GP MESSICO - ANALISI GARA TOP TEAM: se Vettel avesse corso tutto l'anno in questo modo, sarebbe ancora in corsa per il mondiale

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Il secondo tentativo, o Championship Point, è quello giusto per Lewis Hamilton che è riuscito a vincere il suo quinto titolo mondiale in un Gran Premio del Messico molto complicato

E se una settimana fa parlavamo di rinascita Ferrari ad Austin, sul circuito del Messico abbiamo potuto ammirare la bontà del progetto RedBull che si è presa tutta la prima fila nella qualifica del sabato ed ha dominato la gara di domenica con Max Verstappen. Solo una miglior partenza di Vettel avrebbe potuto mettere più pressione al pilota olandese del Team anglo austriaco che è invece stato "protetto" dai problemi agli pneumatici avuti sulla W09 di Hamilton. Gara molto positiva però per il tedesco della Ferrari che ha corso da vero quattro volte campione del mondo, aggressivo e calcolatore nei momenti di gara giusti. Da sottolineare, dopo un sabato piuttosto opaco, anche una ottima gara per Kimi Raikkonen che sta davanti nuovamente al suo primo rivale, Valtteri Bottas, portando a Maranello dei punti importanti per la (difficile) rincorsa al Costruttori. Ma entriamo più nel dettaglio di questo Gran Premio del Messico.


GP MESSICO: Hamilton ha meritato questo mondiale 2018?
SI. La prima domanda non poteva che riguardare colui che ha pareggiato i mondiali di Juan Manuel Fangio (1951, 1954, 1955, 1956, 1957). Se per tre anni il principale antagonista è stato il suo compagno di squadra con tutti gli altri Team piuttosto staccati, negli ultimi due, soprattutto in questa ultima stagione, è tornato a duellare contro un altro box, lottando spesso in condizioni di inferiorità tecnica. Questa stagione 2018 ci ha mostrato quanto Hamilton sia cresciuto mentalmente negli vari anni di carriera. 


Perché al netto di piccole differenze in termini di errori del Team e di competitività delle monoposto, la differenza in questa stagione è tornata nelle mani dei due piloti che si contendevano il mondiale. La disamina di questa stagione è semplice e non serve nemmeno dilungarsi troppo: semplicemente Hamilton ha sbagliato meno di Vettel. Si spiegano cosi i ben 64 punti di distanza tra i due, che potevano essere molti di più se non contassimo il KO tecnico, e quindi non imputabile a lui stesso, subito da Hamilton in Austria.

GP MESSICO: nella partenza Vettel avrebbe potuto essere più aggressivo?
In teoria SI, in pratica ha fatto tutto bene. Per due motivi principalmente. In primis, visto il testacoda di Austin nel tentativo di sorpasso nei confronti di Ricciardo, era opportuno per il pilota tedesco della Ferrari evitare un altro errore come ha affermato lui stesso ad inizio weekend parlando di "tenersi un margine di sicurezza maggiore” nei prossimi sorpassi.


Secondo, ma non meno importante motivo, il correre senza pensare che una gara possa finire alla prima curva. Insomma, correre alla Lewis Hamilton 2018, pensando non solo alla vittoria ma anche ad un mondiale costruttori ancora aperto. Se Vettel avesse corso tutto l'anno in questo modo, sarebbe ancora in corsa anche per il mondiale piloti perché il mezzo tecnico Ferrari c'è stato, pur con il periodo "nero" di Singapore e Sochi che però nella lunghezza di un campionato può capitare. 

GP MESSICO: chi è il Team favorito per vincere il mondiale costruttori?
Mercedes. Sono 55 i punti di vantaggio di Mercedes nei confronti di Ferrari con "soli" 86 disponibili negli ultimi due appuntamenti della stagione. Per il Team di Maranello serve un miracolo che significa ritiro di almeno 1 Mercedes, meglio se 2, in uno dei due appuntamenti, puntando ad almeno una doppietta con RedBull in aiuto. Tanti, troppi tasselli che devono incastrarsi per ri-portare il Costruttori in Italia dopo l'ormai lontanissima stagione 2008.

Tutte le possibili combinazioni (in verde) che renderebbero Mercedes vincente in Brasile. Viceversa (rosso) - Immagine Max Verstappen

Nel confronto tra i due Team, è sempre il gap Hamilton / Vettel a decretare il grosso gap tra Mercedes e Ferrari. La stagione di Kimi Raikkonen, l'ultima in Ferrari, è stata sicuramente positiva portando alla squadra 9 in più di quanto Bottas ha fatto segnare per il Team anglo tedesco.

GP MESSICO: perché cosi tanti problemi di graining per Mercedes?
Problemi di setup. In una delle gare peggiori di Mercedes nell'era ibrida, Lewis Hamilton è comunque riuscito a diventare Campione del Mondo. D'altronde, con Hamilton a oltre 1 minuto e 15 secondi da Verstappen e Valtteri Bottas addirittura doppiato, non si può definire in altro modo questo GP del Messico 2018. Una Mercedes molto in difficoltà nel venerdì, similarmente a quanto fatto vedere dalla Ferrari, ma che nel sabato aveva mostrato degli importanti passi in avanti, almeno per quanto riguarda il singolo giro. Ciò che Mercedes non è riuscita a verificare il sabato, anche a causa di una pista umida nei primi 40 minuti di FP3, è stato il passo gara per capire se gli importanti cambiamenti di setup effettuati tra le FP2 e la giornata di qualifica fossero corretti.


