La versione di Niki: La Ferrari e la storia.

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La Ferrari è un team, anzi è il team storico della Formula 1. Non vi è nessun’altra scuderia che, infatti, abbia partecipato a tutte le edizioni del Mondiale, come ha fatto il Team di Maranello. Il problema è che, forse, è ormai “storica” (nel senso di “vetusta”) anche la struttura organizzativa del team. 
Per vincere non bastano il pilota e la macchina veloce, ma serve anche un buon muretto e degli ingegneri capaci di prendere delle decisioni importanti quando è necessario.
Come ho detto la scorsa settimana, il male della Ferrari è rappresentato dalla struttura organizzativa ormai poco adeguata alla nuova Formula 1, con uomini che nel momento del bisogno vengono meno.
Molti, però, potrebbero dedurre dalle mie parole che il problema della Ferrari sono gli ingegneri attuali, ma non è così. Il problema vero è la mentalità che vive all’interno del team, una mentalità ristretta che porta al no cambiamento e anche al caos.
Sembra che il team di Maranello si sia fermato ai tempi d’oro di Schumi e non abbia intenzione di cambiare.
Questo si evince dal fatto che nel corso degli anni sono stati mandati via tanti ingegneri (vedi Allison) che poi hanno fatto bene in altri Team. Invece in Ferrari sono stati criticati aspramente.
Il motivo? Semplice! Volevano portare dei cambiamenti nella gestione complessiva del team, nella filosofia lavorativa per far progredire la squadra, che però non andavano bene a parte di quadri dirigenziali in seno alla Gestione Sportiva. E così, alla fine la Ferrari li licenziava dopo poche stagioni.
Nel corso dell’ultima stagione, ad esempio, il team di Maranello ha mandato via Sassi (pedina fondamentale del team e braccio destro di Binotto) che è andato direttamente in Mercedes. La Ferrari facendo così ha passato il know how al diretto avversario (vedi poi i controlli della FIA).
Sicuramente lavorare in Ferrari non è una passeggiata, il problema è che all’interno c’è una sorta di veto nell’innovarsi. Come dire: “Noi siamo la Ferrari, non dobbiamo imparare nulla da nessuno”. La mancanza di umiltà è un errore gravissimo nelle competizioni.
Con l’arrivo di Marchionne la situazione è leggermente migliorata, perché ha cambiato la filosofia e la mentalità, ma non ha modificato la struttura interna, cioè il metodo di lavoro.
Questo si è visto dalla seconda metà della stagione quando la Ferrari avrebbe dovuto confermare le buoni prestazioni della prima parte di stagione, ma invece…sapete tutti come è andata… Errori a non finire, ma soprattutto all’interno della Ferrari si scaricavano le colpe senza che nessuno si prendesse la responsabilità della situazione che stava peggiorando.
Se dovessimo fare un confronto con la Mercedes, l’acerrimo rivale della Ferrari da ormai più di due anni, nel momento di crisi riescono a tirare il meglio perché c’è un leader, Toto Wolff, che dirige la squadra. In Ferrari, no. 
Quanti errori abbiamo visto quest’anno da parte della Ferrari sulla scelta delle gomme, sulle strategie di gara? Troppe.
Che cosa si è visto dalla prima gara all’ultima? Una coesione da parte dei meccanici, ma non da parte degli ingegneri; come se ognuno pensasse per se e non per la squadra. 
Ora la domanda che sporge spontanea è la seguente:” Ci sono dei soggetti all’interno della squadra che bloccano lo sviluppo della Ferrari?” La risposta vi verrà data molto presto.
Quello che ormai sembra evidente che la Ferrari non è una squadra idilliaca così come viene spesso rappresentata.
Nicoletta Floris (@nikifloris)

2 Commenti

  1. Per scrivere questo cose bisognerebbe conoscere molto bene le procedure interne di Ferrari e degli altri team, studiarle a fondo e confrontarle secondo dei criteri (KPI) ben precisi. Parliamo di un lavoro enorme che ovviamente non è stato fatto, anche perchè a parte chi ci lavora queste procedure non le conosce nessuno. Si parla per sentito dire. Perchè si dovrebbero difendere i metodi di lavoro del periodo Todt, quando non c'è più nessun dirigente superstite di quel periodo?

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