GP BRASILE - IL COMMENTO: Mercedes campione secondo copione ma Interlagos non è mai banale

Gp del Brasile che regala il 5’ titolo consecutivo alla Mercedes e che raggiunge di fatto il record Ferrari dell’epoca Todt-Brawn-Schumacher. Un record che dobbiamo ammettere essere strameritato, e mi riferisco a questa ormai lunga epopea ibrida, nella quale il team AMG F1 alla fin fine è stato messo tecnicamente e seriamente sotto pressione solo quest’anno dalle idee del team guidato dalla Direzione tecnica di Binotto; ma poi reagendo dopo l’estate e mettendo la pietra tombale sui campionati grazie alla perfezione tattica di Hamilton, ai team order criticati ma vincenti, e alla saggia gestione politica e della pressione di Toto Wolff. 


Va detto che le non brillantissime prestazioni delle frecce d’argento degli ultimi tre Gp hanno fatto il paio con quelle Ferrari di Singapore Russia e in parte Suzuka, regalando domeniche più intense del previsto, e un esito che nel caso di Interlagos appare ovviamente ingiusto; ma si sa, quando i pianeti sono allineati attorno ad un ciclo vincente, quello che manca lo porta anche la sorte; fortunosa la mancata penalizzazione del Campione del Mondo per delle manovre piuttosto naif in qualifica. 

Sorte, o meglio malasorte dal punto di vista di Verstappen, che ha avuto le sembianze di Ocon al giro 44. Una manovra del tutto ingiustificata, favorita dalla ingenua imprudenza dell’olandese certo di voler battagliare pur avendo “molto più da perdere” per citare Hamilton nel retro podio. In molti hanno pensato all'intenzionalità di Ocon di voler distruggere la gara di Max volontariamente. Personalmente non credo a questa cattiveria, oltretutto gratuita e utile a nessuno, priva di ragione sportiva, ma la domanda “se ci fosse stato Hamilton” non ci vuole un genio a porsela. (Per non parlare se ci fosse stato Vettel, e qui ci siamo salvati da una possibile apocalisse). 


Difficile rispondere, forse imbarazzante. Forse tanta superficialità o frustrazione nascosta di un ragazzo che è sempre sembrato più maturo della sua età. Di sicuro l’attenzione sarebbe stata molto diversa e con tutte le cautele del caso inutile dirlo. Dopo 20 anni (Schumacher-Coulthard Spa ‘98 trasmesso dopo mezzo secondo), si è sfiorata la rissa al box, e onestamente non so se vederla più come una cafonata di Max o con più romanticismo rievocando i match del passato. A caldo capisco che i 21 anni sono pur sempre la metà dei miei quindi sorvoliamo (perché senza feriti) sull’alzata di mani peraltro punita con 2 giorni di lavoro pubblico in Federazione. (Mai sentito prima!). 

Tornando alla gara una Redbull che non ti aspettavi, su un circuito che non ti aspettavi, asciutto. Come sempre due grandi piloti su una vettura spremuta al 100% a cui se tra 3 mesi la Honda incredibilmente darà i CV giusti e l’affidabilità allora....


Capitolo Ferrari. Dopo la scampata penalità di Vettel (buon senso) per aver fatto 22.000 euro di danni al controllo peso (e le comiche coi commissari), la mancanza di prestazione della rossa dovrebbe dipendere da un sensore che non ha fatto funzionare in modo corretto il differenziale, sta di fatto che il tedesco ha sofferto con ogni mescola ed è stato costretto ad una gara incolore, con l’obbligo addirittura di lasciar andare Raikkonen almeno per il podio, troppo poco viste le premesse del sabato e le attese su una pista in teoria favorevole. Problemi che sono comunque stati analizzati nella consueta analisi post gara. 

Manca solo una gara ma è tutto ormai definito, vale la pena sottolineare il lavoro fatto dalla Sauber Alfa Romeo, partiti da Melbourne nelle ultime file con un distacco di quasi 3.5 secondi dalla pole e un Leclerc in difficoltà, hanno dimezzato il distacco, facendo crescere nel modo migliore il futuro pilota Ferrari. Una crescita raggiunta grazie ad un lavoro di qualità e alla PU Ferrari ma pur sempre con risorse limitate.

Autore: Giuliano Gemma (@GiulyDuchessa)

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