Monte Carlo: analisi tecnica e storica del circuito del Principato

0
Tradizione, atmosfera, ambiente, storia, fanno di
Monte Carlo uno dei più eccitanti ed unici circuiti del Gran Premio di Formula
1.
Se prendete una bicicletta e iniziate a
percorrere a tutta velocità il corridoio di casa, infilando porte, sfiorando
pareti staccando di fronte al frigorifero per accelerare di nuovo verso il
soggiorno, ecco che forse avrete una vaga idea di quanto il Circuito di
Monte Carlo
metta a dura prova le abilità tecniche dei piloti e le
caratteristiche delle auto in gara.
È un circuito fatto di iperboli, costruito su
estremi che lo rendono unico e spettacolare dove ogni errore di traiettoria
viene pagato a caro prezzo. A Monte Carlo non si può sbagliare. A ricordarcelo
sono le cinque edizioni del Gran Premio che videro solo sei piloti raggiungere
il traguardo. Nel 1968 in quattro arrivarono alla fine.
Il 1996 è l’anno di un Gran Premio
incredibile
e surreale che già alla fine del primo giro vede sedici
macchine rimaste in corsa. Alla fine del decimo di auto in pista ne erano
rimaste dodici. A vincere sarà lo sconosciuto pilota della Ligier Olivier
Panis
che con la gara di Monte Carlo si è aggiudicato il suo primo ed
unico titolo mondiale davanti a campioni ben più accreditati del calibro di
Schumacher, Alesi e Hill.
La pioggia e gli errori a Monte Carlo non
perdonano.
Circuito fatto di estremi, come abbiamo scritto,
dove la curva più veloce e quella più lenta convivono per la gioia dei tifosi e
l’abilità dei piloti. Quella del tunnel si affronta in pieno a
oltre 270 Kmh, al tornante del Loewe non si superano i 60. Per
questo ai piloti è richiesta una strategia particolare che impone loro di utilizzare
contemporaneamente acceleratore e freno per poter mantenere la macchina in
linea sfiorando le barriere. Gli elementi delle auto più stressati durante il
Gran Premio sono proprio i freni e lo sterzo, tanto che la maggior parte delle
vetture adotta una pompa dei freni dal diametro ridotto per ottenere la massima
sensibilità. Malgrado ciò si traduca in uno sforzo maggiore per la gamba
sinistra del pilota.
Le curve richiedono un angolo di sterzata che in
alcuni punti è doppio rispetto a quello necessario in altre gare del mondiale,
come ad esempio al tornante di Loewe e alla Rascasse. 
E sono proprio le curve a
rendere così eccitante il Gran Premio di Monte Carlo oltre alla sua splendida
ed ineguagliabile location lungo le vie della città monegasca attraverso un
percorso urbano che deve fare i conti con le caratteristiche ben poco
affidabili di una strada cittadina. Le celebri vedute degli spazi urbani sono
parte integrante del fascino della gara. La pista attraversa Monte Carlo
passando davanti al rinomato casinò, simbolo del successo del Principato, inaugurato
nel 1868
per volere del principe Carlo III con l’aiuto del geniale
imprenditore francese François Blanc. La gara prosegue lungo rettilinei e curve
ognuno con una propria storia e identità. Alcune curve rimandano a nomi
illustri, altre fanno parte di una toponomastica ben più pratica ed efficace.
La curva del Portiere prende il
nome dall’ingresso dell’albergo interno alla svolta ed è qui che Senna dovrà
abbandonare la gara quando la ruota anteriore sinistra della sua vettura
toccherà le barriere della curva. Senza perdere tempo a passare dai paddock il
campione della McLaren tornerà direttamente nel suo appartamento. Per più di
due ore nessuno saprà che fine ha fatto Ayrton.
La curva del tabaccaio è
evidente, ma non diamola per scontato visto che oggi al suo posto sorge un
ristorante pizzeria. È proprio qui che nel 1950 un’onda si infrangerà sulle
barriere invadendo la pista. Le macchine andranno a cozzare l’una contro
l’altra ed eviteranno il tamponamento solo il mitico
Fangio
e Villoresi.
La Massenet
richiama alla mente le opere liriche di cui è autore il compositore Jules
Massenet con la cui celebre Manon si cimenterà anche Giacomo Puccini. La curva
è stata testimone nel 2002 dell’abilità e freddezza di spirito del pilota della
Toyota Mika Salo quando con i freni ko la sua unica possibilità di rallentare
fu quella di toccare con la macchina il guard-rail evitando così un pauroso
incidente.
È nel tunnel che i piloti
raggiungono la massima velocità del circuito anche se solo per pochi secondi ed
è il tunnel che nel Gran Premio del 1984 fu allagato dai pompieri su
suggerimento di Niki
Lauda
. Tanto era bagnata la pista che il pilota della Ferrari non vide
altra alternativa per garantire la sicurezza dei piloti che infradiciare anche
il tunnel.

Storie e aneddoti di un circuito che più di ogni
altro ha reso la Formula 1 lo spettacolo che ancora oggi continua ad emozionare
milioni di persone.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui