioni di tifosi Ferrari delusi, che nella grigia alba italiana hanno visto dileguarsi (troppo presto) i sogni mondiali. Se l’esperienza serve ancora a qualcosa cerchiamo di farne tesoro, in modo da non abbracciare questa depressione galoppante dopo la prima qualifica dell’anno. In un certo senso è ironica la situazione che descrive questi atteggiamenti arrendevoli, soprattutto meditando sul fatto che la battaglia deve tuttavia iniziare.  Ritengo pertanto un atteggiamento al quanto prematuro consegnare il mondiale nelle mani di sua maestà Lewis Hamilton, insignito del sesto titolo senza macinare neppur un 1 Km nel campionato 2019. Quindi, anche se in realtá comprendo le paure insite nel mondo ferrarista e le conseguenti reazioni dopo il grande spavento mattutino, consiglio calma e gesso.


In contrapposizione al negativismo scatenatosi tra i ferraristi ecco “l’opportuna incredulitàMercedes, capace di dipingere su tela un grido di battaglia ancora più elegante, che rende molto più stiloso il quadro (della situazione e non). Toto e compagnia infatti, dopo le arringhe delle ultime settimane e le tonnellate d’acqua utilizzate per spegnere il fuoco escono allo scoperto, dichiarandosi sorpesi (o almeno cosi dicono) dalle loro ottime prestazioni offerte a Melbourne.

Ma scusate…in un mondo dove ogni minimo indizio viene trasformato in informazione grazie ai grandissimi mezzi tecnici che dispongono gli ingegneri, capaci di realizzare analisi cervellotiche utili a trarre conclusioni preziosissime, davvero i test non rivelano la benché minima traccia del potenziale delle auto scese in pista?

Dopo questo perentorio punto interrogativo calzerebbe a pennello quell’emoticon da me tanto amata (in realtà stravedo per diverse), che raffigura un volto con gli occhi verso il cielo dove pollice ed indice appoggiati sul mento completano quella sensazione dubbiosa, che trova lessicalmente parlando la sua espressione massima con un bel MAH...


Se poi aggiungiamo le dichiarazioni di Hamilton, dopo il mega selfie fatto con tutti i fotografi del Circus, che addirittura sperava che i distacchi fossero minori per poter lottare gomito a gomito con Ferrari beh...che altro dire? a nessuno piace vincere facile no? 

Ma tranquilli siamo solo all’inizio…buon mondiale a tutti!

Autore: Alessandro Arcari@BerrageizF1


Foto: Ferrari - Mercedes 

GP MELBOURNE - ANALISI QUALIFICHE: Mercedes al top ma a mancare è stata la Ferrari

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Non era sicuramente la lotta che si aspettavano i tanti tifosi della Ferrari quella tra Lewis Hamilton e Valtteri Bottas nelle prime qualifiche stagionali corse in Australia con il cinque volte campione del mondo che si conferma mostruoso in modalità giro veloce. Dopo aver commesso un'importante errore nel primo tentativo, Hamilton è riuscito a mantenere la calma e a togliere la Pole Position per un decimo di secondo all'ottimo compagno di squadra che ha comunque disputato una grande ora di qualifiche. E poi? Il vuoto. La prima Ferrari SF90, quella di Vettel, a ben 7 decimi da Hamilton, Leclerc addirittura a quasi un secondo complice anche una Q3 non cosi positiva. Tra i due ferraristi un ottimo Verstappen, comunque a ben 8 decimi dalle due Mercedes e salvato in extremis dalla scellerata strategia del Team nella tanto spettacolare quanto complicata Q1 che non ha permesso a Gasly il passaggio in Q2 (e probabilmente Q3).


A comandare la F1.5 c'è il Team Haas, seguito da uno spettacolare Lando Norris e Kimi Raikkonen, non contento con sé stesso, con una Alfa Racing positiva. Peccato per l'altro pilota Mclaren, Carlos Sainz, che nel giro buono della Q1 ha trovato sulla sua strada la Williams "forata" di Robert Kubica (lasciati 3 decimi). Da segnalare la grande qualifica di Checo Perez che è riuscito a portare la sua Racing Point RP19 in decima posizione. Team più deludente nella giornata odierna sicuramente Renault (peccato comunque per il problema elettrico che ha condizionato la qualifica di Hulkenberg) che, anche se per pochi millesimi, non è riuscita a qualificarsi al Q3.