Gli importanti problemi di graining incontrati durante la giornata di venerdì per via di pneumatici troppo freddi ha fatto propendere a Mercedes per la parzializzazione dei tanto chiacchierati fori sui distanziali dei cerchi posteriori. Il graining infatti, al contrario del blistering, si innesca quando la superficie della mescola è troppo fredda non riuscendo quindi a fornire il grip richiesto; lo pneumatico scivola, comportando dei fenomeni di abrasione tra la mescola e l’asfalto che ne accelerano sia l’usura che il degrado. A fine gara è arrivata anche la conferma di Toto Wolff: "Avevamo problemi a far entrare nel working range gli pneumatici. Erano troppo freddi ed è per questo che abbiamo avuto graining". Ricordiamo che i nuovi cerchi portati in pista da Mercedes a Spa ed evoluti a Singapore grazie all'introduzione di distanziatori forati hanno la funzione di raffreddare gli pneumatici posteriori, grosso punto dolente del progetto 2018 del Team anglo tedesco. Quindi la soluzione "fori aperti" in Messico avrebbe ulteriormente accentuato i problemi di graining.


L'altro interessante spunto è relativo alla Power Unit: è risaputo, per chi ci legge costantemente, che il contenuto di ossigeno decresce al crescere dell'altitudine sul livello del mare. Prendendo l'altitudine di Città del Messico, 2200 m, il contenuto di aria è inferiore di circa il 25% rispetto al livello del mare e questo non può altro che penalizzare le varie Power Unit. Il vero problema lo si riscontra sui gruppi turbocompressori che per riuscire a non perdere troppi cavalli di potenza (-5%) per via dell'aria rarefatta, devono ruotare a velocità maggiori. Ma Mercedes ne soffre più di tutti, sia in termini di affidabilità, per via di un gruppo turbocompressore con masse più importanti rispetto agli altri motoristi, che di raffreddamento. Senza contare che Lewis Hamilton è sceso in pista con una unità piuttosto vecchia, la N°2, mentre Ferrari e soprattutto Renault hanno potuto sfruttare unità più fresche; nel caso del Team italiano è stata utilizzata anche l'ultima evoluzione introdotta a Spa.

GP MESSICO: perche la Ferrari non è riuscita a primeggiare in questo terzultimo weekend della stagione?
Similarmente a quanto descritto per quanto riguarda le Power Unit, poiché il tracciato messicano si trova a ben 2200 metri, l'aria più rarefatta crea delle problematiche aerodinamiche. E' proprio per questo motivo che in Messico le vetture sono obbligate a scendere in pista con configurazioni da altissimo carico aerodinamico, simil Monaco, ma che non genereranno gli stessi livelli di downforce; anzi, in termini di kg siamo ai livelli di Monza. Insomma, per via dell'aria rarefatta si corre con configurazioni aerodinamiche di Montecarlo riuscendo a generare solamente il carico di Monza.


In generale, se si corresse ad altitudini più "normali" quello del Messico sarebbe un circuito da medio - basso carico aerodinamico, pur presentando alcune parti del tracciato piuttosto lente e dove la trazione risulta essere fondamentale. Quanto appena detto può quindi mostrarci come l'efficienza aerodinamica, tanto cara a Mercedes e soprattutto Ferrari, non sia cosi importante in Messico. Serve principalmente avere un pacchetto da altissimo carico molto efficiente, cosa che Mercedes e Ferrari non hanno per via prettamente progettuali. Entrambi i Team hanno puntato a rendere competitiva, quindi efficiente, la loro vettura nella maggior parte dei tracciati, quindi quelli da medio carico. 

GP MESSICO: la strategia Ferrari scleta con Vettel è corretta?
NO. La Ferrari vista nella domenica del Messico è sembrata la miglior vettura in termini di gestione pneumatici. Andando a focalizzarci sul secondo stint di Vettel, in quel momento in seconda posizione, si può vedere come il pilota tedesco fosse in costante rimonta sul giovane pupillo RedBull che, di contro, stava iniziando ad alzare i crono. 


Perché forzare un Pit Stop, portando Vettel in terza posizione dietro a Ricciardo e permettendo inoltre un cambio gomme "gratuito" anche a Verstappen? Perché invece non forzare RedBull ad allungare il più possibile lo stint su SuperSoft, vedendo come si comportava la RB14 sulla lunga distanza? Era (forse) l'unica opportunità per provare a insidiare la leadership del giovane olandese.

GP MESSICO - IL COMMENTO: il regno di Lewis V

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Ciò che accomuna Lewis Hamilton ai più grandi di sempre non è certo il carattere, le tendenze ultra mondane e neanche lo stile di guida in sé; parliamo piuttosto della capacità di capire quando e dove si può fare la differenza


Scegliere il progetto giusto al momento giusto è fondamentale, ma non basta. Dal 2008 ha atteso 6 anni per ritrovare il titolo, molto ma non troppo, recuperando il tempo perduto con 4 titoli in 5 anni. Un monopolio spezzato solo da un irripetibile Rosberg (che infatti ha scelto il ritiro per lo stress e per non rischiare di essere magari suonato l’anno dopo), e anche da un pizzico di sfortuna (Malesia). Hamilton ha la capacità di sopportare e anche un po’ “giocare” con lo stress e la pressione, paradossalmente il suo stile di vita sopra le righe fuori dai circuiti gli ha regalato un equilibrio pazzesco. 

I più grandi sanno emozionare, al di là dei colori che indossano, segnano i campionati con le loro imprese, la loro grandezza passa sempre per giornate memorabili. È valso a suo tempo per Fangio o Lauda, passando per Prost, Senna e Schumacher. Hamilton ha fatto quella differenza che Mercedes per bravura della Ferrari non poteva più fare, e l’ha fatta quando tutto sembrava andare in un’altra direzione; oggi che è penta campione del mondo appare l’erede legittimo di quella specie di piloti. È attualmente il migliore e possiamo dirlo. 


