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Quos Deus perdere vult, dementat prius - di Mariano Froldi

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Quos Deus perdere vult, dementat prius

Si dice che Dio voglia accecare colore che vuole perdere.
Il motto latino, prima pagano e poi cristianizzato, ben si adatta al mondo dorato della Formula 1.
E ben si adatta all'incubo che ho fatto la notte dopo essermi “violentato” a vedere, sino alla fine, l'ultimo soporifero Gran Premio in terra d’Arabia.
Ho sognato che un tipo buffo, basso, pareva Alvaro Vitali, assieme ad altri personaggi strani, creava, anni fa, un regolamento per la Formula 1 al Bar.

Erano tutti ubriachi e facevano a chi la sparava più grossa. Sentivo voci scomposte...
"Potremmo usare la tecnologia turbo ibrida, quella che conoscono bene i tedeschi, così vincono per qualche anno e la smettono di dire che se ne vogliono andare dalla F1, ci pensa Ross…poi diremo che servirà per le auto di tutti i giorni, anche se non è vero (motori che bruciano olio manco fossero friggitrici e che usano enormi batterie al litio difficilissime da smaltire)…”
"Si ma non basta, potremmo anche aiutarli sulle gomme, non durano due giri…”
"Già che ci siamo facciamo si che nessuno possa sviluppare il propulsore durante l'anno così è già deciso tutto e nessuno può recuperare...sai che noia, ma almeno per un anno li facciamo contenti"
"E ma poi Luchino ci resta male...facciamogli credere che con questo nuovo regolamento il suo Team sarà avvantaggiato, tanto i rossi non se ne possono andare…".


Poi…ho sognato che in nome della “riduzione dei costi” (ma…cosa si dovrebbe “ridurre” in F1? Non si sa bene) si decideva di abolire quasi totalmente i test in pista, lasciando una Scuderia con ben due circuiti praticamente inutilizzati (indovinate….aiutino?) tuttavia, visto che in qualche modo bisognerà pure provare, ogni team di F1 comprava costosissimi giocattoli…dei simulatori virtuali, dove i piloti, pensate un pò, passavano molte più ore che in un vero circuito e che, indovinate, costavano molto di più delle abolite prove fisiche in circuito.



Ho sognato che, sempre in nome della “riduzione dei costi”, si contingentavano i motori da far durare per tutto il mondiale, e tutte le parti elettromeccaniche. Con il risultato che i team spendevano cifre assurde al banco prova per arrivare alla desiderata affidabilità. In nome del “contenimento dei costi” eh! Poi visto che non era abbastanza, si proponevano pesanti sanzioni ai piloti, non al team, che già sarebbe una cosa un pochino assurda comunque…
Ho sognato che siccome i motori facevano poco rumore (eh si..ma va..gli metti un solo turbo, logico che poi sembrino motoseghe cinesi o tosaerba, sempre cinesi…), si pensava di aggiungere trombette o di…usare casse audio!


Ho sognato che sempre per il mitico “contenimento dei costi” si creava un regime di mono-gomma in F1, ma che le mescole al posto di diminuire aumentavano, però restava sempre l’obbligo di usare almeno due tipi di mescole diverse ad ogni Gp…vedevo tifosi che seguivano il Gran premio…e non ci capivano niente.



Poi ho sognato che la fabbrica che aveva ottenuto il regime di mono-gomma, voleva fare più test, in nome (giustamente) della sicurezza…eppure quando aveva firmato il contratto sapeva bene che i test erano ridotti all’osso…
Ho sognato che un tipo con i baffi da sparviero, Liberty-no, proponeva di fare non 20 ma 25 gran premi, e che per farli si potevano togliere le prove del venerdì. Siccome si fanno già un sacco di test durante l'anno, nulla di più semplice che tagliarne ancora no?
Però poi altri figuri si mettevano a cianciare che era giusto che per 20 gran premi si usassero solo 3 power unit. Qualcuno, che avrà avuto sicuramente i suoi interessi, ma che con un pò si senno proponeva timidamente si potesse almeno usare una PU in più, vedeva il vigoroso NIET di un signore di rosso vestito, brizzolato, e non era Babbo Natale…per non perdere il vantaggio di essere il primo dei secondi!

Ho sognato che il tipo buffo di inizio sogno, quello che sembrava Pierino alias Alvaro Vitali, si inventava in nome della sicurezza…un infradito in carbonio da mettere davanti ai piloti. Qualcuno gli spiegava che non sarebbe servito molto, qualcun altro che a quel punto tanto valeva mettere un cupolino trasparente tipo aereo. Nulla! Il nostro sbattendosene bellamente di tutto questo, caricava le monoposto di tale obbrobrio, concedendo però che gli fossero aggiunte alette ed alettine…il risultato? Che i piloti ci vedevano ancora di meno…vedrete.