Partiamo dalla opaca qualifica delle Ferrari SF90. Il Team italiano è stato la vera delusione di questa qualifica visto il pesante distacco rimediato nei confronti della Mercedes. Nessuno, Mercedes e Ferrari comprese, potevano aspettarsi una qualifica cosi a senso unico e ciò viene confermato anche dallo stesso Vettel: "Non sono certamente meno sorpreso di chiunque altro, anzi probabilmente più di tutti. Sinceramente non ce lo aspettavamo all'inizio del weekend". La SF90 era infatti data come favorita alla vigilia per quanto di buono mostrato durante la otto giorni di test. Cosa è successo tra i test pre stagionali e nelle due settimane di avvicinamento al GP di Australia? Innanzitutto si è mostrato nuovamente quanto scritto a fine test e nella giornata di ieri con una Ferrari in difficoltà principalmente nelle curve lente e di media velocità nei confronti della Mercedes. Conferma arrivano sempre dal tedesco: "Ci sono 16 curve e stiamo perdendo in ognuna anche se il problema è maggiore nelle curve lente e di media velocità piuttosto che in quelle ad alta velocità. Oltre a ciò non siamo riusciti ad ottenere il massimo dalle gomme". La pista di Melbourne è sicuramente diversa come asfalto e caratteristiche tecniche rispetto a quella di Barcellona e se è vero che è anche piuttosto insolita rispetto alla maggior parte degli eventi presenti nel calendario di F1 è giusto sottolineare che chi fa la Pole in Australia nella gran parte dei casi vince anche il mondiale. Sempre Vettel, riguardo a ciò: "Melbourne è una pista insolita, ma se sei veloce qui, di solito sei anche veloce altrove".


Dai rumors emersi nel post qualifica ce ne sarebbe uno particolarmente importante che vorrebbe entrambe le SF90 non ai livelli massimi di potenza della Power Unit (anche a livello elettrico) per evitare importanti problemi di affidabilità e addirittura deleteri 0 alla prima gara (di ventuno). Il Team italiano ha compensato la mancanza di potenza, scaricando aerodinamicamente le SF90 (maggiormente quella di Leclerc), perdendo però cosi il giusto bilanciamento. Soprattutto l'anteriore, come si scriveva nella giornata di ieri, non sembra essere cosi solido come in Spagna e in una pista come quella australiana senza un buon front end (e di conseguenza tanto sottosterzo in ingresso curva) è molto difficile andar forte. Pur con le parole (di facciata?) di Mattia Binotto, non sembrano stati ancora risolti gli importanti problemi di affidabilità emersi durante i test


Dall'altro lato, la crescita Mercedes dal primo giorno di test alla giornata odierna è chiara e ben evidente. Tralasciando le solite dichiarazioni alla stampa di Wolff e Hamilton, sempre da prendere con le pinze e che non dovrebbero più far notizia, lo scrivevamo nell'analisi post test come i tedeschi erano messi meglio di quanto sembrava. Se ne sono andati da Barcellona con importanti certezze in termini di pneumatici, soprattutto in regime di gara, qualcuno in meno in condizioni di qualifica. La W10 faticava a mettere velocemente in temperatura gli pneumatici, un qualcosa che non è avvenuta in Australia pur rimanendo, sembrerebbe, una certa "gentilezza" sulle Pirelli 2019.



Il Team anglo tedesco è arrivato in Australia con una novità all'ala anteriore, che possiamo mostrare in modo chiaro nell'immagine confronto in alto, che ha dato i risultati mostrati in fabbrica ossia un notevole passo in avanti in termini di bilanciamento aerodinamico. Questo, associato ad una ottimizzazione del grande pacchetto di aggiornamenti portato in pista nella seconda quattro giorni di test del Montmelo, ha portato le due W10 ad un livello molto alto. Il resto lo hanno fatto i problemi incontrati dalla Ferrari. "Un vero shock" essere cosi facilmente davanti a Ferrari secondo Hamilton. Ma i punti si fanno domani e in Mercedes lo hanno ben in testa: "Sappiamo che la Ferrari migliorerà domani, sono sicuro che ci daranno un bel filo da torcere perché sono sempre forti in gara".


Passando alla terza forza odierna, il Team RedBull, sicuramente è da sottolineare la prestazione della scuderia anglo austriaca e della Power Unit Honda. Erano importanti i punti di domanda soprattutto sull'unità di potenza giapponese in configurazione di qualifica ed invece la prestazione è da considerarsi interessante. Anche per gli avversari, come Haas ("La Red Bull è stata più veloce di quanto pensassimo" secondo Romain Grosjean) o Mercedes che con Toto Wolff mette in evidenza "il grande passo in avanti durante l'inverno". Anche se Verstappen non è ancora pienamente soddisfatto del bilanciamento della sua RB15: "Abbiamo sperimentato un sacco durante le prove libere ma non so se abbiamo optato per il miglior setup. Comunque il quarto posto è abbastanza soddisfacente".




Per quanto riguarda la gara di domani, secondo la Pirelli la strategia migliore è a due soste con l'utilizzo di due set di Soft (ma tutti i top team non hanno un set nuovo di Soft) e uno di Medium ma c'è la possibilità anche di chiudere la gara con la singola sosta utilizzando la Medium o la Hard. Molto dipenderà anche da possibili Safety Car, sempre molto probabili in Australia.