Molti a ragione possono credere che arriverà ad eguagliare il suo prossimo inevitabile obiettivo Michael Schumacher nei titoli e nelle vittorie (difficile ma non più impossibile). Diventare il più titolato di sempre. Ma la storia di Lewis è molto diversa da quella del tedesco, il quale prima di quella striscia di record in Ferrari, ha provato sulla sua pelle immense delusioni, per 4 anni pur essendo di gran lunga il migliore della sua epoca non ha mollato per cercare fortuna altrove, passando per mille imprese e alla fine compiendo quello che resta un romanzo della F1. 

Questo solo per dire che se c’è una cosa che manca a un “pensatore” come lui, è passare per quel tipo di “sofferenza” e poi riuscire a farcela dove quasi tutti hanno fallito e falliranno, inestimabile. Lui che non ama vincere facile, sono convinto che vorrebbe quella consacrazione. 


Lo sconfitto. 

“I feel empty” così Sebastian Vettel a caldo; la sua faccia, né stanca né arrabbiata, è sembrata solo quella di una persona inerme e delusa, a cui va reso merito la grande signorilità e lucidità di complimentarsi e rilanciare la sfida al campione inglese. 

La “sofferenza” di cui parlavo sopra è proprio quella che sta attraversando il tedesco, al 4’ anno in Ferrari. È chiaro che gli errori a ripetizione sono troppo anche per un’annata storta, ha sentito su se stesso tutto il macigno di chi guida la rossa (ancor di più quando è davvero competitiva). Per lui in un certo senso oggi ha inizio un nuovo capitolo, prepararsi al prossimo anno, quando avrà un nuovo compagno di squadra senza dubbio meno facile da “gestire mentalmente”, un’ incognita da cui deriveranno scenari opposti, il ripetersi di un anno tipo RedBull, oppure battere tutti, compagno e avversari. Vettel non vorrebbe mai lasciare la Ferrari senza il titolo, piuttosto il ritiro. Di questo sono convinto.

Autore: Giuliano Gemma (@GiulyDuchessa)

GP BRASILE - PIRELLI: set di pneumatici scelti per pilota

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SET SCELTI PER PILOTA

Milano, 30 ottobre 2018 – La FIA ha comunicato a Pirelli il numero di pneumatici e relative mescole scelti da ciascun pilota per il Gran Premio del Brasile (9-11 novembre).


GP MESSICO - IL PENSIERO DEI LETTORI: la 5° sinfonia

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Ognuno nella vita è bravo a fare quello che fa. Naturalmente c'è sempre qualcuno che tende ad eccellere tanto da essere definito artista.

Ebbene Lewis quest'anno ha dipinto la sua tela più bella, ha composto la sua 5° sinfonia.
Diciamoci la verità...cosa si può dire a Lewis di male? Ha fatto tutto quello che un campione debba fare: ottenere pole oltre le possibilità del mezzo (ricordate cosa ha fatto in UK..a casa sua?), vincere perentoriamente quando la macchina glie lo consentiva, tenere botta quando il mezzo era palesemente inferiore alla rossa; ma soprattutto non commettere mai errori in un modo o nell'altro!


Signore e signori, stiamo parlando di un pilota il quale ha totalizzato uno zero solo perchè la sua monoposto l'ha appiedato (Austria) altrimenti quel GP l'avrebbe anche vinto!!!
Se proprio volessi trovare il pelo nell'uovo più che nel pilota il difetto è nell'uomo nello specifico, nello stile: e non mi riferisco al fatto che non va a letto presto tra un GP e l'altro (questi sono discorsi per chi fa gossip) ma a determinati comportamenti che cozzano terribilmente con il pilota eccezionale. Un esempio? "ferrari usa dei trucchetti"...queste sono sue dichiarazioni subito dopo averle prese dalla rossa. Sempre in UK (sempre a casa sua!) dopo aver perso il GP abbandona tutto e tutti quando l'anno prima si era tuffato nella folla. Ho sempre affermato che se Lewis parlasse come guida sarebbe un poeta! Suppongo che nessuno è perfetto (e per fortuna aggiungerei!!) e il re nero come tutti gli uomini non lo è; ma come pilota quest'anno ha dimostrato la sua definitiva maturazione.
"Spero l'anno prossimo sarai ancora forte cosi...perchè voglio batterti nel pieno della forma", questo è quello che Seb gli avrebbe detto nel sentito abbraccio alla fine del GP messicano. Ecco, la domanda è: fino a quando Lewis riuscirà a mantenere questo stato di forma? E' semplicemente una casualità, coincisa con la disastrosa stagione di Seb, oppure è stato anche questo incredibile stato di forma a far sbagliare Seb? Ammetto che rispondere a queste domande è difficile, ma mi auguro di avere un Lewis cosi fino alla fine della scadenza del suo (ultimo?) contratto. Con l'abbandono di Alonso ormai svuotato da una F1 che non lo vuole più, abbiamo bisogno di un riferimento assoluto.