Ho sognato che se da una parte si sbandierava ogni due per tre la “sicurezza”, poi si impediva ai piloti, con il famigerato parco chiuso, di cambiare il set up delle proprie monoposto, metti caso se il Sabato pioveva a dirotto e la Domenica no, o viceversa…con il risultato…sì…indovinate? Di rendere le monoposto molto pericolose da guidare…però c’è l’infradito eh!
Ho sognato che siccome le monoposto diventavano estremamente pesanti, i piloti erano obbligati a fare diete ferree..ora ve li immaginate quando fa molto caldo cosa può loro accadere? Ma viva la sicurezza eh!

E infine…ho sognato che non sapendo come passare il tempo, si inventavano un nuovo logo per la F1…una cosa di vitale importanza!



Insomma, come vedete, un sogno estremamente confuso, un incubo a dir poco complicato.
Poi mi sono svegliato.
E mi sono accorto che era, purtroppo, la realtà.

Mariano Froldi

GP. SUZUKA: Game Over - di Mariano Froldi

4 Comments
Le candele possono illuminare la notte. O possono spegnersi e cancellare gli ultimi barlumi di speranza mondiale. La favola bella che ci illuse e che tante volte ci ha illuso amaramente è, ahinoi, giunta al triste epilogo. E’ andata. Nel peggiore dei modi (dite la verità, da quanto tempo non sentite di una candela difettata?): un misto letale di errori dei piloti e guasti tecnici che lascia l’amaro in bocca, mentre Hamilton può già virtualmente festeggiare il suo quarto mondiale, meritato non solo per il talento e la grande vettura, ma anche perché davanti s’è trovato un’armata Brancaleone che ha sbracato quando bisognava vincere, magari perdendo lo stesso il mondiale ma facendolo maledettamente sudare ai grigi. E invece no. Un’armata dai proclami roboanti o infantili (“vinceremo tutte le gare”, oppure “arriviamo eh!”, o il classico in salsa Maranellese “se si rompe qualcosa sono le componenti esterne”) che non è ancora una squadra e che lo dovrà diventare presto, perché l’anno prossimo al vertice ci sarà anche la Red Bull. Siamo tornati ai tempi dei bulloni sbullonati, delle robe da pochi euro fallate, dei cuscinetti da 5 lire andati. Cose note (ciclicamente), a noi tifosi rossi che cominciamo ad avere qualche capello bianco.
 
 
In questo de profundis, francamente inatteso (Vettel in tre gare ha fatto un misero quarto posto) si può vedere il bicchiere anche mezzo pieno. Al netto di clamorosi errori di entrambi i piloti, che hanno pure essi influito sulla debaclé finale, a Maranello hanno una grande prima guida (non parlo di Raikkonen perché ormai il fu campione s’è perso chissà dove) ed un grande reparto tecnico che ha fatto una signora macchina. E’ vero che “quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare” (copyright Jake-Joliet Blues), mentre invece la Ferrari si è sciolta come neve al sole; tuttavia bisogna ricordarsi della disgraziata annata 2016, di come per quasi 9 anni la Ferrari abbia fatto monoposto mediocri o discrete che però si plafonavano da metà mondiale in poi. Tutto ribaltato quest’anno, con i blasonati team rivali che hanno copiato addirittura le soluzioni tecniche made in Italy e sviluppi costanti che hanno reso via via, dal punto di vista prestazionale, più forte la vettura. Ma più fragile. Per cercare di raggiungere il limite...la solita coperta troppo corta anche se, come dice Fiorio, prima la prestazione. Poi l’affidabilità arriverà.
Capitolo Marchionne. Presidente: una squadra non la si aiuta mettendole addosso una pressione micidiale e fustigandola in pubblico; ma lavando i panni sporchi fra i muri di Maranello e unendola ancora di più, senza trovare scuse perché. come diceva Enzo Ferrari, “la fortuna e la sfortuna non esistono”.
Coraggio, ammainata la bandiera del mondiale (nessuno ci crede più, manco Vettel) si cerchi di onorare al meglio i tifosi con qualche vittoria e qualche superba prestazione nelle ultime gare. E ci si metta testa e cuore nel prossimo anno facendo tesoro delle belle cose e degli errori di questo anno del Signore 2017, settantesimo dalla fondazione della Scuderia.
Alla fine ricordiamoci che, per quanto muova vagonate di denaro e fan in tutto il mondo, si tratta pur sempre di qualcosa di veniale, di uno sport. O perlomeno illudiamoci che sia così, per rendere meno amara la cicuta grigia che ci propinano per il quarto anno di fila gli anglo-tedeschi.


P.S.: ora qualcuno scriverà che non sono un vero ferrarista (come se esistesse un apposito esame in ferrarite), che poi non avrò il diritto di salire sul carro del vincitore, etc etc.
Le solite “menate” (scusate la franchezza), quando si tifa senza ragionare sulle critiche sensate e fatte senza malafede o preconcetti.
E’ tutto molto semplice: si è persa una clamorosa occasione di vincere il Mondiale dopo 10 anni. E sono i demeriti colvitati in casa a lasciare questo retrogusto amaro.
Passerà anche questa, e l’anno prossimo saremo di nuovo pronti a tifare, sperare, gioire (speriamo) per una grande Ferrari.
Nel frattempo, almeno, buonanotte. Senza candele.
 
di Mariano Froldi