GP MELBOURNE - FERRARI SF90: c'è un nuovo cofano motore per far respirare meglio la Power Unit

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I risultati della seconda sessione di prove libere hanno mostrato una Mercedes già molto in palla con RedBull e soprattutto Ferrari ancora a trovare il giusto bilanciamento su un asfalto 12°C più caldo rispetto alla più positiva mattinata. 

Facendo un piccolo passo indietro, doveroso essendo solamente alla prima gara di ventuno appuntamenti, nei test pre stagionali la SF90 ha dimostrato di funzionare bene con ogni tipo di mescola e di essere una vettura piuttosto facile da guidare. Su una pista come quella di Barcellona e con non più di 16°C ambiente e 30°C di asfalto, la SF90 è sempre scesa in pista molto "chiusa" aerodinamicamente al posteriore come mostrato nell'immagine sottostante. 


Un "size zero Ferrari" nella parte centrale e terminale della SF90 che è il grande punto di domanda sul progetto 2019 perché sono da ricondurre a ció i diversi problemi di affidabilità che hanno fatto perdere ore preziose di raccolta dati nei test del Montmelo. Problemi che il Team non considerava/considera cosi gravi e che ha detta di Binotto sono stati risolti in fabbrica.


Sbarcata in Australia, con condizioni sicuramente più calde (25°C d'aria oggi, in risalita a 27-28°C nelle prossime due giornate), la Ferrari è scesa in pista con un cofano maggiorato nella parte centrale e terminale per una miglior evacuazione dell'aria calda. Soluzioni di raffreddamento che solitamente fanno perdere efficienza e decimi di secondo. La scorsa stagione tra il pacchetto di raffreddamento più estremo e quello più conservativo utilizzati da Mercedes c'erano mediamente 3 decimi di secondo. Interessante notare che sia Mercedes che RedBull non sono intervenute invece sulla configurazione di raffreddamento delle loro vetture, confermando quelli utilizzati al Montmelo.

GP MELBOURNE - ANÁLISIS LIBRES: En Ferrari están convencidos que pueden luchar por la pole y la victoria…

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En las primeras tres horas de prácticas libres en Melbourne que concluyeron hace unas horas, vimos que Mercedes ya está en muy buena forma, tanto en la mañana con temperaturas más frescas que en la tarde con más calor (45°C asfalto). Centrándose en la FP2, Hamilton y Bottas de hecho dominaron las simulaciones de clasificación y de carrera, infligiendo varias e inesperadas décimas a los adversarios.


Los dos escuderos del equipo alemán rodaron en tiempos muy cercanos (solo 48 milésimas de diferencia), con el tercer puesto de Max Verstappen a 8 décimas de las flechas plateadas. Solo quinto el SF90 de Sebastian Vettel a 9 décimas, y todavía más lejos Charles Leclerc, en la novena posición con más de 1 segundo de diferencia.


A encabezar el grupo de los seguidores encontramos el "viejito" Kimi Raikkonen con un positivo Alfa Romeo Racing, luego los dos Renault, Haas y Toro Rosso. No tan positivo el balance para McLaren, Racing Point y sobre todo para Williams, relegadas a más de 4 segundos del Mercedes W10 de Lewis Hamilton.


- Análisis Ferrari


El equipo italiano llegó en Australia sin ninguna novedad técnica importante, sino un nuevo capó para dejar respirar más a la unidad de potencia, bajando a la pista con una configuración adaptada a los diferentes niveles aerodinámicos del circuito semipermanente de Melbourne. En las semanas que separaron el final de los test de invierno hasta el día de hoy, los técnicos de Ferrari se centraron en resolver los problemas de fiabilidad mostrados por el SF90 en España con resultados teóricamente positivos según Binotto, quien señala con razón cómo sin embargo la pista será la que dará los reales veredictos. El viernes de Vettel y Leclerc comenzó de la mejor manera posible, con un auto bien equilibrado en los FP1 de la mañana con temperaturas más frías.


Los "problemas" surgieron con el aumento de la temperatura ambiente que en consecuencia añadió 10°C más en los PL2. Por esta razón los neumáticos del monoplaza italiano no funcionaron correctamente en ambos SF90. Un coche con menos rendimiento especialmente en la parte delantera del auto, una de los puntos de fuerza más importantes del SF90 visto en Barcelona.

“El auto se comportó de manera diferente con respecto a los test en Montmeló. Hoy no fuimos tan rápidos como nos hubiera gustado, pero es viernes así que no pasa nada. Estoy seguro de que tendremos un nivel de competitividad más alto mañana", declara Vettel tras la disputa de los FP2. Por otro lado tambien Leclerc era de la misma opinión, sin preocupaciones y consciente del real potencial de su coche.