Non me ne vogliano i tifosi di Seb (e scrivo di proposito di Seb e non della Ferrari..che è diverso), ma il tedesco in questo momento sta facendo un percorso completamente diverso...sta cercando innanzitutto se stesso. Seb a differenza di Lewis guida una rossa e la cosa è 'leggermente' diversa. Sono consapevole e sicuro che se il tedesco riuscirà a prendere davvero in mano la sua vita sportiva con la rossa potrà addirittura diventare anche più grande dello stesso Lewis, questo sia perchè il re nero ha 'solo' un titolo in più del tedesco e soprattutto perchè quest'ultimo guida una Ferrari!!!
Nel frattempo godiamoci questi ultimi due appuntamenti i quali saranno molto tirati per due motivi: Seb e Lewis guideranno senza pensieri, in piena libertà (in quanto il titolo ormai è stato assegnato...quindi scordatevi d'ora in avanti certe arrendevolezze tipo quelle che lo stesso anglo caraibico ha fatto vedere in Messico per ovvi motivi), sia perchè c'è il titolo costruttori ancora da assegnare.

di Vito Quaranta

GP MESSICO: il pagellone semiserio del Froldi

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Il pagellone semiserio del Froldi
 GP Messico - 2018

Dei perdenti si scrive anche nella Storia e nello Sport (tutte appendici della vita). Ma perdenti restano. Dei perdenti si può ricordare la sfortuna e la grandezza. Ma perdenti restano. Dei perdenti si può ricordare il valore. Ma perdenti restano. E con la loro sconfitta nobilitano ancora di più i vincenti. Foscolo lo scriveva nel suo immortale carme Dei Sepolcri: “[…] e tutta narrerà la tomba, Ilio raso due volte e due risorto splendidamente su le mute vie, per far più bello l’ultimo trofeo ai fatati Pelìdi […]” (la città di Troia risorta due volte per rendere più bella la definitiva distruzione e la vittoria ai greci). Quasi tre millenni di civiltà ci portano sempre lì. Ettore nulla può contro Achille, destinato dagli dei a vincere e praticamente immortale. Eppure noi, come Foscolo, stiamo “anche” (e talvolta soprattutto) con Ettore. Con il perdente. Mutatis mutandis anche lo Sport ha una sua epica. Un afflato che lo eleva al di là delle miserie umane. E’ vero: Enzo Ferrari, il fondatore, diceva: “Il secondo è il primo dei perdenti”; feroce e salace battuta che diceva molto di lui e della sua determinazione. Enzo non si offenderà se una volta tanto gli diamo torto e ci schieriamo con il perdente. Io “sto” con Vettel, che ha commesso tanti errori, che non è stato supportato a dovere da un team spesso diviso da lotte intestine (chi dice che non è vero semplicemente non conosce, come noi, cosa è accaduto in Ferrari storicamente e dopo la morte di Marchionne). “Sto” con la grandezza di uno sconfitto che applaude il meritato titolo con cui è stato incoronato per la quinta volta campione del mondo Lewis Hamilton. “Sto” con la grandezza di un pilota che va ad applaudire il Team rivale, ben sapendo quanto la Formula Uno sia anche e soprattutto, “sulle carte sudate”, sui super computer che simulano, sui banchi prova dei motori che esplodono, sui circuiti elettrici che vengono progettati e cablati, uno sport di squadra. Dietro la punta di lancia del pilota, del cavaliere che monta sul suo puledro come se ci fosse ancora una tenzone medioevale, stanno 400/500,1000 persone. E dunque io “sto” con la grandezza di Vettel che dice al fresco pentacampione che lo vuole battere il prossimo anno e che gli chiede di essere al massimo della forma (perché Hamilton somiglia dannatamente ad Achille, ora); perché quella sarà una vittoria più bella. “Sto” con un pilota umano, troppo umano, che dice di sentirsi svuotato dalla sconfitta. Abbiamo molto criticato Vettel. Da alcuni indizi, giusto qualche parola sfuggita qua e là, ci pare di capire che Sebastian abbia qualche problema extrasportivo. Ma nulla trapela della sua vita privata, nessun profilo social. Una scelta che dice molto del suo carattere e che lo accomuna al suo idolo giovanile, Schumacher. Le congetture non servono a molto. Questo cannibale sportivo (ricordiamolo: quattro titolo mondiali di fila) è anche lui umano. La cadute servono, ai grandi, per capire i propri limiti ed errori. E per risollevarsi. Questa è la fase per ricaricare le batterie (non solo quelle della SF71H). D’altronde in Messico si festeggerà il peculiare rito cattolico che unisce la feste cristiane di Ognissanti e della Commemorazione dei defunti nel “Dìa de Muertos”, come si poteva vedere dal pubblico truccato con le caratteristiche maschere e colori. Una rappresentazione caricaturale della morte che prefigura la Resurrezione. Che sia di buon auspicio.



 Max Verstappen. Voto: 10. Gara condotta autorevolmente dall’inizio alla fine. Eppure, come dice il nostro amico Formula Humor (vedere sotto)…


Vettel. Voto. 9. Partenza guardinga. Finalmente. Primo pit abbastanza tranquillo. Poi si scatena. Ed è uno spettacolo. Che aumenta i rimpianti.


Raikkonen. Voto: 9. Non sembra avere il passo nel primo tratto di gara e pare incredibilmente arrendevole. Poi anche lui comincia a volare ed a gestire come pochi (ma è una sua caratteristica) le gomme. Si prende un prezioso terzo posto scavalcando Bottas. Punti preziosi. Preziosissimi.

Hamilton. Voto.: 10 per il Mondiale, 5 per la gara. Non c’è bisogno di celebrarlo. Si merita ampiamente questo titolo, forse il più bello da quando è cominciata la noiosa era turbo-ibrida targata (grazie a gentile concessione FIA e Montezemolo) Mercedes. Per la gara: correva di conserva e non aveva senso rischiare, ma la sua monoposto era davvero irriconoscibile.

Bottas. Voto: Senza infamia e senza lode.

Ricciardo. Voto: 9. Meravigliosa pole position. In primis contro il suo Team e poi contro Max…che già se la sentiva sua. Una beffa sublime. Poi, durante la gara, quando stava difendendo una seconda posizione meritatissima, dopo una partenza invece da incubo, ecco il guasto meccanico. Alcuni testimoni affermano di aver visto, nottetempo, uno strano figuro, con un paio di strani arnesi, intrufolarsi nel parco chiuso. Secondo un identikit della polizia messicana, il losco figuro parrebbe avere una vaga somiglianza con Helmut Marko…



Strategia Ferrari: Voto; giudizio sospeso. Sarebbe riuscito Sebastian a riacciuffare il secondo posto ampiamente in ghiaccio, se Ricciardo non si fosse ritirato, con il secondo cambio gomme che un pò ha sparigliato le carte? Ho qualche dubbio…

W09. Voto: la brutta copia. Ad Austin dicevano di aver montato male alcune componenti della monoposto. Blistering. In Messico Graining. Due fenomeni quasi contrapposti (ne sanno più di me Cristiano e PG). Unico elemento comune, i mozzi forati non usati per la gara. E’ come se la monoposto fosse improvvisamente ridiventata molto problematica sulle gomme posteriori, forse suo unico tallone d’Achille. Solo un caso? C’entrano qualcosa i mozzi forati? Si, no, forse, boh. Non credo si possa ascrivere ad un particolare certamente importante, ma in definitiva secondario come dei micro-buchi, tanto una performance elevata, quanto una debacle. Una monoposto è un cocktail di cose, un mix di fattori che si fondono. Certo, qualcosa si è perso per strada. Peccato sia accaduto troppo tardi (lo dico per noi ferraristi ovviamente). Ci capiscono poco fior di ingegneri, colleghi blasonati, e forse gli stessi uomini Mercedes. Il prossimo Gran Premio ci mostrerà se la Mercedes ha smarrito definitivamente le proprie qualità o se questi due Gran Premi sono stati episodi isolati.

I cerchioni bucati e la FIA. Voto: Boh! O una cosa è regolare o non lo è. Punto. Ma forse, e la cosa ha un vago retrogusto da contrappasso dantesco, la FIA del napoleonide Jean Todt è vittima dell’estrema farraginosità e ipertrofia regolamentare. Non avendo, come invece hanno i Team (soprattutto i più blasonati), risorse e mezzi per cercare di sfruttare le “zone grigie” ed i “buchi" di un tomo di centinaia di pagine. Sono cose di cui abbiamo parlato spesso. L’organo di governo della Formula Uno comunque, bontà sua, ha preannunciato che proprio in questi giorni affronterà una volta per tutte questa vicenda curiosa. Come sintetizza Maurizio Voltini (Autosprint): “La Fia si deve decidere, anche perché la Mercedes stessa (non solo gli altri) ha il diritto di sapere se può usarli o no”.


Pirelli. Voto: ogni tanto ci ricascano-bis. Ri-Copio e reincollo da PG: «Credo sia vergognoso che Pirelli poche ore prima della gara vada a modificare le pressioni degli pneumatici (+1.5 psi). E gli assetti? Siamo a fine stagione e ancora si parla di "valori diversi di carico e velocità" rispetto a quelli uscenti dalle simulazioni». Capisco che la Pirelli possa avere ottimi motivi per tali cambiamenti (sicurezza), eppure non ha molto senso che si cambino le regole in corsa. Dà l’idea di uno sport-wrestling. E non è una bella cartina di tornasole.



P.S.: assegnato il Mondiale piloti, vediamo cosa succede per quello Costruttori che è ancora un filino aperto. Sarà dura per la Ferrari, un’impresa ciclopica. E se andasse sarebbe roba scolpita nel marmo. 585 punti Mercedes, 530 Ferrari. Ballano 55 punti. 
Perché non provarci? Una volta tanto siamo d’accordo con Maurizio Arrivabene quando dice che a questo punto tentare “diventa un dovere”. 
Vivremo, si spera, due gare interessanti.

Mariano Froldi

foto @FormulaHumor

GP MESSICO - LE PAGELLE: i voti della diciannovesima gara

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Come da pronostico la Red Bull si dimostra super competitiva sul tracciato messicano e vince con Max Verstappen! Seguono quindi le due Ferrari e le due Mercedes in netta difficoltà. Ritirato per l'ennesima volta Ricciardo.


Ma vediamo insieme i voti di questa gara:

Red Bull: 8 al team; 10 a Verstappen; 8 a Ricciardo
Su questa pista d'altura sembra tornata la Red Bull fortissima del 2013. 
Gara fantastica da parte di Verstappen: si prende subito la testa della corsa e se ne va, lasciando ben poche speranze agli avversari.
Per quanto riguarda Ricciardo, ottimo in qualifica a strappare la pole al compagno per pochi millesimi, ma non altrettanto al via quando con un pessimo scatto viene superato anche da Hamilton. Nel momento di difficoltà con le gomme subisce anche il sorpasso di Vettel, ma poi grazie ad un'ottima gestione torna competitivo e quando il ferrarista gli finisce nuovamente dietro con la seconda sosta si difende egregiamente. Peccato che la sua power unit lo lascia a piedi per l'ennesima volta...


Ferrari: 8 al team; 9 a Vettel; 7,5 a Raikkonen
Entrambe le macchine sul podio mancavano da un bel po'. 
Ottima la gara di Vettel, avesse corso sempre così... Cauto al via, infatti rimane 4°, ma quando monta gomma supersoft, il suo ritmo è migliore e supera sia Ricciardo che Hamilton. Tenta di andare a prendere anche Verstappen con una seconda sosta, ma anche l'olandese risponde fermandosi...
Buona gara anche per Raikkonen: sottotono al via, ma fin da subito a mettere pressione a Bottas nel primo stint. Quando gli altri si fermano, rimane in pista qualche giro in più, quel tanto che basta per aiutare il suo compagno. Ottima la gestione della gomma rossa, per oltre 50 giri.