- Análisis Mercedes


Ciertamente había mucho interés alrededor del team alemán tras los test de pretemporada, donde con nuestros análisis quisimos resaltar la alta competitividad del W10 cuando encontraron la correcta ventana de funcionamiento de los compound Pirelli. E circuito de Melbourne sin duda favorece la frenada y la tracción en la salida de las curvas, áreas donde el W10 en Montmeló demostró más competitividad del SF90 que a su vez era mejor en las curvas más rápidas. Si asociamos el calor del asfalto australiano, podemos entender fácilmente de donde salen las excelentes prestaciones del W10.

El equipo alemán llegó a Australia con una novedad en el alerón (analizado en este artículo). En las últimas semanas, el trabajo se ha centrado principalmente en optimizar el gran paquete de actualización visto en Montmeló, como afirma Bottas: "El auto funcionó mejor hoy que en las pruebas. No tenemos tantas partes de desarrollo aquí, solo un paquete más optimizado que el visto en Barcelona”. No parece ser de la misma opinión Lewis Hamilton que sin embargo siempre se mantiene bastante hermético en sus palabras: "El día de hoy fue positivo porque no tuvimos problemas. El auto se comporta de manera similar a las segundas pruebas en Barcelona".
Tras ver los libres del primer evento de la temporada 2019, se nota claramente como Mercedes ha logrado hacer trabajar de la manera más correcta posible los dos compuestos más blandos elegidos por Pirelli, que corresponden al Ultra Soft y Soft de 2018.


Lo que acabamos de decir resulta evidente en el análisis de las simulaciones de clasificación y carrera. Tomando por ejemplo el caso de Valtteri Bottas vemos que su W10 ha sabido aprovechar completamente el salto de compuesto que Pirelli cuantifica en aproximadamente 9 décimas. Hamilton por otro lado consiguió su mejor vuelta incluso en su tercer intento, juntando los dos primeros sectores sin mejorar en el último tramo de la pista. Justo por esta razón la vuelta ideal de Hamilton podría incluso ser más rápida de hasta 2 décimas. Será interesante verificar mañana y en los próximos eventos si esto será una constante o Mercedes volverá a aprovechar al máximo los compuestos más duros con respecto a los más blandos, problema que afligió la escudería campeona del mundo en la temporada pasada.


El W10 visto en la pista retoma un poco una característica que se vio a menudo en el auto del año pasado, con una parte trasera del auto a veces que se movía demasiado. Igualmente parece que al momento no haya dado particulares percances en el manejo de los neumáticos traseros al contrario de la pasada temporada. Incluso desde Red Bull cree que el W10 sea un monoplaza demasiado rígido y difícil de conducir, quizás rápido a una sola vuelta pero no sostenible para un Gran Premio entero.

- Análisis Red Bull


Pasando a la escudería austriaca fue un día bastante positivo para la dupla Verstappen y Gasly (sin particulares problemas con la power unit Honda, aunque perdió algo de potencia al final de los FP2), que trajo un nuevo alerón delantero a la pista. Las 8 décimas que separan al holandés del cinco veces campeón del mundo Mercedes podrían haber sido algo menos, según Horner: "Max tuvo mucho tráfico en sus vueltas rápidas y por eso creo que teníamos más potencial por explotar, aunque si unos cambios para hacer que el auto sea aún más competitivo debemos realizarlos.”


De lo que están seguros en Red Bull es que la velocidad de Ferrari no es la real, siendo convencidos de estar por detrás del equipo italiano. La convención que Marko tenía en los test de pre-temporada que lo llevó a pensar de ser más rápidos de Mercedes ya no existe: "Tal vez nos equivocamos en las evaluaciones debido al paso no real mostrado por Mercedes en las pruebas de Barcelona".

- Ritmos de Carrera



Analizando los ritmos de carrera podemos ver lo que se dijo anteriormente. Un excelente Mercedes en el manejo de los neumáticos más blandos, con respecto a Ferrari y Red Bull que resultaron más lentos, no obstante lograron gestionar los Soft 2019 (UltraSoft 2018) de manera bastante positiva. Poco indicativo el ritmo mostrado por Verstappen montando el neumático medio, con un cuantitativo de gasolina muy inferior con respecto a Ferrari e Mercedes.


Mirando la segunda parte de la simulación de carrera (probablemente parada única) con en el compuesto medio 2019 (Soft 2018), vimos un Ferrari más competitivo con Sebastian Vettel… mucho menos Red Bull con Gasly.



En conclusión, el día de hoy nos mostró los autos de F1 detrás de los top team a la misma distancia en comparación con el año pasado. Parece que será una grande batalla entre los monoplazas con motor Ferrari Haas y Alfa Sauber y los Toro Rosso y Renault.