Mercedes: 5 al team; 6 a Hamilton; 4 a Bottas
Devo dire che non mi sarei mai aspettato una Mercedes così in difficoltà quest'anno, eppure qui non sembravano nemmeno una brutta copia del team delle gare passate.
Buona la qualifica per Hamilton, a mettersi dietro solo ai Red Bull e ottimo scatto in partenza a portarsi in seconda posizione, ma inizia subito a soffrire di graining. Problema che persiste nel secondo stint con gomma rossa e pure nel terzo con ultrasoft. Non viene doppiato per poco...
Bottas non pervenuto. Non bene in qualifica e altrettanto non bene in gara. Mai a livello nemmeno del compagno e infatti viene doppiato.


Renault: 8 al team; 8 a Hulkenberg; 7,5 a Sainz
Mezzo voto in meno a Sainz perché si trova sempre alle spalle del compagno, ma nel complesso una gara molto positiva per il team: quarta forza, sia in qualifica che in gara, indisturbata. Peccato per il ritiro di Sainz dovuto a problemi tecnici, altrimenti avrebbero fatto una bella scorpacciata di punti in ottica mondiale costruttori. 


Alfa Romeo Sauber: 8 al team; 8 a Leclerc; 7 a Ericsson
Un'ottima gara per il team, con entrambe le vetture in Q3 al sabato e a punti la domenica. 
Meglio Leclerc di Ericsson, ma la cosa non fa notizia. Un'ulteriore conferma di ciò è Vandoorne che riesce a mettersi nel mezzo con la sua McLaren.


McLaren: 7 al team; 7 a Alonso; 8 a Vandoorne
Se non fosse per il ritiro di Alonso dovuto nuovamente a problemi tecnici, potremmo dire che sarebbe stato uno weekend positivo per il team inglese. 
La qualifica dello spagnolo non è affatto male, in 12^ posizione e anche la partenza, è buona. Peccato che dopo pochi giri dal via, dal suo posteriore esca del fumo bianco...
Vandoorne invece parte più indietro, ma con un'ottima strategia riesce a chiudere bene nei punti, in 8^ posizione.


Toro Rosso: 7 al team; 8 a Gasly; 4 a Hartley
Gasly è costretto a partire ultimo per l'omologazione di una nuova power unit, ma con una gran gara riesce a chiudere in 10^ posizione; Hartley parte 14° e lì resta, rimediando anche una penalità per un'eccessiva difesa su Ocon. Bocciato...


Force India: 7 al team; 8 a Perez; 5 a Ocon
L'idolo di casa stava disputando una gran gara: partito 13°, era risalito fino alla 7^ posizione e aveva fatto la sua sosta durante virtual safety car mantenendo così il vantaggio sugli avversari, poi un problema tecnico lo ha costretto al ritiro. 
Non altrettanto possiamo dire per Ocon: parte 11°, lotta con le Toro Rosso per i punti, ma rimane fuori. Rimandato... Ma dovrebbe fare di meglio dato che non ha ancora il sedile per il 2019...


Williams: 6 al team; 6 a Stroll; 6 a Sirotkin 
Gara anonima in fotocopia. Entrambi fuori in Q1 al sabato e entrambi fuori dai punti la domenica, staccati tra di loro di meno di un secondo...


Haas: 4 al team; 4 a Grosjean; 4 a Magnussen
Devono aver mandato dei cugini che però nemmeno si sono visti...
Scherzi a parte, entrambi fuori in Q1 al sabato; in ultima e penultima posizione la domenica. 
Weekend da dimenticare...




di Alessandro Rana (@AleRana95)











GP MESSICO - ANALISI PROVE LIBERE: quali sono i "segreti" che hanno permesso alle RB14 di dominare il venerdì del Messico GP?

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Sembra di essere tornati a qualche anno fa quando RedBull dominava la F1. Il venerdì del Messico è terminato infatti con un risultato clamoroso, non tanto per un 1-2 Verstappen Ricciardo quanto per i distacchi inflitti agli altri competitors, in primis Mercedes (+1.380) e Ferrari (+1.234). Il pilota olandese, guidando una RB14 pressoché perfetta in termini aerodinamici e meccanici, meno dal punto di vista di Power Unit visto il problema (idraulico) occorsogli a fine FP2, è riuscito a precedere di 153 millesimi il compagno di squadra. Notevole la facilità con cui i due RedBull siano riusciti a ripetere i tempi realizzati durante la prima sessione di libere nonostante la pista fosse molto più calda visto con i suoi 49°C d'asfalto.


Dietro al duo Red Bull troviamo la sorpresa Renault, con Carlos Sainz staccato di oltre 1 secondo che è andato a precedere Vettel ed il suo compagno di squadra Nico Hulkenberg. Gli altri protagonisti di questo mondiale 2018 li troviamo piuttosto attardati con Hamilton settimo, Raikkonen ottavo e Bottas nono.

Andiamo a scoprire il perchè di questi strani valori uscenti dalle prime tre ore di prove libere del Messico GP. 

GP MESSICO: PL1 con temperatura della pista piuttosto fresca e pista molto green
Nella maggior parte degli eventi, ancor di più in quello del Messico, la prima ora e mezza di prove libere è molto difficile da valutare poiché viene corsa su una pista molto sporca ("green"), con pochissimo grip e quindi in rapida evoluzione. 


E' proprio con queste condizioni di pista, accoppiate alla eccellente capacità di far funzionare egregiamente i compound più morbidi anche nelle situazioni più difficili, che RedBull si esalta. Ed è quanto successo. Le due RB14 hanno impressionato nel ritmo sia in condizioni di qualifica che nella breve simulazione di gara effettuata nei minuti conclusivi della sessione. Questo dato, seppur poco indicativo, potrebbe essere utile soprattutto se saranno confermate le previsioni meteo che prevedono pioggia nelle prossime ore. Una pioggia, arrivata già qualche ora fa, che andrebbe a "lavar via" dalla pista la tanta gomma depositata dalle varie monoposto nelle quattro sessioni antecedenti la gara favorendo quindi le performance delle due RedBull.

GP MESSICO: è Verstappen il pilota più veloce nella simulazione di qualifica con le HyperSoft
Dopo aver svolto il classico primo run delle seconde libere con una delle due mescole più dure portate in pista dalla Pirelli, i vari Team si sono concentrati nella loro "simulazione di qualifica" con il compound HyperSoft.

GP. MESSICO -  STAGIONE 2018
SIMULAZIONE QUALIFICA 2°STINT   - TEMPERATURA PISTA 49° - TEMPERATURA AMBIENTALE 25°
POS.
PILOTA
BS1 (s)
BS2 (s)
BS3 (s)
IDEAL LAP (s)
BEST LAP (s)
DIFF (s)
Compound
1
VER
27,481
29,450
19,789
76,720
76,720
0,000
HS
2
RIC
27,502
29,534
19,837
76,873
76,873
0,000
HS
4
VET
27,270
29,788
20,896
77,954
77,964
-0,010
HS
7
HAM
27,840
29,794
20,466
78,100
78,100
0,000
HS
8
RAI
27,427
30,40
20,306
78,133
78,133
0,000
HS
9
BOT
27,826
29,823
20,491
78,140
78,140
0,000
HS

E qui troviamo la vera sorpresa di questo venerdì messicano poiché Max Verstappen e Ricciardo hanno inflitto distacchi che mai avevamo visto in tutta questa stagione. Il distacco di oltre 1 secondo rimediato da Ferrari e Mercedes non deve però ingannare come ben affermato da Daniel Ricciardo nei minuti successivi alle libere pomeridiane: "Non voglio essere ingenuo, domani Mercedes e Ferrari saranno molto più vicine. Si spera non troppo vicine o davanti a noi ma non credo che vedrete una Pole con RedBull avanti a loro di mezzo secondo. Sarà una lotta a 6 molto eccitante"


Se analizziamo i singoli intertempi possiamo notare che entrambe le RB14 pagano qualche decimo da Ferrari nel primo settore che è quello più veloce e dove conta maggiormente la potenza del motore e, in parte, la resistenza aerodinamica. La SF71H, seppur depotenziata ma che utilizzerà da oggi la specifica di Power Unit introdotta a Spa al contrario della Mercedes, è stata la vettura più veloce con Vettel e Raikkonen che hanno ottenuto le velocità massime più elevate. Al contrario, entrambe le Mercedes sono state molto lente nel tratto più veloce della pista, pagando addirittura ben 6 decimi di secondo nei confronti della Ferrari di Sebastian Vettel. Un gap da associare in grossa parte ad un più importante depotenziamento del previsto durante le seconde prove libere per via di un anomalo surriscaldamento delle unità motrici che ha obbligato gli ingegneri ad utilizzare una mappatura molto più tranquilla rispetto a quella che solitamente viene utilizzata al venerdì pomeriggio.Negli altri due settori della pista, a farli da padrone sempre le due RB14 che guadagnano moltissimo su Mercedes e Ferrari nel terzo settore che è quello più guidato. Vettel in soli 20 s ha rimediato un gap da Verstappen di oltre 1 secondo, anche per via di un errore che lo avrebbe portato davanti alla Renault di Sainz, mentre Hamilton è riuscito a fare leggermente meglio pagando “solo” 7 decimi.

Una Ferrari molto attesa anche dal punto di vista degli update aerodinamici dopo che ad Austin, per via del maltempo, non è stato possibile la loro valutazione in pista. La risposta è negativa. Update scartati dopo un'ora e mezza di comparazioni con il pacchetto "misto" utilizzato ad Austin. A fine PL2 Sebastian Vettel è stato piuttosto chiaro: "Abbiamo scelto il vecchio pacchetto poiché la differenza tra i due pacchetti è evidente". Aggiornamenti che, al contrario di RedBull (una prototipazione rapida ha permesso di valutare su un vecchio fondo i deviatori di flusso in stile Ferrari), erano pianificati già da qualche settimana e che avrebbero dovuto far fare un'importante passi in avanti alla SF71H. Come scritto anche nello scorso weekend, nessuna raccolta dati in vista della prossima stagione, confermato anche dal quattro volte campione del mondo tedesco a fine giornata. Dopo l'importante bocciatura dell'ala posteriore introdotta a Singapore e della sospensione posteriore, arriva anche quella del fondo e dei bargeboard che fanno sicuramente suonare un campanello d'allarme riguardo alle opache prestazioni (o meglio correlazioni) della galleria del vento di Maranello.

GP MESSICO: Ferrari e Mercedes proveranno a qualificarsi nel Q2 con le Ultra Soft?
Al termine della prima giornata di prove sul tracciato messicano di Città del Messico sono tanti i piloti che hanno aspramente criticato il fornitore unico di pneumatici, Pirelli. Al centro delle critiche la troppo morbida HyperSoft che ha sofferto in modo importantissimo di graining ossia quel fenomeno di fatica degli pneumatici che si manifesta usualmente quando la pista è sporca, o comunque non gommata. 


Il risultato del graining è l’abrasione della superficie dello pneumatico con la presenza delle tipiche “bench mark” dei fenomeni di rottura a fatica. 

Ma perché questi importanti problemi sono emersi in Messico? Ci viene incontro il boss di Pirelli, l'italiano Mario Isola, che fa riferimento alle condizioni speciali presenti in Messico dove, a causa dell'altezza di 2.200 metri sul livello del mare, il tutto è molto diverso rispetto agli altri circuiti. La minor presenza di aria va a ridurre certamente il carico aerodinamico generato dai veicoli che a si ripercuote ovviamente sulla gestione degli pneumatici. Oltre a ciò, non solo freni e Power Unit risultano meno raffreddate dall'altura di Città del Messico, ma anche gli pneumatici che non hanno tempo di raffreddarsi. A ciò bisogna sicuramente aggiungere come l'autodromo Hermanos Rodriguez durante l'anno non venga molto utilizzato con quindi grosse ripercussioni in termini di graining nelle prime ore di prove. Sempre Isola: "Nella seconda sessione il graining non era scomparso ma sicuramente è diminuito. Ci aspettavamo comunque questi problemi poiché la nostra scelta di gomme è stata molto aggressiva. Questo per avere una gara più movimentata dal punto di vista delle strategie. Se negli altri GP era scontato che molti Team avrebbero puntato alla singola sosta, in Messico probabilmente avremo almeno due cambi gomme".

Le HyperSoft, soprattutto in simulazione gara, hanno creato parecchi problemi a Ferrari e Mercedes per la formazione di graining sugli pneumatici anteriori. Se le condizioni della pista non dovessero migliorare è molto probabile che (almeno) entrambi i Team proveranno a qualificarsi in Q2 utilizzando gli pneumatici UltraSoft che nella simulazione di gara delle seconde libere hanno dato sicuramente meno problemi rispetto alle HyperSoft. Non ha avuto invece grossi problemi la RedBull


Anche Isola è di questa idea parlando di "scelta più conservativa" che permetterebbe poi di gestire nel miglior modo l'intera strategia di gara. Considerando la pioggia che potrebbe nuovamente cadere tra la giornata di oggi e quella di domani che andrebbe a togliere la gomma che altrimenti avrebbe ridotto (del 50%, secondo Isola) i problemi di graining sulle anteriori.

Il gap tra le diverse miscele, 0.7 secondi tra Hypersoft e Ultrasoft e 0.4 secondi tra Ultrasoft e Supersoft, lasciano questa possibilità, soprattutto per i Top Team.

GP MESSICO: qual è il "segreto" che ha permesso alle RB14 di dominare il venerdì del Messico GP? 
Sono proprio in RedBull a spiegarcelo, partendo da Verstappen: "Quest'oggi abbiamo avuto una grande macchina, con molto carico aerodinamico e un ottimo grip meccanico, due elementi che a questa altezza sono ancora più importanti". Avere la giusta quantità di downforce e il giusto grip meccanico permettono il pieno sfruttamento degli pneumatici, un qualcosa da cui Ferrari e Mercedes sono ancora molto lontani: "Tutti sono al limite con le gomme, cercando di farle ancora lavorare al meglio e quindi scivolando meno. Gli unici che sembrano già al 100% sono i RedBull. Il problema è che con l'aria così sottile si ha meno aderenza e carico aerodinamico e se le gomme non funzionano si perde molto tempo."


In seconda analisi, c'è da valutare l'aspetto Power Unit, altre sì importante a 2.200 metri d'altitudine. Ecco le parole di Horner: "L'avevo detto in anticipo: l'alta quota permette un certo livellamento della potenza delle unità. Ferrari e Mercedes difficilmente riusciranno ad utilizzare la piena potenza delle loro modalità di qualifica domani e questo ci darà sicuramente una possibilità. Ma attenzione, il distacco visto quest'oggi non è reale".

GP MESSICO: molto buono il "primo stint di gara" di Verstappen su HyperSoft
Analizzando i passi gara, molto positiva la Red Bull specialmente con Verstappen che è stato il pilota più veloce con le "impossibili" HyperSoft. Gomme che comunque anche su RedBull hanno avuto un decadimento importante ma molto meno rispetto a quello che possiamo notare su Ferrari e Mercedes. 



Molto positivo invece, il long run di Raikkonen che ha lavorato con il compound più duro dei tre, ossia la SuperSoft, effettuando 20 giri con un passo piuttosto veloce e costante a dimostrazione che la gomma rossa potrebbe essere una gomma valida per la gara. 

Nella seconda parte di gara i due Red Bull si sono concentrati nella comprensione delle UltraSoft mentre Vettel ha utilizzato la gomma “rossa” mentre Raikkonen quella "rosa". Anche in questa simulazione Verstappen è stato il pilota più veloce ma ha dovuto interrompere la sua simulazione dopo soli 3 giri a causa di un problema tecnico (idraulico che non dovrebbe causargli una sostituzione della PU anche se un nuovo ICE Spec B è pronto per essere montato senza incorrere in penalità) sulla sua RedBull.  



A differenza dello stint precedente le prestazioni di Vettel ed Hamilton con il compound SuperSoft sono decisamente migliorate. Interessante come il pilota tedesco della Ferrari che per tutta la simulazione aveva utilizzato il “mode push engine 6” (classica mappatura da "crociera") abbia fatto segnare un'interessante 1.21.8 grazie alla mappatura “mode push engine 4”, ossia la mappatura più spinta da utilizzare in gara e che gli ha quindi garantito maggior potenza. 

Autori: @spontonc & @smilextech